Helsinki – Parte 10

Se desideri leggere i precedenti 9 episodi, li trovi qui sotto:
Lui ha una missione, tutti gli uomini ce l’hanno – Parte 1Le Olimpiadi di Montreal del 1976 – Parte 2Uganda mia amata – Parte 3Stai a casa tua – Parte 4Un segreto per proteggere una vita – Parte 5Quel colore non mi dona – Parte 6Perdonarsi equivale a perdonare - Parte 7Pagare per un reato non commesso - Parte 8La confessione – Parte 9

L’incredibile avventura che lo ha visto protagonista negli ultimi due mesi, comincia a pesare sulle gambe di quel sessantacinquenne di origini Bantu. La vecchia rottura del tendine d’Achille provocata da quel colpo fatale con la mazza da baseball di quarant’anni prima si fa sentire di tanto in tanto sebbene in modo impercettibile, come fosse un eco lontana in un antro sconfinato, ma Khamisi non si lascia intimorire da quel dolorino che tiene a bada con una forza di volontà che non ha paragoni. Oltretutto la causa per cui ogni cosa ha avuto inizio è troppo importante per farsi abbattere da un dolore fisico di quel genere e vuole portare a termine quel compito per onorare l’impegno che si è preso col don rispettando i tempi prestabiliti. Da qualche settimana poi c’è un altro aspetto di quella vicenda che a Khamisi sta molto a cuore: non deludere i milioni di fan che da un po’ lo stanno seguendo e sostenendo sul blog creato apposta per quell’avventura dall’abile e amabile Mario Fazzi.

Khamisi aveva ricominciato ad allenarsi qualche settimana dopo essere uscito dal carcere e ogni cosa era nata in modo del tutto casuale. Una mattina come tante, si era svegliato di soprassalto intorno alle 5, come gli capitava praticamente ogni giorno e senza alcuna motivazione apparente a parte una impercettibile e frizzante energia alle gambe, invece di rimanere nel letto per un’ora come faceva di solito a rimirare le ombre disegnate sul soffitto, si era alzato quasi subito e senza nemmeno lavarsi la faccia aveva indossato un paio di Converse coi buchi e, uscito dalla cascina, si era messo a correre. 

All’inizio le sue articolazioni avevano gridato vendetta, indolenzite dal quel letargo di quasi vent’anni a cui la galera le aveva forzosamente costrette: per ogni falcata che Khamisi faceva tentando di spingere in avanti il proprio corpo, mentalmente i suoi pensieri lo spingevano indietro, tanta era la fatica che l’uomo percepiva su tutto il corpo. Poi, dal terzo chilometro in avanti, qualcosa dentro di lui aveva cominciato a cambiare: Khamisi aveva sentito pian piano disciogliersi nelle prime gocce di sudore che gli imperlavano la fronte, tutte le inerzie che fino a quel momento gli avevano intimato di desistere, quasi fossero un’aspirina in mezzo bicchiere di acqua minerale. 

Mattina dopo mattina era riuscito a percorrere qualche chilometro in più e alla fine della prima settimana aveva colmato i 10 chilometri con una disinvoltura incoraggiante, seppure ancora tra mille perplessità mentali e qualche dolore articolare. 

Al di là della distanza fisica percorsa, che comunque lo rendeva fiero di sé, la cosa che gli trasferiva maggiore soddisfazione era percepire che per ogni chilometro in più che lui percorreva sulle gambe, prendeva forza e vigore quella incoraggiante fiducia in se stesso che lo aveva accompagnato per i primi 45 anni della sua vita e che di colpo, una sera, si era perduta nei meandri dell’odio e del rancore verso quei due bastardi senza lode dei fratelli Sartor e di Claretta. 

La corsa lo stava riportando dentro quel solco fatto di perseveranza e fiducia di sé dentro il quale aveva ottenuto così tanti successi nella prima parte della sua vita.

L’aria fresca dell’estate finlandese gli infonde la giusta dose di positività che gli serve a coprire gli ultimi 20 chilometri che lo dividono dal traguardo situato a Kaivopuisto, il parco in riva al mare che si estende nella parte meridionale di Helsinki. 

