Un viaggio tra i TIC e i TOC del nostro motore interiore

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A molti spaventa ascoltare in silenzio il battito del proprio cuore…è come se dichiarassero alla parte più intima di se stessi: “il cuore funziona da se senza bisogno di particolari riflessioni e perciò lo lascio lavorare in pace..che non si sa mai!”

Tuttavia, percepire il proprio battito, “ascoltarlo con l’anima“, è un pò come ascoltare l’andare e venire del nostro respiro…è un esercizio importantissimo che ci mette in connessione con le parti più intime del nostro silenzio interiore…donandoci al contempo equilibrio e stabilità…è una capacità innata che ognuno di noi ha, affidandosi alla forza e alla pazienza di “scavare” dentro di sé, di sospendere se stessi nell’eternità di un attimo…in quell’infinito sviluppo del proprio potenziale interiore che trova il suo più intimo fondamento tra un battito e il successivo…

Avere consapevolezza delle sensazioni provenienti dal nostro corpo completa, conferendole dolcezza materna, la triade composta da cuoremente e cervello, con l’intento di spingere il nostro Sè verso il concetto di “integrazione“.

Ho già parlato del concetto di “integrazione” in un mio precedente articolo dal titolo “Connettere le proprie specificità“…in breve “integrazione” significa connettere il nostro essere “animali sociali” con le singole, diverse caratteristiche che ci contraddistinguono dal resto del mondo conferendoci unicità…è un po’ come fondersi col prossimo rimanendo unici e fedeli a se stessi…

…integrarsi significa cioè abbandonarsi fiduciosi alla relazione col mondo esterno, consapevoli che è proprio grazie a quella relazione che potremo esprimere il meglio di noi. 

…l’ascolto del battito del nostro cuore è alla base dello sviluppo del concetto di “integrazione“…l’ascolto interiore ci permette di capire chi siamo nel profondo, aprendoci al contempo alle infinite possibilità che prendono vita nella relazione coi nostri simili…

Provateci!…prendete un paio di lunghi respiri e…immergetevi nelle acque tiepide di quel meraviglioso mare a volte cristallino, a volte torbido e burrascoso della vostra intimità…iniziate ad ascoltarvi, senza giudicare…semplicemente tenendo la mente il più possibile concentrata sul momento presente…ogni cosa che arriva dal vostro corpo è già perfetta così com’è…non c’è bisogno di controllo, né di interferenza alcuna…proprio come succede con il battito del vostro cuore…

..Buon viaggio allora..tra i tic e i toc del vostro meraviglioso “motore interiore”…

Who’s that person looking at me inside the mirror of life?

Soffio di alito etereo, appoggiato ai bordi di un’onda di energia che nell’infinito piano delle possibilità ha dato origine a un momento sospeso nel vuoto a cui “IO” ho dato il significato di vita, aggrappato com’ero ad un’idea fallace di tempo inteso come linearità di attimi che uniti l’uno all’altro creano la sensazione di un continuum che convenzionalmente chiamiamo vita..

…dubbioso quindi di chi sto per trovarmi di fronte, mi sporgo cauto con l’intento di specchiarmi in quel lago riflesso sul nulla che definisco in modo azzardato e forse anche un po’ cafone, “coscienza”…

…eccolo li…il tizio a cui “IO” ho attribuito il significato di “ME”…che lotta, cade, si rialza, sbraita, soffre, ride, piange, ama, odia, riguardo a qualcosa che probabilmente non richiede alcuna riflessione e tantomeno comprensione, e men che meno lotta per affermare un controllo…perché non nasce certo da un rapporto di causa ed effetto governato da un qualche Dio ragioniere, ma semplicemente dal puro e semplice caso…o caos…che se ci pensate presenta le stesse lettere semplicemente mischiate..sarà un “caso”? Boh..chi lo sa…

…siamo la più magica, meravigliosa, fallace casualità che possa emergere da un flusso di energia che si raggruma in qualcosa a cui la nostra mente, anch’essa auto generatasi da un universo complesso dominato dal “chissà”, attribuisce il significato di “IO”…un’entità che si accoccola nello spazio esistente tra un momento e l’altro e il successivo, credendo che essi siano un continuum alla cui linearità presunta attribuisce il significato di “vita”…

…e allora viva la follia…qui vale tutto e il suo contrario..

