Be grateful

…Be grateful…

Oggi mi va di cominciare così…in pieno spirito Mindfulness…perchè mi sento così oggi..profondamente grato…nel modo più semplice che si possa riscontrare in una mattina qualunque di un venerdì 17 qualunque..

Mi potreste dire che queste due semplici parole sono niente altro che retorica…ed io sarei d’accordo con voi se non venissero da uno come me che, da quando ha sentito dentro un briciolo di consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, ha impostato la propria vita sulla lotta, contro se stesso per migliorarsi costantemente e contro quella parte di mondo che riteneva e tuttora ritiene profondamente ingiusta..una continua lotta..gridata, scomposta, a volte eccessiva…come sanno essere eccessivi i bisogni di esprimersi quando pare che nessuno ti stia ad ascoltare…

Poi…una mattina ti svegli…una mattina di un venerdì 17 aprile in apparenza normale, talmente normale da risultare quasi sbiadito oserei dire, e ti rendi conto che forse è necessario cambiare strategia..per sé stessi e per il mondo intero…

Ed ecco che nasce spontaneo il desiderio di sussurrare “be grateful…”…”be grateful..” per ogni cosa, per gli alti e per i bassi della vita…”be grateful..”

…always…be grateful…

E se lo ripeterai, respirando lentamente dentro quello spazio interiore avvolto nel silenzio…dopo tre o quattro respiri, come per magia, ti sentirai meglio (fidati di me) e comincerai a percepire le cose in un modo diverso…

…e una piccola luce là in fondo a un tunnel che ritenevi buio e basta, comincerà a risplendere per te e per tutta l’umanità!

Tutto fa parte di una trama già scritta e noi abbiamo il compito di lasciare che essa si esprima, di lasciarla scorrere, di lasciare che sia..senza lottare, senza metterci di mezzo, senza bisogno di opporsi…sussurrando al mattino che nasce…

Be grateful…

Quel nettare zuccherino che si chiama vita

Come sarebbe bello se…ma…

Quante volte abbiamo colto noi stessi sulle note di questo ritornello, se volete un pò amaro..un refrain che contiene in sé l’idea che oramai abbiamo dato per assodato che dopo quel “se…ma..” per noi non esista possibilità alcuna che i nostri sogni, le nostre speranze si possano realizzare…abbiamo deposto le armi oramai…

Siamo stanchi, tutti, ognuno per se…siamo stati assoldati, TUTTI, chi più chi meno per fare la nostra parte…come se qualcuno, 40 giorni fa ci avesse caricati, TUTTI, su un’arca della speranza e ad ognuno di noi avesse affidato un compito preciso..come tante piccole ruote di un ingranaggio, ognuna fondamentale per condurre l’arca dell’umanità verso una nuova terra promessa..per garantire ai nostri figli di poter proseguire questo lungo viaggio verso qualcosa che reitera, di generazione in generazione una promessa meravigliosa: poter stare meglio..poter evolvere..potersi migliorare..garantire benessere per la maggior parte di noi…e sottolineo per la maggior parte di noi…non di una piccola parte di fortunati che sguazzano sulle vite di tutti gli altri…

…e la cosa bella e insieme brutta di questa vicenda del Coronavirus, che ci accomuna TUTTI, è che basta che anche solo uno di noi si fermi per un attimo, deragliando da ciò che ci è stato chiesto di fare, o non fare che tutto il sistema salta e l’arca affonda…e insieme ad essa affondano le speranze di proseguire questo meraviglioso viaggio insieme!

..e credetemi..capita spesso anche a me, come a tutti noi, di pensare più volte al giorno che questo ripetersi di attimi uguali agli attimi precedenti sia una tortura per la mente e per il corpo…ed ecco che la maledetta frase iniziale..la frase del perdente la definirei..”come sarebbe bello se..ma..”..comincia a insinuarsi dentro di me cercando di fare breccia nel mio cuore…eccola..la sento…..e se tendete l’orecchio la sentite anche voi..

