In quello spazio in cui…

Esiste una distanza relativa tra le persone e le cose…a metà tra il troppo e il troppo poco, dentro cui tutto può ancora accadere…

…e fu così che rimanemmo per un po’ ad annusare le nostre rispettive anime immerse, inebriate, ammaliate…perdute..mai più ritrovate..come è giusto che succeda alle anime quando si incontrano in quello spazio sospeso nel nulla…

…in quello spazio in cui è ancora possibile credere a tutto…persino che l’amore possa durare in eterno…

Una sveltina per l’anima

La strada scorreva sotto i miei piedi fluida come acqua di torrente a fine inverno che cerca la sua strada in discesa verso il mare; erano settimane che non percepivo questa fluidità di sentimenti accarezzarmi le viscere…

…che bella la discesa…

…che bella la leggerezza…

…il calore del sole contribuiva a rinvigorire questa sensazione di benessere…irrorando il corpo di un benefico piacere…

…pensate che cosa possono fare poche parole scritte nel modo giusto…a quanta differenza possiamo fare nella vita delle persone se ci mettiamo in modalità:

…voglio farla sentire bene...”

..pensate invece a quanto invisibili diventiamo ai nostri occhi e al mondo quando ci concentriamo solo ed esclusivamente su noi stessi..adducendo mille scuse idiote per l’utilizzo di questa nostra arida modalità da necroforo del sentire, in grado di concedersi sentimentalmente al prossimo solo in una modalità che definirei da “sveltina per l’anima”…

Ma torniamo a noi…in quelle poche battute, per un istante ho percepito che stavamo vivendo di nuovo la vita con lo stesso intenso ribollire nelle budella…

…avrei voluto immortalare quel momento, come si fa con un meraviglioso tramonto a picco sul mare…ma nessuno ancora ahimè ha inventato le macchine fotografiche che fissano gli istanti di buio e di luce dell’anima…ancora nessuno ha inventato la webcam che immortala i sentimenti del prossimo nei nostri confronti…

…quelli vanno vissuti quando emergono..vanno colti quando ci sono…perché…non appena ci giriamo quel tanto che basta a riprendere il fiato necessario per goderne ancora, essi potrebbero già essere volati via..per sempre..per non tornare più, almeno non nella forma che ci aveva così tanto fatto stare bene pochi attimi prima…

…e di nuovo la salita...

…e di nuovo la fatica…

Penso che, se il mondo sta quel tanto che basta andando a rotoli, è semplicemente perché siamo troppo concentrati su noi stessi, sulle nostre paure, sui nostri corpi, sulle nostre follie…affidandoci all’unica fallace idea che tutto gira intorno a noi…

…abbiamo cioè perso quel desiderio intenso di vivere avendo tra i nostri più intimi ideali quello di “far stare bene chi ci sta vicino….”…abbiamo perso il contatto con la nostra modalità “WE”…e tutto ciò che riguarda i sentimenti, che è poi ciò che rende la vita, meravigliosamente vita…lo facciamo durare la frazione di un secondo…

….e in quella frazione di secondo mi sono fermato un attimo per riprendere fiato…

…e dopo qualche istante ho ripreso la salita…

L’amore è quel soffio che cresce nello spazio tra le dita e le narici..

Nella contrapposizione dei termini “vicino” e “lontano”, usati ovviamente nella loro accezione metaforica, si annida una delle illusioni più dolorose per l’essere umano.

Frasi tipo “stammi vicino..”, “ti sento vicino..” si riferiscono di solito a un tipo di vicinanza emotivo/sentimentale che non ha nulla a che vedere con la presenza fisica o meno dell’altra persona nella nostra vita…si può essere molto distanti pur essendo nella stessa stanza o molto vicini vivendo a miliardi di kilometri di distanza..

Lo stesso vale nel significato opposto per “sei lontano/distante..” o “ti sento distante…”

…fin qui tutto nella norma, nel breve periodo almeno!

I problemi cominciano a sorgere quando scendiamo sul terreno dell’immaginazione e della immedesimazione di noi stessi nella narrazione auto-generata dalle nostre menti e di ciò che noi chiamiamo vita. Dicevo poco sopra che nella contrapposizione tra i due termini si annida a mio avviso tutta la natura illusoria di ciò che siamo e del senso che diamo al concetto di “esistere”.

