La moneta dell’amore

Avere uno scopo nella vita…una direzione…spingersi all’esterno…là fuori nel mondo per incontrare genti…per vedere…esplorare…annusare…amare…amare sempre…e comunque…

…e poi, la sera, tornare a casa…non intendo quella di mattoni e tegole…mi riferisco a quella interiore…da cui prendiamo valori, energie…pensieri, emozioni, stati d’animo…amore…forza per andare avanti…risorse incommensurabili…

…a volte storture…ma ci sta…vivere significa scarabocchiare su un brogliaccio…con la biro…impossibile ritornare su ciò che si è scritto per riscrivere..o addirittura cancellare…i fogli si accumulano…uno dopo l’altro…

Il nostro essere là fuori nel mondo è determinato da ciò siamo dentro le quattro mura della nostra essenza…nelle nostre budella….nella nostra anima…

Siamo ricchi sapete? Più di quello che crediamo ogni volta che consultiamo l’estratto conto bancario…siamo talmente ricchi da poter spendere, là fuori nel mondo, un tipo di moneta che non subisce crack…l’unica moneta che, più la facciamo circolare, più aumenta…

La moneta dell’amore

Perché no?

Some men see things as they are, and say, ‘Why?’

I dream of things that never were, and say,

‘Why not?’

GEORGE BERNARD SHAW

Le domande e il modo in cui le poniamo, in primis a noi stessi e poi al prossimo, governano la nostra vita…il senso, il significato di tutto, non sta nell’avere tutte le risposte, bensì nel porsi le domande giuste…nel porsele nel modo giusto…

Sono le domande che ci permettono di scavare a fondo, dentro noi stessi, alla ricerca delle risorse necessarie per affrontare un problema, per gestire un cambiamento…

Più la domanda è aperta, più apre la nostra mente alle infinità possibilità insite nella nostra immaginazione…creando la realtà dentro cui desideriamo vivere…

…Se ci pensate…chi sono i più fervidi ‘Sparadomande‘ di questo mondo? I bambini…per un certo periodo della loro vita, letteralmente, sommergono gli adulti di domande…è il loro modo di apprendere…il loro modo di adeguarsi all’ambiente esterno…

…poi, crescendo, iniziamo ad arroccarci lentamente sulle nostre posizioni, andiamo sulla difensiva…ci chiudiamo per così dire dentro la torre di finto avorio delle nostre limitate certezze…e passiamo il resto della nostra esistenza a motivare agli altri e a noi stessi, di essere dalla parte del giusto…

passiamo più tempo a cercare di avere ragione che ad amare la vita

che spreco inutile!

Personalmente, ho passato la prima parte della mia esistenza a domandarmi ‘Perchè?…‘ alla ricerca di risposte relative al mondo conosciuto…ora preferisco attestarmi su un più onesto e confidenziale ‘Perché no?…‘ abbandonandomi al silenzio che richiede l’ignoto per essere ascoltato e compreso…

Poi..boh…chissenefrega!

“Perché hai scelto me, o Musa?”

Perché in te stan due persone: la prima che fugge da qualcosa e la seconda che corre incontro a qualcosa…il giorno che queste due persone si incontreranno, nascerà un grande uomo!”

“Ma io voglio scrivere, o Musa!”

Scrivere non è un fine, esso è solo un mezzo…la vita è l’unico fine…

“E….” concluse…”ciò che dà valore al viaggio non è la sua destinazione finale, bensì la capacità di continuare a farsi domande lungo il tragitto…e scrivere, è uno dei tanti modi per cercare di darsi qualche risposta!

“E poi, o Musa?”

Poi, boh…chissenefrega!”…mi voltai a cercarla di nuovo..ma se n’era già andata!

Quello era il nostro momento…un momento di sana follia…

“Perché scrivi?

E tu perché non lo fai?

Perché scrivere è faticoso…

e io scrivo perché al contrario di te, per me vivere è faticoso…e vivere scrivendo, lo è un po’ di meno…

“Esprimo me stesso folleggiando un po’ con le parole…“ le dissi.. “sai com’è, sono un folle che a un certo punto della propria esistenza ha pensato di essere ‘guarito’ e per qualche tempo ha provato a viaggiare sicuro su stradine asfaltate da altri e poi….”

poi cosa?” Mi chiese lei..

Avevo di nuovo quello sguardo smarrito tra la luce e le tenebre…ma…’non quella sera’…pensai…

…decisi allora di prendere fiato e risposi… “una mattina qualunque di un giorno qualunque perso nel tempo, mi guardai allo specchio e sul volto riflesso ci scorsi una ruga…”

Chi ce l’aveva messa lì quella ruga’ pensai allora…. e l’immagine di me riflessa allo specchio prontamente rispose: “quella ruga è sempre stata lì babbeo…da quella notte che hai deciso di voler diventare ‘normale’ abbandonando la strada della follia…”

“Ma perché i folli non hanno le rughe?” Ribattei incuriosito

“I folli hanno qualche ruga sul viso ma la loro anima ha pelle di bambino..sempre!” Rispose il me stesso specchiato..

“Ho sempre pensato che a sto mondo siamo tutti un po’ artisti…o folli…il che è abbastanza uguale..e per fortuna…” mi buttò lì quella frase che sembrava, spavalda, provenire da me, e poi, appoggiando fugace lo sguardo sul mio… “vieni” mi disse prendendomi per mano… “lasciamo sul pavimento le nostre adulte adultere paure e andiamo a ballare sulle note di un giorno che non sorgerà mai…”

Mi voltai per un ultima volta quando ormai eravamo giunti al limiti del mondo…le luci a mezz’asta…la pioggia battente sul viso di un bambino che guarda di sbieco la propria timidezza…la voce di un adulto che lo spinge da parte per esprimere la propria ‘normale’ idiozia..e quella poesia di miele interiore che avrebbe voluto esprimersi…giovane… per sempre rinchiusa laddove non si odono le note dorate…e una ruga improvvisa a solcargli quel volto… oramai fattosi adulto…appoggiato posticcio, su un collo in giacca e cravatta…

“…viva la follia…”

Mi disse lei…tirandomi con forza a se…

E così le luci si spensero sul mondo là fuori…in fondo, quello era il nostro momento..un momento di sana follia…

Le ripetute ripide rapite rapide di una mente errante

Like it or not, this moment is all we really have to work with. Yet we all too easily conduct our lives as if forgetting momentarily that we are here, where we already are, and that we are in what we are already in. In every moment, we find ourselves at the crossroad of here and now.” (Jon Kabat-Zinn)

Mi capita spesso di dimenticare quanto la vita sia qui e ora…stop…

…mi capita di avventurarmi lungo ripetute, ripide, rapite rapide di una mente errante che mi conduce ovunque e chissà dove, fuorché dove realmente esiste vita..

…qui e ora…

Ma poi chi è sto “io” che pensa di essere il soggetto di una commedia che va in scena in un teatro umido e fatiscente alla periferia di un’esistenza postuma…?

…ah coscienza ingannevole che mi porgi la mano destra umida e scivolosa, mentre con la sinistra mi sottrai la vita, sfilandomela da sotto le narici!

…qualunque cosa succeda…siano essi ricordi o proiezioni immaginifiche di un futuro roseo o ansiolitico generati da una mente che ama gozzovigliare lontano da “casa”, comunque tutto sta accadendo nel momento presente..l’unico vero scorcio di vita reale…e “noi” siamo altrove…

….quando da piccolo reiteravo qualche marachella da babbano adolescente… mia nonna era solita ripetermi: “Tu non stai capito…”…donna saggia mia nonna…avrà avuto si e no la quinta elementare ma aveva forse capito tutto…e cioè che non c’è nulla da capire..perché tutto ciò che c’è da capire si dispiega qui e ora sotto i nostri occhioni da bambi smarriti…

…Nel momento presente è lo sguardo di nostro figlio/a che ci chiede, senza esprimerlo a parole, solo un attimo della nostra attenzione…ma noi siamo altrove…

…Nel momento presente sono racchiusi i profumi e i sapori della cucina di una nonna…per la quale dare, significa trasferire amore attraverso i cibi che prepara senza chiedere nulla in cambio…ma noi siamo altrove…

…Nel momento presente è racchiuso un abbraccio silenzioso e carico di forza, energia, amore, vita della persona “amata”…ma noi siamo altrove…

…Nel momento presente è racchiusa la mano dell’uomo che ci chiede 50 centesimi per mangiare o fare altro, poco importa…ma noi siamo altrove…

…nel momento presente…ma noi siamo altrove…

Nel momento presente..solo in quello è racchiusa la vita…ma noi siamo altrove…

…tutto va bene per noi viaggiatori in bilico sulle onde malmesse di una mente occulta…tutto va bene purché ci inebri con profumi e colori artificiali…importante che ci conducano lontano dal “sentire”…dal provare emozioni, sentimenti, passioni, dolori, amore…delusione…tutto ciò che ci farebbe capire di essere vivi…ma noi siamo altrove…

…per vivere a certe latitudini ci vogliono le palle…

…quelle son cose da uomini e donne veri…

…e così..evitando di voler “sentire”, lentamente scivoliamo ai margini, complici di una morte prematura, la morte dei nostri sensi…

….e che cosa volete mai che sia la morte del corpo per gente che in vita ha perso l’occasione di bagnarsi, anche solo per un istante, alla fonte dell’eterna consapevolezza…

…noi siamo gente dura…gente..che non sta capita…

…Frecce tricolori sul centro di Bologna…

La punta dell’ICEBERG…

“Sotto tutto quello che pensiamo c’è quello in cui crediamo, l’estremo velo del nostro animo.” (Antonio Machado Ruiz)

Tutti noi trasliamo il nostro essere nel mondo, i nostri comportamenti, il nostro agire in generale, da un sistema di convinzioni nascosto agli altri e, ahimè, anche a noi stessi il più delle volte. Essendo perlopiù inconscio, questo “sistema di convinzioni” trasforma le nostre persone in tante piccole caldere pronte a esplodere ad ogni minimale alterazione del nostro labile equilibrio psico-fisico…e tutto questo a nostra totale, brutale direi, insaputa.

Il modello dell’ICEBERG

Viene definito il “modello dell’ICEBERG”: l’essere umano, secondo il modello, è come una iceberg…i nostri comportamenti là fuori nel mondo, ciò che si vede di noi insomma, è la minima parte di ciò che ci contraddistingue come persone. C’è tutto un mondo interiore che sta sotto il pelo dell’acqua, nascosto nel mare profondo della nostra anima…e fa una paura immensa immergercisi dentro…ci si trova di tutto..ricordi, pensieri sinistri, identità nascoste, paure, incertezze, delusioni, la voglia di scrivere…di dipingere…tutto e di più…spazzatura anche..tanta spazzatura…

Questo modello ci insegna una cosa fra tante: ciò che governa i nostri comportamenti, è il nostro sistema di CONVINZIONI che, agendo sulle EMOZIONI, induce a muoverci e a decidere in un modo piuttosto che in un altro in funzione della nostra personale VISIONE DEL MONDO.

In base ad essa, due persone, poste di fronte allo stesso evento esterno, ne daranno una interpretazione differente in funzione del proprio sistema di convinzioni attraverso cui danno SIGNIFICATO al mondo circostante…

Insomma…

…la qualità dei nostri pensieri determina la qualità della nostra vita..

L’uomo è un animale con una straordinaria capacità: è l’unico tra le specie viventi a poter fare affidamento su un meraviglioso dono: l’ immaginazione…

…i nostri lobi pre-frontali ci permettono di immaginare, di creare con la mente…è in base a questa straordinaria capacità che abbiamo generato tutto il meglio…ma anche tutto il peggio che ci circonda…lascio a voi l’interpretazione in funzione della vostra personale VISIONE DEL MONDO…consapevoli che, come ha espresso Machado, quella non è altro che.. “l’estremo velo della vostra anima”….

…quindi non vi affannate troppo a considerarla verità assoluta, perché al massimo può esserlo per voi..ora…perché domani chissà!

Perché siamo qui

Vi è un incanto nei boschi


Vi è un incanto nei boschi senza sentiero.
Vi è un estasi sulla spiaggia solitaria.
Vi è un asilo dove nessun importuno penetra
in riva alle acque del mare profondo,
e vi è un armonia nel frangersi delle onde.

Non amo meno gli uomini, ma più la natura
e in questi miei colloqui con lei io mi libero
da tutto quello che sono e da quello che ero prima,
per confondermi con l’universo
e sento ciò che non so esprimere
e che pure non so del tutto nascondere. (Lord Byron)

Lago di Garda

Credo che le risposte che andiamo cercando ogni giorno più o meno consapevolmente, appartengano alla natura, di cui siamo parte inesorabile.

Immerso nella natura, se l’essere umano riuscisse a sintonizzarsi con quel tipo di silenzio interiore tipico di certe profondità a pochi accessibili, si acquieterebbe, accoccolandosi così ad una vaga ma appagante consapevolezza del “perché siamo qui”.

Pacengo Lago di Garda

“Gr-egge homo”

Chi da un po’ segue il mio blog avrà percepito una certa insofferenza da parte mia per tutto ciò che riguarda il “gregge”…

…non mi riferisco certo al gregge delle amate pecorelle…animali che fin da piccolo mi sono sempre stati molto simpatici..

…mi sto riferendo ovviamente a un altro tipo di animale da branco…il cd. “Homo capra”…

…tra le tante, una caratteristica del Homo capra ritengo essere abbastanza odiosa: sto parlando di quel particolare tipo di accondiscendenza incondizionata verso ogni cosa che viene detta da chi ricopre un ruolo pubblico o simili…la chiamo idiota deferenza…il rovescio della medaglia della quale ha un solo nome: becera codardia

È dall’epoca del “Ecce homo” ponziopilatesco, o forse anche da prima, che l’homo capra ha il vizio malsano di rincarare la dose a seguito di frasi e di slogan gettati in pasto al branco dai “potenti…” e lo fa solo per mostrare deferenza, becera…e non voglio tediarvi con tutti gli esempi di questa idiota deferenza da branco di cui è piena ogni singola pagina dei libri di storia..

”gr-egge homo” è solo un monito per ricordare a me stesso di fare un passo indietro abbracciando la “follia”, ogni volta che a spingermi in avanti è l’inerzia della folla…

…in essa, credetemi, non si trova intelligenza…ma semplice, becera idiozia da branco…

…beeeeee…

La Terra presa a prestito dai nostri figli…

Un proverbio dei nativi americani cita pressappoco così:

“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati. La prendiamo in prestito dai nostri figli.”

Mi piace questa frase…mi piace perché si focalizza su ciò che verrà dopo e non su ciò che c’è stato prima…si concentra sui doveri più che sui diritti…si focalizza in una parola sul nostro senso di responsabilità…su ciò che possiamo e dobbiamo metterci al di là di ciò che ci metteranno e ci hanno messo gli altri per far funzionare la terra nel pezzo di pista su cui ci è richiesto di correre…

…perché la vita è una enorme staffetta…e a noi è dovuto correre e lucidare il testimone curandolo al meglio, con un unico vero obiettivo…affidarlo alle mani dei nostri figli meglio di come ce l’hanno lasciato i nostri genitori…e così via..in un gioco che si spera duri il più a lungo possibile…

Mi sa che qualcosa però è andato storto…o forse non abbiamo capito…perché ho la sensazione che tutti preferiamo sederci sugli spalti e là sulla pista nessuno abbia più voglia di correre…

…e tutti a lamentarci che un tempo la corsa era più appassionante e divertente di quanto non sia oggi…

...Mah…

Più “roba” accumuliamo, più perdiamo contatto col cielo

Oggi vi riporto una frase di Willem Vermandere, eclettico artista fiammingo a tutto tondo. Si cimenta in varie arti quali: canto, scrittura, scultura, pittura…e altro ancora…

Gli uccelli sono felici con poco, il che è necessario, dato che non sarebbero altrimenti capaci di volare”

Mi piace l’idea che la felicità associata al godere di ciò che si ha, sia da considerarsi una necessità fondamentale per poter volare…vorrei anzi estendere questa idea della necessità di non portarsi dietro troppo “peso” associata alla felicità, anche all’essere umano..altra specie che, come i volatili, è fatta per volare…non intendo certo in senso fisico come gli uccelli…sto parlando dei meravigliosi voli pindarici della nostra immaginazione…

Dovremmo imporci, nell’esercizio delle nostre vite quotidiane, ciò che la Ryanair fa con ognuno di noi prima di salire a bordo di uno dei suoi aerei…dovremmo cioè auto-adottare (e adeguarci di conseguenza), dei rigidissimi protocolli in merito al “bagaglio a mano” che ci portiamo appresso fin dal risveglio del mattino come una zavorra che ci costringe a terra, mentre noi come specie siamo fatti per librarci nel cielo della nostra fantasia..della nostra creatività…del nostro desiderio di esprimerci…

…più “roba” accumuliamo, più perdiamo contatto col cielo…

Sarà per questo che Vermandere si cimenta in tutte le arti e in nessuna…forse perché ha capito che prendersi troppo sul serio è il primo dei fardelli da eliminare…ed egli ama volare…

Ora ho capito “l’andrà tutto bene” che tanto mi ha fatto arrabbiare…

La natura rigenera e rimette in ordine un po’ di pensieri che in quarantena erano stati malamente archiviati nella soffitta impolverata di una mente stanca…

Ma sono sufficienti un po’ di fatica fisica, una immersione tra alberi e boschi immacolati e una meravigliosa vista sul lago di Garda, per capire che la risposta è sempre stata lì..anche nei momenti più difficili…bastava solo un po’ di fede…

Lago di Garda sopra Malcesine

…ora l’ “andrà tutto bene…” che qualche settimana fa mi fa faceva tanto arrabbiare…l’ho compreso nel profondo…

Monte Baldo

Ibsen e un bel paio di pantaloni sgualciti

Il 23 maggio 1906 moriva Henrik Ibsen. Di nazionalità norvegese, Ibsen viene considerato tra i padri della drammaturgia moderna, il primo a mettere a nudo le contraddizioni e il profondo maschilismo della borghesia ottocentesca.

