L’ultimo respiro con le dita digitando

Tracce…di un passato che riaffiora lambendo le aree più scoperte di ricordi fugaci, facendomi solletico all’anima…

…il sole fa risplendere pezzi di oscurità…ho sempre pensato che non si fa mai gli affari suoi e ora ne ho la certezza!

…e la luna? Essa piange sui brandelli alla deriva dei suoi figli dispersi…

…ci siamo dimenticati della sua esistenza, un po’ come si fa con le cose accatastate in soffitta…lassù dove nemmeno la polvere ha più voglia di posarsi…

…si sa, siamo una società in leasing…ed ogni tre anni tocca rinnovare gli accordi…gettando la roba vecchia…toccherà anche a noi prima o poi!

…ricordo un tempo in cui la sera ci adagiavamo leggeri sull’erba soffice delle nostre rispettive certezze e intonavamo una melodia…

…ma da un po’ abbiamo dimenticato come si produce un canto d’amore alla luna…

…sarà, ma a me tutta questa voglia di spogliarsi davanti al mondo, mi mette addosso una tristezza feconda!

…mi hanno chiesto: “smetterai mai di scrivere?

Ora so con certezza la risposta: “smetterò quando l’umanità comincerà ad essere un po’ meno balorda!

Ma credo che esalerò l’ultimo respiro con le dita digitando…

Noi gente imbruttita da pensieri padani

Il paese era piccolo, quanto uno sgabuzzino…

…o forse ero io che lo percepivo tale…

…mi hanno sempre creato un po’ di ansia i luoghi angusti…

…sarà per quella sensazione di mancanza d’aria che si prova, soprattutto quando si avvicina la sera…

…o forse è perché più il posto è piccolo, più la gente che ci abita si sente proprietaria del luogo…e in virtù di questa idiota credenza, guarda di sbieco chi viene da fuori…e per fuori intendo anche solo un metro più in là…

È noto che: luogo piccolo, genti piccole, menti piccole…

…ecco, in questi ultimi anni percepisco che abbiamo trasformato questa vecchia italietta malandata in un posto piccolo come lo sgabuzzino di cui ho scritto poco sopra…

…noi gente imbruttita da pensieri padani, intenti a osservare dalle persiane a mezz’asta nel tentativo di capire chi sia mai quell’uomo che viene dal mare…

…volsi lo sguardo verso il chiosco dei gelati, proprio là al confine tra la terra e l’acqua …

…’in fondo io appartengo a te’…pensai

E con quell’uterino pensiero che mi rivoltava le budella, ti presi per mano e mi diressi verso le onde…

…dal primo minuto in cui nasciamo, la nostra unica ambizione è abbandonarci ad un lento, inesorabile ritornare…

…cullati da un irrefrenabile delirio di onnipotenza…fino alla fine…

Dito medio proteso verso l’alto

…pollici appoggiati sulla tastiera virtuale di uno smartphone di ultima generazione..

…cervello reattivo pronto all’uso e alla risposta veloce…

…occhi bassi…concentrati…vuoto pneumatico intorno…

…Bonobo alzò gli occhi per un istante e attorno a se vide solo macerie fumanti…

Come poteva non essersene reso conto?’ Si domandò stupito

…ultimi resti di una “civiltà” idiota…che per il gusto di spingersi sempre un po’ più in là…

..non si era resa conto che l’ultimo passo era a strapiombo nel vuoto…

…e sotto il nulla…

..Bonobo quindi, gettato l’inutile arnese che lo teneva un tempo connesso con un mondo di cui non conosceva volto, si alzò e, voltando le spalle al precipizio…si incamminò verso il mare…

…dito medio proteso verso l’alto…

Facendo la spola tra l’anima eterna e l’idiozia del quotidiano

Usare le parole come affacci senza limite sull’infinito…e oltre

…mentre il mondo volge il suo sguardo malato alla finitezza dei termini cercando, o forse creando… confini, cerchie ristrette di dove, chi e cosa… e quindi esclusioni…tra chi è dentro e chi è fuori…

La parola come limite racchiude una limitatezza di spirito..

È arma di colui che procede per finti slogan e mezze frasi…

…perché dire di più, andare oltre, significherebbe entrare nel campo del pensiero…quello critico…

…siamo tutti prodotti di qualche pubblicitario dell’anima che studia il miglior posizionamento di mercato di ognuno di noi…

…chi usa la parola come limite ha paura del pensiero critico di chi ascolta e quindi si ferma sempre un attimo prima…

…perché l’attimo dopo lo riempie di effimere certezze…

Inizia a scrivere’ mi disse il vecchio…

…’per fare cosa?’ Gli chiesi io con fare cialtrone e slabbrato…

…’per scavare, andare a fondo e ritornare in superficie con nuove consapevolezze…per poi tornare giù…

facendo la spola tra l’anima eterna e l’idiozia del vivere quotidiano…

È che poi viene sera…

…È che poi viene sera…

…e a metà strada tra Orione e le Pleiadi…

…la stanchezza racchiusa nel non-sense di un giorno che ha dato sfoggio di tutta la sua tracotante idiozia…

…si trasforma in polvere di stelle…

…e alla fine di una Via Lattea che ha smesso da un po’ di cercare un senso nelle cose …ci sei tu…

…ed io posso finalmente scemare nell’oblio della mia tranquillizzante follia immatura…