La solitudine iniziale che aveva accompagnato l’atleta nelle prime settimane, ha lasciato il posto, durante le ultime tappe di quello strano giro d’Europa iniziato quasi 60 giorni prima, a una moltitudine di persone che, percorso dopo percorso, si vanno ad aggiungere ai supporter del corridore keniano. Più l’impresa che lo sta vedendo protagonista prende forza conquistando follower sul web, più cresce il numero di fan che lo seguono fisicamente per parti del percorso o addirittura per l’intera durata delle singole tappe, informandosi sui dettagli delle stesse direttamente online sul blog di Khamisi che Mario, ex manager della finanza caduto in disgrazia e appassionato di computer, si premura di curare con dovizia di particolari.

“55 maratone in 55 giorni Khamisi, pari a 2.300 chilometri che dividono Bologna da Helsinki e uno sponsor che crede nel progetto e il gioco è fatto!”

Il ricordo di quell’impresa titanica cominciata quasi per caso gli permette di affrontare le fatiche mentali di quell’ultima tappa. 

Insieme a Mario Fazzi, che come Khamisi da qualche mese era entrato a far parte degli ospiti fissi della comunità del don dopo essere caduto in disgrazia a causa di uno dei crack finanziari più clamorosi che avevano coinvolto una banca famosa del Veneto, un pomeriggio di 3 mesi prima si erano seduti all’ombra dei peschi piantati sul retro della cascina con un unico obiettivo in testa: mettere a punto il piano di salvataggio di Osiride, la creatura nata 25 anni prima a opera di quel prete istrionico da tutti conosciuto come ‘il don’.

“E perché qualche sponsor dovrebbe essere interessato a un vecchio  di colore di 65 anni che decide di distruggersi i talloni in una corsa di 2.300 chilometri tra Bologna e Helsinki?”

 Khamisi era completamente avulso dalle logiche che contribuivano a rendere virale un evento sul web, ma non lo era Mario che in quel frangente lo aveva guardato con due occhietti intelligenti e vispi, incorniciati da un paio di occhialini tondi alla John Lennon e gli aveva risposto:

“Perché l’avventura che affronterà quel vecchio di 65 anni, farà guadagnare allo sponsor un sacco di soldi attraverso il blog che  curerò io, debitamente messo a punto per seguire, tappa dopo tappa, questa sorta di giro d’Europa di corsa.”

“E a noi cosa ce ne viene in tasca Mario e soprattutto perché Helsinki e non un’altra città a caso?” 

Khamisi proprio non voleva capire e Mario, con la pazienza di un frate certosino, per l’ennesima volta aveva cercato di spiegargli quali sarebbero stati gli estremi dell’accordo che lui avrebbe proposto al manager di quell’azienda di integratori sportivi finlandese che conosceva da anni e che gli doveva un favore grande come una casa per cui non avrebbe potuto dire di no.

“Helsinki, perché l’azienda di integratori è finlandese; e  tu, perché immagina solo il clamore che susciterebbe sapere che una vecchia gloria della maratona, due volte oro olimpico, pluripremiato campione mondiale, a 65 anni decide di correre una maratona al giorno per 55 lunghi giorni di seguito: 2.300 chilometri di corsa in 55 giorni! Pensa che casino mediatico si creerebbe dietro questa impresa titanica!” 

Khamisi aveva lo sguardo allucinato: più Mario entrava nei dettagli di quel piano, più lui non riusciva a comprendere dove volesse arrivare.

“E immagina per un attimo Khamisi, che tutti gli appassionati sportivi del mondo accedano al blog di questo ex maratoneta per seguirne le tappe: milioni di accessi alla settimana Khamisi, milioni!” 

La voce di Mario si era dolcemente appoggiata sui toni bassi, per rimarcare l’importanza di ciò che aveva appena detto e il suo sguardo, alla parola ‘milioni’, si era perso nel vuoto al ricordo dei soldi che gli erano passati tra le mani per un certo periodo della sua vita.

“E pensa se su quel blog l’azienda sponsor finlandese inserisse un semplice, banalissimo banner pubblicitario che rimanda al loro shop online: immagina le tonnellate di euro che entrerebbero nelle casse di quell’azienda. E tutto grazie alle sole tue gambe Khamisi!” 

La strategia di Mario, spiegata in quel modo così semplice che anche un bambino di prima elementare avrebbe compreso, cominciava ad essere un po’ più chiara anche nella testa di Khamisi. 

Ma Mario non aveva ancora calato l’asso di bastoni che avrebbe sancito definitivamente l’inizio di quella folle avventura, l’ennesima nella vita frastagliata di Khamisi.

