Nello spazio della follia…

Una parte della mia vita l’ho passata avvolto dal desiderio di ‘essere dentro..

Essere dentro alle situazioni…

…alle compagnie di amici quando ero più giovane…

…al concetto di ‘lavoro ideale’…

…devo dire che in parte sono stato ripagato da questa mia forma di desiderio ovino…

…ed è stato lì…all’apice di un ‘successo’ culminato con la soddisfazione di aspettative vane…che ho cominciato a capire che la parola successo è composta da ‘su’ e ‘cesso’…

…un luogo dove, se ci stai per troppo tempo…ti iniziano a formicolare le gambe…

….e alla lunga non riesci più a camminare….

…ho capito che ‘essere dentro’ significa non poter vedere il cielo

…significa sentirsi costretti…

…significa dire un sacco di cazzate già ripetute da altri…

…una copia di mille altre copie…

…ci vogliono così sapete?…

…belli e profumati fuori ma bruttissimi dentro…tutti brutti uguali…

…talmente brutti da non essere più…

…il nulla più totale…

…talmente brutti da non esprimere più un pensiero contro…

…da non avere più alcuna consapevolezza…

…ecco perché scrivo…

…perché questo è un piccolo spazio di cielo che ho dentro e che si fa vedere un pò…

…con le sue piogge, i suoi tramonti, le sue albe…le sue tempeste…

…e da un pò amo ‘essere fuori’…

…che piaccia o meno…

…questo è lo spazio che non deve piacere a nessuno per forza di cose…se non a me…

…è lo spazio dedicato al godimento puro…il godimento dell’anima…

…una forma meravigliosa di amplesso cosmico con la mia anima incerta…

…mi piace ‘essere fuori’…

…Sì…a volte anche nel senso di essere considerato un folle…

…lì..nello spazio della follia…è concesso molto di più che ai cosiddetti ‘normali’….

…vi aspetto…voi che se leggete e scrivete come me…

….sicuramente amate un pò di insana follia

Chi sei?

“Chi sei?”

…La voce dell’anziano seduto sul masso a strapiombo sull’ ignoto arrivava all’uomo di mezza età come lama tagliente…

Sono un dottore, un medico signore!

Ti ho chiesto: chi sei?

L’anziano insisteva, imperterrito; nulla era in grado di scalfire quella sua voce allegorica…intrisa di una sapienza che profumava di antico…guardava fisso davanti a se, come fosse un attore che legge un ‘gobbo’ immaginario affisso sulla linea dell’orizzonte.

La tenacia di quella strana figura seduta sul masso a strapiombo sull’ignoto, cominciava a far breccia tra gli ingranaggi del cuore arrugginito dell’uomo di mezza età…

Ora cominciava a ricordare: c’era stato un tempo in cui entrava ed usciva da mondi reali e immaginati con naturalezza…

…un tempo in cui considerava la paura come energia che spinge avanti e non come fardello che blocca il passo…

…poi lentamente era scivolato verso il grigiore del ruolo e quest’ultimo aveva invaso corpo, mente e cuore facendoli inesorabilmente perire…il tutto quasi a sua insaputa…

Ti ho chiesto: chi sei?

Facendo la spola tra l’anima eterna e l’idiozia del quotidiano

Usare le parole come affacci senza limite sull’infinito…e oltre

…mentre il mondo volge il suo sguardo malato alla finitezza dei termini cercando, o forse creando… confini, cerchie ristrette di dove, chi e cosa… e quindi esclusioni…tra chi è dentro e chi è fuori…

La parola come limite racchiude una limitatezza di spirito..