Voglio porre alla Vostra attenzione la citazione sotto, tra le molteplici del poeta e drammaturgo norvegese:

Non si dovrebbero mai indossare i propri pantaloni migliori quando ci si trova a combattere per la libertà e la verità.

Qualsiasi forma di espressione della libertà e/o di una qualche verità relativa, richiede che ci si impegni fino in fondo e nel farlo non si abbiano vincoli di alcuna natura (i pantaloni migliori) che possano impedire di dare tutto il meglio di se…di spingersi un po’ oltre…con l’intento di sacrificarsi per la causa, finché ce n’è!

…perché quando si ha qualcosa da perdere…ci si ammorbidisce…e addio ideali…

…i poeti…i musicisti…i pittori…gli artisti in genere…sono i folli dai pantaloni bucherellati e sgualciti che, mettendono l’arte che fuoriesce dalle loro più intime profondità a servizio della libertà interiore di ognuno di noi, fanno un favore all’intera umanità…

…ho la sensazione che abbiamo riposto troppa fiducia in chi indossa sempre i suoi pantaloni migliori…

KENNEDY AWARD OF EXCELLENCE

Thanks to https://laborsettadelledonne.blog for nominating me for this award

KENNEDY AWARD OF EXCELLENCE

Ecco un premio di eccellenza registrato per i blog. Gli obiettivi di questo premio per il blog scelto sono/Here is a registered award of excellence for blogs. The objectives of this award are that the chosen blog:


Attraverso la sua scrittura, presentazione e obiettivi, promuove i valori umani; la crescita intellettuale, emotiva e morale
Through its writing, presentation and objectives, fosters human values; promoting intellectual, emotional and moral growth of peers“


LE REGOLE/THE RULES:
1. Il blogger nominato dovrebbe ringraziare chi l’ha nominato/The recipient may thank the person who has nominated her.
2. Il blogger nominato dovrebbe postare la foto del premio sul proprio blog/The recipient should post a photo of the award on her blog in a post.
3. Chi viene nominato può nominare a sua volta quanti blog vuole (un minimo di cinque)/The recipient may nominate as many blogs for this award (minimum five), but after careful thought.
4. Rispondere alle seguenti domande/Following questions to be answered

i. Cosa hai imparato dal Coronavirus/What lessons did you learn from Corona?

Ho imparato che cercare di controllare la propria vita è una chimera; ho inoltre imparato che la forza delle azioni dei singoli esseri umani, unite l’una all’altra, è una delle responsabilità più importanti che abbiamo e che dobbiamo curare al meglio come specie/ I learned that trying to control your life is a chimera; I also learned that the strength of the actions of each individual human beings, combined with each other, is one of the most important responsibilities that we have and that we must best take care of as a species

ii Quali valori ti guidano/What values drive you?

Sincerità, coerenza, umiltà/ Sincerity, consistency, humility


iii Qual è il tuo film preferito/Which is your favourite movie?

L’attimo fuggente / Dead Poets Society

iv. Quale persona hai amato dal profondo del tuo cuore/Whom have you ever loved from your heart?

Essendo padre, sicuramente mia figlia ho amato e ovviamente amo tutt’ora e amerò per sempre! E poi c’è qualcuno che ho dentro il cuore…a cui rivolgo un pensiero speciale che deve rimanere tale…perché l’amore è qualcosa di molto personale…il pensiero è tutto ciò che conta in certi casi un pensiero che proviene dal cuore, rivolto alla persona che ho amato e che amo dal profondo.. / Being a father, surely my daughter, which I loved and obviously I still love enormously! And then there is someone I have inside my heart … to whom I address a special thought that must remain so … because love is something very personal …

v Quali sono i tuoi sogni/Your dreams in life?

Vivere in riva al mare…/ Living by the sea …


BLOGGER NOMINATI E MOTIVO/NOMINATED BLOGGERS AND REASON:

https://scrivereperincontrarsi.wordpress.com per la capacità di trasformare i sentimenti e i pensieri in parole in modo diretto, profondo e cristallino. Leggere questo blog è come sdraiarsi su un prato in una sera di mezza estate a contemplare il cielo stellato / for the ability to transform feelings and thoughts into words in a direct, deep and crystalline way. Reading this blog is like lying on a lawn on a midsummer evening contemplating the stars above.

https://cucinandopoesie.wordpress.com mi perdo volentieri quotidianamente tra le parole di questo blog…c’è qualcosa di musicale nel modo di scrivere di “nonna Pitilla” / I use to getting lost every day into the words of this blog because the way “grandma Pitilla” writes it’s like listening to a beautiful simphony.

https://illatoautentico.home.blog per l’amore e il rispetto per la natura che traspare leggendo ogni riga di questo blog / for the love and respect for nature that transpires by reading every line of this blog

Osserva, osservati, osservami!

…Guarda bene! Ehi sì…dico a te…

…Osserva, osservati, osservami!…

Nasciamo da una stessa pianta…per poi schiuderci al cielo profondo sopra di noi con l’unico scopo di aprirci alle infinite meravigliose possibilità dischiuse nell’attimo…ognuna delle quali presenta molteplici sfumature di colore…una diversa dall’altra…

…ma le radici sono comuni…ben piantate là nel terreno…

…so che è difficile vederle, forse impossibile, perché per sorreggere una pianta fatta di 7 miliardi e 300 milioni di rami ci vuole forza, ci vuole struttura…bisogna scavare a fondo…ci vogliono le palle…così…detta nel vernacolo slabbrato di noi Scimmie evolute…

…è il bello della natura…in essa sono racchiuse le Verità che andiamo cercando lontano senza renderci conto che è sufficiente aprire gli occhi e osservare un albero, un fiore, una nuvola…per capire due cose: la prima è che non siamo così importanti come pensiamo di essere agli occhi dell’Universo…e la seconda che siamo la più bella casualità che sia mai capitata a noi stessi…oggi e, nel ripetersi dell’oggi, anche domani e post domani…e poi…chissà…

Il nulla e il tutto racchiuso in una Mente che mente a se stessa nell’imperituro tentativo di costruire un “io” che si aggrappa…a tutto, tutti…troppo…

…Lascia andare Nino..lascia andare, siediti e goditi il paesaggio…che tanto il conducente fa comunque ciò che vuole…a noi è dato solo di distenderci a cuor leggero sul ramo assegnato…e guardare all’insù verso il cielo infinito…

Scrivere…scrivere…vivere…

Scrivere…scrivere…scrivere…

…scrivere di me, scrivere di te…

…scrivere del povero…scrivere del re…

…scrivere che sono stanco…

…scrivere che sono affranto…

…scrivere di gioia…scrivere di noia…

…scrivere…comunque scrivere…

…perché di altro non so vivere…

…vivere…vivere per scrivere..scrivere per vivere..

…vivere di te…vivere per te…scrivere per te…

…scrivere…scrivere…vivere…

…scrivere e vivere adesso…

…scrivere perché non è lo stesso…

…scrivere…scrivere…scrivere…

Le strade con un rettilineo e una curva

Mi sono sempre piaciute le strade con un rettilineo e una curva là in fondo…e dietro l’angolo poi chissà..

In esse ci ho sempre trovato un attraente senso dell’ignoto che si disvela passo passo a scuotere un po’ il nostro tragitto in-certo del quale conosciamo solo un pezzo ahimè sempre troppo breve e poi…boh!

Certo e incerto…sicurezza e rischio…e la vita sentita, vera, vissuta nel mezzo…che sbatte a volte di qua e altre di là…

E noi…come tanti piccoli Ulisse storti che trascinano i piedi fino a lambire i bordi sfrangiati di quella luce nel cuore di una notte che sussurra fragile:

ehi! Spingiti un po’ oltre la curva, che intravedo uno sprazzo di luce lunare…proprio là dove il Mazziere sogghignante e noncurante si accinge a sparigliare le carte facendo saltare il banco…

…Mi sono sempre piaciute le strade con un rettilineo e una curva là in fondo…e dietro l’angolo poi chissà..

For what it’s worth, it’s never too late…

For what it’s worth: it’s never too late or, in my case, too early to be whoever you want to be. There’s no time limit, stop whenever you want. You can change or stay the same, there are no rules to this thing. We can make the best or the worst of it. I hope you make the best of it.”.

Il pezzo sopra è preso da The Curious Case of Benjamin Button di Francis Scott Fitzgerald….

…ho voluto condividerlo con Voi perché lo trovo molto attuale, molto focalizzato sul momento che stiamo vivendo…

speranza

grande concetto…un po’ sopravvalutato credo…preso da solo mi ha sempre trasferito l’idea che fosse un po’ monco…al limite oltraggioso…della serie: “mi siedo e aspetto che qualcosa succeda..che qualcuno faccia ciò che va fatto al mio posto per tirarmi fuori dalle sabbie mobili”…mi ha sempre dato l’idea cioè di immobilità, di immobilismo…di attesa di un mondo migliore…

….sper-onsabilità…

…mi piace di più..non è un errore grammaticale…la speronsabilità è la crasi di sper-anza e resp-onsabilità…sentire di appartenere a un futuro che desideriamo dal profondo e della cui realizzazione sappiamo di essere gli artefici primi e ultimi, in modo del tutto consapevole…desiderosi di voler fare bene, di metterci qualcosa di nostro per far funzionare la vita, TUTTI…giorno dopo giorno…senza mollare mai..e se le cose non dovessero funzionare..ci si rimbocca le maniche e si riparte..

…tutto ha inizio da un‘idea…e finisce con un‘idea…e dalla condivisione di decine, migliaia, milioni, infinite idee diverse si dà vita a qualcosa che è molto di più della somma delle singole parti…

”make the best of it. And I hope you see things that startle you. I hope you feel things you never felt before. I hope you meet people with a different point of view. I hope you live a life you’re proud of. If you find that you’re not, I hope you have the strength to start all over again” (The Curious Case of Benjamin Button di Francis Scott Fitzgerald)

…ma le idee da sole non bastano…nel mezzo tra un’idea e l’altra servono impegno e sudore…di tutti.. insieme!

L’atomo, l’attimo e Dio…

Sono sempre stato attratto dall’idea che ci potesse (e ci dovesse) essere il modo di trovare una via laica al concetto di comunione, una strada cioè per giungere a una connessione con tutto ciò che ci circonda nel rispetto responsabile delle singole, sacrosante e meravigliose differenze, senza bisogno di appellarsi a qualche “sovrastruttura religiosa..”

…e qualche sera fa, quasi per caso…sebbene credo non succeda mai nulla per caso in questa vita, mi sono imbattuto in un concetto matematico che quando ero fanciullo ricordo mi aveva creato non pochi grattacapi… non riuscivo proprio, all’epoca, a farmelo entrare in testa e per questo, una volta finita l’esperienza scolastica, lo rinchiusi a chiave con 10 mandate in un armadio nascosto nel fondo del barile della mia mente…

…sto parlando del concetto di “minimo comun denominatore”

Vengo al punto: cosa c’entra il minimo comun denominatore con la via laica alla comunione?

Per dare risposta a quanto sopra mi faccio venire in soccorso dal vocabolario Treccani:

“…minimo comune d., il numero più piccolo che è multiplo comune dei denominatori di due o più frazioni. In senso fig., comune d., o d. comune, espressione di uso corrente per indicare l’elemento o l’insieme di elementi che, posseduto da più persone o cose, rende possibile di riunirle in gruppo o considerarle sotto il medesimo punto di vista: avere un d. comune; ridurre a un comune denominatore.”

Vi ho messo in grassetto la parte che ci interessa: credo che un concetto laico di comunione debba per forza di cose prendere vita dagli elementi di base che ci accomunano tutti…uomo, animali, piante..materia in generale…vita…

…siamo tutti fatti di atomi attorno al cui nucleo viaggiano gli elettroni…e poi forse chissà…

…eccoli qua i nostri meravigliosi “minimi comun denominatori” ….a prescindere da ciò in cui crediamo, dal colore della nostra pelle, se siamo bassi o alti, smilzi o in carne, umani o ferini, gli atomi e gli elettroni, presi in se, sono per così dire “materia prima”…meravigliose, infinitesimali particelle le cui combinazioni infinite danno vita alle forme che sono nel mondo…ai Marco, Luisa John, Eddie…leoni, pinguini, delfini…abeti, querce…larici….gatti…metteteci voi ciò che più vi piace…

…io mi fermo qui…contento di aver trovato nell’atomo quell’attimo di eternità che dà significato alla comunione tra me, voi e tutto ciò che ci circonda…

…”attimo” e “atomo” a cui qualcuno di noi attribuisce il nome di Dio…

a riprova che tutto ciò che ci circonda ci appartiene e ci assomiglia…ed è solo una questione di umano punto di vista…

Tra lo stimolo e la risposta..c’è la vita…

Tra stimolo e risposta c’è uno spazio, ed è lì che risiede la nostra facoltà di scegliere come reagire. E dalle nostre reazioni dipendono la nostra crescita e la nostra felicità.” (Cit.)

Nel millesimo di secondo che intercorre tra uno stimolo che proviene dal mondo e la reazione che esso provoca in noi, risiede lo spazio necessario per vivere una vita di qualità per se stessi e per gli altri…

…in altri termini credo che abbiamo sempre e comunque la possibilità di scegliere..e ciò che scegliamo di fare o meno, esercita un’enorme differenza sulle nostre esistenze..una differenza così importante da dare significato alla nostra vita..nel bene e nel male…

…c’è sempre spazio per imboccare una via diversa da quella che saremmo portati a intraprendere col pilota automatico innestato, stritolati come siamo nella morsa di una serie di routine e abitudini che ci costringono in un ruolo che crediamo di NON aver scelto…

La soluzione? Coltivare la presenza mentale.. imparare cioè a sederci comodi sull’andare e venire del nostro respiro, assaporando concetti quali “pausainvece di azione, “silenzioinvece di parola, “consapevolezzainvece di oblio, dentro i quali trovare la forza e il coraggio per fare o non fare determinate scelte.

Siediti e goditi la visione

La nostra mente crea ogni tipo di chiacchiericcio; una sorta di rumore di fondo che si attiva a proprio piacimento praticamente in ogni istante della nostra giornata, sottraendo noi stessi a noi stessi, portandoci via dal “qui e ora”…

Quando questa modalità è su “on”, ci perdiamo letteralmente nella nostra mente, dimenticandoci per così dire, di sentire la vita…di permettere ai flussi e riflussi della nostra esistenza di attraversarci senza ostacoli e impedimenti…

…credo che sia più una questione di “lasciarsi vivere” che di “vivere”…credo cioè che in generale la nostra cultura sia immersa in modo indelebile e anche un po’ cialtrone, nel concetto di “controllo”…e questo ci fa male…a noi come persone, alle nostre più intime relazioni e all’intera umanità…

…pensiamo sempre troppo di avere il governo sulle nostre esistenze e quando, di solito un po’ avanti nel tempo, cominciamo a capire che questa cosa è la più grande fregatura che ci sia capitata allora, con la stessa modalità con cui abbiamo pensato di essere al timone della nostra bagnarola, ci rivolgiamo al prossimo attaccandoci come tante avide cozze agli scogli della sua vita…

Iniziamo a guardarci da fuori ogni tanto…perché la nostra vita è un film che va in onda su uno schermo là in fondo..e l’unica cosa che dobbiamo fare è abbandonarci su quelle comode poltroncine in platea e goderci la visione.

