I’m scared we won’t fly

I’m scared we won’t fly

Comincia così la canzone di questa storia d’amore…con il timore di non saper volare..

Non mi riferisco a progetti infiniti di una vita eterna prima e dopo la morte..non sono mai stato molto bravo a pensare a cosa verrà dopo in funzione di ciò che c’è stato prima…ho bisogno di vivere e di farlo ora..sentendomi vivo e basta!

…la canzone di questo amore parla di due persone che non hanno avuto il coraggio di spiccare il volo..perché di quello si tratta..e di farlo reiterandosi una promessa, mattina dopo mattina, con il cuore pieno l’uno dell’altra..

“..amore ti va un’altra tazza di caffè?..”

…non mi dite che non avete mai desiderato che un atto così banale come bere un caffè insieme la mattina appena alzati, durasse in eterno per il semplice fatto che al vostro fianco c’era lui o lei!?!…

..l’amore, o meglio le storie di un mancato amore..non parlano d’altro che di persone che hanno avuto paura di volare..persone a cui è mancato quel coraggio bastardo di bere un’altra tazza di caffè insieme, e poi un’altra e un’altra ancora…

…uomini e donne che non hanno avuto l’ardore di chiudere gli occhi e farsi prendere da quel soffio graffiante che lascia senza fiato tra un verso e l’altro di una meravigliosa poesia che parla di tutto e di niente e per questo ci fa sentire bene, ci fa sentire vivi..una poesia che si chiama vita..che nasce e finisce in un attimo e quell’attimo vive in eterno…

…come una sera all’imbrunire seduti coi piedi a strapiombo sul nulla di una esistenza che sentite essere tutta lì… solo perché lui o lei è al vostro fianco e non avete bisogno di nulla altro che di quello..e poco importa se dopo ci sarà il vuoto per sempre..è andata comunque bene così…

…ma…invece di guardarci negli occhi e buttarci tra le braccia dell’ignoto mano nella mano, ci siamo voltati indietro preferendo la sicurezza e la certezza di essere ancora per una volta e forse per sempre quei bravi ragazzi che fanno il loro dovere perché è così che ci vogliono..

..ed ora quel meraviglioso tramonto a strapiombo su una vita che potevamo costruire insieme un passo alla volta è la dietro le nostre spalle ricurve e si ciba di buio e di notte mentre le note di quella avvolgente canzone stanno a dirotto volgendo al termine..o forse sono già finite da un pezzo..

Amore beviamo ancora questa tazza di caffè insieme, per un’ultima volta…unisciti a me in questo attimo eterno di banale normalità..”

Odi lontani gli echi di voci che furono

…Odi lontani gli echi di voci che furono…

…ci fu un tempo in cui rimbombavano forti tra gli spazi incerti e timidi di un’anima sospesa e lasciata al suo inutile destino, facendo vibrare in essa note presunte profonde…

…ci furono tempi in cui ti appoggiavi sulle corde instabili di un’attesa posticcia, con un unico abbrivio nel cuore: che tutto fosse di nuovo come prima..

…ma anche le melodie più armoniche perdono impulso e ardore se nessuno è seduto in platea ad ascoltare…figuriamoci gli echi da esse prodotte…

…ora quegli echi sono solo un superficiale ricordo..passano..si fermano solo per un istante a vibrare tra le corde di impulsi ragionati…là sulla superficie di un’acqua torpida dentro cui non si specchiano più nemmeno i gatti lunatici…

…e tu sei come certe folate di vento che ti colgono all’improvviso in alcune notti di guazza estiva…

..non hai più quella capacità di addentrarti tra gli anfratti umidi, dolorosi e carnali di un amore che pareva nel centro di un eterno divenire…

…e ora quegli echi sanno solo di parole sterili senza più spinta ne portento!!

…come senza spinta e portento alla lunga sono le storie in cui uno parla e l’altro tace per bislacca convenienza…

It’s my life…a dance…

Il testo di “The Dance” di Mick Lloyd recita così:

Lookin’ back,
On the memory of
The dance we shared,
Neath the stars above
For a moment,
All the world was right
How could I have known,
That you’d ever say goodbye?
And now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance.
Holding you,
I held everything
For a moment,
Wasn’t I a king?
But If I’d only known,
How the king would fall
Hey who’s to say,
You know I might have changed it allAnd now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance
It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

Voglio dedicarla a tutti coloro che comunque ci hanno provato, e nonostante tutto, continuano a provarci fino alla fine perché così è la vita…così siamo fatti..

