Un inno solenne ai numeri 2

Immaginate cosa può provare il 2 di gennaio rispetto a tutto quello che è capitato nei giorni che lo precedono?

…quando sei circondato da giganti come il 25 dicembre, il 31 e il giorno 1…e quando tutti intorno a te non fanno che fissarsi su poche arbitrarie ricorrenze, non ti resta che farti piccolo piccolo nella speranza che gli altri quasi quasi si dimentichino che esisti…e infatti così capita il più delle volte…ai numeri 2, 3,…, n…chi li considera mai? Avete mai visto qualcuno lanciare petardi per festeggiare l’arrivo del giorno 2?…

È il vizio di questa società manichea…

Sapete quanti “2 di gennaio“ esistono tra di noi? Dimenticati, lasciati indietro…dispersi…

…che prepotenza sti numeri primi! ‘Primi’ ovviamente non nel senso matematico del termine..ma di “primi della classe”…che la fanno da padroni per una convenzione sedimentata da tempo tra noi comuni mortali…

…io sono più per la squadra sapete? Quelle frasi sicuramente un po’ gigione ma tanto potenti del tipo:

se vinciamo, il successo è di tutta la squadra; se anche solo uno di noi rimane indietro, il fallimento è di tutti…

…proporrei perciò di festeggiare questo giorno…il 2…senza grandi celebrazioni…ma in punta di piedi..quasi in silenzio…nel rispetto di chi come esso è stato dimenticato e lasciato in disparte..

E insieme al 2 proporrei ogni mattina, al nostro risveglio, di dedicare un pensiero a tutti ‘i numeri 2’ di questo mondo…tutti coloro che questa maledetta società slabbrata ha deciso in modo arbitrario e convenzionale di lasciare per strada…

Chi sei?

“Chi sei?”

…La voce dell’anziano seduto sul masso a strapiombo sull’ ignoto arrivava all’uomo di mezza età come lama tagliente…

Sono un dottore, un medico signore!

Ti ho chiesto: chi sei?

L’anziano insisteva, imperterrito; nulla era in grado di scalfire quella sua voce allegorica…intrisa di una sapienza che profumava di antico…guardava fisso davanti a se, come fosse un attore che legge un ‘gobbo’ immaginario affisso sulla linea dell’orizzonte.

La tenacia di quella strana figura seduta sul masso a strapiombo sull’ignoto, cominciava a far breccia tra gli ingranaggi del cuore arrugginito dell’uomo di mezza età…

Ora cominciava a ricordare: c’era stato un tempo in cui entrava ed usciva da mondi reali e immaginati con naturalezza…

…un tempo in cui considerava la paura come energia che spinge avanti e non come fardello che blocca il passo…

…poi lentamente era scivolato verso il grigiore del ruolo e quest’ultimo aveva invaso corpo, mente e cuore facendoli inesorabilmente perire…il tutto quasi a sua insaputa…

Ti ho chiesto: chi sei?