…a proposito..mi viene un dubbio:

Who’s that person looking at me inside the mirror of life?…

FACCIAMO UN FAVORE AI NOSTRI CERVELLI

Facciamoci tutti un favore o almeno proviamoci in questo momento di pausa forzata: anche solo per pochi minuti al giorno proviamo a mettere in pausa il nostro cervello, a fermare quel costante, inesorabile flusso di pensieri, preoccupazioni, rabbia, timori, paure, ansie, aspettative disilluse, ricordi, rimpianti, rancori, giudizi, pregiudizi….and so on…Proviamo cioè a sederci e “stare” semplicemente nell’attimo…senza bisogno di dover dare a quell’attimo un significato particolare…con l’unico intento di esistere tra un respiro e il successivo…

Lo so, non è facile, soprattutto per chi come noi è stato abituato fin dall’infanzia a riempire i vuoti e i silenzi con qualcosa da “fare” o da “ascoltare”…per chi come tanti è stato cresciuto con l’idea che un cervello immobile e fermo sullo stato presente delle cose, sia un cervello finito…ma penso che uno spiraglio di luce in fondo al tunnel ci sia…in tal senso, credo che il primo passo per fermare il flusso incessante dei nostri pensieri sia quello di interrompere in modo brutale la catena di Sant’Antonio dell’idiozia di tutti i messaggi, video, foto, hashtag, vocali..and so on…che quotidianamente arrivano sui nostri smartphone di ultima generazione e che noi, prontamente come tante pecore in mezzo al gregge, coi nostri meravigliosi pollicioni opponibili inoltriamo, senza minimamente riflettere se siano fuffa o cose importanti, contribuendo così a far crescere la marea incessante e preoccupante delle stronzate mediatiche…

…credo esista un virus che è altrettanto o forse addirittura più pericoloso alla lunga di quello che sta invadendo i corpi di tanti malcapitati, in questo momento difficile per la nostra specie…mi riferisco al virus della sovrainformazione, quel morbo drammatico che spinge ogni essere umano a dire la sua in merito ad ogni argomento contribuendo ad alimentare la marea delle stronzate che circolano e che invadono inesorabilmente i nostri cervelli facendoci reagire di conseguenza…figuratevi come nel paese dei “siamo tutti CT della nazionale durante i mondiali di calcio” abbia preso piede questo virus della pecora e come si stia diffondendo in questo momento di riposo e di “nonsochecazzofaretuttoilgiornorinchiusotralequattromuradicasa”

…e allora penso che se vogliamo tutti fare un favore a noi stessi, dobbiamo interrompere questa catena mediatica e ogni volta che qualcuno cerca di ammorbarci con notizie fuffa non verificate solo per il gusto di condividere…fate come me che da qualche giorno a chi mi gira fuffa rispondo con un

#HAIROTTOILCAZZO

Probabilmente perderete un presunto amico, ma avrete, da un lato, contribuito a salvare il mondo dall’idiozia dilagante e, dall’altro, avrete fatto un favore al vostro cervello sovraeccitato…

Un amore impossibile

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I 100 libri da non perdere

Siamo delle ostriche: chiusi a pugno nel nostro guscio cerchiamo di farci spazio nel mondo mostrando qualcosa di noi che nemmeno noi stessi capiamo fino in fondo.

Fino a quella mattina, Marcel era uno dei miliardi di ostriche che camminano per le strade ogni giorno sicure di avere una meta da raggiungere.

Sposato, due figli, una di 11 anni e il primogenito di 20 iscritto al primo anno di medicina: proprio come il padre e prima di loro il nonno essere medici faceva parte del DNA della famiglia Lavezzi. Mai nemmeno un minuto speso a pensare che da qualche parte ci potesse essere una vita diversa che li stava aspettando, una vita più ricca di contenuti, piena zeppa di difficoltà da costruirci un’esistenza intera, piena di meravigliosi alti e bassi.

Quella mattina Marcel aveva un appuntamento in centro a Milano molto importante: intanto che procedeva sicuro verso la fermata della linea rossa della metro, dentro di sè percepiva quella tranquillità tipica di chi crede che le cose debbano incedere con moto rettilineo, come sempre era stato. La testa piena di mille appaganti pensieri, tutti più o meno rivolti ad un futuro prossimo o lontano in cui si percepiva sempre più ricco e più potente di quanto non fosse già.

