Più “roba” accumuliamo, più perdiamo contatto col cielo

Oggi vi riporto una frase di Willem Vermandere, eclettico artista fiammingo a tutto tondo. Si cimenta in varie arti quali: canto, scrittura, scultura, pittura…e altro ancora…

Gli uccelli sono felici con poco, il che è necessario, dato che non sarebbero altrimenti capaci di volare”

Mi piace l’idea che la felicità associata al godere di ciò che si ha, sia da considerarsi una necessità fondamentale per poter volare…vorrei anzi estendere questa idea della necessità di non portarsi dietro troppo “peso” associata alla felicità, anche all’essere umano..altra specie che, come i volatili, è fatta per volare…non intendo certo in senso fisico come gli uccelli…sto parlando dei meravigliosi voli pindarici della nostra immaginazione…

Dovremmo imporci, nell’esercizio delle nostre vite quotidiane, ciò che la Ryanair fa con ognuno di noi prima di salire a bordo di uno dei suoi aerei…dovremmo cioè auto-adottare (e adeguarci di conseguenza), dei rigidissimi protocolli in merito al “bagaglio a mano” che ci portiamo appresso fin dal risveglio del mattino come una zavorra che ci costringe a terra, mentre noi come specie siamo fatti per librarci nel cielo della nostra fantasia..della nostra creatività…del nostro desiderio di esprimerci…

…più “roba” accumuliamo, più perdiamo contatto col cielo…

Sarà per questo che Vermandere si cimenta in tutte le arti e in nessuna…forse perché ha capito che prendersi troppo sul serio è il primo dei fardelli da eliminare…ed egli ama volare…

Una sveltina per l’anima

La strada scorreva sotto i miei piedi fluida come acqua di torrente a fine inverno che cerca la sua strada in discesa verso il mare; erano settimane che non percepivo questa fluidità di sentimenti accarezzarmi le viscere…

…che bella la discesa…

…che bella la leggerezza…

…il calore del sole contribuiva a rinvigorire questa sensazione di benessere…irrorando il corpo di un benefico piacere…

…pensate che cosa possono fare poche parole scritte nel modo giusto…a quanta differenza possiamo fare nella vita delle persone se ci mettiamo in modalità:

…voglio farla sentire bene...”

..pensate invece a quanto invisibili diventiamo ai nostri occhi e al mondo quando ci concentriamo solo ed esclusivamente su noi stessi..adducendo mille scuse idiote per l’utilizzo di questa nostra arida modalità da necroforo del sentire, in grado di concedersi sentimentalmente al prossimo solo in una modalità che definirei da “sveltina per l’anima”…

Ma torniamo a noi…in quelle poche battute, per un istante ho percepito che stavamo vivendo di nuovo la vita con lo stesso intenso ribollire nelle budella…

…avrei voluto immortalare quel momento, come si fa con un meraviglioso tramonto a picco sul mare…ma nessuno ancora ahimè ha inventato le macchine fotografiche che fissano gli istanti di buio e di luce dell’anima…ancora nessuno ha inventato la webcam che immortala i sentimenti del prossimo nei nostri confronti…

…quelli vanno vissuti quando emergono..vanno colti quando ci sono…perché…non appena ci giriamo quel tanto che basta a riprendere il fiato necessario per goderne ancora, essi potrebbero già essere volati via..per sempre..per non tornare più, almeno non nella forma che ci aveva così tanto fatto stare bene pochi attimi prima…

…e di nuovo la salita...

…e di nuovo la fatica…

Penso che, se il mondo sta quel tanto che basta andando a rotoli, è semplicemente perché siamo troppo concentrati su noi stessi, sulle nostre paure, sui nostri corpi, sulle nostre follie…affidandoci all’unica fallace idea che tutto gira intorno a noi…

…abbiamo cioè perso quel desiderio intenso di vivere avendo tra i nostri più intimi ideali quello di “far stare bene chi ci sta vicino….”…abbiamo perso il contatto con la nostra modalità “WE”…e tutto ciò che riguarda i sentimenti, che è poi ciò che rende la vita, meravigliosamente vita…lo facciamo durare la frazione di un secondo…

….e in quella frazione di secondo mi sono fermato un attimo per riprendere fiato…

…e dopo qualche istante ho ripreso la salita…

La felicità è una lunga pazienza

Solo che ci vuole tempo x essere felici. Molto tempo. Anche la felicità è una lunga pazienza.
Ci logoriamo la vita a guadagnare denaro, mentre bisognerebbe col denaro guadagnare il tempo. Questo è l’unico problema che mi abbia mai interessato.
” (Albert Camus – “La Morte Felice”)

Oggi mi sento così..ho voglia di fare una piccola passeggiata in mezzo ai paesaggi incerti, impervi e scivolosi del concetto di “felicità”..