…se ci fosse data la possibilità di alzare il lenzuolo che si cala inesorabilmente sui terreni sconnessi delle nostre fottute consapevolezze di carta, se cioè anche per un millesimo di secondo potessimo vedere cosa viene dopo, acquisiremmo certamente in chiarezza di visione superficiale ma perderemmo in saggezza, quella certezza di nuotare in acque calme e tiepide sempre e comunque..una saggezza che viene dallo stomaco e non certo dalla testa…

…c’è una forza meravigliosa dentro ognuno di noi che ci spinge a vivere, buttandoci tutto alle spalle e gettando al contempo il cuore oltre la staccionata…una forza che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina con un’unica vera, granitica certezza nel cuore..

…ciò che ci tiene in vita è la curiosità che fonda la propria essenza sul desiderio di scoprire come andrà a finire nonostante tutto, intanto che i minuti ci sfuggono via dalla punta delle dita e noi siamo sopraffatti dal turbine di pensieri che rimbalza come una pallina da Ping pong impazzita tra rimpianti e rimorsi…

…è una questione di budella ragazzi, non di testa..di budella ricordatevelo…è tutto lì…

..perché in fondo siamo dei sognatori e quella lucina in fondo al nostro cuore continua a emettere un bagliore che si appiglia alla speranza che tutto andrà per il meglio e se ci dovessimo perdere alla continua ricerca della felicità, sarà comunque andata bene così perché la vita non si esprime nei risultati ottenuti, ma dà il meglio di se nei tentativi…

..perché…

It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

..fino alla fine..finché ce n’è..è per questo che siamo nati..dal primo imbarazzante, slabbrato vagito..all’ultimo bastardo alito di vita…

La meraviglia ai tempi del Coronavirus

Perché abbiamo così tanto bisogno, tutti, di attendere che la vita sia perfetta per dichiarare a noi stessi che essa è perfetta?

La vita è bella perché è rotta, spezzata, bastarda, ingiusta, per alcuni millesimi di secondo felice…ma mai sbagliata…sbagliato sarebbe stato non essere mai venuti al mondo..ma ora che siamo qui..abbiamo l’obbligo di viverla appieno senza lamentarci!

Noi osserviamo la natura frammentaria della nostra esistenza alla continua ricerca di un significato, un numero primo, una conferma che ci dica che tutto va bene…e nel frattempo ci dimentichiamo di vivere..ci perdiamo i tramonti a mozzafiato sul nulla..i cieli stellati, le lune piene, le risa di nostra figlia…il profumo che invade la testa del pane ancora caldo..

Nel mio prossimo libro penso che scriverò di Gianni e Lidia e di un amore, il loro, vissuto nell’attesa del giorno in cui sarebbe stato perfetto, idilliaco, eterno…ogni cosa al posto giusto..per questo un amore perduto e perdutosi nell’attesa che tutto fosse come lo avevano immaginato…

L’amore è come la vita: rotto, spezzato…gridato, strapazzato…ma mai sbagliato…sbagliato sarebbe stato non averci provato..

…l’amore è una curva, è una discesa a folle velocità per trovare quell’abbrivio giusto che serve per affrontare la salita; l’amore è lotta..altrimenti è parola, affermazione, stupide e insensate dichiarazioni senza sostanza, cazzate..un mare di cazzate..

Prendete la nostra vita al tempo del Coronavirus.. che cosa c’è di profondamente fastidioso in essa? Credo che sia la putrescente sensazione di attesa..attesa che i morti calino, attesa che calino i contagi…attesa che si possa di nuovo uscire e abbracciarsi..attesa di mangiarci una pizza con gli amici…attesa di un mondo migliore..

…ma una vita messa in parcheggio in attesa del momento proficuo non è una vita..è una promessa fatta a noi stessi sull’orlo di un precipizio senza possibilità di voltarsi e scappare..perché indietro non si può più ritornare…

Dovevamo pensarci prima dice qualcuno..dovevamo fare quando si poteva fare dice qualcun altro…

…credo che il momento per pensare e per fare sia proprio questo..rotto, frammentario, noioso, in affanno finché volete ma mai sbagliato… perché l’unico che ci è dato di vivere…il momento presente!

L’amore è quel soffio che cresce nello spazio tra le dita e le narici..

Nella contrapposizione dei termini “vicino” e “lontano”, usati ovviamente nella loro accezione metaforica, si annida una delle illusioni più dolorose per l’essere umano.

