Le emozioni: “lettera di un amore impossibile…”

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Estratto dal mio libro “L’incertezza”

22 Maggio 2002
L’amore è amore, a prescindere dalle forme che noi esseri umani in modo forzoso cerchiamo di attribuirgli. Ma esso è come un fiume che scorre là in fondo  inesorabilmente da quando esiste l’uomo; un fiume all’interno del quale nuotano tranquille tutte le anime mentre noi quassù siamo intenti a rovinarne l’aspetto
imbruttendolo tra mille se, ma e perché. Quanto stai per leggere è un atto d’amore sebbene, ne sono consapevole, non è la forma di amore che tu avresti desiderato;
ma ricorda quello che ho scritto pocanzi: l’amore è amore, punto e basta.
Mi hai detto che fuggire è da codardi ma a volte la fuga è un atto di estremo coraggio se fatto con la consapevolezza di voler cambiare completamente vita guardando avanti e non con la speranza di risistemare il passato volgendosi indietro.
Si può fare Lucia e ti spiego come, l’unica cosa che ti chiedo è di farti meno domande possibile..
C’è un appartamento che ti aspetta a Peschiera del Garda: per l’affitto non ti preoccupare è già tutto fatto: ricordi? Nessuna domanda.
Scendendo dal treno, imbocca il viale antistante la stazione: in fondo, sulla sinistra, la banca che fa angolo.
Lì c’è una cassetta di sicurezza intestata a tuo nome: dentro troverai le chiavi  dell’appartamento, un po’ di contanti per le spese correnti.
Siamo quello che siamo Lucia anche se cerchiamo di nasconderci dietro mille maschere… siamo quello che siamo….e la coerenza verso noi stessi in primis e
poi verso gli altri, prima o poi deve prendere il sopravvento e farci uscire allo scoperto e questo vale anche per te: sennò dimmi un po’ tu che senso ha la vita.
Un abbraccio
P

A cena con Henry Miller. Barbara Kraft racconta — LUOGHI D’AUTORE

Nel febbraio del 1963 Henry Miller si stabilì a Pacific Palisades, vicino Los Angeles, nella sua casa di 444 Ocampo Drive dove trascorse la sua vecchiaia. Testimone preziosa del suo ultimo periodo di vita fu Barbara Kraft, scrittrice, giornalista del Time, collaboratrice del Washington Post, di People, USA Today e titolare del Barbara Kraft Communications and Public Relations che nel […]

via A cena con Henry Miller. Barbara Kraft racconta — LUOGHI D’AUTORE

Le descrizioni..la pittura e il viaggio…

Cari amici,

le descrizioni che sostengono la storia dei personaggi principali di un racconto, dovrebbero essere considerate alla stregua di un paesaggio sullo sfondo che fa da contorno all’istantanea che ritrae  un momento di vita dei protagonisti di un bel quadro: dovrebbero essere delle semplici spennellate dai toni sfocati e quasi sfuggenti.

Fatta questa premessa, voglio darvi qualche consiglio per rendere il modo di scrivere più fluido e dinamico quando dovete/volete descrivere un contesto nel quale sono calati i personaggi della vostra storia o le emozioni che gli stessi stanno provando in merito ad una determinata situazione che gli capita nell’evolversi dell’intreccio: cercate di inserire ciò che avete pensato di descrivere tra un dialogo e l’altro, quasi foste dei pittori che danno qualche pennellata furtiva e distratta qua e là per riempire il contorno che fa da corollario al personaggio principale.

Usate la parola in questo caso come fosse una traccia di colore dimesso, lasciando al lettore il compito di riempire i vuoti che volutamente avete lasciato, con la propria immaginazione; solo così il lettore stesso farà propria la storia, riempiendola di un significato che assume i connotati e le tonalità del proprio vissuto.

Ricordatevi che i protagonisti della vostra storia non siete voi in qualità di scrittori, bensì i personaggi che avete creato i quali, nella testa del vostro lettore, devono prendere vita con modalità e tonalità differenti in funzione dei diversi schemi mentali con cui ognuno di noi interpreta il mondo e la propria vita; ed ecco allora che l’esercizio delle scrittura diventa uno degli esercizi di stile più belli che esistano, perché scrivere in questo caso significa illuminare di immenso i milioni di differenti mondi possibili che sono presenti nella testa dei vostri lettori.

Dovreste quindi evitare quei lunghi orpelli sintattico/grammaticali del tutto avulsi dal contesto,  fatti solo di pesanti e fuorvianti giri di parole che altro senso non hanno se non quello di far vedere (a chi poi non ho mai capito?) quanto siamo bravi a districarci tra i mille andirivieni della lingua italiana.

La scrittura per me è fatta apposta per mettere le ali alle menti dei vostri lettori, permettendo loro di partire per un viaggio meraviglioso dentro sé stessi che non ha nulla da invidiare ai viaggi veri e propri che facciamo con i nostri trolley più o meno pesanti dai quali si ritorna diversi rispetto a come si era prima di partire.

E come nel viaggio, ciò che ci rimane dentro non è per filo e per segno ogni singolo particolare del paesaggio che nel nostro percorrere ha riempito il contesto, bensì le sensazioni e le emozioni provate nei diversi momenti dello stesso, così nella lettura, ciò che ci rimane dentro non sono le chilometriche descrizioni minuziose e dettagliate, ma le emozioni che il ‘non detto’ che si annida in un racconto ben congegnato ha scatenato in noi.