Non sono mai stato molto attratto dalle dissertazioni in merito al cosa sia la felicità. Come tutte le emozioni, anche la felicità si sente e si ascolta…nel corpo, nel cuore…e nelle budella.. e ogni volta che si tenta di definirla, si perde in profondità e anche in ampiezza..contribuendo a renderla anche un po’ banale!

Definire il “cosa” di una emozione, significa annaspare in un freddo mare di razionalità…accontentandosi della sterilità di inutili sovrastrutture mentali che si scaricano a terra in orpelli retorici, che mancano di un sano coraggio di vivere..

E di colpo sperimentiamo la banalità di una lingua, volgare per certi aspetti e anche un po’ oltraggiosa, ogni volta che si tenta di sostituire il vissuto con la favella…perché la felicità va sentita e non certo spiegata…

Siamo esseri senzienti..fatti di alti e di bassi..e con gli alti e bassi dobbiamo confrontarci se vogliamo vivere a pieno le nostre più intime nature..

Benvenuti tra le rapide di quel fiume in piena che è la vita..dove l’unica cosa che conta è immergersi e lasciarsi trasportare!”

Ecco perché ho citato all’inizio la frase di Albert Camus..

..in quella frase Camus non si azzarda minimamente a spiegare la felicità ma fa una semplice associazione: avvicina la felicità a un concetto che è altrettanto impervio e bastardo quanto essa, se solo si prova a definirlo. Un concetto che contiene in sé l’idea di movimento racchiuso in una stasi: sto parlando del concetto di “pazienza

Si conosce la pazienza quando, stando fermi immobili si impara a godere della successione infinita di attimi che danzano nel movimento di un respiro, quell’andare e venire del fiato tra una inspirazione e la successiva che ci insegna a stare presenti alla vita e a noi stessi..

…e in quell’andare e venire della nostra bislacca concentrazione…noi cominciamo a percepire, nelle ossa e nel cuore, che la felicità è racchiusa in quello spazio magico che in trepidante attesa sospira tra un andata e un ritorno…

…a dirlo pare facile…facile come sentire dentro che l’eterno è racchiuso in un secondo…

…ma questa è un’altra storia…o forse no…

Be grateful

…Be grateful…

Oggi mi va di cominciare così…in pieno spirito Mindfulness…perchè mi sento così oggi..profondamente grato…nel modo più semplice che si possa riscontrare in una mattina qualunque di un venerdì 17 qualunque..

Mi potreste dire che queste due semplici parole sono niente altro che retorica…ed io sarei d’accordo con voi se non venissero da uno come me che, da quando ha sentito dentro un briciolo di consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, ha impostato la propria vita sulla lotta, contro se stesso per migliorarsi costantemente e contro quella parte di mondo che riteneva e tuttora ritiene profondamente ingiusta..una continua lotta..gridata, scomposta, a volte eccessiva…come sanno essere eccessivi i bisogni di esprimersi quando pare che nessuno ti stia ad ascoltare…

Poi…una mattina ti svegli…una mattina di un venerdì 17 aprile in apparenza normale, talmente normale da risultare quasi sbiadito oserei dire, e ti rendi conto che forse è necessario cambiare strategia..per sé stessi e per il mondo intero…

Ed ecco che nasce spontaneo il desiderio di sussurrare “be grateful…”…”be grateful..” per ogni cosa, per gli alti e per i bassi della vita…”be grateful..”

…always…be grateful…

E se lo ripeterai, respirando lentamente dentro quello spazio interiore avvolto nel silenzio…dopo tre o quattro respiri, come per magia, ti sentirai meglio (fidati di me) e comincerai a percepire le cose in un modo diverso…

…e una piccola luce là in fondo a un tunnel che ritenevi buio e basta, comincerà a risplendere per te e per tutta l’umanità!

Tutto fa parte di una trama già scritta e noi abbiamo il compito di lasciare che essa si esprima, di lasciarla scorrere, di lasciare che sia..senza lottare, senza metterci di mezzo, senza bisogno di opporsi…sussurrando al mattino che nasce…

Be grateful…

It’s my life…a dance…

Il testo di “The Dance” di Mick Lloyd recita così:

Lookin’ back,
On the memory of
The dance we shared,
Neath the stars above
For a moment,
All the world was right
How could I have known,
That you’d ever say goodbye?
And now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance.
Holding you,
I held everything
For a moment,
Wasn’t I a king?
But If I’d only known,
How the king would fall
Hey who’s to say,
You know I might have changed it allAnd now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance
It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

Voglio dedicarla a tutti coloro che comunque ci hanno provato, e nonostante tutto, continuano a provarci fino alla fine perché così è la vita…così siamo fatti..

