La peste, la rogna dell’umana razza!

Viveva piantato con le lacrime addosso, all’ombra di un pino, lamentoso, a più non posso.

Ad ogni donzella che si appropinquava, la solita storia lui raccontava..

…quella di un fusto di belle speranze, idee geniali e tante baldanze…

…il verbo preferito il condizionale…”se io potessi sai che gran finale..!”

Ma appena il gran pino presso cui era ubicato, le fronde muoveva per il vento agitato,

Il capo chinava con gran tremore e al volere comune si allineava…

Di fusti codardi di questa fattura ne è piena la vita..oh che bruttura!!

Di salto in salto, di fiore in fiore, tante stronzate si divertono a dire…

..se per ogni parola gettata al vento, il mondo avesse un soldo d’argento..

..tutti i problemi delle poveri genti, risolti sarebbero senza più patimenti…

E allora ricordati di ben percepire, che se chi hai di fronte è bravo a parlare,

fuggire tu devi con gran vigore…

…che fusti del genere son la disgrazia, la peste, la rogna dell’umana razza!!

Lo scrittore…che narciso!

La parola è limite e in quanto tale, chi scrive, è alla continua ricerca del piacere che si prova a infrangerlo quel limite nel tentativo di cogliere il senso ultimo di ogni cosa nella costante rincorsa della divinazione di noi stessi. Si perché, per quanto tutti noi che amiamo scrivere cerchiamo di nasconderlo, in fondo in fondo siamo dei narcisi di immani dimensioni che in piedi  di fronte allo specchio che si schiude sulle nostre anime, vogliamo condividere col mondo un pezzo di noi che in fondo crediamo essere la verità.