Un amore impossibile

Web Hosting

I 100 libri da non perdere

Siamo delle ostriche: chiusi a pugno nel nostro guscio cerchiamo di farci spazio nel mondo mostrando qualcosa di noi che nemmeno noi stessi capiamo fino in fondo.

Fino a quella mattina, Marcel era uno dei miliardi di ostriche che camminano per le strade ogni giorno sicure di avere una meta da raggiungere.

Sposato, due figli, una di 11 anni e il primogenito di 20 iscritto al primo anno di medicina: proprio come il padre e prima di loro il nonno essere medici faceva parte del DNA della famiglia Lavezzi. Mai nemmeno un minuto speso a pensare che da qualche parte ci potesse essere una vita diversa che li stava aspettando, una vita più ricca di contenuti, piena zeppa di difficoltà da costruirci un’esistenza intera, piena di meravigliosi alti e bassi.

Quella mattina Marcel aveva un appuntamento in centro a Milano molto importante: intanto che procedeva sicuro verso la fermata della linea rossa della metro, dentro di sè percepiva quella tranquillità tipica di chi crede che le cose debbano incedere con moto rettilineo, come sempre era stato. La testa piena di mille appaganti pensieri, tutti più o meno rivolti ad un futuro prossimo o lontano in cui si percepiva sempre più ricco e più potente di quanto non fosse già.

Poi, d’improvviso, lo smartphone si era messo a vibrare: un numero sconosciuto e Marcel indeciso se rispondere o meno.

‘Sarà uno dei soliti call center rompi coglioni’ si era raccontato nella testa intanto che inconsciamente aveva risposto.

”Pronto!” la voce tra lo scocciato e l’incerto.

”Marcel?”

”Si chi parla?” La voce dell’uomo sull’ultima sillaba era calata di tono e intensità perché da qualche parte il suo subconscio gli aveva mandato segnali sinistri provenienti dal suo passato.

”Lo sai chi parla..non fare finta di non saperlo..”

Una goccia di sudore si era staccata dalla fronte di Marcel ed era scesa sullo zigomo sinistro, lasciando una impronta lucida come bava di lumaca sulla sua pelle.

Quella voce proveniente da un passato che lui aveva dimenticato, di colpo gli aveva fatto crollare tutte le sicurezze, distruggendo il guscio dentro cui aveva costruito ogni certezza. 35 lunghi anni passati, minuto dopo minuto, a costruire sé stesso e le decine di maschere pubbliche con cui il dottor Marcel si presentava alla società: di quelle maschere pubbliche lui andava fiero come si può andare fieri dell’ultima BMW acquistata.

‘Possibile,’ pensava, ‘che il nostro cervello sia in grado di rinnegare a tal punto il passato da coprirlo con una spessa coltre di catrame?’

Eppure era stato così: Marcel aveva completamente e volutamente dimenticato cosa, la persona a cui quella voce apparteneva, avesse rappresentato per lui negli anni dell’adolescenza e della prima maturità.

Il primo pensiero che gli era balenato per la testa era stato quello di di agganciare la telefonata e spammare quel numero, ma una sorta di istinto atavico e innato l’aveva avuta vinta, lasciandolo assolutamente in balia dei ricordi che riaffioravano, quasi fossero pezzi di sughero che riemergevano galleggiando da un passato nebuloso e quei ricordi lo avevano completamente pietrificato tanto da lasciarlo completamente senza parole. In effetti, dietro quel tono morbido della persona che stava dall’altra parte della linea telefonica, si nascondeva per Marcel una vita e dietro quella vita si nascondeva una verità, che per lui era La Verità.

“Cos’è non ti ricordi più chi sono? Oppure anche solo il pensiero di sentirmi è troppo compromettente per il Dottor Lavezzi, stimato cardiochirurgo dell’istituto Humanitas.”

Anche nella provocazione, quella era una voce che profumava talmente di passato remoto che Marcel si era dovuto sedere, sguardo perso nel vuoto, su una delle panchine poco distanti la fermata della metro.

“Ti chiamo perché devo dirti una cosa di tuo figlio!”

“Che cazzo c’entra mio figlio adesso!” sentir pronunciare il nome di suo figlio lo aveva risvegliato di colpo dal torpore dentro cui era piombato.

“Marcel devo vederti; non posso parlartene al telefono. La faccenda è troppo delicata!”

I 100 libri da non perdere

Pubblicato da

giacomomanini

Sono uno scrittore indipendente che scrive perché ama farlo: la scrittura, come la pittura, sono le mie due grandi passioni da quando sono adolescente, sebbene non mi sia mai cimentato, pubblicando nulla fino a “ieri”. Poi una notte, svegliatomi di soprassalto, mi sono sentito chiamare sottovoce dalla musa dell’ispirazione e da quel momento, in meno di due mesi ho scritto tre romanzi, uno edito e gli altri due che verranno pubblicati nei prossimi mesi. Scrivo perché amo farlo e da oggi in poi chi avrà voglia, potrà seguirmi leggendo i miei romanzi che parlano di emozioni e sentimenti, di quegli alti e bassi della vita con cui tutti noi dobbiamo fare i conti quotidianamente. Le paure, le gioie, le frustrazioni, sono ciò che danno vita al mio mondo interiore, lo stesso mondo interiore che io, con grande umiltà, desidero condividere con chi vorrà seguirmi avventurandosi con me tra gli abissi e le cime dei paesaggi interiori che mi diverto a creare nelle pagine dei miei libri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *