Parte 7 L’indizio

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Parte 1 Toccare il fondo

Parte 2 – Vita di coppia a quattro

Parte 3 – Scegliere di essere diversi

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Parte 5 L’incontro

Parte 6 Il duplice malinteso

Anna e Paola hanno appena parcheggiato sul viale che conduce al lungomare pieno di negozi, la Renault Clio presa a noleggio qualche ora prima all’aeroporto Gando a Gran Canaria. La giornata è soleggiata e la temperatura è gradevole grazie anche all’influsso di una leggera brezza tiepida proveniente dall’Africa. Durante il volo entrambe erano state assenti e assorte e solo a tratti si erano scambiate qualche battuta per cercare di riordinare una serie di pensieri che sembravano provenire da due cervelli che lavoravano all’unisono, quasi le due donne fossero in perfetta sintonia cerebrale e reciprocamente sentissero vibrare nei dettagli quei pensieri che le loro due menti  stavano elaborando ognuna nella quiete del proprio silenzio. L’argomento principale di quella loro conversazione sgranata era quanto successo il pomeriggio precedente: dopo aver lasciato il bar dove si erano incontrate, in Piazza San Babila a Milano, le due donne si erano recate in taxi a casa di Anna. Durante il tragitto si erano messe a discutere di ciò che avrebbero potuto trovare una volta giunte a casa di Anna. “Che cosa ti aspetti di trovare a casa tua Anna che sia ricollegabile alla scomparsa di Gianni?” La domanda di Paola nascondeva una aspettativa quasi morbosa che qualunque cosa avessero trovato a casa dell’amica avrebbe potuto condurle in qualche modo dal fratello scomparso. “Non so se tu sai Paola, che a seguito dell’incendio ha appiccato alla fine del 1996 in azienda da nostro padre, Pietro l’anno successivo venne incriminato e condannato a scontare una pena di 5 anni.” “Si avevo letto qualcosa in merito, ma non me la sono sentita di chiamarti dopo quello che…” Anna aveva interrotto l’amica che stava cercando di giustificare quella sua mancanza per non essersi interessata all’arresto di Pietro. “No fermati Paola; non devi affatto giustificarti. Noi della famiglia abbiamo fatto ben di peggio nei confronti di Pietro: io è come se lo avessi dimenticato e cancellato completamente dalla mia vita. Mio padre addirittura si è spinto molto oltre: ha corrotto un giudice affinché deliberasse in merito all’esclusione di Pietro dall’asse ereditario e gli fosse riconosciuta solo la quota di 1/6 che spetta per legge per la cosiddetta legittima. Quindi come vedi non hai nulla da giustificarti in questa vicenda. Ma il punto in questione in questo frangente non è ciò che era successo a Pietro, bensì quello che successe alcuni anni dopo. Un sabato pomeriggio di qualche anno fa, credo 2 anni fa se non ricordo male, ero in casa stesa sul divano a cercare di riprendermi da una delle mie nottate selvagge, quando la cameriera irrompe nella sala dicendomi che c’è una persona che ha chiesto di me alla porta: io non avevo alcuna voglia di alzarmi a causa di un mal di testa pazzesco e avevo risposto bruscamente che non volevo vedere nessuno. L’uomo tuttavia aveva insistito pesantemente, dicendo tra le altre cose alla cameriera che voleva vedermi per una questione di vitale importanza. A quel punto, svogliata e quasi contrariata da quella insistenza per interposta persona, mi ero alzata alla meno peggio e come se fossi menomata da ambo gli arti, avevo percorso lo spazio che divideva la sala dalla porta di entrata. Non avevo capito immediatamente chi fosse, a distanza, ma man mano che mi avvicinavo, lo avevo riconosciuto dallo sguardo.” Anna si era fermata un secondo come per riordinare i pensieri: in realtà era per riprendere fiato e tenere a freno le emozioni che provava al ricordo di quell’incontro; due lacrime parallele, grosse come i goccioloni di un temporale di mezza estate, stavano scendendo da entrambe le guance. “Era lui Paola, mio fratello, colui che io avevo completamente gettato nel cestino della spazzatura anni prima, dimenticando ciò che aveva rappresentato per me in passato. Erano tanti anni che non lo vedevo ed era molto cambiato: sebbene lo sguardo fosse rimasto lo stesso, potevo scorgere in lui una vena di nostalgia, come se fosse rimasto inchiodato a qualcosa che non esisteva più. Per almeno un minuto siamo rimasti fermi immobili a guardarci negli occhi: io con indosso un pigiama e una vestaglia che costavano più di tutti i pasti che in 5 anni lui aveva consumato in carcere, e lui vestito di stracci della Caritas. Eravamo due facce di una stessa medaglia: la medaglia di due vite perdute, la mia e la sua a prescindere da ciò che l’aspetto esteriore poteva mascherare!” “E poi che è successo Anna?” L’amica era impaziente nella speranza che il racconto di Anna potesse in qualche modo ricondurre a Gianni. “Pietro aveva rotto quel silenzio tra di noi e con tono umile e sincero mi aveva chiesto se potevo prestargli mille euro perché doveva  comperare un biglietto aereo per raggiungere Gianni, sottolineando che era per una questione di vitale importanza. Io all’epoca, ero talmente sballata che mi ero imbestialita a quella richiesta; concentrata com’ero su me stessa non riuscivo ad accettare che mio fratello, dopo tutto quello che aveva combinato alla nostra famiglia, si presentasse in casa mia dopo anni che non si faceva vivo e mi chiedesse dei soldi, sebbene quei soldi servissero per raggiungere Gianni in qualche parte del mondo.” Le due lacrime di poco prima si erano trasformate in un pianto dirompente; Anna aveva avvolto il proprio viso con entrambe le mani e stava scuotendo la testa a destra e a sinistra, disperata. “Ti rendi conto Paola di quanto sono stata gretta e meschina! Ero talmente presa da me e dalla mia vita che non vedevo il dolore che stavo provocando: per ogni cosa che succedeva ero indotta a pensare che la colpa fosse sempre e comunque degli altri e che io non avessi alcuna responsabilità sui fatti!” “Dopo averlo fatto attendere sulla porta di casa come per fargli pesare la distanza esistente tra i nostri due mondi, ero corsa nello studio al piano superiore e avevo prelevato dalla cassaforte mille euro in contanti e scesa di nuovo al piano di sotto gli avevo gettato per terra i soldi, come fosse un accattone che ti vuoi levare dalla coscienza. Lui con umiltà si era chinato, aveva raccolto i soldi e se ne era andato per sempre dalla mia vita.” “E tu Anna non avevi chiesto nulla a Pietro in merito al luogo dov’era diretto?” La voce di Paola era lievemente contrariata alla notizia che Anna un paio di anni prima avrebbe potuto venire a conoscenza del luogo dove Gianni aveva deciso di stabilirsi per sempre ma aveva soprasseduto con totale indifferenza. “No Paola; ti ho detto che all’epoca ero sballata completamente!” “Ma non capisco cosa c’entri la storia che mi stai raccontando con il fatto che ora ci stiamo recando in tutta fretta a casa tua Anna?” “Spero di poter rispondere a questa tua domanda fra poco Paola.” E intanto che Anna rispondeva all’amica, il taxi aveva raggiunto la casa: Paola era scesa subito dietro di lei dall’auto e aveva dovuto accelerare il passo per starle dietro. L’amica sembrava come impazzita dalla necessità di comprendere. In casa, Anna aveva cominciato a rovistare in tutti i cassetti che trovava a portata di mano, svuotandoli completamente del contenuto e buttando tutto in terra, sotto lo sguardo attonito e riverente delle due collaboratrici domestiche e di Paola che se ne stava in disparte per non caricare ansia su ansia. “Dove cazzo l’ho messa!” Ripeteva tra sé. “Cosa stai cercando Anna? Se mi coinvolgi in questa tua ricerca folle, forse ti posso aiutare.” “Sto cercando una cartolina Paola, una cazzo di cartolina!” Nella voce di Anna c’era tutta la disperazione di chi sa che su quella cartolina avrebbe potuto trovare un indizio importante ma ha il dubbio di averla gettata via. “Fermati un attimo Anna, respira ti prego! Se continui a cercare come una matta senza adottare un criterio, non fai altro che aggiungere stress all’agitazione e questo di certo non aiuta nella ricerca. Rifletti un secondo: ritorna con la mente al giorno in cui l’hai ricevuta.” L’incursione verbale di Paola in quella corsa impazzita di Anna, aveva avuto l’effetto di calmarla, almeno momentaneamente; si era lasciata andare sull’ampio divano posto al centro della sala per cercare di riordinare le idee guardando il soffitto. “Mi è stata recapitata due anni fa, qualche settimana dopo che Pietro era venuto a casa: ero appena tornata dal lavoro e come spesso capitava, mi ero seduta in cucina a leggere la posta e tra le varie lettere e bollette da pagare mi ero ritrovata tra le mani la cartolina. In un primo momento non ci avevo dato peso più di tanto e l’avevo lasciata sull’isola posta al centro della cucina. La mattina successiva, mentre ero intenta a fare colazione, avevo buttato l’occhio al soggetto ritratto nella cartolina: era una foto delle dune di Maspalomas a Gran Canaria!” Alla parola ‘Maspalomas’ a Paola si erano illuminati gli occhi: il suo cervello aveva associato quel nome alla vacanza che i quattro amici avevano fatto insieme 25 anni prima. “Ma cosa c’era scritto Anna sul retro della cartolina?” Paola non si era resa conto che quella domanda l’aveva posta a nessuno: infatti Anna era sparita dalla cucina. Dopo qualche istante l’aveva vista sbucare dalla porta con in mano qualcosa. “Eureka! L’ho trovata finalmente: era dentro una scatola di vecchi ricordi dove ero solita mettere biglietti e lettere che Gianni e io ci scrivevamo quando eravamo fidanzati. Non ricordavo proprio di averla messa lì.” “Cosa c’è scritto Anna?” “Tieni…” Ricevuta la cartolina da Anna, Paola l’aveva girata e sul retro aveva letto:

La felicità si nasconde nei dettagli

Al posto della firma, una faccina sorridente, tipo emoticon, con l’occhio strizzato. Le due donne si erano guardate perplesse: “Che cavolo significa questa frase?” Si era domandata Paola con occhio bovino. “Riconosci la scrittura Anna?” Paola aveva passato la cartolina all’amica: sembrava una patata bollente che nessuna delle due era in grado di tenere in mano per più di qualche secondo da quanto continuavano a rimpallarsela da una all’altra. “E’ inconfondibilmente la scrittura di Pietro, non ho dubbi.” “Cosa è indicato sul timbro postale?” “12 novembre 2015: circa lo stesso periodo, settimana più, settimana meno, in cui Pietro si era recato qui a casa mia chiedendomi i 1.000 euro.” Intanto che parlava, Anna aveva girato la cartolina sul fronte: erano ritratte le famose dune naturali di sabbia desertica, dalla parte dove svetta imponente e maestoso il faro dell’isola. Paola si era avvicinata alla cartolina che Anna teneva tra le mani e, strizzando gli occhi, si era messa a scrutare centimetro per centimetro, alla ricerca di qualche indizio. Dopo qualche minuto aveva sollevato la testa e si era lasciata andare in un sospiro di rassegnazione. “Non vedo nulla Anna che possa minimamente ricondurre a Gianni.” Lo sguardo di Paola, da euforico e pieno di aspettative di poco prima si era come smorzato di colpo. “Nemmeno io Paola. E poi non capisco perché tutto questo mistero. Se Pietro aveva voglia di farmi sapere dove si trovava, poteva semplicemente scrivermi che era lì e che aveva voglia di vedermi.” “Saresti stata pronta Anna, all’epoca, a ricevere da tuo fratello una frase come quella che hai appena citato? Sii sincera! Dopo tutto quello che mi hai raccontato che gli avevi vomitato addosso quando era venuto a chiederti i soldi?” Anna a quella duplice domanda retorica dell’amica non aveva risposto, ma il suo sguardo si era perso nel vuoto tra un po’ ricordi e un vagone di rammarichi. “Sai quanto Pietro è sempre stato un maestro dell’arte maieutica; ti ricordi quanto era in grado, semplicemente ponendo le domande nel modo giusto e al momento giusto, di tirare fuori le verità nascoste che ognuno di noi, immaturi adolescenti all’epoca, non sapevamo nemmeno di avere dentro.” “E mentre quando eravamo ragazzi, esercitava questa sua passione con le parole, io credo che con questa cartolina lui abbia giocato benevolmente con te: solo quando fossi stata pronta dentro il tuo cuore a ricongiungerti con lui, se mai lo fossi stata, avresti messo l’energia necessaria per risolvere questo piccolo enigma.” Alla chiusura di quel breve monologo di Paola,  come se fosse stata colta da un fulmine a ciel sereno che le aveva squartato il cervello, Anna aveva strappato di mano la cartolina a Paola ed era corsa in fondo all’ampia cucina, nell’angolo dove era posizionata la madia di fine ottocento: aveva aperto un cassetto e a colpo sicuro aveva estratto una piccola lente di ingrandimento che era solita usare quando doveva leggere le clausole di qualche contratto, sempre scritte con caratteri da lillipuziano. “Cazzo Paola, vieni a vedere: ho trovato qualcosa!” La voce di Anna era un misto di eccitazione e incredulità. “Guarda lì:” le aveva detto porgendole la lente. “Non vedo nulla Anna.” “Osserva l’insegna di quel ristorante situato a fianco del faro; che cosa leggi?” Paola aveva strizzato gli occhi per mettere a fuoco quella scritta dai caratteri infinitesimali. “Bi-bi restaurant…” aveva letto con fare incerto e di colpo la voce le era calata di tono e intensità, diventando quasi un soffio d’alito dall’incredulità. “Bi-bi era il soprannome con cui Gianni era solito chiamarti nel periodo in cui eravate fidanzati e questa non può certo essere una coincidenza!” “È quello che penso io amica mia!” Le aveva risposto Anna con esultanza. “La felicità si annida nei dettagli Paola! La felicità si annida nei dettagli cazzo!” Per alcuni minuti sospesi nel nulla, le due amiche erano rimaste fuse in un abbraccio che assomigliava a un groviglio di corpi, tanto era carico di tensione e aspettative e avevano pianto ininterrottamente lacrime di felicità. Appena ripresesi da quel lungo abbraccio, Anna si era subito messa al PC per prenotare il primo volo per Gran Canaria. Ora sono lì, dentro quella utilitaria, in attesa di trovare il coraggio di scendere e andare incontro al loro destino. Nessuna delle due sa come si comporterà alla vista di Gianni e, sperano entrambe, di Pietro: alternano momenti di eccitazione data dal pensiero di ritrovarsi in quel luogo tutti insieme, di nuovo, dopo 25 anni, a fasi di dubbi e timori che le vecchie ferite e i rancori per cui si erano separati tanti anni prima, siano talmente incrostati attorno ai loro schemi mentali, da non permettere più a nessuno dei quattro di trovare la strada per un ricongiungimento. Percorrono il viale che divide la zona in cui hanno parcheggiato dal lungo mare che porta al faro, quasi trattenendo il respiro. Paola ha tentato più volte, ma invano, di prendere la mano di Anna, non tanto perché abbia voglia di fare la fidanzatina, ma per trovare il coraggio di affrontare qualcosa di cui non riesce minimamente ad immaginarne l’esito. Ma Anna non vuole essere distratta da nulla, nemmeno da un contatto con Paola: ha bisogno di concentrazione e anche solo pensare di tenere la mano all’amica la distrae da quel momento che ha per lei tutta l’aria della solennità. Si fermano a una cinquantina di metri dal ristorante: l’insegna, come indicato sulla cartolina che Paola aveva riposto nel suo zaino quasi fosse una reliquia rara e preziosa, indica ancora: ‘Bi-bi Italian restaurant’. Le due amiche si guardano: ora è Anna a cercare le mani di Paola; le sente umidicce a causa dell’agitazione. “Sempre insieme? Qualunque cosa succeda?” Ha bisogno di essere rassicurata che comunque vadano le cose, loro non si separeranno più. Ha paura di essere risucchiata di nuovo nella vecchia vita e Paola in tal senso è il suo biglietto di sola andata per un futuro diverso. “Sempre insieme! Promesso!” Le risponde l’amica con voce morbida e rassicurante guardandola fissa negli occhi. Le labbra di Anna si avvicinano a quelle di Paola a sfiorarle impercettibilmente. “Ti amo e ti ho sempre amata Paola! Ora lo so, come so che sto respirando, nel modo più semplice e diretto che conosca, e questo  basta a rendermi felice!” Quello slancio improvviso di Anna riempie il cuore di gioia dell’amica che con tono gentile, spostando lo sguardo impercettibilmente verso l’oceano spennellato d’argento dai raggi del sole, risponde: “Lo sapevo che ne sarebbe valsa la pena aspettarti per tutti questi anni.” Riprendono il cammino con gli stessi dubbi e perplessità di prima, ma con una certezza e un sollievo nel cuore: comunque andranno le cose, d’ora in poi gli oneri saranno divisi per due e questo ne allevierà le pene. “Buongiorno: siete aperti?” Anna butta lì quella domanda quasi fosse una dei milioni di turisti che ogni anno si recano in quel luogo per prendere il sole e non certo per cercare due amici perduti da una vita. “Si accomodatevi, siamo sempre aperti da queste parti.” Risponde con accento calabrese leggermente ritmato da una impercettibile cadenza spagnola, un signore sulla cinquantina, basso, tarchiato e pelato, con baffi neri lucenti. Anna e Paola rimangono interdette per un attimo: entrambe pensavano di trovare Gianni a muoversi tra i tavoli di quel ristorante, ma quello davanti a loro tutto è fuorché il fratello di Paola. Paola si munisce di coraggio e intanto che Anna occupa un tavolino  vicino all’entrata, va incontro a quell’uomo e con timidezza domanda: “Conosce per caso un certo Gianni Anselmi?” Vorrebbe fuggire: ha paura di sentirsi rispondere che da quelle parti non hanno mai sentito nessuno con quel nome. “Certo che lo conosco!” Risponde con fare amichevole e spontaneo l’uomo nel modo tipico che gli italiani all’estero hanno quando ritrovano altri connazionali. A quella risposta Anna, che stava ascoltando la conversazione quasi in disparte seduta al tavolo, si alza e si avvicina repentina ai due. “Sono stato il suo cameriere per anni in questo locale prima che  mi vendesse la baracca.” “Come ‘vendesse la baracca’?” “Si, ha venduto per seguire l’amore; sono oramai 6 anni che mi ha ceduto il locale. Negli ultimi periodi, prima di vendere, era più là che qua e poi ha deciso di trasferirsi definitivamente.” “Trasferirsi dove?” “In Messico.” Paola alla parola Messico ha come un sussulto, quasi una scossa elettrica che le infonde energia: si mette a rovistare nello zaino finché non trova la cartolina. “Non lo avevamo notato prima Anna;” si rivolge all’amica indicando il francobollo della cartolina che tiene tra le mani: “Questa cartolina non è stata affrancata da qui, ma dal Messico…” “Questo significa che Pietro e Gianni sono insieme!” Anna conclude la frase che Paola aveva lasciato in sospeso con una vena di euforia. Pensa per un attimo al fatto che anche se non riuscissero a incontrarsi più tutti quattro, la vita avrebbe comunque riequilibrato gli eventi nel modo corretto: lei e Paola insieme senza più nessuna barriera a tenerle lontane e Gianni e Pietro di nuovo a condividere la vita sostenendosi a vicenda come avevano fatto da ragazzi. I pensieri di Anna si dileguano al suono della voce del proprietario del locale: “L’ultima volta che l’ho visto è stato 2 fa, non ricordo di preciso l’anno: forse luglio o agosto del 2015, giù di lì.” L’uomo ha voglia di parlare: forse il ricordo del tempo passato con Gianni lì in quel ristorante gli genera piacere o forse semplicemente perché, in fondo, sente per quelle due donne lo stesso affetto che prova per lui. “Era solo e aveva fretta: mi ha salutato in modo superficiale e poi se n’è andato quasi avesse timore che io gli chiedessi informazioni sulla nuova vita. Non era più lo stesso Gianni che avevo conosciuto io: lo sguardo non era più quello di un tempo; avevo notato una vena di tristezza che lo condizionava.” Intanto che parla si reca in cucina e dopo qualche istante esce con una cartolina tra le mani. “Ecco, tenete;” porge la cartolina alle due donne; “da quello che posso capire, ne avete più bisogno voi di quanto non serva a me.” Anna gira la cartolina sul retro:

Gianni Anselmi

Paseos de la Reforma, 30

Zihuatanejo, Messico

Niente altro che l’indirizzo e una faccina sorridente, tipo emoticon, con l’occhio strizzato. Sul fronte della cartolina, una spiaggia di sabbia bianchissima, alcuni ombrelloni, e in lontananza un pò di hotel, sparsi qua e là. “Mi è stata recapita un paio di anni fa, a fine 2015 circa…” L’uomo lascia in sospeso la frase: ora è assorto nei suoi pensieri che  dopo poco vengono interrotti dalla voce di Anna: “Ma è la calligrafia di Pietro!” Anna abbassa le braccia, la cartolina ben stretta nella mano destra, lo sguardo rivolto impercettibilmente in alto a sinistra: sta riflettendo. “E’ come se ci stesse lasciando degli indizi Paola, con l’intento di spingerci ad andare nei luoghi dove ha vissuto Gianni.” “Ora sono io a non capire Anna;” Paola ha lo sguardo perso nel vuoto. “E’ come se Pietro abbia lasciato delle tracce dietro di sé nella speranza che un giorno ci decidessimo a iniziare questa sorta di caccia al tesoro in giro per il mondo.” “Si ma perché Anna? E anche se fosse, in questo caso quale dovrebbe essere il tesoro che dobbiamo cercare?” “Non lo so Paola, proprio non lo so ma più ci addentriamo in questa storia, più cresce in me il desiderio di andare avanti, di capire cosa ci sta sotto a questa vicenda.” Anna si siede, mette entrambi i gomiti su un tavolino a ridosso della cassa e appoggia il mento su entrambe le mani: è solita farlo fin da bambina quando si fa prendere da un sogno che la porta lontano. In questo caso il sogno riguarda lei e i suoi amici, i quattro cavalieri della tavola rotonda. La voce di Paola la riporta al presente da quel viaggio onirico in una dimensione che sa di vago. “Prendi il PC portatile Anna: cerchiamo il modo più diretto per recarci in questo posto dal nome impronunciabile! Anche io, più mi addentro in questa storia, più sento il bisogno di capire e soprattutto di riabbracciare mio fratello.”

Parte 6 Il duplice malinteso

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Parte 1 Toccare il fondo

Parte 2 – Vita di coppia a quattro

Parte 3 – Scegliere di essere diversi

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Parte 5 L’incontro

Anna è seduta sul sedile posteriore dell’auto in un pomeriggio inoltrato di Maggio, a fianco a lei Paola; Gianni e Pietro occupano i sedili anteriori, Gianni è alla guida.

Hanno lasciato Bologna da circa quaranta minuti e dal momento in cui sono saliti in auto nessuno ha proferito parola; l’aria è pesante e quella spensieratezza che aveva unito i quattro un tempo, ora è solo un debole ricordo. Ognuno è assorto nei propri pensieri, buona parte dei quali riguardano qualcuno degli altri tre; covano sotto la cenere una serie di rancori incrociati che non aspettano altro che una scintilla per esplodere. Sono come quattro mine vaganti pronte a brillare al minimo tremore dell’ambiente circostante.

Anna sta riflettendo e scandagliando le relazioni che ha con gli altri tre componenti del gruppo: non prova nessuna forma di nostalgia per quanto avevano e quanto hanno perso, ma solo una asettica curiosità di capire quale fosse il collante che li ha tenuti così uniti per poco meno di vent’anni. In alcuni momenti ha pure provato a sforzarsi di rimettere insieme i pezzi sparsi della loro storia che sente non appartenerle più, ma appena si è trovata davanti, a turno, uno dei tre amici, quella buona volontà di provare a ricucire qualcosa, si è annegata nel mare dei rancori e  dei sensi di colpa.

Lei stessa, se si guarda dentro non è più quella di qualche mese prima: sono cambiate tante cose e la vicenda con Claudio Zanetti, il consulente con cui aveva avuto quella serata di trasgressione totale, ha definitivamente sancito la fine di ciò che Anna era stata in passato. Nei giorni successivi a quella vicenda, aveva attraversato dei momenti di totale confusione: non si riconosceva più e non aveva ancora capito che piega avrebbe preso la sua vita in futuro. Pian piano che i giorni passavano, quel senso di smarrimento e vuoto interiore, aveva lasciato il posto a un indurimento generale del suo modo di affrontare la vita e trattare gli altri. È diventata molto più impaziente verso le situazioni di indolenza e indecisione delle persone che si trova innanzi, Gianni in primis e quando qualcosa non va come lei desidera, si fa prendere da scatti di rabbia che la trasformano emotivamente e fisicamente. Anche i lineamenti si sono induriti, probabilmente anche a causa di un dimagrimento notevole che l’ha coinvolta negli ultimi mesi. Questo cambio importante nella vita di Anna è dovuto anche all’uso della cocaina: dopo la serata passata con Zanetti infatti, ha iniziato a farne uso con sempre più frequenza e questo contribuisce a far emergere il suo lato aggressivo e poco disponibile. Oramai sente che la strada imboccata è a senso unico: non può più tornare indietro ma solo spingere l’acceleratore a fondo guardando avanti.

Osserva il paesaggio fuori dal finestrino perdere nitidezza di contorni con l’aumentare della velocità dell’auto e ripensa a quella mattina, qualche mese prima, quando si è dovuta recare in ospedale per il raschiamento che avrebbe posto la parola fine su quella gravidanza inaspettata e indesiderata. Per un momento, dopo aver saputo di essere rimasta incinta, aveva pensato di tenere il bambino: in fondo, si era detta tra sé, quante ragazze madri ci sono a questo mondo che crescono i figli senza avere vicino la componente maschile? Ma poi quel pensiero aveva lasciato il posto ai timori di perdere ciò che aveva e ciò che in futuro avrebbe potuto diventare immolandosi completamente alle richieste del padre/padrone. Era più forte di lei: sentiva il desiderio di fare soldi, diventare ricca e potente come e più di quanto non lo fosse il padre e stava capendo che sarebbe stata disposta a tutto pur di non perdere quella occasione. Il denaro e il mondo che stava attorno ad esso erano gli unici aspetti per cui lei era disposta a fare sacrifici e scendere a compromessi; tutto il resto poteva essere cestinato. Questi erano stati i pensieri che l’avevano spinta ad abortire quella mattina, dopo alcuni giorni passati nell’angoscia dell’indecisione.

C’era poi un altro aspetto che prendeva i pensieri di Anna quel pomeriggio dentro l’auto che li stava conducendo a Ravenna al matrimonio di un amico comune: da quella mattina che aveva aperto il proprio cuore al fratello Pietro raccontandogli tutto quello che era successo con Zanetti, lo odiava. Lo odiava in primis perché la reazione che lui aveva avuto al racconto di quella sua serata sfrenata, pensava fosse la causa delle decisioni che lei aveva preso nelle settimane successive. Al fratello gli addossava la responsabilità per essersi fatta prendere completamente dalla droga. Lo colpevolizzava inoltre di averle fatto prendere la decisione di abortire e lo detestava perché di fronte a una sorella che gli aveva aperto il cuore con onestà, lui si era più preoccupato per Gianni e per il gruppo di amici. Anna pensava che sarebbe bastato che Pietro l’avesse stretta in un abbraccio infinito quella mattina, rassicurandola che tutto sarebbe andato bene, per farle riacquistare fiducia in sé stessa e forse tutto quello che era stato, avrebbe ripreso vigore.

Sentiva rancore anche nei confronti degli altri due amici e verso sé stessa: quello che c’era stato tra di loro in passato aveva deformato tutte le sue percezioni in fatto di scelte prese e da prendere. Quell’aborto, ora seduta lì in quella macchina con tre persone a cui era stata legata in modo fraterno e che ora non riconosceva più come tali, era anche e soprattutto la conseguenza di un senso di colpa che la corrodeva dentro in silenzio: da subito aveva considerato quanto successo con Zanetti un atto di tradimento verso gli amici più che verso il fidanzato e quel senso di colpa l’aveva spinta ad abortire per evitare che il gruppo dei quattro si sfaldasse.

Era una vita che ognuno dei componenti dentro a quel gruppo prendevano decisioni più o meno importanti facendosi guidare solo ed esclusivamente dal timore che l’amicizia si sarebbe potuta rompere. E questo aveva condizionato enormemente la la loro vita.

L’unica che in apparenza sembrava non essersi fatta traviare dal preservare il gruppo di amici era Paola che, con quella sua calma proverbiale e quell’equilibrio che sembrava avere radici orientali, non aveva mai rinunciato a se stessa.

Comunque questa forma di vita in comune con gli altri tre, Anna non la sopporta più: ha bisogno di prendere le decisioni pensando solo ed esclusivamente a sé stessa e poco importa se queste hanno degli influssi negativi sul gruppo; in poche parole, ha bisogno di riappropriarsi della propria vita.

E poi c’è Gianni: con lui le cose non andavano più come un tempo da mesi e ora, guardandolo lì intento a guidare, con quei suoi modi un po’ goffi e indecisi di affrontare ogni cosa, non comprende più quale sia stato l’elemento principale che l’aveva attratta di lui. L’unica certezza che ha, è che non lo ama più: nelle ultime settimane lui, com’era ovvio che fosse, aveva tentato più volte di fare l’amore, ma lei si era sempre negata. Di quella forma di sesso da fidanzati non le interessava più nulla: quel suo lato aggressivo da dominatrice sentiva appartenerlee percepiva che quella era la sua porta di accesso alla vita di domani. 

Infine Paola: le cose si complicano un po’ quando pensa a lei. In realtà è consapevole che entrambe, lei e l’amica, hanno lasciato in sospeso un argomento dopo quel pomeriggio di qualche anno prima alle Canarie, ma quello è un aspetto della sua vita che lei proprio non sa come affrontare e soprattutto, visto il desiderio che ha di entrare in certi ambienti che profumano di soldi e di potere, svelare la propria omosessualità, potrebbe essere deleterio per il suo futuro. È vero, è un atto di codardia, ma è espresso per raggiungere un obiettivo più importante. Ora, nella sua vita, non c’è spazio per una relazione, oltretutto un amore lesbico che nascerebbe all’insegna delle complicazioni e del dover dare spiegazioni a tutti, in prima battuta a suo padre.

Ha bisogno di semplificarsi la vita: non vuole avere inutili pesi e rotture di scatole. Paola è lì; la percepisce come qualcosa di sospeso nel tempo, quasi l’avesse congelata per tirarla fuori dal congelatore se un domani ne avrà bisogno. Di lei si fida ciecamente e soprattutto la stima e la rispetta per aver taciuto quanto successo tra loro due e non averle mai fatto pressioni di nessun genere, nonostante capisca che per lei non deve essere stato facile e per questo la rispetta e la stima ancora di più. Non vuole assolutamente riconoscere a sé stessa che le vuole bene, perché aprirsi a quel tipo di sentimenti nei suoi confronti, significherebbe aprire una breccia su una voragine dentro cui potrebbe perdersi facilmente.

Si gira a guardare l’amica seduta di fianco a lei; è incredibile quanto sia in grado di essere serena e felice in ogni situazione, anche in un’occasione come quella, nella quale la tensione fra i quattro è talmente densa da potersi tagliare con un coltello.

In realtà Paola è comunque molto rammaricata nell’animo: è brava ad incassare e nel tempo a farsene una ragione, ma la vicenda con Anna le ha fatto passare non poche notti insonni. Non prova rancore verso l’amica: ci è passata anche lei per quel tipo di indecisioni che riguardano la propria natura sessuale e sa che possono rappresentare degli scogli insormontabili, soprattutto quando si ha un padre come quello di Anna e una madre completamente alla mercé di un despota che vuole sempre prevaricare su tutto e tutti. È difficile affrancarsi da quel tipo di situazioni, oltretutto quando lo stesso padre è colui che ti può aprire le porte di un’arena fatta di soldi e potere. All’inizio aveva provato un misto di rabbia e invidia nei confronti di Gianni ma poi, col passare del tempo, il bene fraterno che prova e quella sua aria da eterno bambino, avevano sciolto ogni forma di rancore nei suoi confronti e ora, anzi, soffriva pure a vedere il fratello starci male per quel cambio di comportamenti molto marcato che Anna sta dimostrando nei suoi confronti. Tutto sommato Paola ora sente che la sua vita sta prendendo la piega giusta, sebbene non sia la piega che lei avrebbe desiderato, ma è consapevole che bisogna lasciare andare le cose come devono andare.

Nella parte anteriore dell’auto le cose per i due maschietti sul fronte pensieri negativi e rancori non vanno molto meglio.

Gianni è praticamente uno zombie da quando ha percepito che Anna è uscita dalla sua sfera di influenza. Continua a pensare e ripensare dove e quando ha fatto qualche passo falso che li ha condotti su quel binario morto della loro relazione; non riesce proprio a uscire da quell’impasse di pensieri. Le ha chiesto più volte di dirgli tranquillamente se nella sua vita c’è un’altra persona, ma lei continua a negare e a fargli presente, non senza qualche insulto di mezzo, che il motivo della loro crisi è dovuta ad altro che però non si è mai degnata di specificare. Gianni tra le altre cose non può più nemmeno contare sulla spalla amica e fidata dell’amico Pietro: quando in passato le cose con qualche ragazza per lui non si erano messe bene, Pietro gli era a fianco a dispensare consigli con aria decisa e maestra. Ma è qualche mese che, quando Gianni prova anche solo ad accennare ai problemi che ha con Anna, Pietro si defila completamente dal discorso e in alcune occasioni è pure scappato pur di non affrontare l’argomento. Gianni non capisce quel comportamento dell’amico: è vero che Pietro è fratello di Anna e potrebbe non avere voglia di immischiarsi, ma considerando l’affiatamento che c’era fra di loro un tempo, gli sembra un comportamento comunque molto strano e alquanto eccessivo nei suoi confronti. Tra le altre cose, mentre un tempo il loro rapporto era sempre stato all’insegna della presa in giro e della spensieratezza e loro su quello avevano tessuto le fila di un’amicizia spontanea e spassosa, ora a Gianni sembra di parlare con un bacchettone settantenne da tanto pomposo e viscoso è il modo di colloquiare dell’amico. Non ha più voglia di stare allo scherzo e in alcune occasioni Gianni ha cercato pure una scusa per evitare di doverlo sopportare oltremodo tanto è pesante nei suoi modi di esprimersi.

I pensieri di Pietro, a fianco, sul sedile del passeggero, sembrano viaggiare all’unisono con quelli di Gianni: l’argomento infatti è lo stesso e cioè Anna. Mentre Gianni è completamente in balia dei suoi pensieri perché non riesce a capire quella ritrosia della ragazza, Pietro lo è perché sa fin troppo di quello che ha combinato la sorella ultimamente e questo gli genera un senso di colpa micidiale nei confronti dell’amico fraterno. È talmente combattuto tra tenere la parte alla sorella non svelando quanto lei gli ha detto mesi prima da un lato e, dall’altro, cedere al bene che sente nei confronti dell’amico, raccontandogli ogni cosa, che preferisce quasi non frequentare più Gianni per evitare di stare male ogni volta. E questo aspetto gli sta provocando un dolore all’anima insopportabile perché conosce l’amico e sa che proprio ora avrebbe bisogno di averlo accanto.

Nei confronti di Anna invece prova un odio smisurato: non la considera quasi più sua sorella e ogni volta che lei apre bocca, lui interviene intromettendosi con modi rudi e volgari giusto per il piacere di farla arrabbiare. Ad averlo così infastidito di Anna non è stato ciò che ha fatto, bensì il fatto che lei ha generato tutto quel casino per legare l’asino dove vuole il padrone e il padrone in quel caso è il padre. L’odio che provava e prova per il padre ora lo ha esteso anche alla sorella che a lui sembra sempre più simile, nei modi di fare e pure nelle fattezze, a quel gerarca nazista del genitore.

È vero, come gli ha rinfacciato Anna mesi prima durante quella conversazione, lui ha combinato un gran casino quel giorno di qualche mese prima appiccando l’incendio doloso in azienda dal padre, ma per quel casino sta pagando quello che deve pagare e non si è di certo venduto ai soldi del genitore per comodità. 

I pensieri di Pietro inoltre sono molto confusi per via della probabile condanna che di lì a poco vedrà pendere sulla sua testa: ha parlato ultimamente con il suo avvocato il quale gli ha riferito di prepararsi al peggio, visto anche la reazione inaspettata avuta dal padre a quel suo gesto idiota di qualche mese prima.

“Parcheggia lì Gianni, sul prato, anche se dobbiamo fare due passi a piedi non fa nulla!”

L’auto coi quattro a bordo è giunta al luogo dove si svolgerà il matrimonio.

“Per te non farà nulla! Noi abbiamo i tacchi e camminare sull’erba non è per niente facile!” Anna risponde al fratello con un tono così sgarbato che Paola impercettibilmente le tocca un braccio come per trattenere quella sua irruenza. In quel frangente Anna guarda l’amica con fare truce: sembra che non voglia essere contraddetta da nessuno; è come se avesse un fuoco dentro che arde e la fa scattare per ogni piccola cosa.

“Va bene calmatevi voi due!“ Risponde Gianni facendo il pacificatore, “ora vi accompagno con la macchina fino davanti all’entrata e poi, se non trovo posto, vengo a parcheggiare qui.”

Il matrimonio si tiene nel parco di una delle ville più antiche del territorio ravennate, una residenza con 400 anni di storia alle spalle, completamente immersa nel verde, che affittano per festeggiare matrimoni di lusso.

Gianni ha lasciato i tre amici davanti alla porta di ingresso ed è andato a parcheggiare l’auto poco distante; quando entra all’interno del parco della villa, rimane sorpreso dal fatto che nessuno degli amici si sia fermato ad aspettarlo. Ancora scocciato da quella mancanza di rispetto nei suoi confronti, scorge Pietro poco distante sulla destra dell’entrata, vicino al tavolo degli aperitivi: è intento a parlare con una ragazza. È tipico suo pensa: appena arriva in un luogo che non conosce, deve marchiare il territorio come fosse un cagnolino che fa la pipì sugli alberi tutt’intorno. Ha bisogno di generare più contatti sociali possibili, meglio se con esponenti del sesso femminile.

Gianni si avvicina al tavolo degli aperitivi e si mette proprio dietro la ragazza con cui Pietro si sta intrattenendo e siccome questa, sebbene lui le stia appiccicato al sedere come fosse un francobollo, non vuole capire che se ne deve andare perché ha un’urgente bisogno di parlare con l’amico, le spara in faccia un:

“Senti, ci sono un milione di ragazzi alla festa, molto più carini del mio amico qui, credo tu meriti di meglio!” E con la mano la sposta letteralmente di lato; ha urgente bisogno di parlare con Pietro.

“Non sei stato carino con Sonia.” Lo rimprovera Pietro a voce alta.

“Ma che cazzo me ne frega di quella lì; ora tu mi dici che cazzo hai con me da qualche mese a questa parte!” Gianni è concitato e quello stato d’animo si percepisce nell’urgenza e nella trivialità che mette in ogni parola.

Nel frattempo è pure arrivata Paola.

“Ohh ma sei impazzito? Ti sei mangiato un fungo allucinogeno nel tragitto dal parcheggio a qui?” Pietro vuole cercare di far finta che tutto sia come un tempo e che quelle siano solo fantasie distorte di Gianni, ma un leggero tremore nella sua voce dimostra quanto lui ci stia male per quello che sta tenendo dentro.

“Che succede ragazzi? Qual è il problema adesso? Una volta voi due eravate inseparabili e ora sembra che veniate da due pianeti diversi da quanto uno è estraneo all’altro.” Paola prova a inserirsi nel discorso per fare da paciere.

“Tu Paola devi stare fuori da certe faccende che ci riguardano, hai capito?” Le risponde scorbutico Gianni.

“Ah sì, se la metti così Gianni hai proprio ragione me ne devo stare fuori da certe situazioni!”

La nonchalance di Paola in alcuni frangenti è micidiale per quanto riesce a mantenere la calma in situazioni nella quali altri reagirebbero bruscamente.

I due vedono Paola allontanarsi con passo leggero e Gianni torna alla carica con ancora più energia in corpo di prima:

“Pietro non prendermi per il culo: ti conosco da troppo tempo per non percepire che c’è qualcosa che non va con me!”

Gianni sta mettendo l’amico all’angolo; questa volta ha deciso di andare fino in fondo a costo di rimetterci l’amicizia, ma deve capire che cosa sta succedendo a loro quattro e a Pietro in particolare.

“Non te la devi prendere con me Gianni, prenditela con la tua ragazza va bene?” Pietro sta alzando la voce, lui che ha sempre fatto della arte retorica recitata con fare gentile la spina dorsale del suo modo di essere, ora sta perdendo le staffe.

“Che cosa c’entra ora Anna? Stai parlando a vanvera tu, ora?”

“Niente affatto Gianni, non sto parlando a vanvera, ma non ho nemmeno voglia di parlare con te di una cosa che riguarda voi due, tu e Anna! Non mi puoi costringere a parlare se non voglio farlo.”

Questa inaspettata risposta di Pietro, con tono grave e alquanto alterato, fa innervosire ancora di più Gianni:

“Che cazzo significa che non vuoi raccontarmi cos’è successo? Noi ci siamo sempre raccontati tutto Pietro, tutto!”

Gianni è concitato e in parte disperato perché lentamente sente la sua vita andare in frantumi: prima la fidanzata e amica da una vita; ora anche il suo amico fraterno.

“Che cosa ti ho fatto dimmi, per meritarmi la tua freddezza, soprattutto in un momento così complesso della mia vita?”

Quelle parole attivano le emozioni di Pietro al punto che, non sapendo più come uscire da quella situazione insopportabile, scappa più veloce che può da quella morsa verbale dentro la quale lo aveva stretto Gianni, lasciando l’amico immobile, lì in mezzo a decine di persone di cui conoscerà il 10%, con un bicchiere di prosecco in mano e la mandibola inferiore crollata come fosse un bracco che ha appena visto una allodola nel prato adiacente.

Dopo qualche istante di totale annebbiamento mentale, si riprende, appoggia il bicchiere ancora pieno sul tavolo e si mette alla ricerca frenetica di Anna: interroga tutti quelli che incontra e che conoscono entrambi, per sapere se l’hanno vista. Sembra un toro dentro l’arena, da tanto il suo incedere è concitato e furibondo; gli occhi sono fuori dalle orbite e sta assumendo un andatura rude e sgraziata tanto gli grava sul petto la necessità di sapere cosa sia successo alla fidanzata. Si alternano nella sua testa un milione di pensieri, tutti di natura negativa, che contribuiscono a far montare in lui un misto di ansia, paura e rabbia esplosivi.

Gli invitati che incontra lo guardano quasi fosse pazzo e probabilmente in quel frangente una vena di follia momentanea si è insinuata fra i suoi pensieri sani: non sta più rispondendo di sé, sente i battiti del cuore accelerare per ogni persona che incontra che non sa dirgli dove si trovi Anna.

Si sta recando verso la villa per cercare tracce di lei all’interno, quando si sente tirare per la giacca da dietro: si gira in modo così concitato che Paola pensa le voglia sferrare un pugno sul viso.

“Fermati fratello, fermati! Ti prego!”

Paola pensa che tutta quella folle corsa di Gianni, sia dovuta al fatto che Pietro, messo a conoscenza dalla sorella Anna in merito a quanto successo tra loro due quel pomeriggio nella stanza alle Canarie, gli abbia raccontato ogni cosa pervaso dai sensi di colpa.

“Fermati, ti prego! Posso spiegarti ogni cosa Gianni!”

Oramai il malinteso ha preso forza e da lì non si può più tornare indietro.

“Spiegarmi cosa Paola, spiegarmi cosa ? Cazzo!”

Gianni è sempre più agitato al pensiero che anche Paola sappia tutto e l’unico pirla a non essere al corrente di una cosa che lo riguarda è  proprio lui.

“E’ nato tutto per caso quel pomeriggio di cinque anni fa quando ci recammo alle Canarie.”

Gianni è in totale stato di confusione e le parole della sorella non stanno contribuendo certo a fare chiarezza.

“Vieni al dunque Paola!” Urla: la gente lì attorno lo osserva con fare incuriosito.

“Quello che è successo non è stato un semplice incontro di sesso, ma dietro c’era e c’è un sentimento profondo.”

Gli occhi di Gianni si sgranano: sta cominciando a capire qualcosa di quella storia intricata ma è talmente incredulo da essere quasi inebetito.

“Ma sentimento di cosa verso chi Paola? Cosa cazzo mi stai raccontando?”

In quel frangente Paola capisce che sono entrambi vittima di un malinteso e che Pietro non aveva raccontato nulla in merito alla storia che avevano avuto lei e Anna anni prima, ma oramai è troppo tardi, da lì si può solo avanzare.

“Gianni, io e Anna 5 anni fa abbiamo fatto sesso in quella quadrupla alle Canarie, intanto che tu e Pietro eravate in spiaggia!”

Paola ha vomitato quelle poche parole di getto, come se la velocità con cui le ha espresse facesse diminuire agli occhi di Gianni la gravità di quella confessione. Il fratello è immobile, a pochi passi da Paola, braccia penzolanti lungo il corpo: sembra un palloncino che si sta sgonfiando, man mano che la consapevolezza prende il controllo delle sue emozioni. Si lascia cadere in ginocchio sotto gli sguardi sempre più incuriositi dei presenti, alcuni dei quali si avvicinano per sincerarsi che stia bene. Paola gli si avvicina e piangendo gli prende la testa fra le braccia; lui non contraccambia l’abbraccio, le braccia ferme immobili lungo i fianchi quasi a fare da seconda pelle al corpo inginocchiato.

“Scusami tanto fratello mio, scusami tanto per quello che ho combinato!”

Lacrime amare scendono copiose rigandole il viso e inumidendo i capelli di Gianni che sembra ad ogni istante che passa sempre meno presente.

“Gianni parlami, dimmi qualcosa ti prego!”

Anche Paola adesso sta alzando la voce: è disperata, come se di colpo si rendesse conto del male che ha provocato a quel fratello con cui ha sempre condiviso ogni cosa, come se fossero dello stesso sesso. Fin da bambina, sebbene fosse due anni più piccola di Gianni, aveva sentito dentro un desiderio spontaneo di proteggerlo e di amarlo quasi fosse delicato e fragile come ceramica e ora era lì avvolta nel suo dolore per essere stata la causa della distruzione di tre rapporti contemporaneamente: quello tra loro due, quello tra  lui e Anna e infine la causa della distruzione dell’amicizia di tutti quattro.

“Da te non me lo sarei mai aspettato, non me lo sarei mai aspettato!” Le parla con un filo di voce: tutta l’energia che si sentiva in corpo fino a pochi minuti prima è evaporata. Le orecchie gli fischiano, tutto sembra girare vorticosamente intorno al suo corpo; a sprazzi gli sembra pure di non ricordare nemmeno dove si trovi. Scosta la sorella da sé con le ultime forze che gli sono rimaste in corpo.

“Mi fai schifo! Ma non per quello che sei veramente, ma per come ti comporti, tu con quell’aria da finto maestro zen, sei la peggiore di tutti noi, la peggiore!”

Si rialza e con passo incerto da zombie si dirige all’interno della villa in cerca dei bagni lasciando Paola lì in mezzo agli sguardi incuriositi dei presenti. Ha bisogno di sciacquarsi la faccia con l’acqua fredda. Non è nemmeno più tanto sicuro di voler incontrare Anna; non saprebbe come affrontarla e cosa dirle. Ha solo voglia di bagnarsi la faccia e fuggire via da quel palazzo che gli mette l’ansia, tanto è rimasto fermo all’epoca in cui lo hanno costruito. Per un attimo si sente come gli affreschi settecenteschi sui muri di quella villa imponente: anche lui e gli altri tre sono rimasti indietro a 18 anni prima quando si conobbero in quel villaggio turistico in Sardegna. Per certi versi è come se la loro storia non li abbia fatti evolvere verso la maturità. È come se fossero tutti rimasti al loro stato di bambini per una raggelante paura di cambiare: qualunque forma di cambiamento, anche il più infinitesimale, avrebbe potuto compromettere la loro amicizia e su quella minaccia che si erano auto imposti, tutti quattro avevano costruito una vita fatta di insane dipendenze reciproche.

Entra nel bagno e corre ai lavandini: gli sembra di soffocare e spera che la sensazione di fresco dell’acqua gli dia un po’ di sollievo. Si toglie la giacca e la appende al soffione asciugamani e si arrotola strette le maniche della camicia: con gesti ampi e voluttuosi comincia a gettarsi manate d’acqua sulla faccia, bagnandosi al contempo anche i pantaloni e la camicia.

“Mi spiace non avertelo detto prima Gianni, ma sono stato combattuto! Non dimenticarti che lei è sempre e comunque mia sorella ed io ero in mezzo tra due tipi di amore diversi: l’amore fraterno e il bene che io voglio a te amico mio.”

Gianni sente la voce di Pietro che gli arriva alle orecchie da dietro le spalle; probabilmente era talmente concitato entrando nella toilette, da non essersi reso conto che l’amico era lì.

“Certi tipi di relazioni quali quelle che noi inconsapevolmente abbiamo creato con la nostra amicizia alla lunga possono risultare malsane Gianni e infatti siamo arrivati al dunque: quello che abbiamo sempre cercato di scongiurare, la separazione del nostro gruppo di amici forte e coeso, si sta avverando oggi, nel luogo sbagliato e con modalità inaspettate. Ma credimi, venire a sapere dalla bocca della propria sorella, che fra le altre cose è la fidanzata del tuo migliore amico, che ha avuto un’avventura extraconiugale con uno sconosciuto più grande di lei di 20 anni, sotto l’effetto della cocaina e per di più a causa di quella storia di sesso lurido e marcio lei è rimasta incinta, non è una notizia semplice da affrontare per chi come me si è trovato in mezzo.”

Pietro fa una pausa e in quel frangente vede Gianni voltarsi: sembra una statua di gesso, immobile, è bagnato come fosse appena uscito in camicia e pantaloni da una vasca di acqua fredda, e dallo sguardo capisce di averlo perso per sempre.

Per Gianni è veramente troppo: in un pomeriggio, a distanza di nemmeno mezz’ora è venuto a conoscenza che Anna se l’è fatta con sua sorella anni prima e che ha avuto una storia di sesso e droga con uno di cui è rimasta pure incinta qualche settimana prima. Senza dire nulla all’amico, esce per sempre dalla sua vita sancendo definitivamente la fine di quell’alleanza malsana con quelle tre persone a cui aveva affidato la propria vita e a cui tanti anni prima avevano dato il nome di ‘quattro cavalieri della tavola rotonda.’

 

 

 

Parte 5 L’incontro

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Parte 1 Toccare il fondo

Parte 2 – Vita di coppia a quattro

Parte 3 – Scegliere di essere diversi

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Il boeing 757 della Air One aveva iniziato le procedure di discesa verso l’aeroporto  Gando a Gran Canaria. Gianni non aveva tenuto la bocca chiusa nemmeno per un minuto dei 240 circa della durata del volo.

“Gianni stiamo atterrando, te ne stai zitto almeno per questi cinque minuti che mancano a toccare terra?”

“Pietro sai che ho una paura fottuta di volare e devo scaricare la tensione in qualche modo.”

Le mani di Gianni erano inchiodate ai braccioli dei seggiolini, rigido sulla schiena.

“Tu non stai scaricando tensione Gianni, stai scaricando le nostre batterie!” Lo aveva rimproverato la sorella Paola con occhio bovino.

“Tu mi ami comunque è vero Bi-bi? Anche se ho paura di volare e su un aereo divento insopportabile?” Gianni aveva girato impercettibilmente la testa verso Anna mentre le poneva quella domanda che all’epoca entrambi davano per retorica.

“Io ti amo e ti amerei anche se dovessimo vivere su un aereo per il resto dei nostri giorni amore!”

Erano all’inizio della loro storia d’amore: stavano insieme da un paio di anni e vivevano di armonie comuni e frasi raccolte da storie di altri, lette sui libri o sentite nei film, che riadattavano alla meglio: ogni cosa diventava il pretesto giusto per rimarcare a sé stessi e al mondo quanto fosse stupendo e meraviglioso il loro amore.

“Mamma mia, mi sta venendo il vomito a sentire queste smancerie!” Si era inserita Paola in quella conversazione tra fidanzatini, facendo finta di mettersi due dita in gola come per vomitare.

“Sei solo invidiosa Paola del nostro meraviglioso amore.” Aveva ribattuto Anna calcando apposta sull’enfasi di quella frase sperando che l’amica stesse al gioco: le piaceva stuzzicarla con infantili giochetti verbali.

“Sicuramente Anna, la mia è tutta invidia: io non ho mai desiderato altro che un rapporto mieloso al punto da farmi venire il diabete!”

La vita privata di Paola era sempre stata un mistero per i tre amici: non si era mai pronunciata in merito alla sua vita sentimentale. Era sempre stata molto schiva anche quando le sue amiche e compagne di classe si raccontavano l’un l’altra le loro più o meno importanti storielle d’amore e mascherava divinamente questa ritrosia con una proverbiale capacità di stare sempre e comunque sopra le righe in ogni cosa. Sembrava quasi non avesse alcun desiderio di scoprire l’altro sesso, nessuna curiosità di confrontarsi, anche solo per il gusto di capire. Quando qualcuno dei 3 amici la prendeva in giro in merito alle questioni di cuore, lei era molto abile a incassare con nonchalance e a deviare facendo ripartire il discorso su altri binari.

“Ti farebbe un gran bene Paola, credi a me!” Aveva replicato Gianni sempre più rigido sulle spalle e con lo sguardo attento a percepire ogni tipo di rumore più o meno sinistro del velivolo.

“Va bene dottore, ci penserò!” Aveva chiuso in modo scherzoso Paola.

“Avete finito di scassare le palle voi tre? Sono 4 ore che non state zitti un secondo!”

Era arrivata la replica secca di Pietro che aveva sancito la fine di quella gioviale conversazione.

Dopo un trasferimento in macchina durato circa un’ora, erano giunti al villaggio turistico dove avevano deciso di trascorrere una settimana: era l’estate del 1990.

“Io voglio subito correre in spiaggia per sentire com’è l’acqua.” Gianni era ansioso di decretare ufficialmente l’inizio di quella vacanza e voleva farlo nel migliore dei modi, facendo un tuffo poderoso nelle acque fredde dell’oceano Atlantico.

“Io ti seguo a ruota Gianni!” Aveva replicato l’amico Pietro e entrambi in meno di dieci minuti erano già usciti, pantaloncini da mare indosso e telo sotto il braccio, lasciando le due ragazze sole nella quadrupla affacciata sulle dune di Maspalomas a disfare i bagagli.

“Ci pensi mai Anna come sarebbe stata la vita di tutti noi se non ci fossimo incontrati tanti anni fa nel villaggio turistico in Sardegna con le nostre rispettive famiglie?”

“Sarebbe stata una vita Paola, come tante, come le nostre quattro proprio qui e ora in questo frangente; in fondo ognuno di noi ama pensare che le proprie esperienze siano qualcosa di unico e speciale rispetto a quelle degli altri, ma credo che su questa terra ci siano milioni di mondi diversi che sono lì pronti per essere adottati da qualcuno e tutti sono ugualmente eccezionali se osservati dal punto di vista dei protagonisti di quelle storie.”

“Che risposta del cazzo Anna! Mi sembri un filosofo, di quelli che parlano mezz’ora senza esprimere nulla. La mia non era una domanda buttata lì a caso: ora che vi conosco e so come siamo insieme, non potrei pensare a nessun altro tipo di vita; tutto qua, voleva suonare come un complimento alla nostra amicizia posto sotto forma di domanda retorica!”

“E nemmeno la mia Paola voleva essere una risposta buttata lì a caso: ero molto seria in quello che stavo esprimendo poco fa. Volevo solo dire che se non ci fossimo conosciuti, non saremmo stati nemmeno assillati dal dubbio che hai espresso tu poc’anzi e la vita che adesso staremmo vivendo ci sembrerebbe comunque la nostra migliore vita.”

Anna era intenta a spalmarsi la crema solare, in topless davanti allo specchio del bagno, quando aveva percepito la presenza di Paola dietro di lei: non le dava alcun problema farsi vedere nuda dall’amica che considerava quasi una sorella, visto quanto erano state a contatto fin da bambine e trovava normale che entrambe entrassero e uscissero dal bagno quando una delle due era dentro.

Ma queste considerazioni alquanto neutre in merito alla condivisione di uno spazio molto intimo quale una toilette, erano di colpo crollate quando le mani dell’amica si erano adagiate morbidamente sulle sue spalle e avevano cominciato a massaggiarle con fare gentile. Percepiva nel profondo che in quel massaggio c’era molto di più di una coccola amichevole: altre volte era successo che Paola le prendesse le mani e gliele accarezzasse, oppure la abbracciasse stringendola forte a sé e trasferendole tutto il bene che le voleva, ma Anna in quei gesti non aveva mai percepito niente di più che un meraviglioso atto d’amore tra amiche.

Ma in quel frangente l’amica stava mettendo nei suoi gesti una carica di erotismo che provocava a Anna delle sensazioni contrastanti. Di certo c’era una cosa: a lei non dispiaceva affatto quello che Paola le stava praticando sulla schiena, al punto che percepiva una serie di brividi ravvicinati e continui che dai reni si propagavano come piccole vibranti contrazioni fino agli inguini.

Più le mani di Paola si muovevano sulla schiena di Anna disegnando ampi cerchi con grande maestria, più Anna si lasciava andare perdendo totalmente il controllo di sé.

Paola sapeva molto bene, in quanto donna, dove mettere le mani per far provare piacere all’amica; bastava solo mettersi in contatto con la parte più emozionale di sé stessa e fare ad Anna quello che avrebbe voluto che Anna facesse col suo corpo.

Anna d’altro canto, stava scoprendo un piacere del tutto nuovo, dettato da regole completamente femminili e questo in parte la sconvolgeva: l’amica in quel massaggio si concentrava sui centri di piacere periferici del  suo corpo, prendendosi cura, con le sue mani, di zone che Anna non avrebbe mai pensato potessero essere minimamente erogene, ma che le provocavano delle emozioni molto intense.

Non aveva mai provato nulla di simile nelle esperienze avute in precedenza con gli esponenti del sesso maschile, Gianni compreso. Tutti i suoi partner in passato erano sempre stati così concentrati su sé stessi e sull’unico obiettivo che vedevano innanzi, la penetrazione, da dimenticare che davanti si ritrovavano un essere che comunicava in modo globale con anima, corpo e cuore e non solo con ciò che aveva in mezzo alle gambe.

In quel vortice di pensieri, emozioni e piaceri, Anna si era voltata dolcemente e aveva appoggiato le sue labbra su quelle di Paola: ora sentiva le mani dell’amica che le massaggiavano dolcemente i capezzoli che si stavano inturgidendo ad ogni impercettibile sfioro dei  polpastrelli dell’amica.

“Perché Paola tutto questo?”

“Anna lasciati andare completamente al piacere del momento, evitando che il cervello vada alla ricerca costante di un perché.”

“Mi stai dicendo che quello che stiamo facendo adesso non ha un senso Paola?” La sua voce si stava abbassando di tono man mano che la sensazione di piacere le si insinuava tra le cosce; aveva buttato la testa all’indietro intanto che Paola le baciava il collo.

“Ne ha eccome di senso Anna.” La voce di Paola era sospirata, segno che ciò che stava facendo sul corpo dell’amica stava provocando una sensazione di intenso piacere anche a lei.

“Probabilmente però non il senso che il tuo cervello razionale vorrebbe appioppargli, tutto qua!”

“Si hai ragione; mi sto facendo troppe paranoie. L’unica cosa che so ora è che quello che stiamo facendo mi piace un casino!”

“Fatti guardare!”

Le aveva detto Paola con fare gentile e occhi vibranti. Le aveva lentamente sfilato le mutandine, facendosi guidare dall’istinto di donna, con movimenti calmi e ampi e si era leggermente scostata da lei per ammirare quella bellezza ancora acerba.

“Il tuo corpo è così docile al tocco, che mi viene male al cuore a pensare che venga anche solo sfiorato da rudi mani maschili.”

Anna aveva leggermente unito le ginocchia una contro l’altra e aveva d’istinto portato le mani verso il pube: si sentiva un pò in imbarazzo, non tanto per quello che stava succedendo tra di loro, bensì per il fatto che nessuno mai le aveva chiesto di farsi ammirare nuda come fosse un bel quadro appeso al muro. Anna per la prima volta si stava conoscendo veramente, stava assumendo consapevolezza della sua vera natura ed era come se si fosse aperto un varco tra due mondi dentro cui lei aveva guardato scorgendo sprazzi di infinito. Questa era la sensazione provata dopo che era riuscita a rilassarsi al punto da lasciarsi andare completamente tra le braccia dell’amica: una sensazione di saltare dentro uno spazio infinito che l’aveva fatta scoppiare in un orgasmo multiplo quasi catapultandola in un’altra dimensione, tanto era stato intenso e inaspettato.

Si erano amate per un’ora, quel pomeriggio di 25 anni prima, amate come nessuna delle due avrebbe mai pensato potesse accadere fra due donne. A parte le domande iniziali di Anna, poi non si erano dette più nulla in quell’ora di piacere: si erano talmente entrate dentro le rispettive anime che ogni tentativo di spiegare e dare un senso con le parole, sarebbe stato limitativo e fuorviante.

E poi, come era iniziata, quella cosa a cui nessuna delle due aveva voluto dare un nome, era finita e tutto era ripartito come se nulla fosse successo, come se quell’incontro fosse stato un momento meraviglioso dell’esistenza di entrambe sospeso completamente nel tempo.

Anna è seduta ad un tavolino di un bar di Piazza San Babila e sta aspettando che Paola da un momento all’altro entri dalla porta di ingresso. Il pensiero di quanto successo quel pomeriggio di 25 anni prima le accarezza dolcemente le interiora: le era capitato altre volte in passato di ripensare alla dolcezza di quegli istanti vissuti con l’amica, ma mai con l’intensità con cui i ricordi stanno ritornandole alla mente proprio lì dentro a quel bar; tutto colpa, o merito, dipende dai punti di vista pensa, di quell’incontro avuto con Paola qualche sera prima. Sente i battiti del cuore accelerare come se l’amica fosse ancora alle sue spalle a accarezzare le zone erogene della sua schiena, con gesti intensi e calibrati.

È molto confusa a causa della velocità con cui tutto si è sviluppato dopo l’incontro casuale avuto con Paola alla festa in casa sua. Si sente schiacciata tra due vite, quella passata e quella presente e di nessuna delle due sa al momento cosa farsene per costruirsi un futuro. Prima di prendere il coraggio di telefonare all’amica, ci ha dovuto pensare per un po’: sono stati giorni durante i quali è stata molto combattuta, ma poi ha prevalso il desiderio di dare risposta ad una serie di domande a cui lei negli ultimi 20 anni non ha dato seguito facendo finta che andasse bene così.

Il suo presente oramai è compromesso: non ha alcun rimpianto in merito a quanto successo qualche giorno prima in azienda col padre, anzi se tornasse indietro, avrebbe dato sfogo a quell’atto di ribellione molto prima nel tempo. Se ci riflette bene, anche se suo padre le chiedesse in ginocchio di tornare lei rifiuterebbe: non per orgoglio, anzi, quel sentimento è l’ultimo ad appartenerle, bensì perché quella sua crisi non è certo nata per un capriccio, ma sono anni che cova sotto la cenere e l’incontro con Paola è solo stato un innesco, per quante emozioni quell’innesco abbia generato.

Anna ha in questo momento solo una certezza: non vuole più ritornare al tipo di vita che conduceva fino a qualche giorno prima e non certo per una questione morale o perché si vergogni. Semplicemente quella vita non le trasferisce più quelle emozioni che le dava un tempo. Ora sente il bisogno di andare molto più a fondo  negli eventi della sua vita, lasciando che i moti insurrezionali che accadono in superficie facciano il loro corso senza interferire con essi; ha bisogno di cercare i propri valori fondamentali per cominciare a vivere in funzione di essi, lasciando al contempo che la vita faccia il suo corso senza più intercedere costantemente per cercare di controllarla.

Da qualche sera le tornano spesso alla mente i battibecchi avuti con Gianni due decenni prima: Gianni era sempre stato il re dell’incertezza e oggi che ci pensa, a distanza di tempo, sta cominciando a comprendere che quella che lei viveva come una forma estrema di debolezza dell’amico e allora fidanzato, in realtà esprimeva una grande forza interiore, la forza di lasciarsi guidare tipica di chi sa che comunque vadano le cose ha un porto sicuro in cui approdare per metter in salvo la sua imbarcazione e quel porto sicuro sono i propri principi fondamentali.

Vede entrare l’amica dalla porta d’ingresso del bar: le mani le cominciano a sudare all’istante. Avrebbe bisogno di una boccata di aria fresca o di un secchio di acqua gelida giù per la schiena. Le fa un timido cenno con la mano, quasi avesse ancora in serbo una impercettibile vena di incertezza in merito a quell’incontro.

“Ciao ragazzaccia!” Le fa Paola con un accenno di sorriso.

Anna la trova bella e interessante con quei suoi capelli rossi e ricci e quell’accenno di lentiggini a colorarle la parte superiore del naso: le viene da pensare che non aveva mai fatto caso con una tale lucidità ai particolari dell’amica. Quel pensiero spontaneo in merito alle fattezze di Paola, dalle tonalità erotico/sentimentali, le fa abbassare timidamente lo sguardo: le fa strano pensare a un complimento rivolto ad una ragazza, oltretutto una persona che è stata parte fondamentale della sua esistenza per i 18 anni della sua vita passata.

“Eh lo so, sono stata una ragazzaccia negli ultimi due decenni, ma sai com’è avevo bisogno di capire…”

Anna lascia apposta quella frase in sospeso: ha bisogno di mettere tra lei e l’amica un buon dialogo che stemperi la sensazione di freddo data dalla distanza che si è insinuata tra loro due in tutti quegli anni; per quanto affiatamento ci sia stato tra di loro in passato, sembrano comunque due pugili al primo round di quindici; si studiano per comprendere se i vecchi schemi relazionali possono ancora tenere e funzionare.

“Lo so Anna, l’ho sempre capito fin da quando eravamo adolescenti che su questo aspetto tu ed io eravamo completamente all’opposto.” Anche Paola sta giocando con la vaghezza delle parole per lasciare il tempo all’amica di riordinare la confusione di pensieri che percepisce guardandola fissa dentro quegli occhi verdi e sgranati.

“Spiegati meglio Paola;”

“Io in virtù dell’educazione datami dai miei genitori, ho sempre lasciato i miei sentimenti fare capolino alla porta della mia coscienza, dandogli la possibilità di esprimersi senza bisogno di reprimerli. Tu invece hai ricacciato quello che sei e provi nei meandri del tuo subconscio, lasciandoti prendere da comportamenti estremi e autolesionisti pur di evitare di arrenderti all’evidenza.”

“E qual è l’evidenza Paola? Che sono lesbica e non l’ho mai ammesso a me stessa?”

Anna ha lo sguardo smarrito: tutto ciò che le ha appena detto l’amica lo percepisce vero sul piano teorico ma non le è ancora entrata dentro l’idea che a lei piacciano le donne. Vede la mano di Paola avvicinarsi al suo viso: i polpastrelli della mano destra le accarezzano lievemente una tempia. Sebbene Anna ricordi nei dettagli il pomeriggio di tanti anni prima alle Canarie, riprovare le emozioni che nascono dall’essere toccata a quel modo le crea un sussulto che la fa impercettibilmente tremare e in quel fremito leggero percepisce che la risposta ai suoi dubbi è nel non cercare risposta alcuna, lasciando semplicemente che sia come deve essere.

Sente un gran desiderio di accarezzare a sua volta il volto di Paola: è una carezza quasi rubata a quella parte di sé che per anni ha fatto da sentinella a quella sua essenza, vigilando che essa non fuoriuscisse.

“Sono felice Anna tu mi abbia accarezzato a quel modo, qui in mezzo a tanta gente!”

“Era solo una carezza Paola niente più.”

“Si ma se rifletti, è la prima volta che decidi di fare qualcosa in modo spontaneo senza pensare alle conseguenze e questo per me è meraviglioso!”

“Lo è anche per me Paola! È come se un peso che avevo da una vita sulla coscienza, di colpo si fosse sciolto al sole di un consapevole atto di coraggio! È incredibile Paola quanto noi esseri umani siamo spesso a tanto così dalla felicità e per mancanza di forza interiore ci rinunciamo!”

Anna vede l’amica sorridere, di quei sorrisi che provocano felicità all’anima.

“Sapevo fin dall’inizio che con te la battaglia sarebbe stata molto lunga e dura da combattere e che le probabilità di vittoria erano  molto risicate: hai sempre avuto bisogno di trovare un perché per ogni evento che incespicava nella tua vita, con cui poter giustificare ai tuoi stessi occhi la reazione che avresti avuto all’evento stesso. Quanto successo tra noi venticinque anni fa quel pomeriggio in hotel era talmente fuori dai tuoi schemi mentali che hai deciso di porci una pietra sopra andando avanti facendo finta di niente, sebbene dalle tue reazioni quel giorno sono sicura ti sia rimasto dentro qualcosa.”

“E per te Paola cos’ha rappresentato quel pomeriggio?”

“Solo una cosa: mi ha confermato quanto ti amavo!”

Adorava quella sicurezza di Paola; le invidiava quella capacità che aveva di non girare intorno alle parole, di andare dritta al punto. Lei che non era mai stata in grado di essere così diretta con le persone, aveva sopperito a quella mancanza con grandi sfoggi di arroganza e aggressività.

Anna sistema entrambi i gomiti sul piano del tavolino, mento appoggiato sul palmo della mano destra: guarda l’amica con fare dispiaciuto.

“Che succede Anna?”

“Pensavo solo a quanto sarà stata dura vedere me e Gianni insieme in tutti quegli anni. Perché non mi hai mai detto nulla Paola?”

“Perché dopo che ci eravamo amate quel pomeriggio, avevo capito che se ti avessi chiesto di uscire allo scoperto, ti avrei persa per sempre e soprattutto quello sarebbe stato l’evento che avrebbe per sempre diviso i quattro cavalieri della tavola rotonda.”

“Alla fine Paola ci siamo divisi comunque noi quattro, per altri motivi ma lo abbiamo fatto!”

Sulle due amiche cala un silenzio legato ai ricordi e per alcuni minuti ognuna guarda nel vuoto assorta nei propri pensieri.

“Eravamo proprio un portento insieme Anna!”

“Si lo eravamo..” una vena di tristezza colora la voce di Anna rendendola quasi un soffio: un nodo le si aggroviglia alla gola e le crea problemi al respiro; sta piangendo. Paola le asciuga le lacrime con l’indice della mano destra e le sfiora impercettibilmente le labbra con le sue.

“Come sta Gianni?”

Quella domanda secca, gettata sul tavolo in un momento inaspettato della conversazione, raggela Paola che abbassa impercettibilmente lo sguardo per sfuggire per un attimo alla realtà dei fatti.

“Sarebbe già tanto sapere che sta da qualche parte Anna?

“Cosa intendi Paola? Non dirmi che gli è successo qualcosa, ti prego non dirmelo,  non lo sopporterei!” Anna stringe la mano di Paola; è chiaramente agitata, quasi intimorita all’idea che a Gianni sia capitato qualcosa o addirittura che non ci sia più.

“Qualche anno dopo che avevamo litigato, un giorno è partito per il Sudamerica e da quel momento non abbiamo più avuto notizie di lui. L’ho cercato in lungo e in largo per le terre e per i mari di mezzo mondo ma niente da fare.”

“Hai provato a Maspalomas? Ti ricordi che all’epoca diceva che avrebbe voluto aprirsi un ristorante alle Canarie?”

“Si, ci sono tornata un paio di volte ma nulla! Poi, dopo qualche anno i miei genitori ed io abbiamo smesso di cercare. Oramai sono quindici anni che non ho più notizie di lui.”

Il volto di Anna, da cupo e preoccupato che era, si trasforma all’istante in speranzoso.

“Paola dobbiamo pagare, svelta usciamo di qua!”

“Ma che ti succede Anna? Dove dobbiamo andare?” “Ti spiego quando saliamo in taxi, forse so dove si trova Gianni?”

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Racconto “Il Coraggio” Parte 1 Toccare il fondo
Parte 2 – Vita di coppia a quattro
Parte 3 – Scegliere di essere diversi

 

Episodio 4

L’ascensore si era fermato al piano attico di un condominio signorile situato nel pieno centro di Bologna; la porta si era aperta e i due si erano ritrovati catapultati in un unico ambiente molto grande e luminoso. Al centro della sala, là in fondo, Anna vedeva un divano a sette posti di color rosso acceso: quel colore così ricco di tono creava un contrasto quasi eccessivo rispetto al bianco candido del resto del mobilio. A fianco del divano due file da 5 di poltrone dal design originale, una per lato, chiudevano a ferro di cavallo quella zona della sala.

Anna aveva strizzato gli occhi appena entrata in quell’ambiente: l’illuminazione a giorno si rifletteva sui mobili chiari creando un effetto bagliore quasi accecante per il cambio repentino di intensità rispetto alla luce soffusa del vano ascensore. Lui si muoveva in modo sicuro in quel luogo che sembrava stato progettato a regola d’arte attorno alla sua figura. Anna aveva percepito fin da subito che la stessa cura nei dettagli che lui metteva nello svolgere il suo lavoro da consulente, era stata riposta anche nella progettazione e nell’arredo di quello spazio dal design innovativo. Tutto era all’insegna dell’high tech e dell’ottimizzazione degli spazi.

Aveva coperto i pochi passi che lo dividevano da un mobile bar posto sulla parete alla destra dell’ascensore e con un leggero tocco di polpastrello, aveva aperto un vano a scomparsa contenente ogni tipo di whisky e altri liquori prestigiosi.

Era uno dei consulenti più ricercati dalle aziende di mezza Italia: quando c’erano in vista delle ristrutturazioni che coinvolgevano progetti di fusioni e internazionalizzazioni, non c’era impresa che non pensasse a Claudio Zanetti, 45 anni, ingegnere, 5 anni come capo progetto all’interno di una delle aziende di consulenza strategica più importanti del mondo e da una decina d’anni a capo della sua impresa di consulenza la Za.Cla spa.

Era molto sicuro di sé, determinato: mai una indecisione a incrinare quel suo modo di parlare calmo, preciso, senza alcuna sbavatura. Da qualche settimana stava lavorando a stretto contatto col padre di Anna e con i dirigenti della Las.var Spa per gestire la fusione dell’azienda con la multinazionale che avrebbe dovuto portare alla Las.Var una nuova piattaforma tecnologica su cui poter implementare la linea di prodotti del futuro oltre a parecchi fondi da investire per entrare su nuovi mercati.