…se ci fosse data la possibilità di alzare il lenzuolo che si cala inesorabilmente sui terreni sconnessi delle nostre fottute consapevolezze di carta, se cioè anche per un millesimo di secondo potessimo vedere cosa viene dopo, acquisiremmo certamente in chiarezza di visione superficiale ma perderemmo in saggezza, quella certezza di nuotare in acque calme e tiepide sempre e comunque..una saggezza che viene dallo stomaco e non certo dalla testa…

…c’è una forza meravigliosa dentro ognuno di noi che ci spinge a vivere, buttandoci tutto alle spalle e gettando al contempo il cuore oltre la staccionata…una forza che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina con un’unica vera, granitica certezza nel cuore..

…ciò che ci tiene in vita è la curiosità che fonda la propria essenza sul desiderio di scoprire come andrà a finire nonostante tutto, intanto che i minuti ci sfuggono via dalla punta delle dita e noi siamo sopraffatti dal turbine di pensieri che rimbalza come una pallina da Ping pong impazzita tra rimpianti e rimorsi…

…è una questione di budella ragazzi, non di testa..di budella ricordatevelo…è tutto lì…

..perché in fondo siamo dei sognatori e quella lucina in fondo al nostro cuore continua a emettere un bagliore che si appiglia alla speranza che tutto andrà per il meglio e se ci dovessimo perdere alla continua ricerca della felicità, sarà comunque andata bene così perché la vita non si esprime nei risultati ottenuti, ma dà il meglio di se nei tentativi…

..perché…

It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

..fino alla fine..finché ce n’è..è per questo che siamo nati..dal primo imbarazzante, slabbrato vagito..all’ultimo bastardo alito di vita…

La meraviglia ai tempi del Coronavirus

Perché abbiamo così tanto bisogno, tutti, di attendere che la vita sia perfetta per dichiarare a noi stessi che essa è perfetta?

La vita è bella perché è rotta, spezzata, bastarda, ingiusta, per alcuni millesimi di secondo felice…ma mai sbagliata…sbagliato sarebbe stato non essere mai venuti al mondo..ma ora che siamo qui..abbiamo l’obbligo di viverla appieno senza lamentarci!

Noi osserviamo la natura frammentaria della nostra esistenza alla continua ricerca di un significato, un numero primo, una conferma che ci dica che tutto va bene…e nel frattempo ci dimentichiamo di vivere..ci perdiamo i tramonti a mozzafiato sul nulla..i cieli stellati, le lune piene, le risa di nostra figlia…il profumo che invade la testa del pane ancora caldo..

Nel mio prossimo libro penso che scriverò di Gianni e Lidia e di un amore, il loro, vissuto nell’attesa del giorno in cui sarebbe stato perfetto, idilliaco, eterno…ogni cosa al posto giusto..per questo un amore perduto e perdutosi nell’attesa che tutto fosse come lo avevano immaginato…

L’amore è come la vita: rotto, spezzato…gridato, strapazzato…ma mai sbagliato…sbagliato sarebbe stato non averci provato..

…l’amore è una curva, è una discesa a folle velocità per trovare quell’abbrivio giusto che serve per affrontare la salita; l’amore è lotta..altrimenti è parola, affermazione, stupide e insensate dichiarazioni senza sostanza, cazzate..un mare di cazzate..

Prendete la nostra vita al tempo del Coronavirus.. che cosa c’è di profondamente fastidioso in essa? Credo che sia la putrescente sensazione di attesa..attesa che i morti calino, attesa che calino i contagi…attesa che si possa di nuovo uscire e abbracciarsi..attesa di mangiarci una pizza con gli amici…attesa di un mondo migliore..

…ma una vita messa in parcheggio in attesa del momento proficuo non è una vita..è una promessa fatta a noi stessi sull’orlo di un precipizio senza possibilità di voltarsi e scappare..perché indietro non si può più ritornare…

Dovevamo pensarci prima dice qualcuno..dovevamo fare quando si poteva fare dice qualcun altro…

…credo che il momento per pensare e per fare sia proprio questo..rotto, frammentario, noioso, in affanno finché volete ma mai sbagliato… perché l’unico che ci è dato di vivere…il momento presente!