I wish I had a dream …not an ice cream

È qualche sera che mi ritrovo a riflettere in merito a tutto quello che abbiamo perso e guadagnato in questo periodo e devo esservi sincero, l’unica cosa che ne è uscita è una matassa di riflessioni e pensieri aggrovigliati su cui ho perso qualche ora di sonno…

…era come se fossi stato assalito da un tarlo che mi invadeva la testa senza via di scampo, sottoponendomi una serie di sinistre e incalzanti domande a cui ovviamente non ho saputo rispondere..se non farfugliando tra me e me risposte razionali senza alcun significato logico..il che sembra un nonsense in termini, ma così è…

Domande del tipo…

“E’ condivisibile mantenere una distanza di due metri tra i tavolini dei ristoranti?

Oppure…

“Sono pochi o tanti 600 euro alle partite IVA?”

O ancora…

“Quando arriverà la cassa integrazione per tutti i milioni di persone che sono rimaste temporaneamente a casa dal lavoro…?”

E tante altre domande che tutti noi ci facciamo…quotidianamente…

Ma il tarlo continuava a imbrigliare i miei neuroni…e per ognuna delle risposte che cercavo di dare, cresceva in me un melmoso senso di smarrimento..non tanto per ciò che io penso in merito agli argomenti di cui sopra, quanto perché percepivo che mancava comunque sempre qualcosa e il mio ragionamento era monco della parte forse più importante…

…per arrivare al centro del mio pensare ho dovuto scomodare nientepopodimenoche Mr. Abraham Maslow e la sua famosa “Piramide dei Bisogni”, grazie alla quale verso la metà degli anni 50 del 1900 introdusse il concetto di suddivisione tra bisogni “fondamentali” e “superiori”…i primi, quelli fondamentali, banalmente i bisogni fisiologi (fame, sete, sonno, .etc..); i secondi, quelli superiori…i bisogni di appartenenza, stima, autorealizzazione…etc…i primi, per dirla brutalmente..i bisogni ferini e uterini, i secondi i bisogni motivanti e motivazionali…

…e scomodando il povero Maslow credo di essere arrivato finalmente al dunque e perdonatemi se ciò che leggerete avrà una forma confusa e poco armonica ma di tale si tratta: pensieri rinfusi in una testa confusa…

…sapete cosa manca a quei sacrosanti 600 euro alle partite IVA…alle decisioni in merito alla distanza fra i tavoli…alla mancata erogazione della cassa integrazione..e a tutte le risposte più o meno razionali che diamo e daremo adesso e in futuro a una serie di quesiti fondamentali come questi?…

Credo che manchi un elemento che si chiama speranza…e ancora..credo che manchi qualcosa che si chiama sogno…e ancora..credo che manchi qualcosa che si chiama desiderio…e ancora, credo che manchi qualcosa che si chiama “progetto comune”… e ancora…credo che manchi qualcosa che si chiama fede

….ma soprattutto credo che manchi QUALCUNO che in modo del tutto naturale sia in grado di guardare tutti noi negli occhi e abbia abbastanza coraggio da dirci…

…”I have a dream…!

Speranza, fede, fiducia, passione, onestà, integrità…metteteci dentro i valori che vi stanno più a cuore e virtualmente diamoci la mano..tutti noi…7,4 miliardi di persone che popolano questa terra…tanti volti che guardano verso il sole e con il cuore pieno di consapevolezza di essere parte di un unico meraviglioso popolo, gridano con una sola, potente voce:

…We have a dream…!

Senza un sogno che ci unisce, credetemi, ci possono dare tutte le “paghette settimanali” che servono per comprare il gelato..ma rimarremo una razza con la pancia semi-piena e i piedi piantati sulla via dell’estinzione…e questo a prescindere dal Covid19…20..21…

….sarà solo una questione di tempo..

Non aggrappatevi a una idea..se è l’unica che avete

Il filosofo Émile-Auguste Chartier ha scritto:

Niente è più pericoloso di un’idea se è l’unica che abbiamo

Quando dovete prendere una decisione nella vostra vita, piccola o grande che sia…non attaccatevi alla prima idea che vi salta in mente, difendendola con le unghie e con i denti…

Siate creativi…sforzatevi di trovare un po’ di alternative che vi possano aiutare quanto meno a mettere in discussione la vostra originaria ideona che, essendo l’unica, vi sembra fantastica e meravigliosa…

…parlate con un’amica/amico di cui vi fidate…guardatevi dentro…alla ricerca di punti di vista alternativi da cui osservare il problema/opportunità..

…l’importante che non vi affidiate solo ed esclusivamente a quell’unico lumicino per cercare di entrare in porto, perché è molto probabile che vi scontriate sul molo…

Luce o ombra?

Alla ricerca dell’equilibrio tra luce e ombra

“Luce o ombra?”…se vi chiedessi di scegliere tra una delle due, che cosa mi rispondereste?

Per una buona parte della mia vita, mosso da una visione fissa e statica di ciò che “avrebbe dovuto essere”, vi avrei risposto senza alcuna esitazione: “luce”…spinto da una visione del mondo statica che mi imponeva di gridare a me stesso e agli altri:

così deve andare la vita!…

…poi i minuti mi sono scorsi sotto i piedi fino ad arrivare vicino alla soglia dei 50 e…oggi mi domando sempre più spesso e volentieri:

così deve andare la vita secondo quale punto di vista, secondo chi?”…

…insomma non sono più tanto convinto che tutto ciò che è ben illuminato, dai contorni decisi e ben evidenti, corrisponda al “vero” e ciò che sta nell’ombra, con contorno per così dire slabbrati, sia qualcosa di fumoso e quindi falso…

…se la luce è luce, è anche perché un po’ qui e un po’ lì ci sono dei coni d’ombra dentro cui ci si può nascondere con l’intento di ristorare l’anima, togliendoci al contempo di dosso quella bacchettona e a volte insopportabile infallibilità che la luce impone…la stessa luce che, rivolgendosi al buio lo chiama “tenebra” in modo quasi dispregiativo e forse per pararsi un po’ il fondoschiena…perché la luce esige rigore..esige slogan..esige fede..cieca…bieca…sempre e comunque…

…ho cominciato, per così dire, ad apprezzare l’incertezza…a dire più spesso a me stesso e al prossimo: “boh! Non lo so...” e dentro a quella incertezza ho trovato l’energia che mi dà la motivazione per crescere e migliorare…diffidando e rinnegando chi crede di avere sempre e comunque in tasca la verità…e a tutti i costi la difende…per principio…

…e allora, siccome ho capito di amare gli outsider sempre e comunque…viva le tenebre…viva gli angoli di buio dentro cui dubitare..di se stessi in primis e poi di tutto ciò che è troppo evidente e che della propria evidenza fa un credo che va imposto…viva l’alternanza di luce e di ombra…

….viva chi continua a lottare, forte delle proprie incertezze, nel tentativo di accendere quel tipo di luce che nasce e si forgia nel buio e che rende speciale l’esistenza di ognuno di noi…la luce interiore!

E voi, cosa mi rispondereste in questo caso?

LUCE O OMBRA?

Darkness or Light?

Che cosa vedi quando chiudi gli occhi e ti prendi un momento per stare con te stessa/o, i tuoi pensieri, le tue sensazioni, le tue emozioni..sospeso/a nell’attimo presente?

Vedi il buio più totale, un telo nero e statico posto innanzi a te, appena oltre la superficie delle tue palpebre?…o ti immergi completamente in un mondo vivido e vitale…fatto di luce, colori, onde…tramonti, paesaggi sconfinati..allegria…sorrisi…movimento…spazio, tanto spazio…infinito spazio?

Ciò che “vediamo” con la nostra mente..la nostra immaginazione..dona forma e vita al contesto in cui viviamo..tutto nasce da dentro e si spinge beffardo all’esterno…

…beffardo perché maledire ciò che c’è là fuori, considerandolo diverso da noi, significa maledire noi stessi….perché ciò a cui tutti diamo il nome di vita, altro non è che un riflesso sbiadito di ciò che abbiamo dentro…nel bene e nel male!

…ebbene, un ottimo esercizio per il benessere della nostra mente, del nostro corpo e della nostra anima consiste nel chiudere gli occhi e provare anche solo per un istante ad essere consapevoli di ciò che va in scena innanzi agli “occhi” della nostra immaginazione…

...buio o luce?…

Ciò che vedrai ad occhi chiusi…sarà la realtà che ti circonderà quando, una volta riaperti, camminerai là fuori..

Su allora che aspetti!

Chiudi gli occhi e dà vita al mondo che desideri…

Connettere le proprie specificità

Secondo il noto neuro-psichiatra Daniel J. Siegel, il nostro benessere psicofisico è prevalentemente legato al concetto di integrazione che Siegel definisce come il risultato di una fusione tra un processo di mantenimento della propria diversificazione e unitarietà e quello di connessione col mondo esterno…

La nostra cifra stilistica, l’impronta cioè che lasciamo nel mondo là fuori grazie al modo in cui esprimiamo noi stessi nella particolare danza rituale di “corteggiamento” col prossimo, prende vita dalle meravigliose specificità che contraddistinguono i nostri più intimi tratti caratteristici, le nostre visioni del mondo, i nostri comportamenti, i pensieri…le emozioni, con l’unica finalità di incontrarsi a mezza via con le specificità e le diversità degli altri 7 miliardi di esseri che popolano questa terra..

Questa danza speciale e meravigliosa di mente, corpo e anima prende forza e nutrimento da 4 elementi fondamentali che costituiscono la linfa di una vita vissuta in armonia e connessione:

1. PASSIONE —> è il carburante che dà vita all’azione; quei vortici emozionali, sensazioni corporee, alti e bassi…sudori freddi..palpitazioni che ci fanno percepire che la vita si sente nel corpo oltreché nell’anima…

2. CONNESSIONE —> è la nostra parte sociale…sentirsi parte di un gruppo al cui benessere pensiamo di poter contribuire e da cui riceviamo un significato e un senso di appartenenza…

3. CORAGGIO —> il desiderio di prendersi qualche rischio, uscire dalle proprie aree di comfort per andare incontro ai nostri desideri, obiettivi, sogni…

4. IMMAGINAZIONE —> la capacità di far emergere da dentro una ispirazione creativa che ci spinge ad andare contro lo status quo, a pensare fuori dagli schemi, lontano dal volere comune..

Vi auguro una vita vissuta con PASSIONE grazie alla quale possiate intessere RELAZIONI soddisfacenti da cui ricavare quell’energia necessaria a estrapolare il CORAGGIO atto a vincere le vostre paure più o meno debilitanti con cui liberare nel mondo la vostra forza interiore creatrice attraverso cui IMMAGINARE un futuro migliore per voi e per il mondo nella sua totalità…

Who’s that person looking at me inside the mirror of life?

Soffio di alito etereo, appoggiato ai bordi di un’onda di energia che nell’infinito piano delle possibilità ha dato origine a un momento sospeso nel vuoto a cui “IO” ho dato il significato di vita, aggrappato com’ero ad un’idea fallace di tempo inteso come linearità di attimi che uniti l’uno all’altro creano la sensazione di un continuum che convenzionalmente chiamiamo vita..

…dubbioso quindi di chi sto per trovarmi di fronte, mi sporgo cauto con l’intento di specchiarmi in quel lago riflesso sul nulla che definisco in modo azzardato e forse anche un po’ cafone, “coscienza”…

…eccolo li…il tizio a cui “IO” ho attribuito il significato di “ME”…che lotta, cade, si rialza, sbraita, soffre, ride, piange, ama, odia, riguardo a qualcosa che probabilmente non richiede alcuna riflessione e tantomeno comprensione, e men che meno lotta per affermare un controllo…perché non nasce certo da un rapporto di causa ed effetto governato da un qualche Dio ragioniere, ma semplicemente dal puro e semplice caso…o caos…che se ci pensate presenta le stesse lettere semplicemente mischiate..sarà un “caso”? Boh..chi lo sa…

…siamo la più magica, meravigliosa, fallace casualità che possa emergere da un flusso di energia che si raggruma in qualcosa a cui la nostra mente, anch’essa auto generatasi da un universo complesso dominato dal “chissà”, attribuisce il significato di “IO”…un’entità che si accoccola nello spazio esistente tra un momento e l’altro e il successivo, credendo che essi siano un continuum alla cui linearità presunta attribuisce il significato di “vita”…

…e allora viva la follia…qui vale tutto e il suo contrario..

…a proposito..mi viene un dubbio:

Who’s that person looking at me inside the mirror of life?…

Sit back, relax and enjoy your flight

Secondo il noto psichiatra Daniel J. Siegel, la mente è un sistema complesso auto-organizzantesi.

Che cosa si intende con ciò? Sostanzialmente che non esistono rapporti di causa ed effetto all’interno della nostra mente, il che è un altro modo per affermare che non esiste un “io” che dà origine alla mente, ma essa semplicemente emerge dal caos tipico dei sistemi complessi nella semplice espressione del loro essere, fluire e divenire..

Nell’idea di flusso è insito il concetto di cambiamento…la mente quindi sarebbe l’entità per eccellenza che emerge da un processo di flusso continuo di energia e informazioni..secondo una legge quantica delle probabilità…non è quindi soggiogata a un “padrone” che le impone come emergere, cosa essere e quando essere..

…perciò…come dicono le hostess sui voli Ryanair..

Sit back, relax and enjoy your flight

…o…in altri termini..

...lascia accadere le cose senza interferire…e …

…goditi il viaggio…

Un passeggiata tra gli anfratti di un’anima generosa

Seduto a gambe incrociate, busto eretto, sguardo fisso davanti a me, mi sono aggrappato con l’istinto di un leone che fiuta la preda, a due profondi respiri sospinti in un vuoto pneumatico ricolmo di essenza vitale e dopo aver abbassato le palpebre fattesi pesanti a causa di una materna sensazione di appartenenza alla parte più eterea dell’esistenza, mi sono fuso con l’energia dell’universo, in un atto di immersione profonda tra gli anfratti più reconditi della mia mente…

...tutt’attorno era solo luce bianca, abbagliante, calda…luce solare

…mi sono concesso questo lusso di passeggiare liberamente con le meningi…senza bisogno di guanti, mascherina e autocertificazioni…abbandonandomi completamente alle sensazioni più intime di un corpo fattosi soffio…in totale connessione con le anime di tutto il mondo..

È stato come partecipare a un grande rave party dell’inconscio ..tutti a ballare, ad abbracciarsi e amarsi senza ritegno…una festa della follia nella quale ognuno ha messo qualcosa di suo senza chiedere nulla in cambio..un raduno alla fine del quale siamo riemersi alle nostre burrascose vite terrene, più ricchi e appagati di prima…ricchi di sapere, di conoscenza, di condivisione..di amore..amore puro..

Incontriamoci a mezza via, là dove la cengia della montagna rende incerta la discesa…io vestirò alla marinara come si faceva una volta e, tra le labbra imbevute di dolce veleno, stringerò le poche cose che so..è tutto ciò che posso donarti ma…se saprai gestirle al meglio, ti porteranno lontano..

E con questa promessa dell’anima, sono rientrato a casa dopo una rilassante passeggiata nel paese dove non servono ne guanti, ne mascherina e tantomeno autocertificazione…

Una chiatta malmessa e scarrocciante

C’è un concetto che mi porto dietro da un pò in cui, se qualcuno dovesse mai un giorno tirare una riga su tutto ciò che ho scritto allo scopo di trovare un minimo comune denominatore, riscontrerebbe l’essenza di ciò in cui credo…sto parlando del concetto di “ricettività”…

…ovviamente mi riferisco alla ricettività della mente o altrimenti detta..”mente del principiante”…quella particolare capacità di vedere le cose della vita con occhi rinnovati ogni volta che ci sbattiamo contro…con apertura…fosse anche la millesima volta che li viviamo…senza pregiudizi o preconcetti di sorta…

Credo che il concetto di ricettività sia da considerarsi lo snodo della vita di ogni essere umano…il nucleo da cui ognuno di noi dà senso, colore e forma al mondo che lo circonda…un mondo tra le altre cose che non si limita a ricevere da noi degli stimoli, ma che a propria volta reagisce inviandoci input sotto forma di flussi di energia e informazioni che noi, in base alle nostre esperienze passate, alla nostra cultura, ai nostri filtri mentali insomma, dobbiamo cercare di interpretare..

In questa danza della vita, tutto parte da noi..dobbiamo cioè prima di tutto capire cosa abbiamo dentro, chi siamo, come pensiamo, che attitudini abbiamo, le nostre abitudini,etc, per poi solo in seguito poterci aprire al mondo che ci sta di fronte..

...se il nostro mondo interiore è buio non potremo mai vedere la luce in chi ci sta di fronte…

…la ricettività predilige una ed una sola direzione…dall’interno all’esterno…nulla che capiti nelle nostre vite avviene mai per caso…o meglio..il significato che noi diamo a quell’evento è responsabilità nostra…sta a noi riuscire comunque a trovare un perché agli alti e bassi della nostra esistenza

…e più noi siamo ricettivi..più la vita ci sorride…

…più sorridiamo a noi stessi mentre ci osserviamo dentro quello specchio gigante chiamato esistenza…più tutto sembra andare per il verso giusto…

…ma allora…che la vita non sia altro che un riflesso incondizionato di una mente che, nell’attimo in cui pensa, crea tutte le condizioni di esistenza, se stessa compresa?