Provo in tal senso a impostare un ragionamento coi due neuroni stanchi che mi sono rimasti: è nota a tutti la proverbiale capacità del cervello di immaginare mondi, creare storie, condendole con una tal ridda di particolari e dettagli da poterci quasi vivere dentro una vita all’insegna dell’illusione. Pensate allo straordinario potere che ha il tessuto narrativo inserito in un romanzo; la lettura di un romanzo è anche e soprattutto immaginazione e con essa immedesimazione emotiva. Le aree del cervello che si attivano quando si vivono fatti e vicende in prima persona, sono esattamente le stesse di quando questi fatti e vicende sono semplicemente immaginati. Il nostro cervello è uno straordinario organo narrante, un incredibile pennello che dipinge sullo schermo delle nostre coscienze un flusso continuo di immagini più o meno forti a cui noi, nella sequenza infinita di scene una in fila all’altra, diamo il significato di VITA, la nostra vita.

Lo stesso vale se scendiamo sul terreno impervio dell’amore; non c’è niente come l’amore in grado di far partire il nostro cervello per la tangente dell’immaginazione, facendoci vivere e rivivere a occhi aperti migliaia e migliaia di fotogrammi e filmati di noi con l’altra persona che contribuiscono a far crescere quel senso di appagamento totale che solo l’amore è in grado di generare. Grazie all’immaginazione siamo in grado di riempire i buchi del vissuto rendendo appagante, totalizzante direi il sentimento che ne sta alla base. In tal senso poco importa se ciò che abbiamo provato sia da attribuire a eventi realmente accaduti o completamente immaginati. Quando si è innamorati si vive costantemente immersi in un senso di “completezza”, si prova la sensazione di bastare a se stessi, sempre e comunque. Infatti si parla molto spesso di “storia d’amore”, proprio per dare risalto e importanza al concetto di narrazione ..un meraviglioso susseguirsi di fotogrammi che, come un rigoglioso fiume dalle acque tiepide, ci conduce lentamente alla foce delle nostre più carnali essenze facendoci entrare dolcemente nelle acque di un mare calmo e tranquillo dentro cui sguazziamo, galleggiando come tante cipolle in un brodo primordiale.

Ahimè é nel rapporto tra termini quali “vicino” e “lontano” e la capacità immaginifica del nostro cervello, che alla lunga purtroppo si genera quel tipo di disincanto che porta alla lontananza sentimentale. Se non viene alimentata, l’immaginazione tende a scaricarsi come la batteria di un vecchio Nokia 3310.. e tutto il narrato emotivo si riduce ad una serie di meccaniche frasi, di mugugni direi, che perdono col tempo di fascino e ardore.

Ogni tanto bisogna permettere al nostro cervello di rigenerarsi e per farlo è necessario incontrarsi e viversi di persona pena il black out emotivo. Non si può cioè lasciare sempre e tutto sul piano intellettuale, ma bisogna avere il coraggio di prendere e uscire e andare incontro all’altro fisicamente. Non mi riferisco al coraggio di uscire adesso ovviamente ai tempi del coronavirus; quella è stupidità, non coraggio. Sto parlando di tempi normali! Se non ci si incontra mai, se cioè si vive in una condizione di continua lontananza fisica, alla lunga, pur in una situazione di estrema vicinanza emotiva, si perdono quelle armonie che garantiscono continuità alla azione narrante delle nostre menti. Il nostro cervello cioè perde di smalto e quella meravigliosa precisione di dettagli e accuratezza su cui agli inizi si era costruita l’immagine della vicinanza metaforica va a farsi fottere letteralmente.

E’ importante toccarsi, vedersi, stringersi, perdersi l’uno nelle braccia dell’altra…con tutta la fisicità che contraddistingue il nostro corpo!

E così come non credo ci sia nulla di più piacevole di quando ci si accinge a leggere un libro e, percependo la ruvidezza della carta sotto i nostri polpastrelli, permettiamo al profumo dei caratteri stampati di prendere vita inebriando le nostre narici, altrettanto vale per l’amore..

..credo che l’amore sia un soffio che cresce nello spazio che c’è tra le dita e le narici e per questo sia da ricercarsi in tutta quella serie di piccoli gesti fisici quotidiani che danno significato all’istante, pena l’evolversi di un devastante vuoto dilaniante a cui nel tempo attribuiamo il significato di “lontananza” sentimentale…

Ecco perché “lontano” e “vicino” sono due termini illusori…perché se ci si fa troppo distrarre dalle sensazioni di “vicinanza emotiva” iniziali…si finisce per perire di “lontananza fisica” sulla lunga distanza!

Quando potremo di nuovo amarci liberamente Signori, amiamoci tra le dita! Accorciamo le distanze, rischiamo per andarle incontro come se non ci dovesse più essere un domani..

Da quassù a mezza via ..respirando a pieni polmoni…

Se ti appoggi alla parete verticale, ai piedi di quel monolite di roccia e ghiaccio in mezzo ad una valle di rotture di coglioni e alzi sicura lo sguardo, proprio dove comincia la cengia che conduce il cammino oltre l’ignoto, sull’angolo sud est della montagna, noterai muoversi una piccola macchia colorata…

…sono io..sto salendo, sicuro, senza più alcuna paura del vuoto e delle tenebre…le paure sono soglie poste lì dalla vita apposta per essere superate…non appigli per giustificare un cammino fatto di rinunce e mezzi sogni..

