Lo scrittore…che narciso!

La parola è limite e in quanto tale, chi scrive, è alla continua ricerca del piacere che si prova a infrangerlo quel limite nel tentativo di cogliere il senso ultimo di ogni cosa nella costante rincorsa della divinazione di noi stessi. Si perché, per quanto tutti noi che amiamo scrivere cerchiamo di nasconderlo, in fondo in fondo siamo dei narcisi di immani dimensioni che in piedi  di fronte allo specchio che si schiude sulle nostre anime, vogliamo condividere col mondo un pezzo di noi che in fondo crediamo essere la verità.

Vuoi imparare a raccontare storie? Gioca coi tuoi figli..

Il week end è il momento dei giochi con mia figlia e quando il sabato mattina mi accingo a entrare in uno dei tanti possibili mondi che la sua mente di 6 anni costruisce attorno a noi con l’intento di sguazzarci in mezzo giocando, negli attimi iniziali vengo preso dall’istinto di controllare quel mondo, rovinando la magia che in esso è contenuta, invadendolo con la logica razionale tipica della quotidianità degli adulti. Ma quando finalmente riesco a concentrarmi sul presente, quel mondo diventa parte di me ed io vengo colto da una strana energia che mi solletica l’anima abbandonandomi alla quale tutto può accadere. Quello è un mondo in cui l’unica regola è quella di non avere regole.

Lo stesso vale per il mondo fantastico della scrittura creativa: anch’esso è un mondo in cui l’unica regola è non avere regole. E la pena per coloro che si accingono a leggere un testo imbevuto di regole quotidiane è la noia mortale.

Raccontare storie, mettendo una parola dietro l’altra su un foglio bianco, richiede la stessa capacità di concentrarsi sul presente entrando in uno dei possibili mondi che tutti noi abbiamo dentro, al fine di dargli vita senza frapporre tra esso e la trasposizione su carta dello stesso, alcuna regola razionale con cui conduciamo la nostra vita quotidiana.

Ecco perché credo che chiunque di noi abbia dei figli, ha una meravigliosa opportunità, se lo desidera, di diventare uno straordinario story teller. Raccontare scrivendo è un po’ come giocare con un figlio: significa concentrarsi sul presente per entrare in un mondo parallelo governato da logiche senza logica.

Buon week end

Scrivere significa destreggiarsi tra i nostri “pensieri lenti e veloci”


Qualche anno fa il premio Nobel Daniel Kahneman, nel suo libro “Pensieri lenti e veloci” che vi consiglio vivamente, ha scritto che tutti noi siamo soggetti all’attività di due veri e propri sistemi di pensiero che hanno caratteristiche molto differenti tra di loro: un sistema 1  e un sistema 2 come li definisce l’autore.

Il sistema 1 è intuitivo, lavora in automatico, con l’autopilota, è molto veloce; è intriso di emozioni e reagisce alle sensazioni che noi proviamo in quanto sistemi aperti all’ambiente. Tutti noi, nella maggior parte delle nostre decisioni più o meno importanti, ci portiamo dietro un vissuto emotivo, dei pregiudizi, dei preconcetti tali per cui quando decidiamo qualcosa, passatemi il termine gergale, lo facciamo “di pancia”, utilizzando proprio il “sistema 1”.

Scrive Kahneman: “il pensiero veloce include sia varianti di pensiero intuitivo, sia le attività mentali interamente automatiche della percezione e della memoria ed è l’artefice segreto di molte nostre scelte e molti nostri giudizi.”

Il sistema 2 invece è molto più lento, è il sistema preposto alla gestione di tutte quelle attività nelle quali dobbiamo sforzarci per trovare la concentrazione giusta al fine di svolgere compiti complessi. E’ un sistema che nella maggior parte dei casi è silente e “a riposo” e si attiva solo quando, sollecitato dal sistema 1, abbiamo la necessità di concentrarci su compiti e situazioni difficili.

Scrive Kahneman: “Le operazioni assai disparate del sistema 2 hanno una caratteristica in comune: richiedono l’attenzione e sono annullate quando questa viene distolta…In tutte queste situazioni bisogna prestare attenzione e si ha un rendimento minore, o nessun rendimento, se non si è pronti o se l’attenzione non è ben indirizzata….Il sistema 2 si attiva appena viene rilevato un evento che viola il modello di mondo cui fa costante riferimento il sistema 1.”

Ma perché, vi domanderete, su un blog di scrittura Giacomo ci riempie la testa con queste nozioni in apparenza molto distanti dal mondo della scrittura?

Perché, caro lettore, la scrittura creativa è prima di tutto una questione di auto-consapevolezza: delle proprie emozioni, di ciò che si prova dentro; consapevolezza anche del modo in cui tutti noi esseri umani funzioniamo…

…e penso che scrivere sia una delle attività nelle quali l’armonia tra il sistema 1, intuitivo e carico di emozioni e il sistema 2 lento e razionale, è l’elemento di cui tutti noi che amiamo la scrittura dobbiamo maggiormente assumere consapevolezza per portare a galla, tra le righe dei nostri racconti, le emozioni dirompenti grazie al lavoro del sistema 1, con l’intento di far provare al lettore lo stesso vissuto emozionale.

Ma per fare ciò nel modo più efficace possibile abbiamo bisogno del “sistema 2” e cioè di tutta la razionalità e la concentrazione necessarie  per rilasciarle nei modi e nei tempi giusti per evitare di renderle troppo banali.

Buona giornata

Giacomo