Scrivere…scrivere…vivere…

Scrivere…scrivere…scrivere…

…scrivere di me, scrivere di te…

…scrivere del povero…scrivere del re…

…scrivere che sono stanco…

…scrivere che sono affranto…

…scrivere di gioia…scrivere di noia…

…scrivere…comunque scrivere…

…perché di altro non so vivere…

…vivere…vivere per scrivere..scrivere per vivere..

…vivere di te…vivere per te…scrivere per te…

…scrivere…scrivere…vivere…

…scrivere e vivere adesso…

…scrivere perché non è lo stesso…

…scrivere…scrivere…scrivere…

La letteratura è la dimostrazione che la vita non basta!

“E fu a quell’età… Venne la poesia a cercarmi. Non so, non so da dove uscì, da quale inverno o fiume. Non so come né quando, no, non erano voci, non erano parole, né silenzio, ma da una strada mi chiamava, dai rami della notte, all’improvviso tra gli altri, tra fuochi violenti o mentre rincasavo solo, era lì senza volto e mi toccava. Io non sapevo che cosa dire, la mia bocca non sapeva chiamare per nome, i miei occhi erano ciechi, e qualcosa pulsava nella mia anima, febbre o ali perdute, e mi formai da solo, decifrando quella bruciatura, e scrissi il primo verso vago, vago, senza corpo, pura sciocchezza, pura saggezza di colui che nulla sa, e vidi all’improvviso il cielo sgranato e aperto, pianeti, piantagioni palpitanti, l’ombra trafitta, crivellata da frecce, fuoco e fiori, la notte travolgente, l’universo. E io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato, a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii parte pura dell’abisso, ruotai insieme alle stelle, il mio cuore si distese nel vento.” (PABLO NERUDA)

Cerco la poesia e l’arte sotto svariate forme perché, come ha scritto Antonio Tabucchi, “La letteratura, come tutta l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta..

…Oltretutto, non saprei immaginarmi vita ampia e profonda se non nel solco di una iperbole fatta di parole e immagini che danno alito e spinta ad un mondo interiore che nulla a che fare ha con la ragione costretta a forza in vocaboli e rozze immagini che circolano ovunque…

…ecco perché amo i poeti alla Neruda, perchè non hanno paura di andare contro e spingersi oltre il significato dei singoli vocaboli, per dare voce a quel mondo immaginifico di emozioni e sentimenti che non c’entrano nulla con il costrutto logico-razionale che, ognuno di noi per sé e la società tutta, abbiamo contribuito a creare nella sedimentazione dei minuti sopra i minuti…

…non siamo altro che vuoti pneumatici seduti sull’orlo di un precipizio che si apre a picco su una sensazione di immenso su cui, per paura dell’ignoto, abbiamo appoggiato dei coperchi fatti di superficialità e di effimero…

La poesia, come tutta l’arte, è in tal senso l’unico grande viatico che ci permette di aprire una breccia su un mare che in superficie puzza di assurdo e che, nelle sue più ardenti profondità, racchiude il senso di una vita a cui razionalmente non possiamo dare un significato se non abbozzando alla meno peggio un tentativo di essere che altro non è se non una copia di mille altre copie…

…e quindi non resta che affidarci fiduciosi e impavidi, come scrive il grande poeta, al richiamo atavico di rime e di versi che attirandoci a sé, ci permettono di vivere le profondità sperdute delle nostre singole anime con forza e vigore, sentendo fin dentro al midollo gli alti e i bassi che ne sono alla radice, il tutto senza alcun compromesso, consapevoli che per l’arte non c’è nulla di giusto o sbagliato, l’importante che sia vera, vera come il sangue, le lacrime e il sudore, vera come l’amore, la gioia e la passione!

Volgiamo lo sguardo oltre le nostre paure

Oggi voglio dedicare a chi mi segue e mi legge alcuni versi di Pablo Neruda e lo faccio perché spero non dimenticheremo mai, quando sarà passato questo momento di lutto del corpo e dell’anima, quanto la bellezza della vita stia racchiusa nel significato che ognuno di noi le attribuisce…per alcuni bella, per altri insipida, per taluni tragica, per altri mitica…finché un bel giorno non ti tolgono tutto e allora la stessa, la vita intendo, assume un significato nuovo…e istante dopo istante, il cuore comincia a riprender vigore colmandosi di gioia, di oro e di argento finché anche l’ossigeno profuma di evento.

Alziamo lo sguardo verso un cielo profondo, innalzando con esso spirito e ardore per quello che un tempo non aveva più odore..l’odore di pioggia, di vento e di sole avevano perso la loro prole.

Affrettiamoci, dai, che comincia il gran ballo! Guardiamo all’insù che è tutto più bello, con cuore pulsante non proviamo rancore per ciò che è stato e per ciò che sarà, perché quello che conta ce lo abbiamo già: è il momento presente, così ricco di magia, da rendere eterna la vita tua e anche la mia!

Buona lettura…soffermatevi su ogni parola, concedendole l’importanza che merita…

Ode a un cinema di paese

“Amore mio, andiamo al cinema del paesino. La notte trasparente gira come un molino muto, elaborando stelle. Tu ed io entriamo nel cinema del paese, pieno di bambini e profumo di mele. Le vecchie pellicole, sono sogni già consumati. Lo schermo ha ormai colore di pietra o piogge. La bella prigioniera del villano ha occhi di laguna e voce di cigno, corrono i più vertiginosi cavalli della terra. I cowboys bucano con i loro spari la luna pericolosa dell’Arizona. Con l’anima trepidante attraversiamo questi cicloni di violenza, la formidabile lotta degli spadaccini sulla torre, sicuri come vespe, la valanga piumata degli indiani che si aprono a ventaglio nella prateria. Molti dei bambini del paese si sono addormentati, affaticati dalla giornata in bottega, stanchi di fregare nelle cucine. Noi no, amore mio. Non perdiamoci nemmeno questo sogno: finché saremo vivi faremo nostra tutta la vita vera ma anche i sogni: tutti i sogni sogneremo.” (Pablo Neruda)

Abbiamo perso anche questo tramonto

“Piena di te è la curva del silenzio” (Pablo Neruda)

Ho voglia di iniziare così questa mattina, con un pezzo di un grande della parola rimata e della poesia.

