Il secondo grande atteso thriller di Giacomo Manini

Thriller di Giacomo Manini
Il Pentacolo di REBIS

Il nuovo, atteso thriller di Giacomo Manini dal titolo “La setta della Bilancia”, fra poche settimane sarà online; manca poco al ritorno del brivido e della suspence nascosta tra le righe di un racconto dai contorni terrificanti. Tornano le indagini della detective Maria Corsini, dopo la risoluzione del caso Panebianco nel libro “L’incertezza”; la detective sarà impegnata nella risoluzione di un complicato caso che vi terrà col fiato sospeso dal primo all’ultimo capitolo.

Luce/tenebre; sole/luna, uomo/donna; compasso/squadra. In questo nuovo thriller, Giacomo Manini ti porta all’interno del mondo dell’assassino, un mondo che si alimenta e trova la propria energia nell’alternarsi del contraddittorio, ammantandosi di mistero grazie al simbolismo ermetico in cui si forgia. Il REBIS diventa perciò il simbolo dell’entrata in un mondo che il killer ritiene perfetto e che viene messo in contrapposizione con il mondo degli esseri umani, marcio e corrotto.

Se sei amante di simbologia e adori i misteri che riguardano l’antico Egitto, questo nuovo thriller di Giacomo Manini è il libro che fa per te. Troverai in esso tutta una serie di curiosità e nozioni certificate inerenti la cultura e la religione del’antico Egitto, che potranno soddisfare la tua sete di conoscenza.

Nell’attesa dell’uscita del nuovo thriller dal titolo “La setta della Bilancia”, ti consiglio di leggere il mio primo libro giallo dal titolo “L’incertezza”, un romanzo psicologico nel quale verrai trasportato direttamente all’interno della mente dell’assassino e percepirai ciò che provava lui quando uccideva le proprie vittime. Una storia che si sviluppa su un arco temporale di trent’anni e prende corpo in varie città del Nord Italia, che riguarda le vicende di una famiglia dilaniata da un mistero terrificante.

Non ti resta dunque che acquistarlo online cliccando di seguito. Non te ne pentirai!

 

Nella mente del serial killer…

Un viaggio all’interno della complessa psicologia del serial killer, un andirivieni di colpi di scena e ripensamenti.

Ogni vita è un percorso; quella dell’assassino porta dalle tenebre alla luce, per ritornare alle tenebre nei momenti di follia omicida. Come risultato: i sensi di colpa lasciano il posto a una piacevole sensazione. L’assassino ha finalmente trovato la propria natura, la propria “normalità”, pur all’interno di una mente deviata.

L’incertezza il thriller psicologico di Giacomo Manini, ti porta per mano in un viaggio ai confini dell’umana follia, laddove i concetti di “normalità” e “devianza” si fanno nebulosi.

Parti con me per questo viaggio; la tua vita non sarà più come prima

A proposito del concetto di “Incertezza”…

A proposito del concetto di “Incertezza”, Montaigne, nei suoi saggi dal titolo “Sopravvivi all’amore“, scrive: “Siamo fatti di tanti pezzetti. La nostra tessitura è così informe e bizzarra che ogni pezzo, o ogni momento, va per conto suo. Tra noi e noi stessi c’è la stessa differenza di quella che c’è tra noi e gli altri.”

Personalmente non ho trovato mai nulla di interessante negli uomini che predicano di avere una visione chiara di ogni situazione della loro vita al punto da non avere mai un cedimento, mai un ripensamento, quelle persone che fanno del motto: “io sono fatto così”, la loro ragione di vita al punto da svelare una stupidità o falsità di base…non mi sono mai interessate le loro vite un po’ perché non ho mai creduto a quello che andavano dicendo in merito alla loro fissità o stabilità che dir si voglia, e un po’ perché la natura stessa induce ogni cosa, ogni forma al cambiamento..esseri umani compresi.

Sarà per questo che il mio primo romanzo l’ho dedicato proprio a questo concetto..il concetto di incertezza

L’incontro…(racconto a puntate)

Edi Barzizza era seduto al bancone del bar faccia rivolta al bicchiere di whisky, sguardo perso nel vuoto. ‘In certe occasioni,’ stava riflettendo, ‘la bottiglia di whisky sembra veramente l’unica entità a questo mondo in grado di capirmi; risponde sempre nel modo giusto alle domande che io le pongo.’