Come sarebbe bello se…potessi anche solo per un secondo uscire e abbracciare qualcuno, così a caso, per il gusto di sentire che siamo umani, fatti della stessa carne..di ossa, pelle, muscoli, tendini…cuore..tanto cuore..troppo cuore…ma….”

…Lo sapete che la maggior parte di coloro che hanno fallito, ha smesso di lottare e di crederci spesso qualche attimo prima che il “miracolo” accadesse?

Crescere, evolversi, cambiare…non è questione di un secondo e nemmeno di un giorno..ma neanche di una settimana..o un mese..a volte di anni…la vita non concede scorciatoie e chi si affida ad esse per avere successo immediato, di solito perisce di stenti nel lungo periodo…

Thomas Alva Edison…1.600 tentativi prima di trovare la giusta combinazione, in apparenza stupida, l’ennesima per dare vita al filamento che ha dato la luce a tutti noi..ma Edison ce l’aveva nel cuore..era scritto nel suo destino, se lo sentiva dentro, nelle budella e non certo nella testa…e così fu…la 1.601esima volta, grazie a una stupidissima e banalissima fibra di bambù carbonizzata, fu quella buona..e luce fu per l’umanità intera…1.600 occasioni per dire “basta..lascio perdere..come sarebbe bello se trovassi la combinazione giusta di materiali…ma è impossibile..” e invece no…è andato avanti fino alla 1.601esima…e ha dato la luce a tutti noi…e a tutti quelli che verranno…

…crescere, evolversi, cambiare richiedono tempo, tenacia, costanza..passione..minuto dopo minuto…un passo alla volta…senza scoraggiarsi..senza fermarsi mai..perché è molto probabile che quando deciderete di lasciare andare, di mollare tutto…la vetta sarà lì a pochi passi da voi..avvolta nelle nubi..e vi starà osservando…ridendo di voi..

…si chiamava Bartali..di nome Gino,..un uomo del popolo…siamo nell’anno 1948..Tour de France…la mattina è quella del 15 luglio e Gino..lo chiamo così in modo confidenziale per rimarcare il fatto che era uno del popolo, una ruota di quell’ingranaggio che ha contribuito a portare la barca dell’umanità verso la terra promessa…dicevo, quella mattina del 15 luglio Bartali detto Gino realizzò una impresa storica..una rimonta sugli avversari dalla cui testa aveva accumulato un ritardo di 21 minuti..quel giorno Gino li staccò arrivando ben 20 minuti prima di tutti…

E cosa centra questa storia mi direte voi, coi tentativi, gli errori, i fallimenti..il non mollare mai?

La storia in sé, a parte l’impresa sportiva incredibile, epica, memorabile di staccare tutti, non ha un significato particolare…ciò che rende Bartali, di nome Gino, straordinario è ciò che fece prima di quella impresa…dobbiamo tornare al periodo del secondo conflitto bellico..durante quel periodo in cui ovviamente le gare si erano fermate, lui, Bartali di nome Gino non si fermò e continuò a pedalare, e pedalava..pedalava..pedalava e su quella bici continuò ad andarci giorno dopo giorno..sempre e comunque…compiendo a volte fino a centinaia di kilometri al giorno con l’unico intento di fare il suo dovere..trasportando documenti, informazioni, a volte materiali utili alla Resistenza partigiana…pedalata dopo pedalata…

…lui, il campione, era una meravigliosa ruota di un ingranaggio complesso che si chiama umanità…lui, Bartali di nome Gino sentiva dentro al cuore, senza bisogno di troppi giri di parole..che quello era il suo compito…lui doveva fare quella cosa per garantire un futuro, per garantire che il viaggio dell’arca dell’umanità potesse proseguire diretta verso albe e tramonti a mozzafiato…

Ecco cosa siamo…straordinarie rotelle di un ingranaggio complesso..ognuna deputata a svolgere il proprio compito…senza troppi idioti giri di parole…come tante piccole ma straordinariamente grandi api operaie che con fatica si ingegnano e lottano e sudano…giorno dopo giorno…pedalata dopo pedalata..fallimento dopo fallimento..per garantire che i nostri figli e chi verrà dopo di loro, possa godere di quel nettare zuccherino che si chiama vita!

