Perché siamo qui

Vi è un incanto nei boschi


Vi è un incanto nei boschi senza sentiero.
Vi è un estasi sulla spiaggia solitaria.
Vi è un asilo dove nessun importuno penetra
in riva alle acque del mare profondo,
e vi è un armonia nel frangersi delle onde.

Non amo meno gli uomini, ma più la natura
e in questi miei colloqui con lei io mi libero
da tutto quello che sono e da quello che ero prima,
per confondermi con l’universo
e sento ciò che non so esprimere
e che pure non so del tutto nascondere. (Lord Byron)

Lago di Garda

Credo che le risposte che andiamo cercando ogni giorno più o meno consapevolmente, appartengano alla natura, di cui siamo parte inesorabile.

Immerso nella natura, se l’essere umano riuscisse a sintonizzarsi con quel tipo di silenzio interiore tipico di certe profondità a pochi accessibili, si acquieterebbe, accoccolandosi così ad una vaga ma appagante consapevolezza del “perché siamo qui”.

Pacengo Lago di Garda

Vendesi Penisola vista mare…

Occhio languido che sta in superficie..lesto nel parlare, vuoto di interesse, bisognoso di folla a buon mercato..

Ti aggrappi al sapere del prossimo rubando quello che c’è da rubare, lo lucidi, cambi qualche parola e lo getti in pasto al mondo come fosse farina del tuo sacco…e trovi pure un pò di imbecilli che ti ascoltano!

Sei bravo a parlare, di solito del nulla, piuttosto che tacere dici la tua, e ti citi intanto che parli…un po’ per provare a capire ciò che dici (ardua impresa) e un po’ perché adori ascoltarti..

Fai le prove la mattina davanti allo specchio per trovare il tuo profilo migliore, allenandoti al contempo a appoggiare le sillabe sui toni bassi della tua voce…

Hai sicuramente studiato in posti dove il bla-bla-bla si trasforma in mestiere, dove si sono inventati la folle idea che la notizia, l’informazione, la conoscenza sono un prodotto e come tale vanno venduti trasformando automaticamente chi legge in un consumatore…

Usi hashtag come se piovesse, likando chiunque non certo perché apprezzi i suoi contenuti ma semplicemente perché qualche folle tuo simile, ti ha spiegato che se metti un like a qualcuno, poi in qualche modo costui si sente in dovere di contraccambiare…e questo a prescindere da ciò che ognuno dei due sta dicendo..

..e così facendo, tu e i tuoi simili, avete trasformato il mondo in una enorme palla di spazzatura dove non importa la coerenza di ciò che si dice e di ciò che si sa, l’importante è chiacchierare del nulla…rubando concetti di qua e di là…come tante stronze gazze ladre che si gettano come iene invecchiate sui rimasugli rancidi di paccottiglia da gettare in pasto alle pecore…

Basta che se ne parli!

ha detto qualcuno…

“Viva il silenzio..”

penso io

Poi quando capisci che, per farti conoscere e per piacere ci vuole fatica, sudore, tenacia e soprattutto quando percepisci che la notorietà non può essere un fine alla lunga, bensì una naturale conseguenza di ciò che si esprime e dell’interesse che esso è in grado di suscitare grazie alla forza degli argomenti trattati, allora scegli la strada più corta: l’acquisto…banalmente ti compri la notorietà, per godere anche tu di una porzione di vista a sbalzo nel vuoto su una prateria di milioni di imbecilli come te!

Venghino Signori! Venghino!

Si vende Penisola vista mare + Giardino Uso pascolo!

Viva la conoscenza…viva chi si batte col cuore rivolto alle stelle e il naso immerso nei libri!

Il sapere non è un prodotto…

Il sapere è un privilegio..un privilegio che richiede tenacia e ardore…per questo il sapere, quello vero, è destinato ai pochi..ahimè dimenticati…in un mondo di immondizia e di spazzini (ooops, scusate di “operatori ecologici”)

…un popolo che trasforma la conoscenza in merce è destinato a perire lasciando dietro di se qualche flebile traccia a darwiniana memoria di un tempo che fu..lontano, lontano…avvolto nelle nebbie perenni dell’umana incoscienza…

Il silenzio interiore è Dio..

Il silenzio interiore..pochi sono in grado di sperimentarlo nella vita, molti ne parlano, io in primis, millantandone una comprensione che nella realtà dei fatti è ben lontana dall’essere certificata e assoluta.

Più si cerca di afferrare il silenzio interiore più esso sfugge; più se ne parla più ci si allontana da esso..

Il silenzio interiore è come l’acqua, se si cerca di afferrarlo sfugge, se si lascia scorrere prima o poi si acquieta e allora ci si può immergere in esso.

Esso, il silenzio interiore, non ha granché a che fare con il concetto più ampio di silenzio inteso come “assenza di rumore”; anzi al limite chi possiede la capacità di gestire e stare nel proprio silenzio interiore è in grado di vivere in questo stato anche in mezzo a una folla urlante…

..vorrei proprio partire dal concetto di “stato” per provare a descrivere questo concetto. Il silenzio interiore è uno stato della mente; è, se mi passate il termine, la mente che pensa a se stessa e in quell’esercizio di ripiegamento su se stessa trova la propria centralità, quella neutralità e sospensione di giudizio necessarie per vivere senza farsi devastare dagli eventi, accettando la vita così come si dispiega..un secondo alla volta!