Frasi tipo “stammi vicino..”, “ti sento vicino..” si riferiscono di solito a un tipo di vicinanza emotivo/sentimentale che non ha nulla a che vedere con la presenza fisica o meno dell’altra persona nella nostra vita…si può essere molto distanti pur essendo nella stessa stanza o molto vicini vivendo a miliardi di kilometri di distanza..

Lo stesso vale nel significato opposto per “sei lontano/distante..” o “ti sento distante…”

…fin qui tutto nella norma, nel breve periodo almeno!

I problemi cominciano a sorgere quando scendiamo sul terreno dell’immaginazione e della immedesimazione di noi stessi nella narrazione auto-generata dalle nostre menti e di ciò che noi chiamiamo vita. Dicevo poco sopra che nella contrapposizione tra i due termini si annida a mio avviso tutta la natura illusoria di ciò che siamo e del senso che diamo al concetto di “esistere”.

Provo in tal senso a impostare un ragionamento coi due neuroni stanchi che mi sono rimasti: è nota a tutti la proverbiale capacità del cervello di immaginare mondi, creare storie, condendole con una tal ridda di particolari e dettagli da poterci quasi vivere dentro una vita all’insegna dell’illusione. Pensate allo straordinario potere che ha il tessuto narrativo inserito in un romanzo; la lettura di un romanzo è anche e soprattutto immaginazione e con essa immedesimazione emotiva. Le aree del cervello che si attivano quando si vivono fatti e vicende in prima persona, sono esattamente le stesse di quando questi fatti e vicende sono semplicemente immaginati. Il nostro cervello è uno straordinario organo narrante, un incredibile pennello che dipinge sullo schermo delle nostre coscienze un flusso continuo di immagini più o meno forti a cui noi, nella sequenza infinita di scene una in fila all’altra, diamo il significato di VITA, la nostra vita.

Lo stesso vale se scendiamo sul terreno impervio dell’amore; non c’è niente come l’amore in grado di far partire il nostro cervello per la tangente dell’immaginazione, facendoci vivere e rivivere a occhi aperti migliaia e migliaia di fotogrammi e filmati di noi con l’altra persona che contribuiscono a far crescere quel senso di appagamento totale che solo l’amore è in grado di generare. Grazie all’immaginazione siamo in grado di riempire i buchi del vissuto rendendo appagante, totalizzante direi il sentimento che ne sta alla base. In tal senso poco importa se ciò che abbiamo provato sia da attribuire a eventi realmente accaduti o completamente immaginati. Quando si è innamorati si vive costantemente immersi in un senso di “completezza”, si prova la sensazione di bastare a se stessi, sempre e comunque. Infatti si parla molto spesso di “storia d’amore”, proprio per dare risalto e importanza al concetto di narrazione ..un meraviglioso susseguirsi di fotogrammi che, come un rigoglioso fiume dalle acque tiepide, ci conduce lentamente alla foce delle nostre più carnali essenze facendoci entrare dolcemente nelle acque di un mare calmo e tranquillo dentro cui sguazziamo, galleggiando come tante cipolle in un brodo primordiale.

Ahimè é nel rapporto tra termini quali “vicino” e “lontano” e la capacità immaginifica del nostro cervello, che alla lunga purtroppo si genera quel tipo di disincanto che porta alla lontananza sentimentale. Se non viene alimentata, l’immaginazione tende a scaricarsi come la batteria di un vecchio Nokia 3310.. e tutto il narrato emotivo si riduce ad una serie di meccaniche frasi, di mugugni direi, che perdono col tempo di fascino e ardore.

Ogni tanto bisogna permettere al nostro cervello di rigenerarsi e per farlo è necessario incontrarsi e viversi di persona pena il black out emotivo. Non si può cioè lasciare sempre e tutto sul piano intellettuale, ma bisogna avere il coraggio di prendere e uscire e andare incontro all’altro fisicamente. Non mi riferisco al coraggio di uscire adesso ovviamente ai tempi del coronavirus; quella è stupidità, non coraggio. Sto parlando di tempi normali! Se non ci si incontra mai, se cioè si vive in una condizione di continua lontananza fisica, alla lunga, pur in una situazione di estrema vicinanza emotiva, si perdono quelle armonie che garantiscono continuità alla azione narrante delle nostre menti. Il nostro cervello cioè perde di smalto e quella meravigliosa precisione di dettagli e accuratezza su cui agli inizi si era costruita l’immagine della vicinanza metaforica va a farsi fottere letteralmente.