“E quando quei milioni di persone verranno a sapere che abbiamo messo in piedi tutto sto casino mediatico/sportivo per salvare le finanze di una piccola onlus di nome Osiride gestita da un prete visionario e fuori dagli schemi che ha dedicato la propria vita a salvare le famiglie dalla povertà e non a baciare il culo a qualche alto prelato del Vaticano, immagina l’effetto moltiplicatore che avrà tutto ciò sulla tua avventura!”

Quella conversazione tra Khamisi e Mario Fazzi di quel pomeriggio era stata preceduta da un incontro avvenuto qualche giorno prima tra i due e il don nella sala mensa di Osiride.

“Ragazzi è finita!” Queste erano state le parole con cui aveva esordito il don quella sera davanti a un Mario e un Khamisi attoniti per quello che il prete si stava accingendo a raccontare, rosso in viso e con la cenere negli occhi.

“Mi hanno decimato i finanziamenti provenienti dallo stato sti bastardi; senza quelli sono finito, non potrò mantenere la baracca!” Intanto che pronunciava quelle parole aveva alzato il dito indice in aria e lo aveva mosso varie volte a formare un po’ di cerchi immaginari.

“Non possono farlo don..” Aveva replicato Khamisi con fare ingenuo a quella notizia che aveva la veemenza di un cazzotto in pieno volto.

“Oh certo che possono farlo caro mio! Stiamo parlando dei politici; loro possono fare tutto!” Aveva replicato il don, non senza una vena di sarcasmo e con il dolore dipinto nelle pupille.

Mario ascoltava i due, quasi stesse osservando una coppia di alieni parlare lì davanti a lui una lingua sconosciuta e più i due uomini parlavano più i suoi occhi si sgranavano. 

Mario Fazzi era originario del Polesine ed era cresciuto in una famiglia di una povertà annichilente. L’odore della povertà Mario Fazzi se l’era tenuto appiccicato addosso per tutta la vita, anche quando il lavoro lo aveva portato a guadagnare montagne di soldi. Si era fatto da solo e odiava farsi aiutare da qualcuno e ogni volta che nella sua esistenza aveva sentito parlare di aiuti di stato o sovvenzioni, lui si era girato dall’altra parte e aveva pedalato più forte che poteva per dimostrare che ce l’avrebbe potuta fare solo con la forza delle proprie gambe. Considerava gli aiuti di stato degli espedienti, niente altro che alibi che mettevano dei freni alla conquista dell’eccellenza. Grazie alla sua forza di volontà e alla sua perspicacia, Mario era arrivato molto in alto, più in alto di tutti e da lassù era caduto più in basso di chiunque altro, perché cadendo non aveva fatto come tanti che erano andati in cerca di un appiglio viscido che sapeva di compromesso a cui aggrapparsi con l’unico scopo di salvarsi le terga. Lui non voleva essere aiutato da nessuno, tantomeno da qualche lestofante con le mani in pasta nella politica. Sentire i due uomini, il don e Khamisi, parlare di finanziamenti e aiuti di stato gli faceva venire l’orticaria.

“Ma in questi anni hai aiutato migliaia di famiglie povere Pietro!”

Il don, a quell’ennesima ingenuità di Khamisi, aveva sbuffato impercettibilmente; “Khamisi ti rendi conto che non viviamo a Disneyland ma in una delle nazioni più corrotte della terra? I finanziamenti che arrivano dalla politica vengono stanziati solo ed esclusivamente per far crescere il prestigio dei politici che per sostenere una causa devono sempre e comunque trovarci un interesse personale. Quando la causa stessa non serve più a far crescere il loro potere, l’abbandonano come se nulla fosse! 

Pare ci sia a capo della commissione preposta al rilascio dei fondi alle onlus, un certo onorevole Candiazzo che non so per quale motivo sta facendo carte false per bloccare i finanziamenti destinati a Osiride, manco qualcuno dei nostri gli avesse pestato un callo!” 

In realtà Candiazzo era venuto a conoscenza, grazie alla rete di scagnozzi di cui si contornava per tenere in piedi i suoi loschi affari da politicante spregiudicato, che il padre di quel medico che lo aveva pubblicamente denigrato in trasmissione qualche settimana prima, stava collaborando con il don nella comunità di Osiride e per una questione di mera vendetta personale stava bloccando i fondi che erano già stati stanziati in precedenza per la onlus del don.