Pensieri di un folle su un mondo di folli…

Il paese dei folli e degli innamorati si trova là dove le fantasie di chi ancora sa abbandonarsi ai sogni ad occhi aperti, copulano baldanzose, in certe mattine di mezza estate inumidite da una guazza femmina che sa di ardore, con un vento caldo che viene da sud senza bisogno di permesso e autocertificazione…è un vento che porta con sé la voglia di vita che vibra su cuori slabbrati a precipizio sul nulla…

La Graciosa

 

All’entrata della baia, a sfioro su un acqua che solletica le budella tanto è chiazzata di mille tonalità di blu e di azzurro, ghirlande di fiori effondono profumo di vita. Alcuni dicono che sono le anime dei morti che ritornano in superficie per raccontare, a chi ancora per un pò avrà l’onore o l’ardore di vivere la vita, cosa viene dopo…

…”Dopo cosa…se ancora non abbiamo capito cosa viene prima??

….Si domandano alcuni filosofi sdentati, seduti sul ciglio di un muretto che delimita il porto..in attesa di una sera incerta che non deve chiedere nulla per esprimersi…

Lasciateli perdere!” – grida un uomo da una chiatta che sta giungendo in porto – “…non vedete che sono pazzi?”

… tu uomo che guardi dall’alto della tua effimera esistenza…se volgi lo sguardo sulla destra, proprio là dove il mare comincia a fare l’amore con una terra secca, inaridita dal sole, per nulla ostile, ti imbatti in un soffio di vento sincero che ti scompiglia lievemente quei pochi capelli impomatati che nascondono una calvizie che non vorresti avere…incartato in quella gloria effimera di cui ti sei circondato..pur di ammettere a te stesso che conti qualcosa…gridandolo in faccia ad un mondo distratto…anch’esso finito com’era finito tutto ancora prima di cominciare..

Sei un pò indispettito da questo affronto della natura, vero? Per questo ti giri d’istinto e distinto in cerca di appigli..,a nulla, niente che accia al caso tuo!

Ti passi nervosamente le dita sul ciuffo imperioso che ha il sapore di un giorno qualunque svegliatosi di soprassalto su un mattino bastardo, in mezzo ad un traffico diretto verso il nulla…un bicchiere di cartone contenente un caffè che anch’esso sa di cartone come da copione hollywoodiano, adagiato sul bracciolo in finta pelle del tuo SUV con il motore di una Panda 30 (che non è tuo ma della banca o di un’azienda che invece di pagarti per quello che vali ti riempie di finti benefit di cui non te ne fai un cazzo) e che è sempre troppo grande per lo spazio che hanno disegnato nei parcheggi; cuffie wireless che penzolano dalle orecchie conferendoti un’aria da idiota sapiente..

…sei senza appigli adesso…affranto…avresti voglia di snocciolare un pò di quei termini inglesi che hai imparato su una app che ancora paghi 1,99 euro al mese con una carta di credito che ti hanno rifilato in un centro commerciale un sabato pomeriggio di un autunno piovoso e che rimborsi, fiero e tracotante, rigorosamente a rate perché in tasca non hai nemmeno un euro per comperarti un pezzo di pane comune..perché i contanti, ti hanno insegnato ad Harvard o Berkeley,…sono da straccioni…

…ma nessuno ti sta ad ascoltare…non interessa a nessuno quello che dici…e sai perché?…Perché sei sempre stato il primo a fregartene di ciò che pensava e diceva la gente…tu…quello che prima di parlare creava a regola d’arte il set cinematografico dentro cui avresti messo in scena la rappresentazione del ridicolo…di un “te stesso” di cui ora, abbandonato su questa chiatta alla deriva insieme ad altri miliardi di folli, non riconosci nemmeno l’odore…

