Una chiatta malmessa e scarrocciante

C’è un concetto che mi porto dietro da un pò in cui, se qualcuno dovesse mai un giorno tirare una riga su tutto ciò che ho scritto allo scopo di trovare un minimo comune denominatore, riscontrerebbe l’essenza di ciò in cui credo…sto parlando del concetto di “ricettività”…

…ovviamente mi riferisco alla ricettività della mente o altrimenti detta..”mente del principiante”…quella particolare capacità di vedere le cose della vita con occhi rinnovati ogni volta che ci sbattiamo contro…con apertura…fosse anche la millesima volta che li viviamo…senza pregiudizi o preconcetti di sorta…

Credo che il concetto di ricettività sia da considerarsi lo snodo della vita di ogni essere umano…il nucleo da cui ognuno di noi dà senso, colore e forma al mondo che lo circonda…un mondo tra le altre cose che non si limita a ricevere da noi degli stimoli, ma che a propria volta reagisce inviandoci input sotto forma di flussi di energia e informazioni che noi, in base alle nostre esperienze passate, alla nostra cultura, ai nostri filtri mentali insomma, dobbiamo cercare di interpretare..

In questa danza della vita, tutto parte da noi..dobbiamo cioè prima di tutto capire cosa abbiamo dentro, chi siamo, come pensiamo, che attitudini abbiamo, le nostre abitudini,etc, per poi solo in seguito poterci aprire al mondo che ci sta di fronte..

...se il nostro mondo interiore è buio non potremo mai vedere la luce in chi ci sta di fronte…

…la ricettività predilige una ed una sola direzione…dall’interno all’esterno…nulla che capiti nelle nostre vite avviene mai per caso…o meglio..il significato che noi diamo a quell’evento è responsabilità nostra…sta a noi riuscire comunque a trovare un perché agli alti e bassi della nostra esistenza

…e più noi siamo ricettivi..più la vita ci sorride…

…più sorridiamo a noi stessi mentre ci osserviamo dentro quello specchio gigante chiamato esistenza…più tutto sembra andare per il verso giusto…

…ma allora…che la vita non sia altro che un riflesso incondizionato di una mente che, nell’attimo in cui pensa, crea tutte le condizioni di esistenza, se stessa compresa?

…a questo quesito non so dare risposta…la mia mente è troppo incarnata per poter rispondere a quesiti che la riguardano e che guarda caso sono stati posti a se stessa proprio da se stessa…

…l’essere umano è come un capitano alle prime armi di una chiatta malmessa e abbandonata in balia delle acque in piena di un fiume ribelle, un fiume i cui due argini si chiamano rispettivamente rigidità e caos

Il suo unico vero compito è quello di imparare a proprie spese lungo un tragitto impervio, quale sia la giusta misura attraverso cui poter condurre dignitosamente la chiatta verso una meta che nessuno sa cosa sia, dove sia e soprattutto quando sarà…

È un viaggio che lo porterà a capire che l’attracco agli argini del fiume è solo una pia illusione che equivale a perdersi rispettivamente tra gli effluvi di una vita dissennata da un lato, o morire di tristezza, immerso fino al collo nelle rigidità di una vita pallosa e melmosa sull’altro argine…

…la scommessa è riuscire a mantenere la barca il più possibile stabile al centro del fiume…è lì che il capitano trova il vero senso della vita…e la ricettività, se mi passate il concetto, è il timone da cui può governare sapientemente la chiatta malmessa e scarrocciante…

What’s the meaning of life for you?

Ho fatto un sogno…il mio corpo rapito dalla vegetazione invadente di una fitta boscaglia…gocce di sudore a macchia di leopardo sulla fronte..respiro corto…affanno…voglia di uscire da lì…

…sterpaglie si aggrovigliano come tante braccia voluttuose attorno al mio corpo…CREEP…SCREETCH…SCROTCHHH..

…alzo lo sguardo e scorgo un pallido sole lontano nascosto tra i rami…sembro un carcerato che osserva il mondo da dietro le sbarre della finestra della sua cella..

…più cerco di liberarmi, tirando con forza, più la mia condizione di uomo apparentemente libero si trasforma in grigia prigionia..

…di colpo un ricordo…di una cosa successa pochi istanti prima..o forse era un secolo fa..non riesco a mettere a fuoco…percepisco ancora il suono di una voce che mi pone una semplice fuorviante domanda e poi la fuga…

..ricordo che stavo camminando in mezzo a una radura, ai margini della boscaglia…quando, attirato dai versi aciduli di certi uccelli migratori che avevano nidificato su alcuni alberi poco distanti, avevo per un istante rivolto lo sguardo verso sinistra e, con mio grande stupore e un po’ di ansia che mi foderava le budella, avevo notato, seduto su un sasso sporgente a picco sulle acque confuse di un lago a specchio sul mondo, un vecchio uomo completamente vestito di bianco…aveva gli occhi chiusi…in posizione meditativa..

…attratto da quella figura insolita, mi ero avvicinato e, l’ansia di pochi istanti prima si era trasformata di colpo in vibrante eccitazione…quel vecchio emanava energia…bianca..pura..come bianche e pure erano le sue vesti…

..non sembrava minimamente infastidito dalla mia presenza, lì a pochi passi da dove era seduto…o forse non aveva sentito che mi ero avvicinato…poi, d’improvviso, si era messo a parlare..occhi sempre chiusi..rivolto verso il lago…

…What’s the meaning of life for you?…

..mi aveva domandato…per poi tacere di nuovo…

…un impulso da lepre codarda mi aveva a quel punto rapito le gambe e io mi ero abbandonato al mio più atavico istinto primordiale…la fuga…e in quel frangente, l’ultimo dei miei pensieri era stato quello di dare risposta a quella domanda insidiosa…

….ora, aggrovigliato tra i rami di quella fitta boscaglia… sto iniziando a capire…

...più cerco di tirare e strappare e dimenarmi per liberare me stesso dai rami, più essi mi trattengono e mi imprigionano…più io lascio andare mollando la presa, più sono libero di muovermi..

E d’improvviso una folgorazione: ho finalmente dato risposta al quesito del vecchio in merito al significato della vita…

…più strappi e ti dimeni, più ti imprigioni…

…più lasci andare, più ti liberi…

Una sveltina per l’anima

La strada scorreva sotto i miei piedi fluida come acqua di torrente a fine inverno che cerca la sua strada in discesa verso il mare; erano settimane che non percepivo questa fluidità di sentimenti accarezzarmi le viscere…

…che bella la discesa…

…che bella la leggerezza…

…il calore del sole contribuiva a rinvigorire questa sensazione di benessere…irrorando il corpo di un benefico piacere…

…pensate che cosa possono fare poche parole scritte nel modo giusto…a quanta differenza possiamo fare nella vita delle persone se ci mettiamo in modalità:

…voglio farla sentire bene...”

..pensate invece a quanto invisibili diventiamo ai nostri occhi e al mondo quando ci concentriamo solo ed esclusivamente su noi stessi..adducendo mille scuse idiote per l’utilizzo di questa nostra arida modalità da necroforo del sentire, in grado di concedersi sentimentalmente al prossimo solo in una modalità che definirei da “sveltina per l’anima”…

Ma torniamo a noi…in quelle poche battute, per un istante ho percepito che stavamo vivendo di nuovo la vita con lo stesso intenso ribollire nelle budella…

…avrei voluto immortalare quel momento, come si fa con un meraviglioso tramonto a picco sul mare…ma nessuno ancora ahimè ha inventato le macchine fotografiche che fissano gli istanti di buio e di luce dell’anima…ancora nessuno ha inventato la webcam che immortala i sentimenti del prossimo nei nostri confronti…

…quelli vanno vissuti quando emergono..vanno colti quando ci sono…perché…non appena ci giriamo quel tanto che basta a riprendere il fiato necessario per goderne ancora, essi potrebbero già essere volati via..per sempre..per non tornare più, almeno non nella forma che ci aveva così tanto fatto stare bene pochi attimi prima…

…e di nuovo la salita...

…e di nuovo la fatica…

Penso che, se il mondo sta quel tanto che basta andando a rotoli, è semplicemente perché siamo troppo concentrati su noi stessi, sulle nostre paure, sui nostri corpi, sulle nostre follie…affidandoci all’unica fallace idea che tutto gira intorno a noi…

…abbiamo cioè perso quel desiderio intenso di vivere avendo tra i nostri più intimi ideali quello di “far stare bene chi ci sta vicino….”…abbiamo perso il contatto con la nostra modalità “WE”…e tutto ciò che riguarda i sentimenti, che è poi ciò che rende la vita, meravigliosamente vita…lo facciamo durare la frazione di un secondo…

….e in quella frazione di secondo mi sono fermato un attimo per riprendere fiato…

…e dopo qualche istante ho ripreso la salita…

La danza delle anime

Esiste un punto, affacciato a strapiombo sull’ignoto di una vita che sembra volgere alle sue più estreme conseguenze, dove le arti di tutto il mondo si uniscono dando inizio a una danza appassionata e meravigliosa…la danza dei corpi che si fanno anima…

Danziamo allora, nutrendo e accudendo i nostri pensieri nell’attimo che va…perché dalla qualità dei nostri pensieri dipende la qualità della nostra vita…

Lasciamo allora che i nostri passi armoniosi e intrecciati l’uno dentro l’altro dipingano il nostro cammino, affidandoci completamente alle nostre anime ballerine affinché facciano il loro corso, perché esse conoscono, prima ancora delle nostre menti razionali, la direzione giusta da consigliare alle nostre vite…

La fiducia nel prossimo, in chi si ama…è la musica al ritmo della quale abbandonarsi oggi e domani e nel giorno che verrà…mentre l’alba, coi suoi colori decisi e intraprendenti, dona ardore e coraggio al palcoscenico su cui la danza della vita si rinnova…

Un volo in omaggio all’Italia

Stanotte ho sognato di volare…all’inizio ho provato paura…del vuoto, del non avere appigli, della distanza dal suolo, del non avere dettaglio alcuno in merito alla meta…ma poi mi sono lasciato andare…librandomi in cielo come se avessi volato dal primo giorno della mia vita…metri di vuoto sotto a sostenere il mio viaggio…ed io fiero e sicuro di me…

Scorrevano sotto, orgogliose del loro passato e speranzose per un futuro che oggi più che mai sentono incerto..l’una dopo l’altra Verona, Venezia e poi giù il litorale Adriatico..

…e lì…proprio all’altezza di Ravenna..ho sentito il desiderio di fare una piccola deviazione verso l’interno per spingermi fino a volare a pochi metri dalla cima delle Due Torri…Bologna….e la forza delle mie origini mi ha dato l’energia giusta per comprendere che quello era il volo giusto…non sapevo dove mi avrebbe portato, ma sentivo dentro che mi ci dovevo abbandonare, allentando completamente i freni inibitori…

…e allora mi sono spinto sempre più giù…ed è subito stata la volta di Firenze…adagiata quasi dormiente a fianco di un Arno che ha guardato all’insù e per un attimo mi è parso come intimorito, ma poi anch’egli si è di nuovo accasciato sul letto cullante, per proseguire il suo viaggio di sola andata…

…e tra un pensiero e il successivo sono stato colto in lontananza da una luce speciale…quella luce magica che solo a Roma al tramonto in certe sere di tarda primavera è in grado di avvolgere il cielo e la terra lasciando chi la osserva con nulla di più del desiderio di stare lì per il semplice gusto di esserci…

…Roma..la città eterna…

…fu un poeta che oramai quasi nessuno cita più a darle per primo pare l’appellativo di “città eterna”…intorno al 20 a.c…tale Albio Tibullo…

Non so cosa abbia spinto il poeta latino a definirla a quel modo all’epoca, ma so perfettamente perché oggi si merita ancora quel nome…

…Roma è la città eterna perché all’imbrunire è in grado di richiamare a sé la poca luce di un giorno che rimane, per farne un vestito di colori pastello con cui andrà, fiera, a riempire di balli, di grida, di gioia e anche di un pò di dolore, la notte…con l’unico scopo di danzare noncurante fino a stordirsi al sopraggiungere delle prime luci dell’alba…

..potrei proseguire nel racconto, ma questo è il mio viaggio…ora tocca a voi alzarvi delicatamente sulla punta dei piedi e spiccare il volo su questa meravigliosa Italia che non aspetta altro che di essere amata per ciò che è: una splendida signora di mezza età che esprime il meglio di sé a cavallo tra il giorno e la notte..

...ed è stato così dall’inizio dei tempi…

La felicità è una lunga pazienza

Solo che ci vuole tempo x essere felici. Molto tempo. Anche la felicità è una lunga pazienza.
Ci logoriamo la vita a guadagnare denaro, mentre bisognerebbe col denaro guadagnare il tempo. Questo è l’unico problema che mi abbia mai interessato.
” (Albert Camus – “La Morte Felice”)

Oggi mi sento così..ho voglia di fare una piccola passeggiata in mezzo ai paesaggi incerti, impervi e scivolosi del concetto di “felicità”..

Non sono mai stato molto attratto dalle dissertazioni in merito al cosa sia la felicità. Come tutte le emozioni, anche la felicità si sente e si ascolta…nel corpo, nel cuore…e nelle budella.. e ogni volta che si tenta di definirla, si perde in profondità e anche in ampiezza..contribuendo a renderla anche un po’ banale!

Definire il “cosa” di una emozione, significa annaspare in un freddo mare di razionalità…accontentandosi della sterilità di inutili sovrastrutture mentali che si scaricano a terra in orpelli retorici, che mancano di un sano coraggio di vivere..

E di colpo sperimentiamo la banalità di una lingua, volgare per certi aspetti e anche un po’ oltraggiosa, ogni volta che si tenta di sostituire il vissuto con la favella…perché la felicità va sentita e non certo spiegata…

Siamo esseri senzienti..fatti di alti e di bassi..e con gli alti e bassi dobbiamo confrontarci se vogliamo vivere a pieno le nostre più intime nature..

Benvenuti tra le rapide di quel fiume in piena che è la vita..dove l’unica cosa che conta è immergersi e lasciarsi trasportare!”

Ecco perché ho citato all’inizio la frase di Albert Camus..

..in quella frase Camus non si azzarda minimamente a spiegare la felicità ma fa una semplice associazione: avvicina la felicità a un concetto che è altrettanto impervio e bastardo quanto essa, se solo si prova a definirlo. Un concetto che contiene in sé l’idea di movimento racchiuso in una stasi: sto parlando del concetto di “pazienza

Si conosce la pazienza quando, stando fermi immobili si impara a godere della successione infinita di attimi che danzano nel movimento di un respiro, quell’andare e venire del fiato tra una inspirazione e la successiva che ci insegna a stare presenti alla vita e a noi stessi..

…e in quell’andare e venire della nostra bislacca concentrazione…noi cominciamo a percepire, nelle ossa e nel cuore, che la felicità è racchiusa in quello spazio magico che in trepidante attesa sospira tra un andata e un ritorno…

…a dirlo pare facile…facile come sentire dentro che l’eterno è racchiuso in un secondo…

…ma questa è un’altra storia…o forse no…