Poi, d’improvviso, lo smartphone si era messo a vibrare: un numero sconosciuto e Marcel indeciso se rispondere o meno.

‘Sarà uno dei soliti call center rompi coglioni’ si era raccontato nella testa intanto che inconsciamente aveva risposto.

”Pronto!” la voce tra lo scocciato e l’incerto.

”Marcel?”

”Si chi parla?” La voce dell’uomo sull’ultima sillaba era calata di tono e intensità perché da qualche parte il suo subconscio gli aveva mandato segnali sinistri provenienti dal suo passato.

”Lo sai chi parla..non fare finta di non saperlo..”

Una goccia di sudore si era staccata dalla fronte di Marcel ed era scesa sullo zigomo sinistro, lasciando una impronta lucida come bava di lumaca sulla sua pelle.

Quella voce proveniente da un passato che lui aveva dimenticato, di colpo gli aveva fatto crollare tutte le sicurezze, distruggendo il guscio dentro cui aveva costruito ogni certezza. 35 lunghi anni passati, minuto dopo minuto, a costruire sé stesso e le decine di maschere pubbliche con cui il dottor Marcel si presentava alla società: di quelle maschere pubbliche lui andava fiero come si può andare fieri dell’ultima BMW acquistata.

‘Possibile,’ pensava, ‘che il nostro cervello sia in grado di rinnegare a tal punto il passato da coprirlo con una spessa coltre di catrame?’

Eppure era stato così: Marcel aveva completamente e volutamente dimenticato cosa, la persona a cui quella voce apparteneva, avesse rappresentato per lui negli anni dell’adolescenza e della prima maturità.

Il primo pensiero che gli era balenato per la testa era stato quello di di agganciare la telefonata e spammare quel numero, ma una sorta di istinto atavico e innato l’aveva avuta vinta, lasciandolo assolutamente in balia dei ricordi che riaffioravano, quasi fossero pezzi di sughero che riemergevano galleggiando da un passato nebuloso e quei ricordi lo avevano completamente pietrificato tanto da lasciarlo completamente senza parole. In effetti, dietro quel tono morbido della persona che stava dall’altra parte della linea telefonica, si nascondeva per Marcel una vita e dietro quella vita si nascondeva una verità, che per lui era La Verità.

“Cos’è non ti ricordi più chi sono? Oppure anche solo il pensiero di sentirmi è troppo compromettente per il Dottor Lavezzi, stimato cardiochirurgo dell’istituto Humanitas.”

Anche nella provocazione, quella era una voce che profumava talmente di passato remoto che Marcel si era dovuto sedere, sguardo perso nel vuoto, su una delle panchine poco distanti la fermata della metro.

“Ti chiamo perché devo dirti una cosa di tuo figlio!”

“Che cazzo c’entra mio figlio adesso!” sentir pronunciare il nome di suo figlio lo aveva risvegliato di colpo dal torpore dentro cui era piombato.

“Marcel devo vederti; non posso parlartene al telefono. La faccenda è troppo delicata!”

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Scrivere significa destreggiarsi tra i nostri “pensieri lenti e veloci”


Qualche anno fa il premio Nobel Daniel Kahneman, nel suo libro “Pensieri lenti e veloci” che vi consiglio vivamente, ha scritto che tutti noi siamo soggetti all’attività di due veri e propri sistemi di pensiero che hanno caratteristiche molto differenti tra di loro: un sistema 1  e un sistema 2 come li definisce l’autore.

Il sistema 1 è intuitivo, lavora in automatico, con l’autopilota, è molto veloce; è intriso di emozioni e reagisce alle sensazioni che noi proviamo in quanto sistemi aperti all’ambiente. Tutti noi, nella maggior parte delle nostre decisioni più o meno importanti, ci portiamo dietro un vissuto emotivo, dei pregiudizi, dei preconcetti tali per cui quando decidiamo qualcosa, passatemi il termine gergale, lo facciamo “di pancia”, utilizzando proprio il “sistema 1”.

Scrive Kahneman: “il pensiero veloce include sia varianti di pensiero intuitivo, sia le attività mentali interamente automatiche della percezione e della memoria ed è l’artefice segreto di molte nostre scelte e molti nostri giudizi.”