…e ti senti perduto, emaciato, sconfitto, come perduta, emaciata, sconfitta è la tua esistenza…

…uno tra i tanti in mezzo a una folla che non sa di esistere…su un barcone alla deriva in mezzo ad un mare di pensieri falliti…

… in lontananza..scorgi qualcosa…sembra una balena imputridita, lasciata a marcire dalla noncuranza dei tuoi simili su una spiaggia che un tempo era solo sabbia e dune e qualche cespuglio sradicato da un vento nobile che ogni tanto passava di lì per godersi un pomeriggio in armonia per poi andarsene senza più ritornare…

…ora le dune hanno ceduto il passo a una fila di baracche che sanno di olio rancido e patatine fritte…e più in là ombrelloni e lettini…uno ammassato all’altro…come ammassati l’uno all’altro erano i corpi in quei week end d’estate passati in colonna per raggiungere le spiagge.. ore ad arrostirsi al sole…per avere in cambio qualche litro di alcool a caro prezzo e via di ritorno, pimpante e pronto per un lunedì mattina affacciato su boccette di lexotan e barbiturici…

..stai per arrivare in porto..e lì adagiata nel silenzio di un giorno che oramai ha lasciato il posto all’oscurità, c’è una piccola barchetta di pescatori. È arenata, insabbiata..quasi morta sull’arenile…le reti ad avvolgerla tutta, come se il mare si fosse voluto prendere una piccola rivincita per tutte le volte che essa ne ha solcato le profondità alla ricerca di un pò di cibo…

…ora è essa stessa ad essere prigioniera delle reti di cui andava fiera…

….e quell’immagine ti fa riflettere..e un pensiero ti sfiora la testa:

ogni rete lanciata per tendere una trappola al prossimo..prima o poi diventa la rete dentro cui si rimane impigliati!“…

..vicino alla barca spiaggiata…un cartello…inciso a mano con cura recita pressapoco così:

In questo paese abbiamo vissuto tempi di gloria, piedi scalzi, polvere, poche cose in apparenza gettate lì a caso…cose semplici, genuine..era un tempo di sorrisi che venivano dalla pancia; di bambini dalle larghe bocche spalancate sporche di fango, le pance semivuote ma l’animo ricolmo di fantasia e desiderio…

…un tempo in cui uomini e donne si spingevano al mercato vicino senza fretta…perché conoscevano il valore del tempo e ad esso si abbandonavano volentieri;

…in questo luogo remoto sospeso a mezza via tra il cielo e l’inferno, tutto sembrava avere inizio la mattina coi profumi resi ruvidi dalla salsedine dell’alba, per poi finire la sera su tramonti ricolmi di immenso e di lacrime dolci…e ogni mattina…tutto ricominciava come fosse ripiegato in un eterno, gigantesco “Giorno della Marmotta”…in apparenza uguale al giorno prima…ma solo in apparenza…

In lontananza una spiaggia deserta, incontaminata…avvicini l’orecchio alla terra sgretolata e riarsa dal sole e la senti gridare così:

“State lontani! Non approdate!

E’ il paese dei folli, degli innamorati!

Spegnete i falò, copritevi gli occhi;

questo è il paese dei gran balocchi!

Nelle sere d’estate, qui si fa una gran baccano,

si pensa all’amore per il genere umano!”

…ti scappa da ridere, pensi sia un sogno…

..e poi una musica, seguita da alcune parole che ti graffiano l’anima…a sancire definitivamente la fine di quello che fu…

“Mama take this badge from me

I can’t use it anymore

It’s getting dark too dark to see

Feels like I’m knockin’ on heaven’s door

 

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

 

Mama put my guns in the ground

I can’t shoot them anymore

That cold black cloud is comin’ down

Feels like I’m knockin’ on heaven’s door

 

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

 

“You just better start sniffin’ your own

rank subjugation jack ‘cause it’s just you

against your tattered libido, the bank and

the mortician, forever man and it wouldn’t

be luck if you could get out of life alive”*

 

