Quel nettare zuccherino che si chiama vita

Come sarebbe bello se…ma…

Quante volte abbiamo colto noi stessi sulle note di questo ritornello, se volete un pò amaro..un refrain che contiene in sé l’idea che oramai abbiamo dato per assodato che dopo quel “se…ma..” per noi non esista possibilità alcuna che i nostri sogni, le nostre speranze si possano realizzare…abbiamo deposto le armi oramai…

Siamo stanchi, tutti, ognuno per se…siamo stati assoldati, TUTTI, chi più chi meno per fare la nostra parte…come se qualcuno, 40 giorni fa ci avesse caricati, TUTTI, su un’arca della speranza e ad ognuno di noi avesse affidato un compito preciso..come tante piccole ruote di un ingranaggio, ognuna fondamentale per condurre l’arca dell’umanità verso una nuova terra promessa..per garantire ai nostri figli di poter proseguire questo lungo viaggio verso qualcosa che reitera, di generazione in generazione una promessa meravigliosa: poter stare meglio..poter evolvere..potersi migliorare..garantire benessere per la maggior parte di noi…e sottolineo per la maggior parte di noi…non di una piccola parte di fortunati che sguazzano sulle vite di tutti gli altri…

…e la cosa bella e insieme brutta di questa vicenda del Coronavirus, che ci accomuna TUTTI, è che basta che anche solo uno di noi si fermi per un attimo, deragliando da ciò che ci è stato chiesto di fare, o non fare che tutto il sistema salta e l’arca affonda…e insieme ad essa affondano le speranze di proseguire questo meraviglioso viaggio insieme!

..e credetemi..capita spesso anche a me, come a tutti noi, di pensare più volte al giorno che questo ripetersi di attimi uguali agli attimi precedenti sia una tortura per la mente e per il corpo…ed ecco che la maledetta frase iniziale..la frase del perdente la definirei..”come sarebbe bello se..ma..”..comincia a insinuarsi dentro di me cercando di fare breccia nel mio cuore…eccola..la sento…..e se tendete l’orecchio la sentite anche voi..

Come sarebbe bello se…potessi anche solo per un secondo uscire e abbracciare qualcuno, così a caso, per il gusto di sentire che siamo umani, fatti della stessa carne..di ossa, pelle, muscoli, tendini…cuore..tanto cuore..troppo cuore…ma….”

…Lo sapete che la maggior parte di coloro che hanno fallito, ha smesso di lottare e di crederci spesso qualche attimo prima che il “miracolo” accadesse?

Crescere, evolversi, cambiare…non è questione di un secondo e nemmeno di un giorno..ma neanche di una settimana..o un mese..a volte di anni…la vita non concede scorciatoie e chi si affida ad esse per avere successo immediato, di solito perisce di stenti nel lungo periodo…

Thomas Alva Edison…1.600 tentativi prima di trovare la giusta combinazione, in apparenza stupida, l’ennesima per dare vita al filamento che ha dato la luce a tutti noi..ma Edison ce l’aveva nel cuore..era scritto nel suo destino, se lo sentiva dentro, nelle budella e non certo nella testa…e così fu…la 1.601esima volta, grazie a una stupidissima e banalissima fibra di bambù carbonizzata, fu quella buona..e luce fu per l’umanità intera…1.600 occasioni per dire “basta..lascio perdere..come sarebbe bello se trovassi la combinazione giusta di materiali…ma è impossibile..” e invece no…è andato avanti fino alla 1.601esima…e ha dato la luce a tutti noi…e a tutti quelli che verranno…

…crescere, evolversi, cambiare richiedono tempo, tenacia, costanza..passione..minuto dopo minuto…un passo alla volta…senza scoraggiarsi..senza fermarsi mai..perché è molto probabile che quando deciderete di lasciare andare, di mollare tutto…la vetta sarà lì a pochi passi da voi..avvolta nelle nubi..e vi starà osservando…ridendo di voi..

…si chiamava Bartali..di nome Gino,..un uomo del popolo…siamo nell’anno 1948..Tour de France…la mattina è quella del 15 luglio e Gino..lo chiamo così in modo confidenziale per rimarcare il fatto che era uno del popolo, una ruota di quell’ingranaggio che ha contribuito a portare la barca dell’umanità verso la terra promessa…dicevo, quella mattina del 15 luglio Bartali detto Gino realizzò una impresa storica..una rimonta sugli avversari dalla cui testa aveva accumulato un ritardo di 21 minuti..quel giorno Gino li staccò arrivando ben 20 minuti prima di tutti…

E cosa centra questa storia mi direte voi, coi tentativi, gli errori, i fallimenti..il non mollare mai?

La storia in sé, a parte l’impresa sportiva incredibile, epica, memorabile di staccare tutti, non ha un significato particolare…ciò che rende Bartali, di nome Gino, straordinario è ciò che fece prima di quella impresa…dobbiamo tornare al periodo del secondo conflitto bellico..durante quel periodo in cui ovviamente le gare si erano fermate, lui, Bartali di nome Gino non si fermò e continuò a pedalare, e pedalava..pedalava..pedalava e su quella bici continuò ad andarci giorno dopo giorno..sempre e comunque…compiendo a volte fino a centinaia di kilometri al giorno con l’unico intento di fare il suo dovere..trasportando documenti, informazioni, a volte materiali utili alla Resistenza partigiana…pedalata dopo pedalata…

…lui, il campione, era una meravigliosa ruota di un ingranaggio complesso che si chiama umanità…lui, Bartali di nome Gino sentiva dentro al cuore, senza bisogno di troppi giri di parole..che quello era il suo compito…lui doveva fare quella cosa per garantire un futuro, per garantire che il viaggio dell’arca dell’umanità potesse proseguire diretta verso albe e tramonti a mozzafiato…

Ecco cosa siamo…straordinarie rotelle di un ingranaggio complesso..ognuna deputata a svolgere il proprio compito…senza troppi idioti giri di parole…come tante piccole ma straordinariamente grandi api operaie che con fatica si ingegnano e lottano e sudano…giorno dopo giorno…pedalata dopo pedalata..fallimento dopo fallimento..per garantire che i nostri figli e chi verrà dopo di loro, possa godere di quel nettare zuccherino che si chiama vita!