Mario stava facendo la scarpetta per non lasciare nel piatto neanche un piccolo rimasuglio di sugo, quando con occhio sgranato aveva interrotto la conversazione tra i due:

“Signori ma perché continuate a sbattere contro le pareti della scatola che vi siete costruita intorno, lamentandovi al tempo stesso di essere in gabbia?”

“Che cazzo dici Mario? C’erano dei funghi allucinogeni nel sugo della pasta?” 

Il don aveva replicato a quella incursione di Mario con quella frase da osteria di periferia. Diventava scurrile quando la posta in gioco si alzava e se qualcuno gli faceva notare la trivialità del suo linguaggio lui replicava: “per caso uno dei dieci comandamenti vieta ai preti di dire le parolacce?”.

“Dico solo che ci sono decine di sistemi per evitare di farsi prendere per il collo o per il culo, decidi tu don quale delle due espressioni ti piace di più, da qualche politico corrotto.”

“Uhh abbiamo l’economista Keynes tra le nostre fila Khamisi e non lo sapevamo!” Il don aveva schernito Mario ridendoci su.

“Datemi qualche giorno e vi faccio vedere io chi è Keynes!” 

Mario aveva preso quella frase come una sfida personale e dopo essersi pulito la bocca con un tovagliolo di carta talmente ruvida da sembrare una lametta di un rasoio, si era alzato e aveva lasciato Khamisi e il don da soli al tavolo, nella solitudine della loro incomprensione.

Quello era stato l’antefatto che aveva condotto Mario e Khamisi sotto un pesco quel pomeriggio a discutere del salvataggio di Osiride. 

“10 centesimi per ogni visitatore che clicca sul banner dell’azienda di integratori inserito sul tuo blog Khamisi e abbiamo risolto i problemi di Osiride, e indirettamente anche i nostri, per sempre; più ovviamente i diritti per lo sfruttamento della tua immagine. Per non parlare poi di quello che si scatenerà quando le altre aziende che gravitano attorno al mondo degli sportivi, verranno a conoscenza che la bolla creata attorno a questo circo mediatico si sta ingigantendo a dismisura: faranno carte false amico mio pur di accaparrarsi uno spazio pubblicitario. Tutto qui Khamisi: semplice come respirare!” 

Con queste parole Mario si era congedato da Khamisi quel pomeriggio, lasciandolo solo con i suoi pensieri.

Alla fine l’ex mararoneta aveva convenuto tra sé che, per quanto l’impresa fosse titanica, doveva provarci e lo doveva al don e alle centinaia di famiglie che quotidianamente aiutava con la sua associazione.

Grazie a quei pensieri Khamisi ha tenuto a bada la fatica dell’ultima tappa e ora si trova a 4 chilometri dalla fine di quel suo lungo viaggio iniziato 55 giorni prima in una afosa giornata di Giugno in Piazza Maggiore, a Bologna. 

Ricorda ancora l’emozione provata di sentirsi contornato da un nugolo di persone, una trentina non di più, compresi Mario, il don e un operatore di una TV locale, che lo incitavano per sostenerlo in quella impresa che nessuno pensava, lui per primo, sarebbe mai riuscito a portare a termine. 

55 lunghi giorni attraverso 7 nazioni: Austria, repubblica ceca, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e il nugolo di 30 persone che quella mattina a Bologna lo avevano sostenuto in quella sua folle corsa, ora, a un paio di migliaia di metri dal traguardo finale, sono diventati quasi 4 milioni di follower sparsi in tutto il mondo sui diversi social e diverse migliaia di uomini, donne e bambini che in diretta, lì sul lungo mare di Helsinki lo stanno sostenendo, toccando e incitando, proprio a lui, quel keniano alto e magro di origine Bantu, che da un posto sperduto in mezzo all’africa aveva percorso, in 65 anni di vita, decine di migliaia di chilometri sulle proprie gambe e dentro al proprio cuore grazie ad una sola e unica cosa: lo spirito di sacrificio e il desiderio di superare gli alti e bassi della vita con tenacia, sempre a testa alta grazie ai principi fondamentali che suo padre gli aveva scolpito a caratteri cubitali sulle pareti del cuore.

Finalmente entra nel parco di Kaivopuisto e si appresta a percorrere l’ultimo chilometro: potrebbe anche non muovere le gambe da tanta folla gli si è assiepata attorno che lo spinge e lo incita. 