Il silenzio interiore è uno spazio magico e cosmico dentro cui non si ha più bisogno di nulla; è una piramide invasa dai colori raggianti dell’arcobaleno; è luce, ultravioletta, arancione, luce solare che circola nel nostro corpo disincrostandoci da tutte le nostre paure, le delusioni, le apprensioni, le emozioni più forti.

Il silenzio interiore, portato alle sue estreme conseguenze è Dio…e ve lo dice uno che non ha mai avuto una grande affinità con la religione nel senso più comune del termine..

Non è possibile trovare dentro di se il silenzio interiore in modo saldo e definitivo ma la sua forza sta proprio in questo: è si uno stato della mente ma uno stato che non ha nulla a che vedere col concetto di stasi.

Per sentirne la forza dobbiamo vivere abbandonandoci al flusso della corrente alternata della nostra esistenza..lasciando andare..lasciando che sia…

E chissà, forse un giorno ci ritroveremo avvolti nel liquido amniotico di una nuova esistenza e prima di emettere il nostro primo vagito in faccia al mondo, per un piccolo istante, immersi nell’eterna pura consapevolezza ci scioglieremo in una immensa risata perché avremo capito…e poi subito dopo sarà solo una lotta senza senso dall’inizio alla fine se proveremo a darle un significato aggrappandoci all’idea di qualcosa!

Vi lascio con questa suggestione; cominciamo la giornata facendoci una promessa:

Prendiamoci la libertà di dare un nuovo corso alla nostra vita dando ad essa il significato di una gita..una meravigliosa gita in quel luogo che non c’è che è l’isola immaginaria del silenzio interiore..volgendoci al sole che nasce con una sola consapevolezza nel corpo..

rilassiamoci perché tanto è già tutto scritto!

Curiosità è quel brivido nel cuore nascosto da mille rancori.

Ricordi quando eri bambino? Quella estatica stagione della tua vita durante la quale affrontavi ogni situazione guardandola attraverso le lenti dell’esperienza rapita e non quelle del giudizio e del pregiudizio? Ricordi che erano veramente poche le cose che non ti facevano sentire bene! Che un momento eri qui e l’altro eri lì e andava bene comunque tutto alla fine della giornata!

Bene, senza addentrarci troppo in costruzioni teoriche riguardanti il perché fosse così e soprattutto perché oggi per la maggior parte di noi è molto difficile seguire quel corso di atteggiamenti pensieri e conseguenti comportamenti, vorrei porre al centro di queste poche righe un concetto e attorno a quello costruire una parvenza di ragionamento: sto parlando del concetto di “curiosità”.

Curiosità, per come la vedo io, significa buttare sempre e comunque il cuore oltre l’ostacolo, significa sentire la paura ma non farsi bloccare da essa, significa ascoltare senza pregiudizi, andare avanti sempre e comunque con la mente aperta; al limite essere curiosi significa stare in silenzio in attesa che la vita scarichi a terra tutto ciò che ha in serbo per noi..accettandola nel bene e nel male…

Vorrei partire condividendo con voi una dichiarazione fatta da Eugene Cernan, un astronauta statunitense che ha vissuto in un’epoca in cui l’avventura nello spazio significava veramente avere nel cuore il desiderio di andare oltre..avendo la consapevolezza che erano più le probabilità di non farcela che di riuscire…

Ascoltate a cuore aperto cosa ci dice Cernan; leggete queste poche parole a voce alta e ascoltatele dal profondo:

“La curiosità è l’essenza dell’esistenza umana. “Chi siamo? Dove siamo? Da dove proveniamo? Dove siamo diretti” Non lo so. Non ho risposta alcuna a quelle domande. Non so cosa ci sia là fuori e dietro l’angolo. Quello che so tuttavia, è che voglio scoprirlo.”

Ecco, questo desiderio di scoperta era ciò che ci contraddistingueva da piccoli e che, crescendo, abbiamo via via perduto. Avevamo fame, ma non di pane; avevamo fame negli occhi e nel cuore e con quella abbiamo lasciato che la vita facesse il proprio corso, sempre fiduciosi.

Essere curiosi in altri termini, significa permettere alla nostra vita di allinearsi a ciò per cui siamo qui su questa terra in questo lasso di tempo che per quanto lungo possa essere è comunque limitato…

…una vita media si aggira intorno ai 25.550 giorni..è tutto lì…sembrano tanti ma non lo sono, soprattutto se vissuti nella modalità “autopilota”, una modalità nella quale non esiste curiosità alcuna ma solo “abitudine” e “routine”!

Vi voglio lasciare con 3 consigli per coltivare la curiosità nella nostra vita da adulti; li ho mutuati dal libro Curious di Ian Leslie:

1. Apriti senza pregiudizi a ciò che non conosci: ci si riferisce in questo caso alla curiosità verso il prossimo, i suoi pensieri, le sue emozioni, rimanendo aperti all’incontro con l’inaspettato.

2. Osserva le cose da diversi punti di vista: poniti varie domande, mettiti alla prova ogni volta che ti confronti con situazioni e/o persone nuove. Domandati se ciò che stai pensando è l’unica alternativa di pensiero possibile.

3. Non dimenticare mai che puoi imparare dal prossimo: sebbene i tuoi pregiudizi ti portino spesso a scartare a priori idee, comportamenti e messaggi provenienti dagli altri, sforzati di pensare che qualcosa da imparare da essi sicuramente ce l’hai.