…a questo quesito non so dare risposta…la mia mente è troppo incarnata per poter rispondere a quesiti che la riguardano e che guarda caso sono stati posti a se stessa proprio da se stessa…

…l’essere umano è come un capitano alle prime armi di una chiatta malmessa e abbandonata in balia delle acque in piena di un fiume ribelle, un fiume i cui due argini si chiamano rispettivamente rigidità e caos

Il suo unico vero compito è quello di imparare a proprie spese lungo un tragitto impervio, quale sia la giusta misura attraverso cui poter condurre dignitosamente la chiatta verso una meta che nessuno sa cosa sia, dove sia e soprattutto quando sarà…

È un viaggio che lo porterà a capire che l’attracco agli argini del fiume è solo una pia illusione che equivale a perdersi rispettivamente tra gli effluvi di una vita dissennata da un lato, o morire di tristezza, immerso fino al collo nelle rigidità di una vita pallosa e melmosa sull’altro argine…

…la scommessa è riuscire a mantenere la barca il più possibile stabile al centro del fiume…è lì che il capitano trova il vero senso della vita…e la ricettività, se mi passate il concetto, è il timone da cui può governare sapientemente la chiatta malmessa e scarrocciante…

What’s the meaning of life for you?

Ho fatto un sogno…il mio corpo rapito dalla vegetazione invadente di una fitta boscaglia…gocce di sudore a macchia di leopardo sulla fronte..respiro corto…affanno…voglia di uscire da lì…

…sterpaglie si aggrovigliano come tante braccia voluttuose attorno al mio corpo…CREEP…SCREETCH…SCROTCHHH..

…alzo lo sguardo e scorgo un pallido sole lontano nascosto tra i rami…sembro un carcerato che osserva il mondo da dietro le sbarre della finestra della sua cella..

…più cerco di liberarmi, tirando con forza, più la mia condizione di uomo apparentemente libero si trasforma in grigia prigionia..

…di colpo un ricordo…di una cosa successa pochi istanti prima..o forse era un secolo fa..non riesco a mettere a fuoco…percepisco ancora il suono di una voce che mi pone una semplice fuorviante domanda e poi la fuga…

..ricordo che stavo camminando in mezzo a una radura, ai margini della boscaglia…quando, attirato dai versi aciduli di certi uccelli migratori che avevano nidificato su alcuni alberi poco distanti, avevo per un istante rivolto lo sguardo verso sinistra e, con mio grande stupore e un po’ di ansia che mi foderava le budella, avevo notato, seduto su un sasso sporgente a picco sulle acque confuse di un lago a specchio sul mondo, un vecchio uomo completamente vestito di bianco…aveva gli occhi chiusi…in posizione meditativa..

…attratto da quella figura insolita, mi ero avvicinato e, l’ansia di pochi istanti prima si era trasformata di colpo in vibrante eccitazione…quel vecchio emanava energia…bianca..pura..come bianche e pure erano le sue vesti…

..non sembrava minimamente infastidito dalla mia presenza, lì a pochi passi da dove era seduto…o forse non aveva sentito che mi ero avvicinato…poi, d’improvviso, si era messo a parlare..occhi sempre chiusi..rivolto verso il lago…

…What’s the meaning of life for you?…

..mi aveva domandato…per poi tacere di nuovo…

…un impulso da lepre codarda mi aveva a quel punto rapito le gambe e io mi ero abbandonato al mio più atavico istinto primordiale…la fuga…e in quel frangente, l’ultimo dei miei pensieri era stato quello di dare risposta a quella domanda insidiosa…

….ora, aggrovigliato tra i rami di quella fitta boscaglia… sto iniziando a capire…

...più cerco di tirare e strappare e dimenarmi per liberare me stesso dai rami, più essi mi trattengono e mi imprigionano…più io lascio andare mollando la presa, più sono libero di muovermi..

E d’improvviso una folgorazione: ho finalmente dato risposta al quesito del vecchio in merito al significato della vita…

…più strappi e ti dimeni, più ti imprigioni…

…più lasci andare, più ti liberi…

Una sveltina per l’anima

La strada scorreva sotto i miei piedi fluida come acqua di torrente a fine inverno che cerca la sua strada in discesa verso il mare; erano settimane che non percepivo questa fluidità di sentimenti accarezzarmi le viscere…

…che bella la discesa…

…che bella la leggerezza…

…il calore del sole contribuiva a rinvigorire questa sensazione di benessere…irrorando il corpo di un benefico piacere…

…pensate che cosa possono fare poche parole scritte nel modo giusto…a quanta differenza possiamo fare nella vita delle persone se ci mettiamo in modalità:

…voglio farla sentire bene...”

..pensate invece a quanto invisibili diventiamo ai nostri occhi e al mondo quando ci concentriamo solo ed esclusivamente su noi stessi..adducendo mille scuse idiote per l’utilizzo di questa nostra arida modalità da necroforo del sentire, in grado di concedersi sentimentalmente al prossimo solo in una modalità che definirei da “sveltina per l’anima”…

Ma torniamo a noi…in quelle poche battute, per un istante ho percepito che stavamo vivendo di nuovo la vita con lo stesso intenso ribollire nelle budella…

…avrei voluto immortalare quel momento, come si fa con un meraviglioso tramonto a picco sul mare…ma nessuno ancora ahimè ha inventato le macchine fotografiche che fissano gli istanti di buio e di luce dell’anima…ancora nessuno ha inventato la webcam che immortala i sentimenti del prossimo nei nostri confronti…

…quelli vanno vissuti quando emergono..vanno colti quando ci sono…perché…non appena ci giriamo quel tanto che basta a riprendere il fiato necessario per goderne ancora, essi potrebbero già essere volati via..per sempre..per non tornare più, almeno non nella forma che ci aveva così tanto fatto stare bene pochi attimi prima…

…e di nuovo la salita...

…e di nuovo la fatica…

Penso che, se il mondo sta quel tanto che basta andando a rotoli, è semplicemente perché siamo troppo concentrati su noi stessi, sulle nostre paure, sui nostri corpi, sulle nostre follie…affidandoci all’unica fallace idea che tutto gira intorno a noi…

…abbiamo cioè perso quel desiderio intenso di vivere avendo tra i nostri più intimi ideali quello di “far stare bene chi ci sta vicino….”…abbiamo perso il contatto con la nostra modalità “WE”…e tutto ciò che riguarda i sentimenti, che è poi ciò che rende la vita, meravigliosamente vita…lo facciamo durare la frazione di un secondo…

….e in quella frazione di secondo mi sono fermato un attimo per riprendere fiato…

…e dopo qualche istante ho ripreso la salita…

La danza delle anime

Esiste un punto, affacciato a strapiombo sull’ignoto di una vita che sembra volgere alle sue più estreme conseguenze, dove le arti di tutto il mondo si uniscono dando inizio a una danza appassionata e meravigliosa…la danza dei corpi che si fanno anima…

Danziamo allora, nutrendo e accudendo i nostri pensieri nell’attimo che va…perché dalla qualità dei nostri pensieri dipende la qualità della nostra vita…

Lasciamo allora che i nostri passi armoniosi e intrecciati l’uno dentro l’altro dipingano il nostro cammino, affidandoci completamente alle nostre anime ballerine affinché facciano il loro corso, perché esse conoscono, prima ancora delle nostre menti razionali, la direzione giusta da consigliare alle nostre vite…

La fiducia nel prossimo, in chi si ama…è la musica al ritmo della quale abbandonarsi oggi e domani e nel giorno che verrà…mentre l’alba, coi suoi colori decisi e intraprendenti, dona ardore e coraggio al palcoscenico su cui la danza della vita si rinnova…

Retrospettiva di un’alba immerso nella meditazione

E chi avrebbe mai pensato che così, in modo semplice come fluire, ci saremo incontrati dentro un’alba fatta di respiri che andavano e venivano, là tra decine di pensieri confusi e nello spazio di un istante avremmo ritrovato quel desiderio mai andato via di abbandonarci al bisogno di esistere..

….ed è stato tutto un aprirsi di profumi e passioni e immagini luminose…lì sotto gli occhi a volte un po’ stanchi e annoiati della mia immaginazione…

Eri vestita di bianco..un vestito lungo che ti cadeva sui fianchi come una seconda pelle..come se l’Universo si fosse divertito, ancora una volta, a scolpire quelle tue forme perfette e a dare loro i natali nella parte più sudicia della mia coscienza…accendendo ogni mia fantasia e desiderio immaturo…

…perché non si può mica sempre tenere lo sguardo chinato sul cemento!

Noi siamo fatti per guardare in alto oltre le stelle per perderci nelle nostre più bastarde paure, con l’unico intento di superarle…di superarci…

Non siamo nati certo per rimanere uguali a noi stessi, piuttosto per appoggiarci e affidarci alle linee imperfette di una natura, la nostra, che nella sua essenza più infinita si ciba di divenire…consapevole che stasi è sinonimo di morte…del corpo, della mente…perfino di un’anima che si fa eterna solo per chi ha il coraggio di abbandonare e abbandonarsi..a se stessi in primis e poi alla vita…

Avete mai pensato alla nostra anima come a qualcosa di piantato per terra? Immagino di no..

..la nostra anima vola…libera, come libero si è sentito il mio sguardo quando tra le nebbie ed i bivi della mia esistenza ho di nuovo percepito che c’è un unico punto fisso…ed è interamente vestito di bianco..e si infila tra un respiro e il successivo…

Un volo in omaggio all’Italia

Stanotte ho sognato di volare…all’inizio ho provato paura…del vuoto, del non avere appigli, della distanza dal suolo, del non avere dettaglio alcuno in merito alla meta…ma poi mi sono lasciato andare…librandomi in cielo come se avessi volato dal primo giorno della mia vita…metri di vuoto sotto a sostenere il mio viaggio…ed io fiero e sicuro di me…

Scorrevano sotto, orgogliose del loro passato e speranzose per un futuro che oggi più che mai sentono incerto..l’una dopo l’altra Verona, Venezia e poi giù il litorale Adriatico..

…e lì…proprio all’altezza di Ravenna..ho sentito il desiderio di fare una piccola deviazione verso l’interno per spingermi fino a volare a pochi metri dalla cima delle Due Torri…Bologna….e la forza delle mie origini mi ha dato l’energia giusta per comprendere che quello era il volo giusto…non sapevo dove mi avrebbe portato, ma sentivo dentro che mi ci dovevo abbandonare, allentando completamente i freni inibitori…

…e allora mi sono spinto sempre più giù…ed è subito stata la volta di Firenze…adagiata quasi dormiente a fianco di un Arno che ha guardato all’insù e per un attimo mi è parso come intimorito, ma poi anch’egli si è di nuovo accasciato sul letto cullante, per proseguire il suo viaggio di sola andata…

…e tra un pensiero e il successivo sono stato colto in lontananza da una luce speciale…quella luce magica che solo a Roma al tramonto in certe sere di tarda primavera è in grado di avvolgere il cielo e la terra lasciando chi la osserva con nulla di più del desiderio di stare lì per il semplice gusto di esserci…

…Roma..la città eterna…

…fu un poeta che oramai quasi nessuno cita più a darle per primo pare l’appellativo di “città eterna”…intorno al 20 a.c…tale Albio Tibullo…

Non so cosa abbia spinto il poeta latino a definirla a quel modo all’epoca, ma so perfettamente perché oggi si merita ancora quel nome…

…Roma è la città eterna perché all’imbrunire è in grado di richiamare a sé la poca luce di un giorno che rimane, per farne un vestito di colori pastello con cui andrà, fiera, a riempire di balli, di grida, di gioia e anche di un pò di dolore, la notte…con l’unico scopo di danzare noncurante fino a stordirsi al sopraggiungere delle prime luci dell’alba…

..potrei proseguire nel racconto, ma questo è il mio viaggio…ora tocca a voi alzarvi delicatamente sulla punta dei piedi e spiccare il volo su questa meravigliosa Italia che non aspetta altro che di essere amata per ciò che è: una splendida signora di mezza età che esprime il meglio di sé a cavallo tra il giorno e la notte..

...ed è stato così dall’inizio dei tempi…

La felicità è una lunga pazienza

Solo che ci vuole tempo x essere felici. Molto tempo. Anche la felicità è una lunga pazienza.
Ci logoriamo la vita a guadagnare denaro, mentre bisognerebbe col denaro guadagnare il tempo. Questo è l’unico problema che mi abbia mai interessato.
” (Albert Camus – “La Morte Felice”)

Oggi mi sento così..ho voglia di fare una piccola passeggiata in mezzo ai paesaggi incerti, impervi e scivolosi del concetto di “felicità”..

Non sono mai stato molto attratto dalle dissertazioni in merito al cosa sia la felicità. Come tutte le emozioni, anche la felicità si sente e si ascolta…nel corpo, nel cuore…e nelle budella.. e ogni volta che si tenta di definirla, si perde in profondità e anche in ampiezza..contribuendo a renderla anche un po’ banale!

Definire il “cosa” di una emozione, significa annaspare in un freddo mare di razionalità…accontentandosi della sterilità di inutili sovrastrutture mentali che si scaricano a terra in orpelli retorici, che mancano di un sano coraggio di vivere..

E di colpo sperimentiamo la banalità di una lingua, volgare per certi aspetti e anche un po’ oltraggiosa, ogni volta che si tenta di sostituire il vissuto con la favella…perché la felicità va sentita e non certo spiegata…

Siamo esseri senzienti..fatti di alti e di bassi..e con gli alti e bassi dobbiamo confrontarci se vogliamo vivere a pieno le nostre più intime nature..

Benvenuti tra le rapide di quel fiume in piena che è la vita..dove l’unica cosa che conta è immergersi e lasciarsi trasportare!”

Ecco perché ho citato all’inizio la frase di Albert Camus..

..in quella frase Camus non si azzarda minimamente a spiegare la felicità ma fa una semplice associazione: avvicina la felicità a un concetto che è altrettanto impervio e bastardo quanto essa, se solo si prova a definirlo. Un concetto che contiene in sé l’idea di movimento racchiuso in una stasi: sto parlando del concetto di “pazienza

Si conosce la pazienza quando, stando fermi immobili si impara a godere della successione infinita di attimi che danzano nel movimento di un respiro, quell’andare e venire del fiato tra una inspirazione e la successiva che ci insegna a stare presenti alla vita e a noi stessi..

…e in quell’andare e venire della nostra bislacca concentrazione…noi cominciamo a percepire, nelle ossa e nel cuore, che la felicità è racchiusa in quello spazio magico che in trepidante attesa sospira tra un andata e un ritorno…

…a dirlo pare facile…facile come sentire dentro che l’eterno è racchiuso in un secondo…

…ma questa è un’altra storia…o forse no…

Sei gradi di separazione…

Si chiamava Frigyes Karinthy, di origine ungherese; correva l’anno 1929. Tra i più autorevoli scrittori del ventesimo secolo, è colui che ha dato vita, nel suo breve racconto dal titolo Catene, all’idea secondo cui ogni persona è collegata a chiunque altra sulla faccia della terra da una serie di legami, relazioni e collegamenti attraverso un numero di gradi di separazione massimo pari a 5.

In soldoni…siamo tutti parenti secondo Frigyes Karinthy…

Vorrei partire da qui quest’oggi: la chiamerei la “Teoria dei Congiunti”…Siete spaventati vero che mi metta a fare polemica in merito all’ultimo DPCM? E invece no…

Vorrei invece insieme a voi riflettere su un fatto, una banalità se volete ma, di meravigliose banalità è fatta la nostra quotidianità…

Penso che le idee, i concetti, le teorie, giuste o sbagliate che siano, servano in primis a farci riflettere; in particolare, quella che ho chiamato la “Teoria dei Congiunti” deve farci ritornare là dove ci siamo fermati..un paio di mesi fa..per fare un viaggio lungo una eternità, proiettando la mente alle nostre origini come specie.

Sì perché vedete, non è solo l’economia ad essersi fermata, ma ci siamo fermati anche noi, come nazione, come popolo..le genti di tutto il mondo….in un secondo è sembrato che tutto fosse finito, perduto, abbandonato..per sempre…

…e quando ci si ferma e si sta bloccati per un periodo di tempo abbastanza lungo da necessitare di aggrapparsi a matasse di pensieri raminghi e melmosi, d’improvviso una mattina la nostra mente prende il controllo sulle nostre vite in apparenza vuote per volare libera su concetti quali “inizio” e “fine”….