Quel pomeriggio Anna si era presa una pausa dagli studi che nell’ultimo periodo le stavano creando qualche cruccio e non poche difficoltà e si era recata in azienda dal padre. Nell’ultimo periodo il padre stava spingendo affinché lei si laureasse il più in fretta possibile e cominciasse a entrare nei meccanismi complessi del mercato nel quale l’impresa operava. In quell’occasione era stata coinvolta nella riunione che si teneva nell’ampia sala posta nell’ala est dello stabilimento di Bologna alla presenza del consulente, Claudio Zanetti e di 4 dirigenti preposti ai rispettivi reparti strategici dell’azienda, per discutere i punti salienti della fusione. Si era seduta su una sedia in disparte dal grande tavolo riunioni pieno zeppo di fogli con grafici e proiezioni, con l’unico intento di ascoltare con estrema umiltà, per cercare di capire qualcosa di quanto si stava discutendo in quel luogo. Le aveva dato l’impressione di essere in un monastero di monaci intenti a studiare le sacre scritture, tanto i 6 erano presi dall’analizzare dati, statistiche di mercato e bilanci della multinazionale con cui da lì a poco avrebbero annunciato la fusione.

“La prego Anna, si unisca a noi: un punto di vista esterno in questi casi può essere fondamentale.”

La voce di Zanetti era calda, presente, coinvolgente e le aveva fatto vibrare dentro delle corde che lei non aveva mai pensato di avere; per di più si era rivolto a lei con fare gentile, coinvolgendola in quel discorso tra adulti che profumava di soldi e di rischio ponderato. Quel mondo la affascinava, molto di più di quanto la affascinasse la vecchia vita all’insegna del divertimento e dell’amicizia spontanea. Sentiva il bisogno di crescere e percepiva quella come la carta da spendere per poter entrare nel mondo degli adulti dalla porta principale.

Era di colpo diventata rossa a quelle parole del consulente, non tanto perché si vergognasse di qualcosa, quanto perché quei modi di fare del manager l’avevano eccitata; lei che era abituata con Gianni a dover sempre prendere in mano la situazione in ogni cosa, piccola o grande che fosse a causa di quella costante incapacità che lui aveva di decidere riguardo le cose.

Avvicinandosi all’ampio tavolo riunioni,  si era immaginata di essere a capo dell’azienda intenta a impartire ordini e direttive a squadre di uomini e donne pronti a scattare ad un suo semplice cenno della testa e questo pensiero stava deformando lentamente e in modo indelebile, le percezioni di ciò che le girava intorno in quel periodo: il potere lentamente e inesorabilmente stava iniziando a prendere possesso di lei e insieme ad esso lei cominciava in modo impercettibile a cambiare anche i suoi comportamenti che da accomodanti e all’insegna della giovialità di alcune settimane prima, stavano pian piano assomigliando sempre più ai modi rudi, aggressivi e a volte volgari del padre.

Alla fine di quella riunione durata alcune ore, durante le quali lei aveva pure avuto il coraggio di intervenire, chiedere informazioni e dare qualche parere, sempre sollecitata dai modi gentili e sicuri di Zanetti che, come un mastro artigiano intento a lavorare la creta, stava modellando la materia dentro di lei con dovizia di particolari, aveva sentito un desiderio morboso e un po’ lurido di conoscere meglio quell’uomo che le stava piacevolmente facendo il solletico allo stomaco e da lì, quasi ci fosse un collegamento diretto, le stuzzicava il basso ventre. Era come se lui avesse percepito quella vibrazione che si stava prendendo gioco di lei e delle sue interiora e con quel fare garbato ma deciso le si era avvicinato sulla porta della sala riunioni e le aveva sussurrato a un orecchio, facendole venire i brividi ai lombi:

“Anna io mi fermo a bere qualcosa in centro prima di andare a casa: ti va di farmi compagnia?”

Era passato alla forma colloquiale del ‘tu’ senza chiederle il permesso perché aveva percepito qualcosa in lei che lo aveva spinto ad andare oltre e lei non aveva minimamente pensato che sarebbe stato quantomeno cortese avvisare Gianni, non tanto perché bere un aperitivo con una persona quasi sconosciuta fosse qualcosa di sbagliato, quanto perché, fino a qualche mese prima, erano soliti dirsi e condividere ogni cosa. Ma in quel frangente aveva sentito il desiderio profondo di mentirgli per il gusto di avere un segreto, come segreti dovevano rimanere i pensieri erotici e le fantasie hard che aveva se pensava a quell’uomo. Oltretutto erano mesi che le cose tra lei e Gianni non andavano più come una volta e lei cominciava a vederlo più come un bel ricordo del passato che non aveva però più niente a che vedere con ciò che avrebbe voluto da sé stessa nel futuro.

“La accompagno volentieri dottore!”

E dal pub in centro, nel quale si erano recati per bere qualche bicchiere di troppo di prosecco millesimato, tra una battuta fatta sopra le righe da lui e qualche ammiccamento con occhi da cerbiatta scema di lei, erano giunti all’attico di Zanetti.

“Accomodati, prego! Qualcosa da bere?”

“Che mi consigli?” Era passata al ‘tu’ appena arrivati al pub dopo che lui, con modi affettati da cascamorto attempato le aveva detto che si sarebbe offeso e sentito vecchio se lei non lo avesse fatto.

“Faccio io Anna!”

Giocava a fare l’uomo navigato: la preda era lì nella sua tana, tutto era stato condotto fino a quel momento nel migliore dei modi. Bastava solo non si facesse prendere dal desiderio di arrivare al dunque troppo in fretta e il gioco era fatto. Gli serviva però un escamotage per riprendere e approfondire il discorso iniziato in macchina in merito al fidanzato con cui Anna stava avendo qualche problema, infilarcisi in mezzo giocando sull’esperienza data dai 20 anni in più di lei, dimostrando disponibilità e comprensione in merito alle sue preoccupazioni e rimostranze, dispensando qua e là qualche consiglio finto disenteressato.

Si era recato al mobile bar vicino all’ascensore e aveva versato 3 dita di ‘ABERLOUR 23 YEARS OLD VALINCH & MALLET’ in due bicchierini a forma di gnomo e aveva fatto ritorno con passo deciso al grande e avvolgente divano bianco al centro della sala.

Anna nel frattempo si stava guardando in giro: stava cercando di capire che tipo di persona fosse Claudio Zanetti nella vita privata; che vestiti indossava durante il week end, cosa pensava quando non era immerso in strategie e fusioni aziendali. Voleva capire cosa si nascondeva nello spazio fuori dal lavoro di una persona che, come lui, aveva fatto del mondo del business la sua esistenza: era come se stesse studiando se quella vita avrebbe potuto diventare la sua, magari riadattandola in parte al suo modo di essere.

“Quindi mi dicevi del tuo fidanzato prima in macchina..” Aveva lasciato la frase volutamente in sospeso sperando che fosse Anna a riprendere l’argomento: era come un leone nascosto in mezzo all’erba alta nella savana che stava studiando le mosse della preda per trovare il momento idoneo a sferrare il colpo.

“Mah, è difficile da spiegare cosa ci stia capitando: io so che prima tutto tra di noi accadeva in modo spontaneo e oggi non ci azzecchiamo più in nulla!” Aveva buttato giù mezzo bicchiere di whisky in un sorso solo: aveva bisogno di benzina in corpo per andare fino in fondo in quella occasione.

“Anna è normale: mi pare di capire che siete cresciuti insieme e come spesso capita, la donna matura prima dell’uomo e quindi tra i due pian piano si crea una distanza difficile da colmare.”

Stava calibrando le parole e alternava il parlato con gesti ampi e voluttuosi.

“E’ proprio così Claudio; non avrei potuto esprimere meglio ciò che provo.”

Si era sentita capita da quell’uomo di vent’anni più grande e ora che il whisky cominciava a prendere possesso del suo corpo si sentiva più disinibita. Si  era sciolta la coda di cavallo e i lunghi capelli neri le erano caduti morbidi sulle spalle e sulla schiena. In quell’istante aveva sentito il desiderio di possedere quell’uomo sebbene a ben vederlo, lì nel suo ambiente, con quelle movenze posticce e costruite, non le sembrava nemmeno un granché fisicamente. Ma non importava; il mondo che lui rappresentava la ammaliava completamente e quel mondo lei quella sera lo voleva fare suo a tutti i costi. Era come se un rapporto completo con Claudio Zanetti rappresentasse il biglietto di ingresso nell’arena dei manager e lei quell’occasione non se la voleva lasciare sfuggire.

Si era slacciata il primo bottone della camicetta e si era seduta sul divano: si era voltata e lo aveva guardato fisso negli occhi. Lui le si era avvicinato e si era inginocchiato tra le sue gambe; aveva appoggiato il bicchiere di whisky per terra e aveva cominciato a baciarle le mani. A lei quel gesto l’aveva infastidita e non poco: aveva bisogno di aggressività da quel partner quella sera e non certo di gesti da verginello diciottenne. Aveva ritratto le mani quasi con rabbia e lui al momento quel gesto non lo aveva capito a pieno. Si era riavvicinato e le aveva slacciato il bottone della camicetta  all’altezza dell’ombelico, aveva cautamente appoggiato le labbra ai lembi della camicetta semi aperta e aveva infilato dentro la lingua a cercare il buco dell’ombelico. Ora si che ci siamo aveva pensato lei in modo morboso. Sentiva la lingua di lui muoversi in tondo con grande foga e questo aveva trasmesso una sensazione di forte calore al basso ventre; lei gli aveva accarezzato i capelli e gli aveva spinto la testa giù verso il suo sesso.

Voleva trasgredire, fare cose luride; aveva bisogno di andare eccessivamente oltre il limite.

Si era sbottonata i jeans e se li era calati insieme agli slip: lui si era fermato di colpo.

“Non ti fermare!”

A quella richiesta di Anna, l’uomo si era alzato e, recatosi con foga in una stanza attigua per tornare dopo alcuni istanti con qualcosa in mano. Anna aveva pensato che fossero preservativi e per un attimo aveva riflettuto che non era quello che voleva: quell’uomo non aveva capito che lei voleva fare sesso senza preservativo e trasgredire fino in fondo, prendendosi dei rischi forse anche eccessivi. Quando lui si era avvicinato al divano, Anna aveva notato che tra le mani aveva una bustina di polvere bianca.

“Io non faccio uso di droghe mi spiace!”

All’improvviso era tornata fuori la vecchia Anna, quella ragazza spensierata a cui piaceva divertirsi con gli amici senza avere troppi grilli per la testa. Aveva pronunciato quelle parole mentre con fare impercettibile si era ritratta un po’ da quell’uomo che ora le sembrava meno interessante di prima.

“Solo un tiro Anna; sentirai che libidine fare sesso sotto l’effetto della cocaina! Solo un tiro, non ti succede nulla.”

Anna era combattuta: la droga era una cosa che le aveva sempre fatto paura ma al contempo sentiva il bisogno di provare cose nuove e calarsi fino in fondo in quella parte.

L’uomo nel frattempo aveva versato la cocaina su un tavolino a fianco del divano e la stava distribuendo in due strisce lunghe 5/6 centimetri sulle quali ci si era buttato a capofitto immergendoci il naso. Quando era riemerso, sporco di polvere bianca sotto le narici, era come se fosse stato sott’acqua per ore: era rosso in viso, pupille dilatate e stava assumendo un comportamento vagamente euforico.

“A toi!” Le aveva passato la bustina con fare deciso: voleva che fosse lei a gestire quella sua prova iniziatica fino alla fine. Anna aveva versato un mucchietto di polvere bianca sul tavolino, le mani tremolanti. Con gesti inesperti aveva usato la carta di credito che lui aveva lasciato appoggiata sul divano: sembrava una farmacista per quanta precisione e meticolosità metteva in quei gesti inesperti. Si era abbassata fino a toccare col naso il piano del tavolino e con fare impacciato e insicuro aveva aspirato la cocaina chiudendo gli occhi.

All’istante aveva sentito un forte bruciore alle narici e niente più: si era seduta sul divano scolando quello che era rimasto del whisky nel bicchiere. Lui nel frattempo si era bagnato la punta del dito indice, l’aveva immersa nella bustina e gliela aveva passata tra l’arcata dentaria e il labbro superiore.

I battiti cardiaci stavano aumentando un secondo dopo l’altro e insieme ad essi aveva cominciato a percepire il mondo intorno a lei con maggiore intensità: i suoni, i colori, gli odori, tutto le sembrava più denso, carico di energia e materia e questa sensazione si era trasformata in lei di lì a poco in una forma di onnipotenza e di desiderio di dominio: aveva cominciato a ridere e a roteare la testa come se fosse in preda a una forma di isterismo.

Si sentiva potente, padrona della sua vita, come non era mai stata.

Si era alzata e lo aveva spinto con forza sul divano sedendocisi sopra con fare deciso. Nessuno le aveva mai insegnato quello che stava facendo in quel frangente, con quella intensità e quella foga: era come se la droga stesse estraendo dal suo corpo un’altra Anna che per anni era come rimasta nascosta nell’ombra.

L’uomo era perso completamente nel suo mondo: quel repentino cambio di comportamento di lei lo aveva completamente disorientato; era in totale balia di quella ragazza che, fino a un paio di ore prima, credeva di dover prendere sotto la sua ala protettrice da adulto vaccinato e instradarla ai piaceri del sesso.