…un movimento dopo l’altro, battito dopo battito…tra qualche dolore e tanti indolenzimenti, raggiungo quel limite oltre il quale non c’è più sguardo a rassicurare le tue incertezze..perché per ogni sguardo insicuro che gettavi nel giardino di casa mia, c’era il mio attendere invano dietro le finestre che qualcosa cambiasse…e mentre tu mi criticavi per le erbacce che crescevano tra le piante da frutto…non ti rendevi conto che quel disordine che ti ostinavi a cercare in me in realtà ce lo avevi tu fin dentro il midollo…

..le chiamano proiezioni mentali..io preferisco chiamarle incoerenze…quelle piccole falle mentali che rendono mediocri le persone…

…così fanno i mediocri…comprendono più o meno inconsciamente cosa non funziona nella loro vita e per codardia, si attaccano all’esistenza del prossimo gettandola nel fango, solo per il gusto di vivere un minuto di finto appagamento…e poi fanno su un sacco di casino creato a regola d’arte, intorbidiscono le acque..solo per il gusto di rimescolare le carte al fine di uscirne con la fedina penale dell’anima pulita…contenti loro!

..i mediocri sono quelli che “il bello e la felicità sono sempre e comunque altrove rispetto al qui e ora della loro vita..”

…purtroppo o per fortuna, la vita non è quella che dichiariamo che avremmo voluto vivere..non è una proiezione mentale verso qualcosa che non accadrà mai..

..la vita è là fuori..proprio là dove cominciano il pericolo e la fatica..là dove ci sono le nostre paure..

…sono a mezza via..molto affaticato ma sento scorrere dentro di me l’adrenalina che mi fa sentire vivo…e respiro, respiro a pieni polmoni e guardo giù…che meraviglia la valle da quassù, spennellata di rosa dalle prime luci dell’alba…

….e poi un pensiero: è tutto così semplice..lo è sempre stato..bastava solo rimboccarsi le maniche e lottare per ciò che si desidera..giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro..felici del sangue che ci scorre ancora dentro le vene, noncuranti di quello che avremmo dovuto sputare per realizzare i nostri sogni…

..ma dimenticavo…la mediocrità non contempla queste cose..anzi le classifica come “cazzate”…e sai che c’è? C’è che io adoro vivere in mezzo a quelle che tu chiami “cazzate”…da quassù…a mezza via…respirando a pieni polmoni …

..tu continua pure a nasconderti dietro le tue piccole certezze…lamentandoti di tanto in tanto che la tua vita così non va ma non facendo nulla per cambiarla..e nel frattempo..i secondi… TIC – TAC – TIC – TAC…passano inesorabili sfuggendoci di mano…

Un posticino meraviglioso tra le pareti del suo cuore..

In un angolo nascosto tra le pareti del suo cuore, un tempo esisteva un posticino che lui aveva costruito apposta per lei..c’erano prati e boschi e fiori profumati che coprivano come fossero una pelle che protegge i muscoli e le ossa, una serie dì saliscendi e dolci declivi che si perdevano a vista d’occhio senza soluzione di continuità. C’era un che di magia e incanto ad accompagnare l’occhio e la mente fin laggiù dove, adagiati sull’erba finemente rasata, si potevano scorgere due morbidi cuscini.. li aveva appoggiati lui, proprio al centro di un’oasi di pace e tranquillità con l’unico, ambizioso intento di adagiarsi un giorno ad ascoltare insieme a lei i loro reciproci respiri muoversi all’unisono.

La vita, a quel tempo pensava, è una danza meravigliosa…e l’affinità la si trova laddove i piedi di lui si muovono armoniosamente tra quelli di lei..in un continuo girare e girare e girare…

Quel luogo non esiste più..al suo posto una colata di cemento a chiudere una falla che potrebbe essergli letale..

…difficile, pensa, non è chiudere fuori il mondo per difendersi..bensì permettere di nuovo che la danza ricominci…perché senza danza, armonia e affinità non esiste vita..ma solo un insieme arido e vuoto di parole, gesti, risa senza senso…

E d’improvviso…

E d’improvviso ti rendi conto di quanto ti manchi..nelle piccole cose, nei gesti, quelli più futili..e in quel vuoto senza limiti..si fa spazio un’emozione, che si trasforma in desiderio, che diventa sogno..

…e allora comprendi che certe vite sono intrecciate, annodate per sempre..che lo vogliano o meno le rispettive volontà..