“Silenzio”: un termine tra i più bistrattati e incompresi nella nostra cultura, intrisa com’è di significato solo laddove esiste materia e suoi derivati; abituata a considerare il vuoto come mancanza di qualcosa..sempre alla ricerca di un “nulla” da riempire con qualcosa da fare e da dire…per la maggior parte di noi il silenzio è insapore, il silenzio è inodore, il silenzio è senza forma…

Il sapore del silenzio comincia a prendere forma in noi solo quando le sue grida si fanno sentire dal profondo e risalgono in superficie alla velocità della luce rimbalzando sulle pareti scosse della nostra anima ingrigita a causa della mancanza di qualcuno..e allora esso comincia a bussare alla nostra porta, noi dentro casa nudi, indifesi, impreparati perché incapaci di affrontarne le ampiezze e le profondità..

..e allora, nascosto nel buio di una inerzia beffarda, lancio nel vuoto queste mie parole…

…Per amore ho volutamente imboccato il sentiero più lungo e impervio del silenzio, lasciando andare per timore di qualcosa che non ho saputo gestire perchè più grande di me, perché fuori dalla mia comprensione, abbandonandomi a ciò che è stato per rispetto di te, perché ogni parola sarebbe stata di troppo…consapevole che…

…..“Abbiamo perso anche questo tramonto. Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano mentre la notte azzurra cadeva sul mondo. Ho visto dalla mia finestra la festa del ponente sui monti lontani. A volte, come una moneta mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.” (Pablo Neruda)

Scorgo una luce tra le tenebre..

Stiamo vivendo momenti bui, segregati in casa da un nemico invisibile che ci costringe, a causa di un susseguirsi melmoso di ore che si arrovellano l’una dentro l’altra, a riflettere sulla nostra condizione, su ciò che siamo, su ciò che eravamo e, punto dolente vista l’incertezza, su ciò che saremo.

Si perché abituati come eravamo a correre come tanti piccoli topini ciechi dentro una scatola, per far fronte a impegni più o meno imposti, avevamo perso il contatto con le nostre note più profonde e ora, di colpo, ci troviamo a guardare giù ed è buio..molto buio…e questo ci spaventa perché abbiamo la percezione, nonostante le tenebre, che l’altezza sia da brivido e sappiamo che sotto i nostri piedi si apre una voragine senza fine.. sono profondità buie e inarrivabili per gente come noi che pensava al viaggio come a qualcosa in cui è il corpo a muoversi mentre il cervello rimane fisso sulle proprie posizioni.

Di colpo ci rendiamo conto che tutto ciò che pensavamo di noi, l’idea di un “io” fissa, immutabile, stagnante direi, non ha nessun valore e le nostre certezze crollano. Tutte le nostre consapevolezze, i nostri riti, i movimenti, gli atteggiamenti i comportamenti e le conseguenti nevrosi..tutti i pregiudizi e preconcetti…non valgono un cazzo…

Non mi riferisco alle certezze materiali; quelle vanno e vengono come un temporale estivo. Parlo invece delle nostre sicurezze mentali, di tutta quella serie di appigli e falsi miti che ci eravamo costruiti per gridare a noi stessi e al mondo “io sono”…

…E poi ti capita d’improvviso di svegliarti nel cuore della notte e di pensare a quante volte hai detto “non posso farlo”, ostaggio di quel tuo io fasullo..a quante volte avresti voluto guardare negli occhi chi ti sta di fronte e dire: “sei meravigliosa..” senza paura delle conseguenze, con la semplicità e l’innocenza disarmanti di un bambino..a quante volte hai lasciato perdere perche quella non era una occasione che si addiceva a uno come te…a quante volte avresti voluto correre sotto casa sua e gridare “TI AMO” ma non l’hai fatto per paura del giudizio della gente..a quante volte avresti voluto lanciare un grido disperato di aiuto all’universo ma sei rimasto muto perché non eri dentro una chiesa…e credevi che farlo in mezzo a un prato qualunque non avrebbe avuto lo stesso valore…

Lasciare andare…lasciare che sia..significa semplicemente accettare e andare avanti..sempre e comunque..per poi ripartire cambiati, diversi e più forti di prima..significa piegarsi senza cedere, abbandonare senza spezzarsi…

Penso che tra le tante pene che sta portando alla popolazione umana questo nostro nemico invisibile, un aspetto positivo ci sia: ci sta invitando a riflettere sulla meccanicità della nostra vita, sul fardello che giorno dopo giorno, inconsapevolmente, abbiamo caricato sulle nostre spalle, imbrattando i nostri cuori con una serie di idioti “io devo”. Riflettere sul passato, rivolgendoci a un “ieri” che sembra lontanissimo ma in realtà è fatto di un cumulo di poche ore, significa abbandonarsi al lusso di potersi concedere un’altra possibilità, quella di decidere chi vogliamo diventare lasciando andare.

…inspira…espira…

…inspira…espira…

…inspira…espira…

…inspira…espira…

…È tutta lì la vita..racchiusa nell’attimo che si dischiude tra un respiro e l’altro..

Nei momenti difficili un libro può essere un buon amico

Approfitta di questo momento di necessaria reclusione per leggere il mio ultimo libro.

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