…sono sicuro che tutti, in questo periodo che non è ancora finito, chi più chi meno anche solo una volta, di sfuggita, in modo superficiale fin che volete, ci siamo fermati a riflettere in merito alla nostra provenienza, se non altro per cercare di mettere ordine tra una serie di fotogrammi sbiaditi e cercare di dare un senso alle nostre esistenze su cui ci illudiamo troppo spesso di avere il controllo…per dare un significato rinnovato al nostro viaggio, alla parte di vita che ancora ci attende innanzi..breve o lunga che sia!

Siamo tutti parenti…nasciamo tutti da una stessa pianta…un albero che, per quante infinite diramazioni possa avere, prende linfa, vitalità e sostentamento da un’unica serie di radici comuni..

..le nostre radici..i nostri antenati…noi stessi deriviamo TUTTI da lì…una meravigliosa origine comune…

…e a prescindere da chi domattina andremo a trovare, che sia un congiunto nel senso in cui lo intendiamo oggi, o qualcuno che avevamo bisogno e desiderio di rivedere e riabbracciare al di là del sangue che scorre nelle vene…o fosse anche semplicemente qualcuno il cui sguardo incrociate di sfuggita per strada…beh nel cuore abbiate la consapevolezza che chiunque esso sia..è un vostro fratello o una vostra sorella..PUNTO…

…perché alla fine da lì proveniamo e lì dobbiamo ritornare…in una sorta di abbraccio catartico con la nostra meravigliosa Madre Terra…

…Buona congiunzione a tutti…

…e mi raccomando sul modulo di autocertificazione non provate a inserire come motivazione la “Teoria dei congiunti”…essa è solo frutto della mente di un folle…la mia…e, come sapete, i folli di tutte le epoche devono stare sui roghi oppure rinchiusi per essere dimenticati…

I’m scared we won’t fly

I’m scared we won’t fly

Comincia così la canzone di questa storia d’amore…con il timore di non saper volare..

Non mi riferisco a progetti infiniti di una vita eterna prima e dopo la morte..non sono mai stato molto bravo a pensare a cosa verrà dopo in funzione di ciò che c’è stato prima…ho bisogno di vivere e di farlo ora..sentendomi vivo e basta!

…la canzone di questo amore parla di due persone che non hanno avuto il coraggio di spiccare il volo..perché di quello si tratta..e di farlo reiterandosi una promessa, mattina dopo mattina, con il cuore pieno l’uno dell’altra..

“..amore ti va un’altra tazza di caffè?..”

…non mi dite che non avete mai desiderato che un atto così banale come bere un caffè insieme la mattina appena alzati, durasse in eterno per il semplice fatto che al vostro fianco c’era lui o lei!?!…

..l’amore, o meglio le storie di un mancato amore..non parlano d’altro che di persone che hanno avuto paura di volare..persone a cui è mancato quel coraggio bastardo di bere un’altra tazza di caffè insieme, e poi un’altra e un’altra ancora…

…uomini e donne che non hanno avuto l’ardore di chiudere gli occhi e farsi prendere da quel soffio graffiante che lascia senza fiato tra un verso e l’altro di una meravigliosa poesia che parla di tutto e di niente e per questo ci fa sentire bene, ci fa sentire vivi..una poesia che si chiama vita..che nasce e finisce in un attimo e quell’attimo vive in eterno…

…come una sera all’imbrunire seduti coi piedi a strapiombo sul nulla di una esistenza che sentite essere tutta lì… solo perché lui o lei è al vostro fianco e non avete bisogno di nulla altro che di quello..e poco importa se dopo ci sarà il vuoto per sempre..è andata comunque bene così…

…ma…invece di guardarci negli occhi e buttarci tra le braccia dell’ignoto mano nella mano, ci siamo voltati indietro preferendo la sicurezza e la certezza di essere ancora per una volta e forse per sempre quei bravi ragazzi che fanno il loro dovere perché è così che ci vogliono..

..ed ora quel meraviglioso tramonto a strapiombo su una vita che potevamo costruire insieme un passo alla volta è la dietro le nostre spalle ricurve e si ciba di buio e di notte mentre le note di quella avvolgente canzone stanno a dirotto volgendo al termine..o forse sono già finite da un pezzo..

Amore beviamo ancora questa tazza di caffè insieme, per un’ultima volta…unisciti a me in questo attimo eterno di banale normalità..”

Quel desiderio profondo di gridare “Ehilà”

Ho fatto a cazzotti col mondo ed esso ha risposto alzando la guardia e rigandomi il volto di cicatrici indelebili…

Ho pianto insieme alle stelle, con lo sguardo rivolto verso orizzonti incerti nella continua speranza che una di quelle lucine fosse destinata a me in questo pezzo di cammino affannoso…e la vita mi ha messo a disposizione spalle noncuranti su cui riversare lacrime dense…ma in nessuna ho mai trovato il conforto cercato!

Ho interrogato ogni forma di Dio alla ricerca di risposte incomprensibili a domande idiote…e la vita regolarmente ha ribattuto gettandomi con violenza in fiumi di odio e di rabbia..ed io imperterrito a nuotare all’insù come un salmone invecchiato e disobbediente…affaticato e goffo…

..Ho cercato modelli di carta pesta e di cera su cui appiattire la mia anima pecora fatta a brandelli dal volere comune..nel tentativo di seguire ammutolito il flusso di corpi che balla al ritmo di un jingle stonato…ma ho percepito quella danza come una fibrillazione atriale dell’anima e di colpo mi sono ritrovato nella sala rianimazione delle mie paure più recondite…

…poi, tra la stanchezza e il dolore e un grande subbuglio tra le budella affrante, si è fatta strada una istintiva consapevolezza…ho cominciato a lasciarmi andare…facendomi trasportare noncurante dalla corrente là dove il destino ha deciso che io dovessi approdare…

…e come d’incanto ho ricominciato a lottare e ad avere una gran voglia di risalire il fiume controcorrente, perché questa è la mia più intima natura e la coerenza agli occhi dei miei valori più intimi e di ciò che sono è la mia impronta nel mondo, l’unico porto sicuro a cui ritornare la sera per un veloce ristoro, in attesa che le prime luci dell’alba infondano di nuovo in me il desiderio di gridare…

“…Ehilà!”

Quel tentativo slabbrato di prendere forma allo spuntare dell’alba

In certe sere prima dell’imbrunire, capita di abbassare per un momento la guardia e, gettando lo sguardo oltre le mille paure che si prendono gioco del nostro cammino viscoso, scorgiamo, accasciato sul bordo appuntito di una stella raminga, un volto di donna gentile che fa capolino tra gli anfratti fecondi di un’anima in divenire…

..e mentre il cielo si allenta, cedendo alle ombre di una notte impaurita quel poco di luce rimasta, le tonalità di una oscurità che si è fatta femmina si impossessano di me aprendo le cosce voluttuose e gravide di passione e lasciano il mio corpo e la mia anima senza più appigli di finta gentilezza!

…e finalmente posso scegliere chi sono…nell’eterno ritorno di un’ombra che ieri è stata me e domani chissà…

…la nostra vera natura prende forma e sapore dal buio..è lì che le luci dell’anima si adagiano sicure per alcuni attimi di concreta voluttà…e tutte le imperfezioni erotiche della nostra più intima natura, si mettono a danzare sulla crosta di un mondo bastardo che ha dimenticato chi siamo sulla porta di una discarica affacciata a ritroso sui bordi infiniti di un desiderio senza speranza unitosi in un amplesso eterno con quella immatura impenetrabilità delle nostre menti che si fanno anima, in un fittizio e sbiadito tentativo di farci apprezzare per ciò che non siamo!

…ed è tutto un ridicolo sfoggio, nell’atto oltraggioso di recuperare una forma balorda al sopraggiungere ostinato di un giorno da millenni oltremodo sopravvalutato!

Vendesi Penisola vista mare…

Occhio languido che sta in superficie..lesto nel parlare, vuoto di interesse, bisognoso di folla a buon mercato..

Ti aggrappi al sapere del prossimo rubando quello che c’è da rubare, lo lucidi, cambi qualche parola e lo getti in pasto al mondo come fosse farina del tuo sacco…e trovi pure un pò di imbecilli che ti ascoltano!

Sei bravo a parlare, di solito del nulla, piuttosto che tacere dici la tua, e ti citi intanto che parli…un po’ per provare a capire ciò che dici (ardua impresa) e un po’ perché adori ascoltarti..

Fai le prove la mattina davanti allo specchio per trovare il tuo profilo migliore, allenandoti al contempo a appoggiare le sillabe sui toni bassi della tua voce…

Hai sicuramente studiato in posti dove il bla-bla-bla si trasforma in mestiere, dove si sono inventati la folle idea che la notizia, l’informazione, la conoscenza sono un prodotto e come tale vanno venduti trasformando automaticamente chi legge in un consumatore…

Usi hashtag come se piovesse, likando chiunque non certo perché apprezzi i suoi contenuti ma semplicemente perché qualche folle tuo simile, ti ha spiegato che se metti un like a qualcuno, poi in qualche modo costui si sente in dovere di contraccambiare…e questo a prescindere da ciò che ognuno dei due sta dicendo..

..e così facendo, tu e i tuoi simili, avete trasformato il mondo in una enorme palla di spazzatura dove non importa la coerenza di ciò che si dice e di ciò che si sa, l’importante è chiacchierare del nulla…rubando concetti di qua e di là…come tante stronze gazze ladre che si gettano come iene invecchiate sui rimasugli rancidi di paccottiglia da gettare in pasto alle pecore…

Basta che se ne parli!

ha detto qualcuno…

“Viva il silenzio..”

penso io

Poi quando capisci che, per farti conoscere e per piacere ci vuole fatica, sudore, tenacia e soprattutto quando percepisci che la notorietà non può essere un fine alla lunga, bensì una naturale conseguenza di ciò che si esprime e dell’interesse che esso è in grado di suscitare grazie alla forza degli argomenti trattati, allora scegli la strada più corta: l’acquisto…banalmente ti compri la notorietà, per godere anche tu di una porzione di vista a sbalzo nel vuoto su una prateria di milioni di imbecilli come te!

Venghino Signori! Venghino!

Si vende Penisola vista mare + Giardino Uso pascolo!

Viva la conoscenza…viva chi si batte col cuore rivolto alle stelle e il naso immerso nei libri!

Il sapere non è un prodotto…

Il sapere è un privilegio..un privilegio che richiede tenacia e ardore…per questo il sapere, quello vero, è destinato ai pochi..ahimè dimenticati…in un mondo di immondizia e di spazzini (ooops, scusate di “operatori ecologici”)

…un popolo che trasforma la conoscenza in merce è destinato a perire lasciando dietro di se qualche flebile traccia a darwiniana memoria di un tempo che fu..lontano, lontano…avvolto nelle nebbie perenni dell’umana incoscienza…

Odi lontani gli echi di voci che furono

…Odi lontani gli echi di voci che furono…

…ci fu un tempo in cui rimbombavano forti tra gli spazi incerti e timidi di un’anima sospesa e lasciata al suo inutile destino, facendo vibrare in essa note presunte profonde…

…ci furono tempi in cui ti appoggiavi sulle corde instabili di un’attesa posticcia, con un unico abbrivio nel cuore: che tutto fosse di nuovo come prima..

…ma anche le melodie più armoniche perdono impulso e ardore se nessuno è seduto in platea ad ascoltare…figuriamoci gli echi da esse prodotte…

…ora quegli echi sono solo un superficiale ricordo..passano..si fermano solo per un istante a vibrare tra le corde di impulsi ragionati…là sulla superficie di un’acqua torpida dentro cui non si specchiano più nemmeno i gatti lunatici…

…e tu sei come certe folate di vento che ti colgono all’improvviso in alcune notti di guazza estiva…

..non hai più quella capacità di addentrarti tra gli anfratti umidi, dolorosi e carnali di un amore che pareva nel centro di un eterno divenire…

…e ora quegli echi sanno solo di parole sterili senza più spinta ne portento!!

…come senza spinta e portento alla lunga sono le storie in cui uno parla e l’altro tace per bislacca convenienza…

Nutrite la bestia indomita che è dentro ognuno di voi

C’è uno spazio dentro ognuno di noi dove vive una bestia tenuta a bada dal volere comune, dalla morale, dall’etica e da ogni pensiero che ci vuole addossare l’etichetta del bravo bambino…

“Bravo il mio bambino, bravo! Così vuole la mamma…devi fare il bravo!”

Voce suadente, felpata…accarezza il ventre molle come una droga che sa di panna zuccherata e noi lentamente scivoliamo in un sonno imbecille da cui è difficile risalire mentre la voce parla sempre più lentamente…

Respira bambino mio…riiiilaaassatiiii…

…iiiinspiiiraaaa…eeeespiiiraaa….!”

Se ci fate caso è quasi un soffio fastidioso in fondo ad ogni sillaba, come sibilo di serpente che insieme attrae e distrae e avvolge e stringe, stringe, stringeeee…

…eeeee….inspiiiiiraaaaa….eeeespiiiraaaa…..

…e noi sempre più in balia di chi comanda…..

….devi staaare in casaaaaa per una, due tre…quattro..cinque…mille….inspiiiraaaa..eeespiiiraaa diecimila giornate!

…mentre fuori si sentono solo i passi dell’oca ammaestrata avvolgere le cose con il loro tonfo sordo e idiota…uno dietro l’altro…testa a destra e poi a sinistra, braccio alto teso…

…tum-tum tum-tum tum-tum tum-tum tum-tum…

La senti la prigionia che rumore che fa?…è rumore di morti..tanti morti…più di ogni malattia….

…divise, mostrine, carri…camici che parlano, dicono la loro, ognuno va per la sua strada…

ma tuuuu…inspiiira eeespiiraaaaa…

…silenzio e insieme grida..grida di un uomo solo, lassù al comando pronto a scattare ad un solo cenno della testa di uno dei suoi colonnelli…

L’uomo urla e sbraita…vuole il dominio di una razza pura..senza germi né virus nella pancia e tutto il resto del mondo fuori..il mondo sporco, giallo, contagiato….

…io voglio fuggire!

….grida il bambino riavutosi per un attimo…cerca di divincolarsi dalla stretta cullante di una finta madre prodigiosa..latte che sa di rancido…mani calde..cuore di pietra…

..Voglio viaggiare, vedere il mondo, cadere, rialzarmi, farmi male, rischiare di morire se questo è l’unico modo per vivere…

….molte storie tristi del genere umano sono cominciate da un periodo come quello che stiamo vivendo…giorno dopo giorno scivolando nella dittatura e nella mancanza di libertà….

Per questo vi dico…Fate i bravi! Ma al contempo, accarezzate la bestia indomita che è dentro ognuno di voi…datele cibo, nutrimento…ribellatevi ai tanti piccoli gesti idioti che vedete quotidianamente..alzate la voce se pensate che chi vi sta di fronte stia prevaricando i propri poteri…

…che non sia mai che un giorno ci sia da tirare fuori gli artigli per combattere di nuovo per le nostre libertà personali…e proprio nel momento del bisogno la nostra bestia sia stata trasformata in agnello docile, inerme…un gattino da compagnia posato sulle gambe della nonna mentre fa la calza davanti a una TV a tubo catodico mentre fuori il mondo esplode…

…perché allora si che sarebbe la fine!

You only live once..but…

You only live once,

…But…

…if you do it right…

“Once” is enough!

Mi piace molto questa frase; mi piace perché trasmette una sensazione amichevole e confortevole di spazio, di perdersi in uno sguardo eterno a vista d’occhio…finché ce n’è!

Dal momento in cui nasciamo fino al giorno della nostra dipartita, c’è tutto lo spazio che desideriamo ragazzi per invertire la rotta…per prendere in mano il timone della nostra vita e andare verso il sole..

..è lì sotto i nostri occhi, sempre, se solo abbiamo l’ardore e il coraggio di osservare…tutto è nelle nostre mani..dall’inizio alla fine..l’importante è andare, provare, sbagliare, ricominciare, cadere, rialzarsi…vivere…senza mollare mai…senza fermarsi..perché fermarsi equivale a ristagnare!

…Non esiste un solo, unico, stringente modo corretto per “do it right”, ma centinaia, migliaia…infiniti…come infinite sono le strade che la nostra vita può imboccare…strade in salita, in pianura, piatte, ma così piatte che…sembrano non finire mai…per una vita! Strade contorte, piene di curve, di incertezze di bivi e di binari morti…

…e per ognuna delle pianure, delle curve e delle salite affrontate c’è sempre lo spazio, tutto lo spazio che desideriamo per dire basta, cambio percorso!

…istanti, secondi, minuti..un sacco di minuti per decidere che ciò che abbiamo fatto finora non ci va più giù ed è giunto il momento di cambiare…e questo momento è il nostro momento e tutti noi abbiamo le energie e anche le competenze e soprattutto il sacrosanto diritto di decidere di lottare fino all’ultimo respiro per affermare ciò che dentro ci muove..quel prurito alla pancia che ci rende unici e perciò vivi…

..e allora sì, che giunti alla fine della corsa, getteremo lo sguardo per un ultimo istante fuori dalla finestra e ridendo, potremo andarcene con un unico, delicato, meraviglioso pensiero..