E’ importante toccarsi, vedersi, stringersi, perdersi l’uno nelle braccia dell’altra…con tutta la fisicità che contraddistingue il nostro corpo!

E così come non credo ci sia nulla di più piacevole di quando ci si accinge a leggere un libro e, percependo la ruvidezza della carta sotto i nostri polpastrelli, permettiamo al profumo dei caratteri stampati di prendere vita inebriando le nostre narici, altrettanto vale per l’amore..

..credo che l’amore sia un soffio che cresce nello spazio che c’è tra le dita e le narici e per questo sia da ricercarsi in tutta quella serie di piccoli gesti fisici quotidiani che danno significato all’istante, pena l’evolversi di un devastante vuoto dilaniante a cui nel tempo attribuiamo il significato di “lontananza” sentimentale…

Ecco perché “lontano” e “vicino” sono due termini illusori…perché se ci si fa troppo distrarre dalle sensazioni di “vicinanza emotiva” iniziali…si finisce per perire di “lontananza fisica” sulla lunga distanza!

Quando potremo di nuovo amarci liberamente Signori, amiamoci tra le dita! Accorciamo le distanze, rischiamo per andarle incontro come se non ci dovesse più essere un domani..

Da quassù a mezza via ..respirando a pieni polmoni…

Se ti appoggi alla parete verticale, ai piedi di quel monolite di roccia e ghiaccio in mezzo ad una valle di rotture di coglioni e alzi sicura lo sguardo, proprio dove comincia la cengia che conduce il cammino oltre l’ignoto, sull’angolo sud est della montagna, noterai muoversi una piccola macchia colorata…

…sono io..sto salendo, sicuro, senza più alcuna paura del vuoto e delle tenebre…le paure sono soglie poste lì dalla vita apposta per essere superate…non appigli per giustificare un cammino fatto di rinunce e mezzi sogni..

…un movimento dopo l’altro, battito dopo battito…tra qualche dolore e tanti indolenzimenti, raggiungo quel limite oltre il quale non c’è più sguardo a rassicurare le tue incertezze..perché per ogni sguardo insicuro che gettavi nel giardino di casa mia, c’era il mio attendere invano dietro le finestre che qualcosa cambiasse…e mentre tu mi criticavi per le erbacce che crescevano tra le piante da frutto…non ti rendevi conto che quel disordine che ti ostinavi a cercare in me in realtà ce lo avevi tu fin dentro il midollo…

..le chiamano proiezioni mentali..io preferisco chiamarle incoerenze…quelle piccole falle mentali che rendono mediocri le persone…

…così fanno i mediocri…comprendono più o meno inconsciamente cosa non funziona nella loro vita e per codardia, si attaccano all’esistenza del prossimo gettandola nel fango, solo per il gusto di vivere un minuto di finto appagamento…e poi fanno su un sacco di casino creato a regola d’arte, intorbidiscono le acque..solo per il gusto di rimescolare le carte al fine di uscirne con la fedina penale dell’anima pulita…contenti loro!

..i mediocri sono quelli che “il bello e la felicità sono sempre e comunque altrove rispetto al qui e ora della loro vita..”

…purtroppo o per fortuna, la vita non è quella che dichiariamo che avremmo voluto vivere..non è una proiezione mentale verso qualcosa che non accadrà mai..

..la vita è là fuori..proprio là dove cominciano il pericolo e la fatica..là dove ci sono le nostre paure..

…sono a mezza via..molto affaticato ma sento scorrere dentro di me l’adrenalina che mi fa sentire vivo…e respiro, respiro a pieni polmoni e guardo giù…che meraviglia la valle da quassù, spennellata di rosa dalle prime luci dell’alba…

….e poi un pensiero: è tutto così semplice..lo è sempre stato..bastava solo rimboccarsi le maniche e lottare per ciò che si desidera..giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro..felici del sangue che ci scorre ancora dentro le vene, noncuranti di quello che avremmo dovuto sputare per realizzare i nostri sogni…

..ma dimenticavo…la mediocrità non contempla queste cose..anzi le classifica come “cazzate”…e sai che c’è? C’è che io adoro vivere in mezzo a quelle che tu chiami “cazzate”…da quassù…a mezza via…respirando a pieni polmoni …

..tu continua pure a nasconderti dietro le tue piccole certezze…lamentandoti di tanto in tanto che la tua vita così non va ma non facendo nulla per cambiarla..e nel frattempo..i secondi… TIC – TAC – TIC – TAC…passano inesorabili sfuggendoci di mano…