Da anni oramai era entrato nel gorgo senza fine del ‘è sempre colpa degli altri‘ e in funzione di questo schema mentale stantio e fuorviante, interpretava negativamente ogni contatto più o meno importante con gli esseri umani. Questo modo di interpretare la vita lo aveva isolato completamente da tutto e tutti e l’unico con cui intratteneva rapporti a parte il bicchiere di whisky, per quanto fugaci e superficiali, era Egidio, il barista basso, tarchiato e pelato del bar Luce, l’unico che cercava di capirlo e di ascoltarlo, un po’ perché in fondo si era affezionato a quell’uomo e un po’ perché ogni sera Edi gli lasciava sul bancone del bar 50 euro in cambio di una smodata quantità di alcool di scadente qualità.

Alle spalle di Edi, una manciata sparuta di pensionati si sfidava a sovrapporre una serie di voci egocentriche in un chiassoso monologo a 4 che aveva come unico, concitato argomento, le imminenti elezioni politiche che si sarebbero svolte di lì a qualche settimana. Sebbene Edi fosse seduto a poco meno di due metri da dove si teneva quella inutile disputa verbale, percepiva le varie voci dei protagonisti lontane al punto da sembrare provenire da una stanza attigua distrattamente insonorizzata. Non riusciva proprio a comprendere perché per ogni argomento più o meno impegnativo, gli esseri umani dovessero esprimere la propria opinione, come se ci fosse qualche legge che vietasse di recarsi in un bar e bere in religioso silenzio: ‘dovrebbero mettere una tassa sulle stronzate’ aveva pensato fra sé mentre un accenno di sorriso gli allungava impercettibilmente le labbra; ‘allora si che l’Italia risolverebbe tutti i problemi del debito pubblico!’

Si era scolato un altro bicchiere di whisky da discount, la cui etichetta scimmiottava in modo cialtrone e slabbrato la marca di un famoso whisky scozzese; tutto andava bene pur di mettere ancora più distanza tra sé e quelle voci provenienti dal palcoscenico di un mondo di cui lui non si sentiva più parte da almeno un lustro, precisamente da quella sera in cui la sua vita aveva repentinamente deciso di sterzare, facendolo andare a sbattere contro il ciglio alberato di una cruda realtà a cui lui non era preparato.

Su quel pensiero aveva alzato lo sguardo di quel tanto che bastava per intravedere la sua immagine riflessa sulla parete a specchio posta di fronte al bancone, sulle mensole della quale erano posizionate in modo ordinato e preciso le bottiglie di alcolici di vario tipo e gradazione e in quel frangente aveva notato una figura riflessa nello specchio che si stagliava all’altezza del suo orecchio destro: era un uomo vestito di nero e sebbene fosse seduto in fondo all’ampio salone, e Edi da lì non riuscisse a vederne le sembianze nel dettaglio, comunque riusciva a percepire gli occhi di quella persona direttamente piantati dentro i  suoi e questo, sebbene i suoi sensi fossero annichiliti dalla quantità di alcool che anche quella sera si era scolato, gli aveva trasferito un senso di disagio che si era fatto gioco delle sue viscere.

Non aveva il coraggio di voltarsi: era sicuro che non avrebbe retto quello sguardo un minuto di più;m e per questo aveva abbassato la testa e guardando il bicchiere appoggiato lì vicino si era abbandonato definitivamente al liquido giallognolo di bassa fattura, sperando che l’ennesimo bicchiere fosse quello definitivo per quella sera.

Era talmente avvolto dai fumi dell’alcool, da non essersi reso conto che l’uomo con cui poco prima aveva per un istante incrociato lo sguardo si era avvicinato ed ora gli era proprio dietro le spalle: era talmente vicino che poteva percepire il suo respiro regolare che sapeva di caffè misto a tabacco di ottima qualità.

“Fra qualche istante ti alzerai e pianterai il coltello da cucina che vedi al di là del bancone appoggiato vicino allo shaker, nella gola del pensionato seduto di spalle, quello con la felpa verde a righe orizzontali.”

La voce dell’uomo era calma e sicura e si appoggiava sui toni bassi e questo gli aveva trasferito una sensazione di solletico al basso ventre che per un istante gli era piaciuta, nonostante i contenuti di ciò che gli aveva riferito fossero alquanto sinistri.

Edi aveva quindi cercato di voltarsi per vedere nei dettagli il volto dell’uomo e replicare senza esitazione a quelle assurde parole, ma lo stesso glielo aveva impedito appoggiando una mano sulla sua spalla destra e con fare minaccioso:

“Ti conviene non voltarti se non vuoi che la tua spalla si sbricioli all’istante.”

Di colpo le nebbie dei fumi dell’alcool che fino a poco prima avevano stordito i sensi di Edi erano evaporati e una goccia di sudore aveva solcato la sua tempia sinistra…

…to be continued…..