…”once” has been enough…

Be grateful

…Be grateful…

Oggi mi va di cominciare così…in pieno spirito Mindfulness…perchè mi sento così oggi..profondamente grato…nel modo più semplice che si possa riscontrare in una mattina qualunque di un venerdì 17 qualunque..

Mi potreste dire che queste due semplici parole sono niente altro che retorica…ed io sarei d’accordo con voi se non venissero da uno come me che, da quando ha sentito dentro un briciolo di consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, ha impostato la propria vita sulla lotta, contro se stesso per migliorarsi costantemente e contro quella parte di mondo che riteneva e tuttora ritiene profondamente ingiusta..una continua lotta..gridata, scomposta, a volte eccessiva…come sanno essere eccessivi i bisogni di esprimersi quando pare che nessuno ti stia ad ascoltare…

Poi…una mattina ti svegli…una mattina di un venerdì 17 aprile in apparenza normale, talmente normale da risultare quasi sbiadito oserei dire, e ti rendi conto che forse è necessario cambiare strategia..per sé stessi e per il mondo intero…

Ed ecco che nasce spontaneo il desiderio di sussurrare “be grateful…”…”be grateful..” per ogni cosa, per gli alti e per i bassi della vita…”be grateful..”

…always…be grateful…

E se lo ripeterai, respirando lentamente dentro quello spazio interiore avvolto nel silenzio…dopo tre o quattro respiri, come per magia, ti sentirai meglio (fidati di me) e comincerai a percepire le cose in un modo diverso…

…e una piccola luce là in fondo a un tunnel che ritenevi buio e basta, comincerà a risplendere per te e per tutta l’umanità!

Tutto fa parte di una trama già scritta e noi abbiamo il compito di lasciare che essa si esprima, di lasciarla scorrere, di lasciare che sia..senza lottare, senza metterci di mezzo, senza bisogno di opporsi…sussurrando al mattino che nasce…

Be grateful…

Quel nettare zuccherino che si chiama vita

Come sarebbe bello se…ma…

Quante volte abbiamo colto noi stessi sulle note di questo ritornello, se volete un pò amaro..un refrain che contiene in sé l’idea che oramai abbiamo dato per assodato che dopo quel “se…ma..” per noi non esista possibilità alcuna che i nostri sogni, le nostre speranze si possano realizzare…abbiamo deposto le armi oramai…

Siamo stanchi, tutti, ognuno per se…siamo stati assoldati, TUTTI, chi più chi meno per fare la nostra parte…come se qualcuno, 40 giorni fa ci avesse caricati, TUTTI, su un’arca della speranza e ad ognuno di noi avesse affidato un compito preciso..come tante piccole ruote di un ingranaggio, ognuna fondamentale per condurre l’arca dell’umanità verso una nuova terra promessa..per garantire ai nostri figli di poter proseguire questo lungo viaggio verso qualcosa che reitera, di generazione in generazione una promessa meravigliosa: poter stare meglio..poter evolvere..potersi migliorare..garantire benessere per la maggior parte di noi…e sottolineo per la maggior parte di noi…non di una piccola parte di fortunati che sguazzano sulle vite di tutti gli altri…

…e la cosa bella e insieme brutta di questa vicenda del Coronavirus, che ci accomuna TUTTI, è che basta che anche solo uno di noi si fermi per un attimo, deragliando da ciò che ci è stato chiesto di fare, o non fare che tutto il sistema salta e l’arca affonda…e insieme ad essa affondano le speranze di proseguire questo meraviglioso viaggio insieme!

..e credetemi..capita spesso anche a me, come a tutti noi, di pensare più volte al giorno che questo ripetersi di attimi uguali agli attimi precedenti sia una tortura per la mente e per il corpo…ed ecco che la maledetta frase iniziale..la frase del perdente la definirei..”come sarebbe bello se..ma..”..comincia a insinuarsi dentro di me cercando di fare breccia nel mio cuore…eccola..la sento…..e se tendete l’orecchio la sentite anche voi..

Come sarebbe bello se…potessi anche solo per un secondo uscire e abbracciare qualcuno, così a caso, per il gusto di sentire che siamo umani, fatti della stessa carne..di ossa, pelle, muscoli, tendini…cuore..tanto cuore..troppo cuore…ma….”

…Lo sapete che la maggior parte di coloro che hanno fallito, ha smesso di lottare e di crederci spesso qualche attimo prima che il “miracolo” accadesse?

Crescere, evolversi, cambiare…non è questione di un secondo e nemmeno di un giorno..ma neanche di una settimana..o un mese..a volte di anni…la vita non concede scorciatoie e chi si affida ad esse per avere successo immediato, di solito perisce di stenti nel lungo periodo…

Thomas Alva Edison…1.600 tentativi prima di trovare la giusta combinazione, in apparenza stupida, l’ennesima per dare vita al filamento che ha dato la luce a tutti noi..ma Edison ce l’aveva nel cuore..era scritto nel suo destino, se lo sentiva dentro, nelle budella e non certo nella testa…e così fu…la 1.601esima volta, grazie a una stupidissima e banalissima fibra di bambù carbonizzata, fu quella buona..e luce fu per l’umanità intera…1.600 occasioni per dire “basta..lascio perdere..come sarebbe bello se trovassi la combinazione giusta di materiali…ma è impossibile..” e invece no…è andato avanti fino alla 1.601esima…e ha dato la luce a tutti noi…e a tutti quelli che verranno…

…crescere, evolversi, cambiare richiedono tempo, tenacia, costanza..passione..minuto dopo minuto…un passo alla volta…senza scoraggiarsi..senza fermarsi mai..perché è molto probabile che quando deciderete di lasciare andare, di mollare tutto…la vetta sarà lì a pochi passi da voi..avvolta nelle nubi..e vi starà osservando…ridendo di voi..

…si chiamava Bartali..di nome Gino,..un uomo del popolo…siamo nell’anno 1948..Tour de France…la mattina è quella del 15 luglio e Gino..lo chiamo così in modo confidenziale per rimarcare il fatto che era uno del popolo, una ruota di quell’ingranaggio che ha contribuito a portare la barca dell’umanità verso la terra promessa…dicevo, quella mattina del 15 luglio Bartali detto Gino realizzò una impresa storica..una rimonta sugli avversari dalla cui testa aveva accumulato un ritardo di 21 minuti..quel giorno Gino li staccò arrivando ben 20 minuti prima di tutti…

E cosa centra questa storia mi direte voi, coi tentativi, gli errori, i fallimenti..il non mollare mai?

La storia in sé, a parte l’impresa sportiva incredibile, epica, memorabile di staccare tutti, non ha un significato particolare…ciò che rende Bartali, di nome Gino, straordinario è ciò che fece prima di quella impresa…dobbiamo tornare al periodo del secondo conflitto bellico..durante quel periodo in cui ovviamente le gare si erano fermate, lui, Bartali di nome Gino non si fermò e continuò a pedalare, e pedalava..pedalava..pedalava e su quella bici continuò ad andarci giorno dopo giorno..sempre e comunque…compiendo a volte fino a centinaia di kilometri al giorno con l’unico intento di fare il suo dovere..trasportando documenti, informazioni, a volte materiali utili alla Resistenza partigiana…pedalata dopo pedalata…

…lui, il campione, era una meravigliosa ruota di un ingranaggio complesso che si chiama umanità…lui, Bartali di nome Gino sentiva dentro al cuore, senza bisogno di troppi giri di parole..che quello era il suo compito…lui doveva fare quella cosa per garantire un futuro, per garantire che il viaggio dell’arca dell’umanità potesse proseguire diretta verso albe e tramonti a mozzafiato…

Ecco cosa siamo…straordinarie rotelle di un ingranaggio complesso..ognuna deputata a svolgere il proprio compito…senza troppi idioti giri di parole…come tante piccole ma straordinariamente grandi api operaie che con fatica si ingegnano e lottano e sudano…giorno dopo giorno…pedalata dopo pedalata..fallimento dopo fallimento..per garantire che i nostri figli e chi verrà dopo di loro, possa godere di quel nettare zuccherino che si chiama vita!

Pensieri di un folle su un mondo di folli…

Il paese dei folli e degli innamorati si trova là dove le fantasie di chi ancora sa abbandonarsi ai sogni ad occhi aperti, copulano baldanzose, in certe mattine di mezza estate inumidite da una guazza femmina che sa di ardore, con un vento caldo che viene da sud senza bisogno di permesso e autocertificazione…è un vento che porta con sé la voglia di vita che vibra su cuori slabbrati a precipizio sul nulla…

La Graciosa

 

All’entrata della baia, a sfioro su un acqua che solletica le budella tanto è chiazzata di mille tonalità di blu e di azzurro, ghirlande di fiori effondono profumo di vita. Alcuni dicono che sono le anime dei morti che ritornano in superficie per raccontare, a chi ancora per un pò avrà l’onore o l’ardore di vivere la vita, cosa viene dopo…

…”Dopo cosa…se ancora non abbiamo capito cosa viene prima??

….Si domandano alcuni filosofi sdentati, seduti sul ciglio di un muretto che delimita il porto..in attesa di una sera incerta che non deve chiedere nulla per esprimersi…

Lasciateli perdere!” – grida un uomo da una chiatta che sta giungendo in porto – “…non vedete che sono pazzi?”

… tu uomo che guardi dall’alto della tua effimera esistenza…se volgi lo sguardo sulla destra, proprio là dove il mare comincia a fare l’amore con una terra secca, inaridita dal sole, per nulla ostile, ti imbatti in un soffio di vento sincero che ti scompiglia lievemente quei pochi capelli impomatati che nascondono una calvizie che non vorresti avere…incartato in quella gloria effimera di cui ti sei circondato..pur di ammettere a te stesso che conti qualcosa…gridandolo in faccia ad un mondo distratto…anch’esso finito com’era finito tutto ancora prima di cominciare..

Sei un pò indispettito da questo affronto della natura, vero? Per questo ti giri d’istinto e distinto in cerca di appigli..,a nulla, niente che accia al caso tuo!

Ti passi nervosamente le dita sul ciuffo imperioso che ha il sapore di un giorno qualunque svegliatosi di soprassalto su un mattino bastardo, in mezzo ad un traffico diretto verso il nulla…un bicchiere di cartone contenente un caffè che anch’esso sa di cartone come da copione hollywoodiano, adagiato sul bracciolo in finta pelle del tuo SUV con il motore di una Panda 30 (che non è tuo ma della banca o di un’azienda che invece di pagarti per quello che vali ti riempie di finti benefit di cui non te ne fai un cazzo) e che è sempre troppo grande per lo spazio che hanno disegnato nei parcheggi; cuffie wireless che penzolano dalle orecchie conferendoti un’aria da idiota sapiente..

…sei senza appigli adesso…affranto…avresti voglia di snocciolare un pò di quei termini inglesi che hai imparato su una app che ancora paghi 1,99 euro al mese con una carta di credito che ti hanno rifilato in un centro commerciale un sabato pomeriggio di un autunno piovoso e che rimborsi, fiero e tracotante, rigorosamente a rate perché in tasca non hai nemmeno un euro per comperarti un pezzo di pane comune..perché i contanti, ti hanno insegnato ad Harvard o Berkeley,…sono da straccioni…

…ma nessuno ti sta ad ascoltare…non interessa a nessuno quello che dici…e sai perché?…Perché sei sempre stato il primo a fregartene di ciò che pensava e diceva la gente…tu…quello che prima di parlare creava a regola d’arte il set cinematografico dentro cui avresti messo in scena la rappresentazione del ridicolo…di un “te stesso” di cui ora, abbandonato su questa chiatta alla deriva insieme ad altri miliardi di folli, non riconosci nemmeno l’odore…

…e ti senti perduto, emaciato, sconfitto, come perduta, emaciata, sconfitta è la tua esistenza…

…uno tra i tanti in mezzo a una folla che non sa di esistere…su un barcone alla deriva in mezzo ad un mare di pensieri falliti…

… in lontananza..scorgi qualcosa…sembra una balena imputridita, lasciata a marcire dalla noncuranza dei tuoi simili su una spiaggia che un tempo era solo sabbia e dune e qualche cespuglio sradicato da un vento nobile che ogni tanto passava di lì per godersi un pomeriggio in armonia per poi andarsene senza più ritornare…

…ora le dune hanno ceduto il passo a una fila di baracche che sanno di olio rancido e patatine fritte…e più in là ombrelloni e lettini…uno ammassato all’altro…come ammassati l’uno all’altro erano i corpi in quei week end d’estate passati in colonna per raggiungere le spiagge.. ore ad arrostirsi al sole…per avere in cambio qualche litro di alcool a caro prezzo e via di ritorno, pimpante e pronto per un lunedì mattina affacciato su boccette di lexotan e barbiturici…

..stai per arrivare in porto..e lì adagiata nel silenzio di un giorno che oramai ha lasciato il posto all’oscurità, c’è una piccola barchetta di pescatori. È arenata, insabbiata..quasi morta sull’arenile…le reti ad avvolgerla tutta, come se il mare si fosse voluto prendere una piccola rivincita per tutte le volte che essa ne ha solcato le profondità alla ricerca di un pò di cibo…

…ora è essa stessa ad essere prigioniera delle reti di cui andava fiera…

….e quell’immagine ti fa riflettere..e un pensiero ti sfiora la testa:

ogni rete lanciata per tendere una trappola al prossimo..prima o poi diventa la rete dentro cui si rimane impigliati!“…

..vicino alla barca spiaggiata…un cartello…inciso a mano con cura recita pressapoco così:

In questo paese abbiamo vissuto tempi di gloria, piedi scalzi, polvere, poche cose in apparenza gettate lì a caso…cose semplici, genuine..era un tempo di sorrisi che venivano dalla pancia; di bambini dalle larghe bocche spalancate sporche di fango, le pance semivuote ma l’animo ricolmo di fantasia e desiderio…

…un tempo in cui uomini e donne si spingevano al mercato vicino senza fretta…perché conoscevano il valore del tempo e ad esso si abbandonavano volentieri;

…in questo luogo remoto sospeso a mezza via tra il cielo e l’inferno, tutto sembrava avere inizio la mattina coi profumi resi ruvidi dalla salsedine dell’alba, per poi finire la sera su tramonti ricolmi di immenso e di lacrime dolci…e ogni mattina…tutto ricominciava come fosse ripiegato in un eterno, gigantesco “Giorno della Marmotta”…in apparenza uguale al giorno prima…ma solo in apparenza…

In lontananza una spiaggia deserta, incontaminata…avvicini l’orecchio alla terra sgretolata e riarsa dal sole e la senti gridare così:

“State lontani! Non approdate!

E’ il paese dei folli, degli innamorati!

Spegnete i falò, copritevi gli occhi;

questo è il paese dei gran balocchi!

Nelle sere d’estate, qui si fa una gran baccano,

si pensa all’amore per il genere umano!”

…ti scappa da ridere, pensi sia un sogno…

..e poi una musica, seguita da alcune parole che ti graffiano l’anima…a sancire definitivamente la fine di quello che fu…

“Mama take this badge from me

I can’t use it anymore

It’s getting dark too dark to see

Feels like I’m knockin’ on heaven’s door

 

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

 

Mama put my guns in the ground

I can’t shoot them anymore

That cold black cloud is comin’ down

Feels like I’m knockin’ on heaven’s door

 

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door

 

“You just better start sniffin’ your own

rank subjugation jack ‘cause it’s just you

against your tattered libido, the bank and

the mortician, forever man and it wouldn’t

be luck if you could get out of life alive”*

 

Knock-knock-knockin’ on heaven’s door”

(Knockin’ On Heaven’s Door)

Bob Dylan, versione cantata dai Guns N’ Roses

 

 

It’s my life…a dance…

Il testo di “The Dance” di Mick Lloyd recita così:

Lookin’ back,
On the memory of
The dance we shared,
Neath the stars above
For a moment,
All the world was right
How could I have known,
That you’d ever say goodbye?
And now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance.
Holding you,
I held everything
For a moment,
Wasn’t I a king?
But If I’d only known,
How the king would fall
Hey who’s to say,
You know I might have changed it allAnd now,
I’m glad I didn’t know
The way It all would end
The way It all would go
Our lives,
Are better left to chance
I could have missed the pain,
But I’da had to miss the dance
It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

Voglio dedicarla a tutti coloro che comunque ci hanno provato, e nonostante tutto, continuano a provarci fino alla fine perché così è la vita…così siamo fatti..