Il sistema 2 invece è molto più lento, è il sistema preposto alla gestione di tutte quelle attività nelle quali dobbiamo sforzarci per trovare la concentrazione giusta al fine di svolgere compiti complessi. E’ un sistema che nella maggior parte dei casi è silente e “a riposo” e si attiva solo quando, sollecitato dal sistema 1, abbiamo la necessità di concentrarci su compiti e situazioni difficili.

Scrive Kahneman: “Le operazioni assai disparate del sistema 2 hanno una caratteristica in comune: richiedono l’attenzione e sono annullate quando questa viene distolta…In tutte queste situazioni bisogna prestare attenzione e si ha un rendimento minore, o nessun rendimento, se non si è pronti o se l’attenzione non è ben indirizzata….Il sistema 2 si attiva appena viene rilevato un evento che viola il modello di mondo cui fa costante riferimento il sistema 1.”

Ma perché, vi domanderete, su un blog di scrittura Giacomo ci riempie la testa con queste nozioni in apparenza molto distanti dal mondo della scrittura?

Perché, caro lettore, la scrittura creativa è prima di tutto una questione di auto-consapevolezza: delle proprie emozioni, di ciò che si prova dentro; consapevolezza anche del modo in cui tutti noi esseri umani funzioniamo…

…e penso che scrivere sia una delle attività nelle quali l’armonia tra il sistema 1, intuitivo e carico di emozioni e il sistema 2 lento e razionale, è l’elemento di cui tutti noi che amiamo la scrittura dobbiamo maggiormente assumere consapevolezza per portare a galla, tra le righe dei nostri racconti, le emozioni dirompenti grazie al lavoro del sistema 1, con l’intento di far provare al lettore lo stesso vissuto emozionale.

Ma per fare ciò nel modo più efficace possibile abbiamo bisogno del “sistema 2” e cioè di tutta la razionalità e la concentrazione necessarie  per rilasciarle nei modi e nei tempi giusti per evitare di renderle troppo banali.

Buona giornata

Giacomo

Scrivere è un pò come giocare a nascondino col nostro cervello

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Caro scrittore,

in quanto forma d’arte la scrittura creativa, così come tutte le altre forme d’arte, pittura in primis, ha un impatto sul nostro cervello e quindi sul cervello di chi ci legge, che chi scrive non può non conoscere nei dettagli. E’ banale sottolinearlo, ma la scrittura creativa è una forma di manipolazione dei meccanismi di funzionamento del cervello.

Come ha scritto il neurologo americano Vilayanur Ramachandran,  esistono dei principi universali che chi padroneggia un’arte deve saper utilizzare per generare una sensazione di soddisfazione nel cervello del fruitore di quella forma d’arte.

Tre esempi di questi principi sono:

  1. RIDONDANZA o IPERBOLE: in questo caso chi scrive si diverte a esagerare a dismisura una caratteristica di un personaggio della sua storia per produrre nel cervello del lettore un effetto piacevole o inquietante.
  2. RAGGRUPPAMENTO: immaginate un romanzo i cui primi capitoli sono a se stanti e non sembrano avere nessun intreccio l’uno nell’altro; immaginate poi che l’abilità dello scrittore, nel diramarsi della storia porti quei primi capitoli iniziali isolati come delle monadi ad amalgamarsi al punto da diventare un tutt’uno organico e simbiotico. Questo modo di portare la storia fino alle pagine finali del racconto o romanzo, provoca una sensazione di piacere nel cervello del lettore perché nel momento in cui il suo cervello comincia a capire i legami esistenti nell’intreccio è come se risolvesse un dilemma e questo genera piacere e quindi desiderio di proseguire pagina dopo pagina. Quindi, dapprima tieni separati diversi ‘ingredienti’ del tuo racconto e pian piano intrecciali, come fossi un pasticcere che introduce un ingrediente alla volta perché da che la sequenza di introduzione ha la stessa importanza o forse anche più, della dose.
  3. ISOLAMENTIO: questo accade quando chi scrive prende per esempio una caratteristica di un personaggio e la fa diventare rappresentativa del tutto. In questo caso la semplificazione crea sensazione di piacere nel cervello del lettore, evitando di sovraccaricarlo con dettagli che potrebbero portare alla noia. Quindi dove puoi semplifica!

Divertiti se ti va a disegnare un racconto utilizzando i 3 elementi di cui sopra e ti assicuro che il tuo modo di scrivere assumerà dei connotati di notevole interesse.

Buona scrittura

Giacomo