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door”

(Knockin’ On Heaven’s Door)

Bob Dylan, versione cantata dai Guns N’ Roses

 

 

It’s my life…a dance…

Il testo di “The Dance” di Mick Lloyd recita così:

Lookin’ back,
On the memory of
The dance we shared,
Neath the stars above
For a moment,
All the world was right
How could I have known,
That you’d ever say goodbye?
And now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance.
Holding you,
I held everything
For a moment,
Wasn’t I a king?
But If I’d only known,
How the king would fall
Hey who’s to say,
You know I might have changed it allAnd now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance
It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

Voglio dedicarla a tutti coloro che comunque ci hanno provato, e nonostante tutto, continuano a provarci fino alla fine perché così è la vita…così siamo fatti..

…se ci fosse data la possibilità di alzare il lenzuolo che si cala inesorabilmente sui terreni sconnessi delle nostre fottute consapevolezze di carta, se cioè anche per un millesimo di secondo potessimo vedere cosa viene dopo, acquisiremmo certamente in chiarezza di visione superficiale ma perderemmo in saggezza, quella certezza di nuotare in acque calme e tiepide sempre e comunque..una saggezza che viene dallo stomaco e non certo dalla testa…

…c’è una forza meravigliosa dentro ognuno di noi che ci spinge a vivere, buttandoci tutto alle spalle e gettando al contempo il cuore oltre la staccionata…una forza che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina con un’unica vera, granitica certezza nel cuore..

…ciò che ci tiene in vita è la curiosità che fonda la propria essenza sul desiderio di scoprire come andrà a finire nonostante tutto, intanto che i minuti ci sfuggono via dalla punta delle dita e noi siamo sopraffatti dal turbine di pensieri che rimbalza come una pallina da Ping pong impazzita tra rimpianti e rimorsi…

…è una questione di budella ragazzi, non di testa..di budella ricordatevelo…è tutto lì…

..perché in fondo siamo dei sognatori e quella lucina in fondo al nostro cuore continua a emettere un bagliore che si appiglia alla speranza che tutto andrà per il meglio e se ci dovessimo perdere alla continua ricerca della felicità, sarà comunque andata bene così perché la vita non si esprime nei risultati ottenuti, ma dà il meglio di se nei tentativi…

..perché…

It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

..fino alla fine..finché ce n’è..è per questo che siamo nati..dal primo imbarazzante, slabbrato vagito..all’ultimo bastardo alito di vita…

La meraviglia ai tempi del Coronavirus

Perché abbiamo così tanto bisogno, tutti, di attendere che la vita sia perfetta per dichiarare a noi stessi che essa è perfetta?

La vita è bella perché è rotta, spezzata, bastarda, ingiusta, per alcuni millesimi di secondo felice…ma mai sbagliata…sbagliato sarebbe stato non essere mai venuti al mondo..ma ora che siamo qui..abbiamo l’obbligo di viverla appieno senza lamentarci!

Noi osserviamo la natura frammentaria della nostra esistenza alla continua ricerca di un significato, un numero primo, una conferma che ci dica che tutto va bene…e nel frattempo ci dimentichiamo di vivere..ci perdiamo i tramonti a mozzafiato sul nulla..i cieli stellati, le lune piene, le risa di nostra figlia…il profumo che invade la testa del pane ancora caldo..

Nel mio prossimo libro penso che scriverò di Gianni e Lidia e di un amore, il loro, vissuto nell’attesa del giorno in cui sarebbe stato perfetto, idilliaco, eterno…ogni cosa al posto giusto..per questo un amore perduto e perdutosi nell’attesa che tutto fosse come lo avevano immaginato…

L’amore è come la vita: rotto, spezzato…gridato, strapazzato…ma mai sbagliato…sbagliato sarebbe stato non averci provato..

…l’amore è una curva, è una discesa a folle velocità per trovare quell’abbrivio giusto che serve per affrontare la salita; l’amore è lotta..altrimenti è parola, affermazione, stupide e insensate dichiarazioni senza sostanza, cazzate..un mare di cazzate..