…se ci fosse data la possibilità di alzare il lenzuolo che si cala inesorabilmente sui terreni sconnessi delle nostre fottute consapevolezze di carta, se cioè anche per un millesimo di secondo potessimo vedere cosa viene dopo, acquisiremmo certamente in chiarezza di visione superficiale ma perderemmo in saggezza, quella certezza di nuotare in acque calme e tiepide sempre e comunque..una saggezza che viene dallo stomaco e non certo dalla testa…

…c’è una forza meravigliosa dentro ognuno di noi che ci spinge a vivere, buttandoci tutto alle spalle e gettando al contempo il cuore oltre la staccionata…una forza che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina con un’unica vera, granitica certezza nel cuore..

…ciò che ci tiene in vita è la curiosità che fonda la propria essenza sul desiderio di scoprire come andrà a finire nonostante tutto, intanto che i minuti ci sfuggono via dalla punta delle dita e noi siamo sopraffatti dal turbine di pensieri che rimbalza come una pallina da Ping pong impazzita tra rimpianti e rimorsi…

…è una questione di budella ragazzi, non di testa..di budella ricordatevelo…è tutto lì…

..perché in fondo siamo dei sognatori e quella lucina in fondo al nostro cuore continua a emettere un bagliore che si appiglia alla speranza che tutto andrà per il meglio e se ci dovessimo perdere alla continua ricerca della felicità, sarà comunque andata bene così perché la vita non si esprime nei risultati ottenuti, ma dà il meglio di se nei tentativi…

..perché…

It’s my life,
It’s better left to chance
I could have missed the pain
But I’da had to miss,
The dance

..fino alla fine..finché ce n’è..è per questo che siamo nati..dal primo imbarazzante, slabbrato vagito..all’ultimo bastardo alito di vita…

La meraviglia ai tempi del Coronavirus

Perché abbiamo così tanto bisogno, tutti, di attendere che la vita sia perfetta per dichiarare a noi stessi che essa è perfetta?

La vita è bella perché è rotta, spezzata, bastarda, ingiusta, per alcuni millesimi di secondo felice…ma mai sbagliata…sbagliato sarebbe stato non essere mai venuti al mondo..ma ora che siamo qui..abbiamo l’obbligo di viverla appieno senza lamentarci!

Noi osserviamo la natura frammentaria della nostra esistenza alla continua ricerca di un significato, un numero primo, una conferma che ci dica che tutto va bene…e nel frattempo ci dimentichiamo di vivere..ci perdiamo i tramonti a mozzafiato sul nulla..i cieli stellati, le lune piene, le risa di nostra figlia…il profumo che invade la testa del pane ancora caldo..

Nel mio prossimo libro penso che scriverò di Gianni e Lidia e di un amore, il loro, vissuto nell’attesa del giorno in cui sarebbe stato perfetto, idilliaco, eterno…ogni cosa al posto giusto..per questo un amore perduto e perdutosi nell’attesa che tutto fosse come lo avevano immaginato…

L’amore è come la vita: rotto, spezzato…gridato, strapazzato…ma mai sbagliato…sbagliato sarebbe stato non averci provato..

…l’amore è una curva, è una discesa a folle velocità per trovare quell’abbrivio giusto che serve per affrontare la salita; l’amore è lotta..altrimenti è parola, affermazione, stupide e insensate dichiarazioni senza sostanza, cazzate..un mare di cazzate..

Prendete la nostra vita al tempo del Coronavirus.. che cosa c’è di profondamente fastidioso in essa? Credo che sia la putrescente sensazione di attesa..attesa che i morti calino, attesa che calino i contagi…attesa che si possa di nuovo uscire e abbracciarsi..attesa di mangiarci una pizza con gli amici…attesa di un mondo migliore..

…ma una vita messa in parcheggio in attesa del momento proficuo non è una vita..è una promessa fatta a noi stessi sull’orlo di un precipizio senza possibilità di voltarsi e scappare..perché indietro non si può più ritornare…

Dovevamo pensarci prima dice qualcuno..dovevamo fare quando si poteva fare dice qualcun altro…

…credo che il momento per pensare e per fare sia proprio questo..rotto, frammentario, noioso, in affanno finché volete ma mai sbagliato… perché l’unico che ci è dato di vivere…il momento presente!

Il silenzio interiore è Dio..

Il silenzio interiore..pochi sono in grado di sperimentarlo nella vita, molti ne parlano, io in primis, millantandone una comprensione che nella realtà dei fatti è ben lontana dall’essere certificata e assoluta.

Più si cerca di afferrare il silenzio interiore più esso sfugge; più se ne parla più ci si allontana da esso..

Il silenzio interiore è come l’acqua, se si cerca di afferrarlo sfugge, se si lascia scorrere prima o poi si acquieta e allora ci si può immergere in esso.

Esso, il silenzio interiore, non ha granché a che fare con il concetto più ampio di silenzio inteso come “assenza di rumore”; anzi al limite chi possiede la capacità di gestire e stare nel proprio silenzio interiore è in grado di vivere in questo stato anche in mezzo a una folla urlante…

..vorrei proprio partire dal concetto di “stato” per provare a descrivere questo concetto. Il silenzio interiore è uno stato della mente; è, se mi passate il termine, la mente che pensa a se stessa e in quell’esercizio di ripiegamento su se stessa trova la propria centralità, quella neutralità e sospensione di giudizio necessarie per vivere senza farsi devastare dagli eventi, accettando la vita così come si dispiega..un secondo alla volta!

Il silenzio interiore è uno spazio magico e cosmico dentro cui non si ha più bisogno di nulla; è una piramide invasa dai colori raggianti dell’arcobaleno; è luce, ultravioletta, arancione, luce solare che circola nel nostro corpo disincrostandoci da tutte le nostre paure, le delusioni, le apprensioni, le emozioni più forti.

Il silenzio interiore, portato alle sue estreme conseguenze è Dio…e ve lo dice uno che non ha mai avuto una grande affinità con la religione nel senso più comune del termine..

Non è possibile trovare dentro di se il silenzio interiore in modo saldo e definitivo ma la sua forza sta proprio in questo: è si uno stato della mente ma uno stato che non ha nulla a che vedere col concetto di stasi.

Per sentirne la forza dobbiamo vivere abbandonandoci al flusso della corrente alternata della nostra esistenza..lasciando andare..lasciando che sia…

E chissà, forse un giorno ci ritroveremo avvolti nel liquido amniotico di una nuova esistenza e prima di emettere il nostro primo vagito in faccia al mondo, per un piccolo istante, immersi nell’eterna pura consapevolezza ci scioglieremo in una immensa risata perché avremo capito…e poi subito dopo sarà solo una lotta senza senso dall’inizio alla fine se proveremo a darle un significato aggrappandoci all’idea di qualcosa!

Vi lascio con questa suggestione; cominciamo la giornata facendoci una promessa:

Prendiamoci la libertà di dare un nuovo corso alla nostra vita dando ad essa il significato di una gita..una meravigliosa gita in quel luogo che non c’è che è l’isola immaginaria del silenzio interiore..volgendoci al sole che nasce con una sola consapevolezza nel corpo..

rilassiamoci perché tanto è già tutto scritto!

Un meraviglioso piano B dietro l’angolo

Siamo tutti a un passo dal brivido che si nasconde dietro la curva della linea apparentemente retta della nostra esistenza..

Per ogni aspetto più o meno importante della nostra vita c’è sempre una curva, di solito cieca perché ad angolo retto, dietro la quale abbiamo riposto il nostro piano “B” in caso servisse.

Il piano “B” di solito riguarda la parte irrazionale e più folle di noi..quella che, se pensata con la nostra natura matematica e razionale, spaventa e insieme ci attrae..

Avere un piano “B” è ciò che ci permette di sopportare un piano “A” che a volte sentiamo un po’ stretto..è come avere una via di fuga dietro l’angolo che ci tranquillizza per il solo fatto di essere lì da qualche parte a prescindere che la utilizzeremo o meno durante la nostra vita..

Per esempio il piano “B” dietro la curva è ciò che di solito si imbocca nei momenti in cui ci si rende conto di avere dato tutto, forse troppo, e in cambio si sono ricevute le briciole..

..in questo caso il piano “B” coincide con qualcosa che somiglia a una fuga ma non lo è..anzi a ben osservarlo da vicino è tutt’altro che una fuga, perché fonda la propria forza sull’essere presenti fisicamente come prima ma non esserci più con la testa e con il cuore per alcune specifiche persone, con l’unico imperituro scopo di cancellarle completamente dalla lavagna della propria memoria avendo in tasca una incrollabile consapevolezza: il piano “A” è stato semplicemente una enorme presa per il culo!

E le percepisci subito a pelle le persone che hanno trovato il coraggio di svoltare completamente; le vedi andarsene incontro, sicure del percorso imboccato, ad un destino meraviglioso dando le spalle ad un passato che per esse non esiste più, passo deciso e dito medio alzato a imperitura memoria di ciò che fu!

Curiosità è quel brivido nel cuore nascosto da mille rancori.

Ricordi quando eri bambino? Quella estatica stagione della tua vita durante la quale affrontavi ogni situazione guardandola attraverso le lenti dell’esperienza rapita e non quelle del giudizio e del pregiudizio? Ricordi che erano veramente poche le cose che non ti facevano sentire bene! Che un momento eri qui e l’altro eri lì e andava bene comunque tutto alla fine della giornata!

Bene, senza addentrarci troppo in costruzioni teoriche riguardanti il perché fosse così e soprattutto perché oggi per la maggior parte di noi è molto difficile seguire quel corso di atteggiamenti pensieri e conseguenti comportamenti, vorrei porre al centro di queste poche righe un concetto e attorno a quello costruire una parvenza di ragionamento: sto parlando del concetto di “curiosità”.

Curiosità, per come la vedo io, significa buttare sempre e comunque il cuore oltre l’ostacolo, significa sentire la paura ma non farsi bloccare da essa, significa ascoltare senza pregiudizi, andare avanti sempre e comunque con la mente aperta; al limite essere curiosi significa stare in silenzio in attesa che la vita scarichi a terra tutto ciò che ha in serbo per noi..accettandola nel bene e nel male…

Vorrei partire condividendo con voi una dichiarazione fatta da Eugene Cernan, un astronauta statunitense che ha vissuto in un’epoca in cui l’avventura nello spazio significava veramente avere nel cuore il desiderio di andare oltre..avendo la consapevolezza che erano più le probabilità di non farcela che di riuscire…

Ascoltate a cuore aperto cosa ci dice Cernan; leggete queste poche parole a voce alta e ascoltatele dal profondo:

“La curiosità è l’essenza dell’esistenza umana. “Chi siamo? Dove siamo? Da dove proveniamo? Dove siamo diretti” Non lo so. Non ho risposta alcuna a quelle domande. Non so cosa ci sia là fuori e dietro l’angolo. Quello che so tuttavia, è che voglio scoprirlo.”

Ecco, questo desiderio di scoperta era ciò che ci contraddistingueva da piccoli e che, crescendo, abbiamo via via perduto. Avevamo fame, ma non di pane; avevamo fame negli occhi e nel cuore e con quella abbiamo lasciato che la vita facesse il proprio corso, sempre fiduciosi.

Essere curiosi in altri termini, significa permettere alla nostra vita di allinearsi a ciò per cui siamo qui su questa terra in questo lasso di tempo che per quanto lungo possa essere è comunque limitato…

…una vita media si aggira intorno ai 25.550 giorni..è tutto lì…sembrano tanti ma non lo sono, soprattutto se vissuti nella modalità “autopilota”, una modalità nella quale non esiste curiosità alcuna ma solo “abitudine” e “routine”!

Vi voglio lasciare con 3 consigli per coltivare la curiosità nella nostra vita da adulti; li ho mutuati dal libro Curious di Ian Leslie:

1. Apriti senza pregiudizi a ciò che non conosci: ci si riferisce in questo caso alla curiosità verso il prossimo, i suoi pensieri, le sue emozioni, rimanendo aperti all’incontro con l’inaspettato.

2. Osserva le cose da diversi punti di vista: poniti varie domande, mettiti alla prova ogni volta che ti confronti con situazioni e/o persone nuove. Domandati se ciò che stai pensando è l’unica alternativa di pensiero possibile.

3. Non dimenticare mai che puoi imparare dal prossimo: sebbene i tuoi pregiudizi ti portino spesso a scartare a priori idee, comportamenti e messaggi provenienti dagli altri, sforzati di pensare che qualcosa da imparare da essi sicuramente ce l’hai.

Imparate ad ascoltarvi per ascoltare gli altri

Prima che sia troppo tardi iniziate ad ascoltarvi, reciprocamente e ognuno per sé…

Troppo tardi, nei confronti del prossimo e anche e soprattutto di voi stessi..

..Siamo animali pensanti…ciò che contraddistingue la razza umana dagli animali, oltre al famigerato “pollicione opponibile” ovviamente, è la capacità del nostro pensiero di pensare a se stesso…la mente che pensa e fa considerazioni in merito a se stessa..il pensiero che riflette sul pensiero stesso..CONSAPEVOLEZZA allo stato puro!

..Che meraviglia! Essere consapevoli non solo di ciò che ci circonda ma anche e soprattutto di ciò che abbiamo dentro…e per “dentro” intendo quel meraviglioso universo che è la nostra mente..le nostre emozioni, i nostri desideri..le paure…le gioie..le ambizioni…sparate un concetto a caso e sarà sicuramente ricompreso dentro la nostra mente…in altri termini consapevolezza di ciò che si intende per “essere umani”..

La consapevolezza di noi stessi..elemento che in prima battuta riguarda le nostre singolarità…è la base del nostro aprirci immensamente e umilmente al prossimo…senza pregiudizi..in modo neutro e neutrale…un terreno di incontro che definirei “meta”…

..sì perché senza consapevolezza di ciò che siamo..non esiste consapevolezza del prossimo..di ciò che è altro da noi…

..la consapevolezza dunque è quel terreno di scambio da cui nasce una unione con la “U” maiuscola…

E veniamo al concetto di “ascolto”, nella sua accezione profonda, quasi estatica di “ascolto attivo”…Ascoltare nel profondo un “prossimo” che ci sta innanzi è un esercizio che fonda le proprie radici sul concetto di SILENZIO INTERIORE..

Parlare di silenzio interiore significa giocare in uno spazio virtuale fatto di fiducia e rispetto reciproco, di neutralità e totale assenza di pregiudizi.

…uno spazio che definirei magico, dentro cui chi sta parlando sente di potersi fidare e quindi azzarda nella più totale libertà..come se fosse a casa, solo, in pigiama e ciabatte..

E’ uno spazio intimo, riservato a quei pochi, al limite anche solo una persona, dentro cui ci prendiamo la libertà di raccontare a noi stessi e agli altri una vita, la nostra vita…dentro cui sperimentare con l’unico intento di fare le prove generali di quella meravigliosa rappresentazione teatrale che è la nostra esistenza..

All’interno di questo spazio, chi ascolta deve essere in grado di fare due cose:

1) Sospendere il giudizio: stare in una posizione di neutralità rispetto a tutto ciò che, chi sta parlando , avrà voglia di comunicarci.

2) Guardarsi dentro alla ricerca di una presunta o reale centralità che parte dal concetto di CONSAPEVOLEZZA..concetto che è alla base del conoscersi e quindi di ascoltarsi per ascoltare…

Ascoltare se stessi significa quindi porre le basi per ascoltare il prossimo…un’ottima ricetta per l’amore incondizionato..

 

..se avete tempo e voglia..di seguito un mio speech di una decina di minuti sull’argomento..

 

Buon “ascolto” a tutti!

 

Ascoltare nel profondo per amare…

Capirsi è difficile, in alcune circostanze diventa improbabile, per non dire impossibile!

Capirsi significa ascoltarsi e ascoltare l’altro implica al tempo stesso comprendere nel profondo ciò che l’altro dice ma anche ciò che non dice; ciò che vuole dire e ciò che non vuole dire..

Capirsi significa entrare a pieni polmoni, gettando al contempo il cuore oltre l’ostacolo in quell’emozionante, meraviglioso, incasinato e paradossale universo che è l’essere umano..

…Noi esseri umani siamo paradossali e per questo magnifici..mai prevedibili..ognuno diverso dall’altro ma nel paradosso identici l’un l’altro…

…il paradosso che riscontriamo nell’altro è lo specchio dentro cui riflettiamo le nostre più profonde idiosincrasie…

…ecco perché spesso l’altro non ci piace…perché la follia che riscontriamo in lui non è altro che il riflesso delle nostre più profonde follie…

..lo riscontriamo, questo aspetto, sul terreno dell’amore senza condizioni, terreno impervio, ripido e scivoloso..

…amare incondizionatamente significa accettare l’altro per ciò che è, nel bene e nel male, andando alla radice delle sue manifestazioni più profonde…amare incondizionatamente significa cioè aprirsi alla possibilità di guardare dentro lo specchio e senza pregiudizi comprendere che ciò che stiamo osservando non è la follia dell’altro ma la nostra..significa cioè osservare noi stessi, scavando dentro..senza paure accettarci e di conseguenza accettare…

..qualcuno ha detto un tempo: “come puoi amare il prossimo se prima non impari ad amare te stesso…???”

