Ecco il mio primo vagito…

Galleggio fra onde incerte….

…assecondo una natura zingara che mi chiede di immergermi…

…devo abituarmi alla luce soffusa qua sotto!

…all’inizio mi sembra di non riuscire a respirare…

…Johnny lo smilzo mi dice di non mollare…

…”si sa..” boffonchia con quella sua andatura da storpio dell’anima…

…”se nascere richiede le palle…rinascere è per pochi impavidi…“

…ed io “non mollo”…dicono così no in quei film americani niente spessore…tutti slogan da culturismo dei neuroni…peraltro due…peraltro quasi morti…

…se ti abitui a guardare a queste profondità ..la tua consapevolezza si fa ascolto…e alla fine arriva…arriva…arriva…come un missile piantato nel petto…

“…quanta vita ho sprecato fino a ieri…”

…ecco il mio primo vagito…

…tra un respiro profondo e un “fanculo” al mondo…

Il più bel gesto d’amore…

Gli unici istanti di vita interessanti sono quelli che precedono l’accadere delle cose…

…in quegli infinitesimi spazi di percezione, si sprigiona un’energia che, se siamo pronti a cogliere, ci permette di esprimere il nostro più intimo potenziale…

…se avessimo il coraggio di vivere sulle sensazioni che emana il corpo in quegli attimi che precedono l’accadimento…

…avremmo la forza per poter porre rimedio alla vita…

…perché la vita è lotta…è espressione…è critica…

…ma non c’è vita se ciò che accade è agito da altri e noi siamo semplici comparse su un palcoscenico che non è il nostro…

…la vita è coscienza critica…

…la critica ha bisogno del pensiero…

…il pensiero esiste laddove io sono in grado di osservare me stesso mentre penso, mentre parlo, mentre sbaglio…

…e sbaglio perché ho deciso, un attimo prima che le cose accadessero, di intraprendere un certo tipo di percorso…

…Io…con la mia energia…che si racchiude in quell’attimo che precede una vita altrimenti alienata…

…per fare tutto questo ho bisogno di stare immerso…immerso nel liquido amniotico dell’attimo che precede…

…perché l’accadere ha in sé un senso di statico…di melmoso…di basso…

…e invece noi abbiamo bisogno di volare alto…stare su…

…per cogliere le frequenze…per avvolgerci delle energie…

…per esprimere l’amore…

…il più bel gesto d’amore è racchiuso nella forza di ritirarsi nell’attimo che precede…lasciando spazio..lasciando…lasciando..lasciando…

Non cercarmi

Non cercarmi nell’urgenza delle parole rese isteriche dai minuti che corrono…

Non cercarmi in un pensiero che parla di me perché l’abitudine ti ha portato a pensarmi…

Non cercarmi quando sei al limite delle tue forze e senti di aver bisogno di un appiglio a cui aggrapparti…

Cercami solo quando senti di non aver bisogno di cercarmi…

…e allora io ci sarò…

Facendo la spola tra l’anima eterna e l’idiozia del quotidiano

Usare le parole come affacci senza limite sull’infinito…e oltre

…mentre il mondo volge il suo sguardo malato alla finitezza dei termini cercando, o forse creando… confini, cerchie ristrette di dove, chi e cosa… e quindi esclusioni…tra chi è dentro e chi è fuori…

La parola come limite racchiude una limitatezza di spirito..

È arma di colui che procede per finti slogan e mezze frasi…

…perché dire di più, andare oltre, significherebbe entrare nel campo del pensiero…quello critico…

…siamo tutti prodotti di qualche pubblicitario dell’anima che studia il miglior posizionamento di mercato di ognuno di noi…

…chi usa la parola come limite ha paura del pensiero critico di chi ascolta e quindi si ferma sempre un attimo prima…

…perché l’attimo dopo lo riempie di effimere certezze…

Inizia a scrivere’ mi disse il vecchio…

…’per fare cosa?’ Gli chiesi io con fare cialtrone e slabbrato…

…’per scavare, andare a fondo e ritornare in superficie con nuove consapevolezze…per poi tornare giù…

facendo la spola tra l’anima eterna e l’idiozia del vivere quotidiano…

Sarà per questo che ho sempre amato i tramonti

Assecondo la mia doppia natura…

…gitana è la mia anima…

…che cavalca le maree dell’inconscio…

…guardando all’ingiù…

…perché è dalle profondità che trovo le energie per spingermi sempre un po’ più in là…

…e mi abbandono ai profumi di un demone…

…che fanno capolino tra le vie contorte della mia inconsapevolezza…

…e libero come non ho mai creduto di poter essere…

…mi spingo al largo, gettando via le ombre di un pretesto…

…e subito ti ritrovo, fratello mio…

…a che punto della via ci siamo persi?

…e soprattutto in virtù di quale zozzo ideale?…

…siamo due volti seduti dalle parti opposte di uno stesso specchio…

…quello dell’idiozia…

…tu nero…io bianco…ma forse non so…

…ogni cosa, ogni colore…in questa tarda ora della sera…

…tende sempre a rassomigliarsi un po’ e tu lo sai…

…sarà per questo che ho sempre amato i tramonti…

I pazzi siamo noi

Getti lo sguardo oltre il limite di quella che hai sempre considerato vita e ti rattristi…

…anche i gatti sai…a volte si fanno prendere dalla nostalgia…

…ti mancano quegli appigli di cui andavi tanto fiero quando ti sembrava infinito il percorso…

…e la legge che illuminava la tua strada, era quella dello “sguazzo nella presunzione dell’eterno”…

…abbiamo insieme varcato quella soglia e mentre io cerco di adattare uno sguardo bislacco al buio che ci fonde…

…la tua testa è rivolta all’indietro alla ricerca degli ultimi brandelli di un’alba che fu…

Ricordi il vecchio quella sera dentro l’osteria da Pippo? C’era quella strana luce là intorno che tu credevi provenire dai riflessi negli occhi delle bambole di porcellana appoggiate sugli scaffali sbilenchi della nostra sfrontata voglia di amore…

Ci diceva: “seguite le tracce delle tenebre così come quelle dell’alba..perché sennò l’inganno vi sarà fatale!”

E noi a chiamarlo “pazzo”…mentre mani nelle mani ci procuravamo un piacere momentaneo che non sembrava finire mai…

Ed ora ci appare tutto così chiaro:

…i pazzi siamo noi…