Oramai è troppo tardi..non abbiamo più fiato!

Nei giorni di festa, ogni gesto si spreca,

carne alla griglia, una scampagnata!

Muoviamoci in coro a testa rivolta,

che è meglio seguire che dare la svolta.

Ci hanno fregato, son stati maestri,

con belle parole e pomposi pretesti!

Accorrete copiosi la giostra riparte,

ancora un giro e poi chi lo sa, forse la morte!

Bendateci gli occhi, fermate il brusio,

questa è la fiera dell’orrido oblio!

Son tutti in colonna, neri, arrabbiati,

Qualcun si domanda: “Dov’è che ci siamo perduti?”

La testa ci scoppia, non abbiamo più appigli,

Siam alla fiera dei lunghi sbadigli!

Là in fondo si ode come un flebil ronzio,

Il richiamo d’amore del nostro vero Io.

Ci sprona, ci ammalia, ci tende un agguato,

Ma oramai è troppo tardi, non abbiamo più fiato!

E allora su via che si riparte,

A testa bassa fino alla morte!

Cos’è l’arte…?

Voglio augurare Buona Pasqua a tutti coloro che, come me, amano l’espressione artistica in ogni sua forma, citando una frase estratta dal libro “Story….” di Robert Mckee:

“Arte significa separare un pezzettino dal resto dell’universo e tenerlo in mano in modo tale che sembri essere la cosa più importante e affascinante del momento. “Piccolo”, in questo caso, significa conoscibile.”

Dunque Buona Pasqua a tutti, di cuore!

Fanculo!!! …io scelgo la vita al continuo perire..

Nell’acqua si specchia e si vede invecchiare,

gli ha chiesto del tempo per poter più capire..

..ma qui non si tratta di andar nel profondo,

per aver confidenza con le cose di mondo…

La vera questione è oramai cosa trita,

manca la voglia di fare fatica!

Perché solo chi ama con cuore ed ingegno,

percepisce delizia pur nel grande impegno!

Siam quel che siamo, non possiam farci niente,

ma nel tira e molla mi sento un gran deficiente!

I coglioni mi girano come un mulinello;

è meglio se penso al bel ritornello!

La vita è una giostra di gran tira e molla,

vince soltanto chi sta tra la folla!

Un’ora mi ami, quell’altra non sai…

..e allora fanculo, tornatene dai tuoi..

Fanculo al tuo andare e al tuo divenire,

io scelgo la vita al continuo perire!

Ho visto un uomo..

Ho visto un uomo,

guardava un bambino.

Con l’occhio ammirava e la testa vagava.

Sognava di mondi e di terre lontane,

di pace, d’amore e di luoghi senza ore.

Si è perso nel giorno che si accumula al giorno,

sommerso di fango, senza mai più ritorno!

Eppure là in basso, sepolta e tradita,

lui sente gridare la sua anima muta.

Deluso e ammaliato da improvvide promesse,

si è lasciato perire dentro inutili certezze!

Ma questo è il momento di riprendersi la vita,

la sente nel cuore e più in là, fra le dita!

Al di là delle nubi sta la via maestra,

si annida gioiosa, morbosa, rapita,

in quel piccolo ometto lui l’ha ritrovata!

Ma una lacrima sorda, lo riporta all’ovile,

qui non è il caso di farsi rapire!

Il ritmo incessante dell’eterno ubbidire,

lo conduce nel limbo di un inverno perire!

È durata un secondo la sua ribellione,

ma dentro quell’attimo ci ha trovato passione.

E alla fine ha capito e ora lo sa:

la vita non è fatta di bla bla bla!

Ma di sguardi profondi, oltre l’apparire,

là dove l’ometto gli ha insegnato l’amore!

Tra il SEMPRE e il MAI…

Tra il SEMPRE e il MAI c’era spazio assai.

Ma per il quieto vivere del giorno,

tu mi hai levato di torno.

Mattone dopo mattone si costruisce un’unione,

provando a capire per poi costruire.

È stato più semplice lasciarmi andare,

andando a braccetto col comun volere.

Ma chi dichiara amore, coraggio e passione,

tanta virtù deve possedere.

Pena la fine di ogni rispetto,

riempiendo la vita di inutili “Ho detto! Ho detto!”

Avevamo tutto e alla fine niente,

e io lì come un deficiente,

contando le ore, i giorni, gli anni

dentro un abisso fatto di affanni.

Ora siam qui a dirci “Sarebbe stato..

se solo più tempo avessimo avuto!”

Ma la questione diversa è assai,

lottare bisognava tra il SEMPRE e il MAI!

E poi c’è questo vento…

…e poi c’è questo vento che sa di terra e di bosco..

a cui si abbandona il mio lato più losco

È come un richiamo che prende le vene, si struscia, mi ammalia, mi toglie catene.

Ed io che lottavo per tenerlo nascosto

Mi devo arrendere: è vero! In esso più mi riconosco!

Ahimè che disgrazia, ahimè che dolore!

Grida la gente senza nulla sapere…

Del mio vecchio io son contate le ore..

E di lontano si ode, leggero e beato,

un canto allegro, gioioso, affamato…

Ed io che credevo di dovermi adattare..

Ora riconosco: ad esso equivale morire!