Anna di colpo si era spostata di lato e, sfilatasi i jeans e le mutandine con gesti furtivi, gli era salita sopra con foga; si muoveva con gesti meccanici, violenti…erano gesti rapiti, che assomigliavano più a degli spasmi nervosi che ad atti di una persona consapevole di ciò che stava facendo…erano una sorta di rito di passaggio che sanciva l’uscita di Anna dalla sua vita di ragazza ‘acqua e sapone’ e la sua conseguente entrata in quello strano, slabbrato mondo degli adulti…

…e poi ogni cosa era precipitata nella concitazione del momento…lui che ansimava in preda alla eccitazione, lei che aumentava il ritmo e la ruvidezza dei movimenti…fino ad un ultimo lamentoso guaito che aveva sgonfiato l’uomo come un palloncino domato da quella virago insospettabile…

Lei si era staccata dal corpo di lui ancora ansimante e si era accasciata sul divano, poggiata sul fianco destro.

Era folle di rabbia, tesa come una corda di violino: sentiva dentro un’aggressività che non aveva mai provato. Si era sorpresa di quanto la droga avesse modificato anche i suoi pensieri e gli atteggiamenti che aveva verso il mondo che la circondava.

L’uomo era praticamente morto sul divano: ad Anna sembrava un grande pesce lesso lasciato a morire sull’arenile in agosto; le faceva quasi schifo adesso e quella sensazione le aveva fatto venire una gran voglia di fuggire da lì il più lontano possibile.

Ora è seduta sul water del bagno al piano di sopra dell’enorme appartamento su due piani nel quale vive col fratello Pietro dall’inizio dell’università e sta ripensando a quella serata rocambolesca di quasi 20 giorni prima. Sta piangendo mentre stringe tra le mani il kit a forma di penna/termometro del test di gravidanza.

“Due linee rosse cazzo!”

Ripete a voce alta quella frase mentre dimena la testa lentamente a destra e sinistra con i gomiti appoggiati alle cosce. Sente un lieve formicolio alle gambe: le sembra di essere seduta sul water da una vita e da alcuni minuti ha scoperto che il test ha dato riscontro positivo. Non ci sono dubbi che quelle due linee rosse sono la conseguenza di quella serata folle con Claudio Zanetti di 3 settimane prima; ne è certa perché con Gianni sono oramai un paio di mesi che non fanno più l’amore e altri rapporti extra non ne ha avuti.

Claudio Zanetti, nei giorni successivi aveva cercato di contattarla in modi a volte molto insistenti ma lei si era fatta negare finché un pomeriggio gli ha sparato in faccia in modo diretto, che tra di loro non c’era nulla e quanto successo giorni prima era stato solo un enorme, drammatico errore.

Avrebbe bisogno di parlare con Paola, la sua amica da una vita ma è troppo coinvolta nella storia, essendo sorella di Gianni, per poter sperare in un suo atto di comprensione in merito.

Se pensa a quanto è successo quella sera, in lei si alternano pensieri di natura opposta e contraddittoria: in alcuni momenti sente un peso enorme sulla coscienza per aver tradito Gianni a quel modo, con quella volgarità di movenze, pensieri e parole. In altri invece, quando percepisce che il suo passato non ha più su di lei una grande attrazione cerebrale, emotiva e fisica, ricorda quella serata con una vena quasi di orgoglio per essersi lasciata andare alle proprie fantasie facendo uscire un lato di lei che non sapeva di avere. Tra l’altro, se riflette a fondo, le piace quella natura da dominatrice; la fa sentire padrona di se stessa e della sua vita. Se dovesse scegliere tra la sensazione di debolezza data dal sentirsi in colpa e l’energia di quei momenti in cui si è lasciata andare, non ha dubbi, sceglierebbe mille volte la seconda.

Da un lato sarebbe tentata di svelare a Gianni quanto successo quella sera; lui non si merita affatto di essere trattato così, per quante mancanze le abbia dimostrato in questi ultimi mesi è comunque una persona che le è accanto da una vita e, pur tra tanti alti e bassi, sente che un pezzo di lei appartiene in qualche modo a lui. In altri momenti invece sente il desiderio di tenersi dentro quanto successo perché in fin dei conti quella è una cosa che riguarda solo lei e il suo futuro e Gianni lo sente un pezzo importante di sé ma che fa parte in modo indissolubile del suo passato da cui sente di volersi distanziare.

Riesce finalmente a calmarsi e il pianto di qualche minuto prima lascia il posto a una serie di respiri ravvicinati che le creano un pò di affanno. Esce dal bagno, gli occhi gonfi come se avesse appena partecipato ad un incontro di boxe durato quindici riprese e si trova la faccia di Pietro praticamente a venti centimetri dalla sua.

“Che cazzo ci fai tu qui, mi stavi tenendo sotto controllo da fuori la porta?”

Il tono della voce è un misto di rabbia e disperazione e il suono è impastato, come se avesse appena ingoiato una spugna.

“Buongiorno anche a te adorata sorellina!” La canzona lui con tono scherzoso.

“Stavo per entrare in bagno Anna, niente più! Non sapevo tu fossi qui; di solito non vieni mai in questo bagno a meno che non ti debba riparare dal mondo e a ben guardare i tuoi occhi, forse questa mattina hai avuto bisogno di nasconderti da qualcosa che si sta aggrappando alla tua coscienza.”

Anna pensa che suo fratello ha sempre avuto quel modo aulico di parlare che non si addice per nulla alla sua corporatura massiccia da scaricatore di porto: è come se da piccolo gli avessero innestato la gentilezza e la fragilità di Leopardi dentro quel corpo da Schwarzenegger.

“E poi calmati su,” prosegue il fratello, “sembra che hai visto una tigre nel bagno. Che cosa ti sta capitando sorellina mia!”

“Pietro ho bisogno di parlarti!” Il tono di lei è concitato, deve a tutti i costi liberarsi di quel peso che ha sulla coscienza; in più ora c’è il problema di quella gravidanza. Una lacrima le riga la guancia destra. Gli occhi di Pietro si fanno grandi e il suo sguardo avvolge quello di lei come fosse una coperta calda attorcigliata attorno alle sue ansie e preoccupazioni.

“Andiamo nella mia stanza!”

Percorrono i pochi metri che dividono il bagno del secondo piano dalla stanza di Pietro.

“Pietro ti ricordi quando eravamo più piccoli e tu mi dicevi che al mondo non dovevo vergognarmi né avere paura di nulla, qualunque cosa avessi combinato?”

“Certo che lo ricordo Anna!”

Il tono del fratello, da caldo e avvolgente di poco prima, si sta facendo concitato: sente dentro che questa volta Anna l’ha combinata grossa a giudicare dall’agitazione che la avvolge dentro e fuori.

“Sono incinta Pietro e il bambino non è di Gianni!”

Pietro è irrigidito; mascella abbassata e sguardo bolso; si prende la testa tra le mani e comincia a scuoterla.

“Questa non ci voleva; questa proprio non ci voleva!”

“Grazie per il conforto Pietro!” Si sovrappone lei in tono sarcastico.

“Ma ti rendi conto di cosa hai combinato alle spalle di Gianni? Chi sarebbe questa persona con cui hai deciso di fare un figlio?”

“Io non ho deciso di fare un figlio con nessuno brutta testa di cazzo!”

La conversazione comincia a surriscaldarsi: Anna non pensava che Pietro reagisse a quella maniera; lui è sempre stato l’anima gentile e riflessiva del gruppo di amici, colui che trovava sempre la migliore soluzione ai problemi degli altri, di qualunque natura essi fossero.

“Certe cose capitano e basta!”

“Ah beh si certo: una è sull’autobus che si muove da un punto all’altro della città e quando scende si ritrova con un bambino in grembo inaspettatamente!”

Lui non molla con quel tono accusatorio; si percepisce che quella vicenda lo tocca da vicino e non certo per il contenuto ma per la persona su cui, questa notizia, avrà delle conseguenze: Gianni.

“Cazzo Pietro, non fare del sarcasmo con me, proprio tu, con quello che hai combinato in azienda da papà!”

“E questo che cosa c’entra Anna con il tuo problema che hai appena esposto!”

“C’entra; c’entra perché sei sempre stato un ipocrita ridicolo!”

Anna sta letteralmente perdendo le staffe; non ha più voglia di proseguire quella conversazione; sente di avere sbagliato a raccontare al fratello una cosa del genere.

“Gianni non se lo merita, Anna! Proprio non se lo merita!”

“E tu che ne sai di cosa si merita lui?” Ribatte lei di getto.

“Io lo conosco meglio di te brutta stronza! Tu lo hai sempre e solo sfruttato; hai approfittato della sua apparente fragilità, sempre, e quest’ultimo episodio ne è la palese dimostrazione!”

È rosso in viso Pietro, la vena giugulare gli pulsa e parla col dito puntato contro Anna; quella vicenda, che in apparenza dovrebbe coinvolgere solo Anna e Gianni, ha quasi sconvolto più Pietro di lei.

“Stai parlando come papà, la persona che tu più odi al mondo Pietro! Ma tu sei peggio di lui; almeno lui è coerente con sé stesso; invece tu, all’esterno ti comporti e parli in modo completamente diverso da ciò che sei veramente dentro! Mi fai schifo Pietro, tu e tutti quelli come te!”

“Devi confessare a Gianni quello che hai fatto Anna! Se non vuoi farlo per lui, fallo per la nostra amicizia! Ci conosciamo da quasi 18 anni oramai.”

“Che cosa c’entra il fatto che ci conosciamo da 18 anni? Io non vi devo nulla hai capito? Questa è la mia vita e avevo pensato di trovare una spalla amica che mi potesse confortare e invece non ho trovato altro che un bacchettone del cazzo!”

“Non ti permetto di parlare così di me hai capito!”

Pietro sta urlando: è la prima volta che gli capita di urlare in quella maniera e non è per quello che Anna ha appena detto, bensì per quello che la sorella ha fatto a Gianni, verso cui lui sente un bisogno atavico di protezione fin da quando erano piccoli.

“Tu sei una ingrata del cazzo! Non te lo meriti quel ragazzo! Non te lo meriti!”

E su quella frase ripetuta, esce dalla sua stanza sbattendo la porta, lasciando Anna sola con i suoi problemi.

 

 

Dedicata a mia figlia…

….Sai..sentire il tuo respiro che lento si abbandona tra le braccia della notte…è un pò come ascoltare il tuo primo vagito…quel meraviglioso grido liberatorio con cui per la prima volta hai dichiarato al mondo ‘Io esisto..

‘Esisti eccome’..esisti talmente tanto che mi incanto ad ascoltarti mentre dormi…mi trasferisce un senso di pace…è liberatorio e rassicurante…

…dovremmo essere noi genitori a infondervi sicurezza lungo il percorso…e invece…è sufficiente prendersi un attimo per ascoltarvi e tutto diventa più chiaro…

..ciò che esternamente cerchiamo di trasferirvi…fa già parte del vostro patrimonio cosmico, laggiù in fondo al vostro cuore…quel patrimonio che vi lega al Tutto per via della vostra purezza, del vostro candore…

…attraverso di te percepisco l’importanza di dare il meglio di me per tentare, nel mio piccolo, di fare la differenza non solo per te ma per l’intera umanità…

Val di Fassa

Fatti penetrare…Vita!

Lago di Carezza

…fammi andare giù…

…fammi scorgere cosa c’è sul fondo della mia quotidiana lotta…

fatti penetrare….Vita!…

…non ti ritrarre…non può essere che meraviglioso l’amore tra un folle che cerca e non trova e la tua incosciente certezza!…

..sei giovane..sempre giovane! E noi condannati alla morte del corpo, mentre tu lì… ci ammali con movenze slabbrate e appena ci avviciniamo…di colpo ti ritrai…ci attrai e tosto di abbandoni…

Lo sai che t’amo?…t’amo fin da quella prima volta..la nostra prima volta…sì lo so sono un inguaribile sfigato…

avvolgimi con le tue ampie cosce, allora!…

…i tuoi seni ricolmi di respiri fecondi sbattuti sulla faccia rugosa della mia inconsapevolezza, sono come miele al peperoncino che scivola lentamente giù per i declivi escoriati della mia anima inquieta…

…non so se crederti…o provare a portarti a letto…per un ultima fatale volta…

..fermati, ti prego!…solo per questa notte..

…mi coglierai di sorpresa, tra le pieghe delle mie più luride fantasie, in un amplesso a quattro con te, la luna e la Terra…

…tanto domani chi si ricorderà più che siamo stati qui…a cercare di lenire le nostre rispettive ferite con un pò di sesso fugace…

…ubriachi come eravamo di immagini riflesse a cui noi abbiamo sempre erroneamente dato il nome di esistenza!