Vede i cartelloni pubblicitari ai bordi delle strade: sono decine gli sponsor oramai che si sono aggiunti al primo, la Runtorade, l’azienda di integratori sportivi finlandese che mesi prima Mario aveva convinto con quella sua proverbiale parlantina da commerciale navigato, a saltare a bordo di una impresa a cui nessuno all’inizio aveva veramente creduto e di cui avevano accettato la sfida solo perché dovevano un favore personale al Dr. Mario Fazzi, che tra le altre cose sapeva delle cose troppo compromettenti sul team di manager che gestivano la filiale italiana.

Alla vista del mare Khamisi si ferma per un attimo e con lui le migliaia di fan che gli sono dietro: per un attimo anche il tempo sembra fermarsi al cospetto di quella specie di guerriero della vita di origine Bantu. 

La folla è in attesa di capire cosa passi per la testa del keniano che in quell’istante si toglie le scarpe; Khamisi ha bisogno di sentire la fatica direttamente sotto la pianta dei piedi. Chiude a fessura gli occhi e respirando la salsedine proveniente dal mare a pieni polmoni, riprende la sua corsa a piedi nudi, spingendo come un folle sulle gambe, ancora più di quanto avesse fatto in precedenza. 

Il traguardo è a poche centinaia di metri, gli ultimi, dopodiché ancora una volta, pensa, come era stato anni prima per ognuna delle sue imprese, i riflettori si spegneranno dietro di lui e di quella vittoria non rimarranno che alcuni meravigliosi ricordi che col passare del tempo, se non li potrà condividere con qualcuno di caro, andranno a riempire la soffitta impolverata della sua anima. 

Questo è l’ultimo delle migliaia di pensieri e ricordi che hanno accompagnato Khamisi per i passati 55 giorni, quello con cui taglia il traguardo e per un’ultima volta, prima di accasciarsi a terra esausto, si volta verso destra a rimirare il mare e in quel momento i suoi occhi incrociano quelli di lei e lì poco distante quelli di lui, Claretta e Christian. I loro rispettivi sguardi si fondono a distanza in un abbraccio infinito e in quel momento Khamisi risente nel cuore vibrare forte la voce di Oscar Fever di tanti anni prima: 

Di tutte le medaglie e le gare vinte nella mia carriera, lo sai cosa mi è rimasto dentro più di tutto al punto da provocarmi ancora oggi emozioni devastanti al solo pensiero? Lo sguardo di lei, di quella che oggi è mia moglie Jennifer: alla fine di ogni gara, non importava come fosse andata, io cercavo i suoi occhi appena varcato il traguardo e in quelli ritrovavo ogni volta un senso alla vita e a quello che stavo facendo. Se non ci fossero stati quegli occhi alla fine di ogni mio traguardo, oggi quelle vittorie non significherebbero nulla.

Domani l’ultima puntata…

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Lui ha una missione, tutti gli uomini ce l’hanno – Parte 1Le Olimpiadi di Montreal del 1976 – Parte 2Uganda mia amata – Parte 3Stai a casa tua – Parte 4Un segreto per proteggere una vita – Parte 5Quel colore non mi dona – Parte 6Perdonarsi equivale a perdonare - Parte 7Pagare per un reato non commesso - Parte 8La confessione – Parte 9

Pubblicato da

giacomomanini

Sono uno scrittore indipendente che scrive perché ama farlo: la scrittura, come la pittura, sono le mie due grandi passioni da quando sono adolescente, sebbene non mi sia mai cimentato, pubblicando nulla fino a “ieri”. Poi una notte, svegliatomi di soprassalto, mi sono sentito chiamare sottovoce dalla musa dell’ispirazione e da quel momento, in meno di due mesi ho scritto tre romanzi, uno edito e gli altri due che verranno pubblicati nei prossimi mesi. Scrivo perché amo farlo e da oggi in poi chi avrà voglia, potrà seguirmi leggendo i miei romanzi che parlano di emozioni e sentimenti, di quegli alti e bassi della vita con cui tutti noi dobbiamo fare i conti quotidianamente. Le paure, le gioie, le frustrazioni, sono ciò che danno vita al mio mondo interiore, lo stesso mondo interiore che io, con grande umiltà, desidero condividere con chi vorrà seguirmi avventurandosi con me tra gli abissi e le cime dei paesaggi interiori che mi diverto a creare nelle pagine dei miei libri.

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