Prendete la nostra vita al tempo del Coronavirus.. che cosa c’è di profondamente fastidioso in essa? Credo che sia la putrescente sensazione di attesa..attesa che i morti calino, attesa che calino i contagi…attesa che si possa di nuovo uscire e abbracciarsi..attesa di mangiarci una pizza con gli amici…attesa di un mondo migliore..

…ma una vita messa in parcheggio in attesa del momento proficuo non è una vita..è una promessa fatta a noi stessi sull’orlo di un precipizio senza possibilità di voltarsi e scappare..perché indietro non si può più ritornare…

Dovevamo pensarci prima dice qualcuno..dovevamo fare quando si poteva fare dice qualcun altro…

…credo che il momento per pensare e per fare sia proprio questo..rotto, frammentario, noioso, in affanno finché volete ma mai sbagliato… perché l’unico che ci è dato di vivere…il momento presente!

Il silenzio interiore è Dio..

Il silenzio interiore..pochi sono in grado di sperimentarlo nella vita, molti ne parlano, io in primis, millantandone una comprensione che nella realtà dei fatti è ben lontana dall’essere certificata e assoluta.

Più si cerca di afferrare il silenzio interiore più esso sfugge; più se ne parla più ci si allontana da esso..

Il silenzio interiore è come l’acqua, se si cerca di afferrarlo sfugge, se si lascia scorrere prima o poi si acquieta e allora ci si può immergere in esso.

Esso, il silenzio interiore, non ha granché a che fare con il concetto più ampio di silenzio inteso come “assenza di rumore”; anzi al limite chi possiede la capacità di gestire e stare nel proprio silenzio interiore è in grado di vivere in questo stato anche in mezzo a una folla urlante…

..vorrei proprio partire dal concetto di “stato” per provare a descrivere questo concetto. Il silenzio interiore è uno stato della mente; è, se mi passate il termine, la mente che pensa a se stessa e in quell’esercizio di ripiegamento su se stessa trova la propria centralità, quella neutralità e sospensione di giudizio necessarie per vivere senza farsi devastare dagli eventi, accettando la vita così come si dispiega..un secondo alla volta!

Il silenzio interiore è uno spazio magico e cosmico dentro cui non si ha più bisogno di nulla; è una piramide invasa dai colori raggianti dell’arcobaleno; è luce, ultravioletta, arancione, luce solare che circola nel nostro corpo disincrostandoci da tutte le nostre paure, le delusioni, le apprensioni, le emozioni più forti.

Il silenzio interiore, portato alle sue estreme conseguenze è Dio…e ve lo dice uno che non ha mai avuto una grande affinità con la religione nel senso più comune del termine..

Non è possibile trovare dentro di se il silenzio interiore in modo saldo e definitivo ma la sua forza sta proprio in questo: è si uno stato della mente ma uno stato che non ha nulla a che vedere col concetto di stasi.

Per sentirne la forza dobbiamo vivere abbandonandoci al flusso della corrente alternata della nostra esistenza..lasciando andare..lasciando che sia…

E chissà, forse un giorno ci ritroveremo avvolti nel liquido amniotico di una nuova esistenza e prima di emettere il nostro primo vagito in faccia al mondo, per un piccolo istante, immersi nell’eterna pura consapevolezza ci scioglieremo in una immensa risata perché avremo capito…e poi subito dopo sarà solo una lotta senza senso dall’inizio alla fine se proveremo a darle un significato aggrappandoci all’idea di qualcosa!

Vi lascio con questa suggestione; cominciamo la giornata facendoci una promessa:

Prendiamoci la libertà di dare un nuovo corso alla nostra vita dando ad essa il significato di una gita..una meravigliosa gita in quel luogo che non c’è che è l’isola immaginaria del silenzio interiore..volgendoci al sole che nasce con una sola consapevolezza nel corpo..

rilassiamoci perché tanto è già tutto scritto!