È arma di colui che procede per finti slogan e mezze frasi…

…perché dire di più, andare oltre, significherebbe entrare nel campo del pensiero…quello critico…

…siamo tutti prodotti di qualche pubblicitario dell’anima che studia il miglior posizionamento di mercato di ognuno di noi…

…chi usa la parola come limite ha paura del pensiero critico di chi ascolta e quindi si ferma sempre un attimo prima…

…perché l’attimo dopo lo riempie di effimere certezze…

Inizia a scrivere’ mi disse il vecchio…

…’per fare cosa?’ Gli chiesi io con fare cialtrone e slabbrato…

…’per scavare, andare a fondo e ritornare in superficie con nuove consapevolezze…per poi tornare giù…

facendo la spola tra l’anima eterna e l’idiozia del vivere quotidiano…

Il bello è che mi ribello

Il bello è che mi ribello ad ogni idea di bello…

…e ballo…ballo…

…solennemente e fottutamente ballo….

…e così mi riapproprio del BELLO…

…e mi sento bolla…che ribolle…

…Togliendomi di dosso il bollo…

…che una manica di belli…

…mi appiccicano imbelle…

“Gr-egge homo”

Chi da un po’ segue il mio blog avrà percepito una certa insofferenza da parte mia per tutto ciò che riguarda il “gregge”…

…non mi riferisco certo al gregge delle amate pecorelle…animali che fin da piccolo mi sono sempre stati molto simpatici..

…mi sto riferendo ovviamente a un altro tipo di animale da branco…il cd. “Homo capra”…

…tra le tante, una caratteristica del Homo capra ritengo essere abbastanza odiosa: sto parlando di quel particolare tipo di accondiscendenza incondizionata verso ogni cosa che viene detta da chi ricopre un ruolo pubblico o simili…la chiamo idiota deferenza…il rovescio della medaglia della quale ha un solo nome: becera codardia

È dall’epoca del “Ecce homo” ponziopilatesco, o forse anche da prima, che l’homo capra ha il vizio malsano di rincarare la dose a seguito di frasi e di slogan gettati in pasto al branco dai “potenti…” e lo fa solo per mostrare deferenza, becera…e non voglio tediarvi con tutti gli esempi di questa idiota deferenza da branco di cui è piena ogni singola pagina dei libri di storia..

”gr-egge homo” è solo un monito per ricordare a me stesso di fare un passo indietro abbracciando la “follia”, ogni volta che a spingermi in avanti è l’inerzia della folla…

…in essa, credetemi, non si trova intelligenza…ma semplice, becera idiozia da branco…

…beeeeee…

Quel desiderio profondo di gridare “Ehilà”

Ho fatto a cazzotti col mondo ed esso ha risposto alzando la guardia e rigandomi il volto di cicatrici indelebili…

Ho pianto insieme alle stelle, con lo sguardo rivolto verso orizzonti incerti nella continua speranza che una di quelle lucine fosse destinata a me in questo pezzo di cammino affannoso…e la vita mi ha messo a disposizione spalle noncuranti su cui riversare lacrime dense…ma in nessuna ho mai trovato il conforto cercato!

Ho interrogato ogni forma di Dio alla ricerca di risposte incomprensibili a domande idiote…e la vita regolarmente ha ribattuto gettandomi con violenza in fiumi di odio e di rabbia..ed io imperterrito a nuotare all’insù come un salmone invecchiato e disobbediente…affaticato e goffo…

..Ho cercato modelli di carta pesta e di cera su cui appiattire la mia anima pecora fatta a brandelli dal volere comune..nel tentativo di seguire ammutolito il flusso di corpi che balla al ritmo di un jingle stonato…ma ho percepito quella danza come una fibrillazione atriale dell’anima e di colpo mi sono ritrovato nella sala rianimazione delle mie paure più recondite…

…poi, tra la stanchezza e il dolore e un grande subbuglio tra le budella affrante, si è fatta strada una istintiva consapevolezza…ho cominciato a lasciarmi andare…facendomi trasportare noncurante dalla corrente là dove il destino ha deciso che io dovessi approdare…

…e come d’incanto ho ricominciato a lottare e ad avere una gran voglia di risalire il fiume controcorrente, perché questa è la mia più intima natura e la coerenza agli occhi dei miei valori più intimi e di ciò che sono è la mia impronta nel mondo, l’unico porto sicuro a cui ritornare la sera per un veloce ristoro, in attesa che le prime luci dell’alba infondano di nuovo in me il desiderio di gridare…

“…Ehilà!”