..imparare dall’ascolto, imparare ad ascoltare ciò che l’altro ci dice e non dice è un buon punto di partenza…è il punto di partenza di un percorso che dura una vita…

Buona domenica a tutti!

In onore di un guerriero dei nostri tempi

Hai iniziato presto a lavorare, su e giù per le valli con un padre che, si percepisce fin dentro le ossa, oltre ad amare nel profondo, stimavi come uomo e come professionista..

..da lui, sebbene io non lo abbia mai conosciuto, hai mutuato un’etica del lavoro che proviene da altri tempi, una filosofia del fare che si poggia nei suoi fondamenti più intimi sul concetto del “non mollare mai” nonostante le mille difficoltà, un’etica che parte dal presupposto di amare ciò che si fa, perché ciò che si fa, portato alle sue estreme conseguenze, coincide con ciò che si è..

Sei cresciuto con questa energia nelle ossa, una forza che viene dal sapere che comunque vadano le cose tu senti di poter contare su te stesso e sulla tua etica del lavoro!

finché ce n’è non si molla

..”una vita da mediano(cit. Luciano Ligabue) direbbe qualcuno cantando..un mediano che oltre a recuperare palloni lanciati in mezzo al campo da altri, ha avuto da sempre i numeri e le capacità per costruirseli i palloni e con umiltà, correrci dietro come e più di altri…un mediano con l’entusiasmo di un ragazzino coi calzoncini corti…

..il prototipo del vero eroe italiano dei nostri tempi..inventiva, cuore grande e pedalare senza lamentarsi!

Poi, in silenzio e nel modo più subdolo che esista…è arrivata la malattia, il virus…e da lì un precipitare di eventi e circostanze ti hanno portato a dover affrontare l’ospedale e tutta la trafila che ne consegue…

..l’hai superata..ora stai meglio..ad altri ahimè non è andata altrettanto bene..hai lottato come è nella tua natura…da leone…quella natura che è racchiusa nel messaggio che mi hai mandato ieri sera: “Esco di qui più cazzuto di prima…”

Questa Tua frase dovrebbe essere messa come incipit in una futura rivisitazione della nostra Costituzione che in qualche passaggio mostra tutti i suoi limiti dovuti all’età…

Il primo articolo dovrebbe recitare:

Art. 1“Esco di qui più cazzuto di prima”

e il secondo articolo dovrebbe chiosare il primo con un adagio del tipo:

Art. 2 Siamo un popolo che ha fatto del concetto di “rimboccarsi le maniche” la sua forza e con questa filosofia ha saputo esportare nel mondo la propria grandezza..questa è la forza del popolo italiano..questa è la consapevolezza che ci renderà per sempre grandi agli occhi del mondo!

Questo è ciò che dobbiamo lasciare in eredità alle generazioni future..

Non perdere mai di vista chi siamo e da dove veniamo, un popolo di inventori e di gente che non molla mai..proprio come te mio grande amico che oggi uscirai dall’ospedale più forte e cazzuto di prima.

Hai tutta la mia stima, per ciò che hai fatto e per ciò che ancora farai “su e giù per il campo a recuperar palloni” (cit. Luciano Ligabue)..ed io con te!

L’auto-ironia è il sale della vita

Che cos’è l’auto-ironia? Ritengo che sia la forma più naturale e lucida di consapevolezza dei nostri limiti..

Abbandonarsi anche solo per qualche istante ogni giorno a una sana e paciosa botta di auto-ironia è dichiarare al mondo in modo aperto e spontaneo di essere finiti, vulnerabili e pieni di difetti e proprio per questo straordinariamente unici e meravigliosi..

Non so a voi, ma a me viene una gran voglia, ogni volta che mi avvicino ad una persona sinceramente auto-ironica, di buttargli di getto le braccia al collo e di colpo sento di potermi fidare…

..Cheppalle tutte quelle persone che si muovono e parlano e mentre lo fanno controllano verbi, termini e movimenti alla continua ricerca della migliore posa di se stessi…

…Problematici esseri sovra-pensanti che imbrattano la naturale evoluzione dell’uomo fatta di semplici istanti di vita…

Fate un favore al mondo e anche a voi stessi: quando qualcuno di questi cadaveri-viventi vi ammorba la giornata, allontanatelo, nel modo più dispregiativo che esista! Rinchiudetelo mentalmente nel cimitero dell’anima e poi volgetevi leggeri a rimirare il sole..

…Un consiglio ai professionisti della politica mi sento di darlo, da profano e profanatore: ridete, ridete di voi stessi e delle vostre idiozie di cui imbrattate il cervello dell’uomo comune quotidianamente. Esprimete a gran voce il vostro basso quoziente intellettivo..!

Perché la gente comune, quella che sa e grida al mondo senza timore di avere confini e qualche difetto, alla lunga ama i più onesti intellettualmente, non certo i più furbi e intelligenti…

Ridete, ridete, in primis di voi e dei vostri enormi difetti!

Elucubrazioni in merito alla felicità

C’è un punto, proprio a metà strada tra il cuore e lo stomaco dove ritengo si condensi l’incarnazione di tutte le nostre emozioni, sia che ad esse attribuiamo un significato positivo oppure negativo!

Non mi sto riferendo a qualcosa di simbolico, di allusivo e illusorio; mi riferisco proprio alla sensazione che tutti noi proviamo quando qualcosa ci fa male o ci fa bene.

Usiamo di solito il termine “sentire” in riferimento a una emozione proprio per questo motivo; perché essa, l’emozione, è incarnata, la percepiamo cioè come una fitta, come se qualcuno ci stesse trafiggendo quel punto specifico con un coltello. E se ci fate caso, sebbene non sia semplice avere la consapevolezza in merito a certe questioni, la fitta provocata dalle emozioni a cui attribuiamo un significato positivo è molto simile in termini fisici alla fitta provata per emozioni catalogate come “negative”. Ciò che cambia è l’interpretazione che noi razionalmente diamo a quella sensazione incarnata.

Le emozioni quindi sono della carne, più che dello spirito; sono quel meraviglioso ponte che collega i nostri corpi alle nostre anime; sono, se mi passate il termine, il legame profondo che ci unisce all’immenso prima che intervenga il giudizio della ragione!

Ritengo cioè che l’idea di male e di bene sia qualcosa che ci hanno voluto vendere fin dall’inizio della nostra storia.

“Il mondo è in vendita” diceva qualcuno e io, scusate a sta cosa mi oppongo!

Mi oppongo perché ritengo che, anche nelle prove più estreme a cui ci sottopone la vita, quelle che provocano in noi dolori laceranti…proprio lì tra cuore e budella ci sia il modo di riconoscere istanti di felicità!

Quella è la prova cioè che comunque sia andata, siamo ancora vivi e abbiamo ancora modo di rimediare o, se è il caso, di deviare dal nostro percorso per ricominciare! E in questo aspetto credo ci sia da essere felici..non serve altro..semplicemente sentire proprio lì tra cuore e budella che siamo ancora vivi!

C’è tempo ragazzi, c’è sempre tempo per fare ciò che riteniamo giusto fare! L’importante è abbandonarsi al “sentire” senza paura di provare dolore, perché in fondo al dolore si trova la porta che conduce alla nostra felicità!

Siamo vivi..e in quanto tali FELICI!

Dedicata ai nonni..veri Padri della Patria

Quando se ne va un nonno, se ne va un pezzo di storia e con esso una parte della nostra memoria..

Mai come in questa fase della nostra esistenza, nella quale avremmo bisogno tutti di affidarci a un “Padre della Patria” a cui aggrapparci per sperare in una rinascita, la perdita di chi ha vissuto all’epoca della seconda guerra mondiale è un vulnus a cui è necessario dare risposte che vanno al di là del dolore personale..

Un uomo, una comunità, un popolo che non ha radici non può nemmeno sperare di avere le ali per volare e librarsi nel cielo..e le nostre radici si trovano proprio lì dove vivono i nostri nonni…

..per questo penso che, chi ancora ha la fortuna di potersi interfacciare con i propri avi debba prendere in mano il telefono con l’unico intento di farsi una bella chiacchierata..così, per il semplice gusto di farsi raccontare com’era vivere all’epoca della loro gioventù…un tour nella storia vissuta senza bisogno di pagare il biglietto.

…domani saremo noi i nonni di qualcuno e oltre a raccontare ai nostri nipoti le esperienze vissute di prima mano, potremo raccontare loro di un’epoca che per molti sembra essere lontana e perduta come le guerre puniche e invece è storia di ieri se messa a confronto con le centinaia di migliaia di anni che segnano il percorso della nostra specie su questa terra…

Dimenticare significa ricominciare daccapo ogni volta, generazione dopo generazione, col rischio di ripercorrere errori fatali..è un pò come fare un dolce senza avere la ricetta…una catastrofe!

E i tedeschi in questo momento storico dell’essere umano ce lo stanno dimostrando, con tutte le distonie che questo comporta…ma non è questo il luogo delle polemiche..

Dicevo…perdiamoci nelle storie dei nostri nonni…le storie raccontate sono il bene più prezioso che l’essere umano ha da tramandare alle generazioni future. Esse, le storie, creano collante, quel tipo di legame che è altro rispetto agli idioti proclami nazionalistici che sentiamo vibrare a gran voce da anni oramai e che in questo momento si stanno intensificando, con il rischio di generare barriere molto pericolose!

La storia, la nostra storia, vissuta attraverso i racconti di chi c’era, crea quella comunione di intenti per la quale ogni essere umano percepisce nella pancia di appartenere a un unico popolo e che la propria storia è la storia del vicino di casa..del vicino di quartiere, del vicino di Provincia…del vicino di regione…e così via fino a ricomprendere tutti all’interno di un mondo che non ha divisioni se non confini stabiliti a priori dall’uomo.

Oggi mia nonna se n’è andata..e mi sembra giusto dedicare questo mio breve articolo a lei….e a tutte le chiacchierate che mi sono perso!

A Lezione da Thoreau…Andai nei boschi..

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.»(Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi)

Thoreau si sottopose ad una vera e propria prova di sopravvivenza, con l’unico intento di voler sperimentare l’unione tra l’artista e il mondo naturale, alla ricerca di quell’acme che si esplica nel concetto di uomo come unico artefice del proprio destino nel costante dominio di sensazioni ed emozioni..

Dall’esperienza di Thoreau se ne può ricavare un insegnamento da custodire gelosamente nelle tasche dei nostri jeans e da tirare fuori alla bisogna, in momenti normali, ma anche e soprattutto in momenti complessi come quello che stiamo vivendo:

c’è vita anche laddove non ci sono agi a dismisura e dove lo scandire delle ore è segnato da condizioni di estrema semplicità materiale.

Semplicità materiale che può essere considerata come povertà, se vista con le lenti di ingrandimento della società moderna; fonte invece di arricchimento culturale e mentale, alla luce di un’esperienza esistenziale come quella fatta da Thoreau, per il quale l’essenzialità dell’esperienza vissuta è indice di grande felicità e apprezzamento per quella miriade di piccole cose che circondano il nostro vivere quotidiano…sempre che ne siamo consapevoli!

C’è molta attualità in queste poche righe e dall’insegnamento che da esse se ne può ricavare…

Torneremo tutti alle nostre vite veloci e superficiali, sempre alla ricerca dell’ennesimo agio dentro cui ricercare l’effimero che per un secondo scambieremo per felicità, in una costante lotta all’innalzamento dell’asticella schiavi del vile “Dio denaro”…questo è certo…

Sarebbe bello tuttavia non dimenticare, una volta che tutto sto delirio sarà giunto al suo termine naturale, che c’è stato di che essere felici, piccoli momenti in cui il nostro cuore ha percepito quella pienezza che ci fa sentire vivi pur in una condizione di prigionia fisica che, non per forza di cose sarà stata anche prigionia mentale..

Leggere Walden significa calarsi in una serie di tematiche che, a dispetto del fatto che la prima pubblicazione del volume risale all’agosto del 1854, sono più attuali oggi di quanto non lo fossero 166 anni fa per chi scriveva.

Lascio a voi la palla, citando le tematiche quali spunti di riflessione per la vita a venire, per il tipo di mondo che intendiamo lasciare ai nostri figli, ammesso che un mondo, se continuiamo così, sia ancora a loro disposizione per molto tempo:

Stile di vita sostenibile

Attualità delle filosofie orientali

Rapporto paritario con l’ambiente che ci circonda

Critica alla società moderna e alle disuguaglianze sociali

Vivere consapevolmente

..un passo alla volta..

Qualcuno una volta ha scritto:

“Ogni esperienza nella vita modifica l’immagine che abbiamo di noi stessi..”

Mi piacciono le profondità e le ampiezze che si aprono dietro questa frase: credo che esista per tutti una seconda, una terza e…una ennesima chance per cambiare, per migliorare e migliorarsi..sempre e comunque, finché ce n’è, finché abbiamo fiato.

La nostra identità non è assolutamente fissa…ci hanno fatto credere fin da piccoli che ciò che siamo è ciò che ci dovremo portare dietro per tutta la vita…ma credetemi non è così…

Quanti danni alla nostra autostima vengono generati da quella bastarda vocina interiore che recita centinaia di volte al giorno:

“Non ce la puoi fare!!

“Non ce la puoi fare!”

“Non ce la puoi fare!”

Sono i nostri comportamenti reiterati, le nostre abitudini quotidiane, ma ancora prima, i nostri pensieri e atteggiamenti che forgiano ciò che siamo e l’idea che abbiamo delle nostre persone…ecco perché é così difficile cambiare e così doloroso il cambiamento, perché cambiare significa abbandonare e lasciar andare un pezzo di noi, implica dire addio a tutta una serie di fotogrammi che messi in sequenza l’uno in fila all’altro hanno dato un senso all’album della nostra vita!

Gli eventi esterni, quelli violenti al punto da colpirci lasciandoci a terra senza forze, sono i momenti nei quali di solito, presi dall’urgenza e dall’inesorabilità del caso, siamo costretti a dare un nuovo corso alle nostre esistenze.

Il mondo è cambiato..non sarà più lo stesso..se non vogliamo soccombere dobbiamo cambiare anche noi..abbandonando le vecchie posizioni per ripartire con una nuova idea in testa di chi vogliamo essere…

..Un passo alla volta..

cammina uomo a piedi scalzi,

che la somma di piccole fatiche incrementali

produce cambiamenti epocali!

Lascia che lacrime grevi solchino il corpo!

Non trattenerle, perché l’acqua salata è fonte di vita!

E dove c’è movimento, anche se di dolore, c’è vita!

E quando anche l’ultima goccia di sudore

sarà versata sul suolo insanguinato,

volgendoti indietro capirai che quello era il tuo cammino,

nel bene e nel male!

E sentirai sulla pelle una gran voglia di vivere!

Noi siamo fatti per muoverci e cambiare

Desidero anche oggi rimanere sul concetto di cambiamento a me tanto caro, concetto che, come pochi altri, disegna a pennello la nostra natura di esseri umani e lo voglio fare condividendo una poesia di Percy Bysshe Shelley dal titolo originale “The Cloud” scritto tra l’autunno/inverno del 1819 e l’inizio del 1820..esattamente 200 anni.

Nel poema ritornano costanti i temi e le immagini della “trasformazione” e della “metamorfosi”, un continuo alternarsi di nascita, morte e rinascita che trova il suo culmine nel verso del poema:

“Sono la figlia dell’acqua e della terra, e la pupilla del cielo, traverso i pori dei mari e delle spiagge, mi trasformo, ma non posso morire.”

Oggi siamo qui, domani siamo lì…liberiamoci da ogni genere di fardello e spingiamo in avanti i nostri corpi e le nostre menti lasciando che siano la vita e il caos a trasportarci senza bisogno di controllo alcuno..facciamo come la natura e i suoi elementi, abbandoniamo e abbandoniamoci nel rispetto delle nostre cangianti nature..

..la stasi crea inerzia e dove c’è inerzia c’è morte..noi siamo fatti per muoverci e cambiare, non certo per fermarci e trattenere..

Buona lettura a tutti…

La Nuvola

“Porto freschi acquazzoni per i fiori assetati dai corsi d’acqua e dai mari, e un’ombra lieve alle foglie avviluppate nei loro sogni meridiani. Dalle mie ali stillano le rugiade che svegliano i bocci a uno a uno, cullati in pace nel seno della madre, mentre lei danza intorno al sole.

Muovo con il flagello la grandine sferzante, e imbianco in basso le verdi pianure, e poi di nuovo mi dissolvo in pioggia, e rido, mentre passo tuonando. Setaccio laggiù la neve sui monti, e i grandi pini gemono atterriti, tutta la notte questo è il mio cuscino bianco, mentre dormo abbracciata alle raffiche.

Sublime sulle torri delle mie stanze celesti è assiso il lampo che mi fa da pilota, e sotto in una grotta è incatenato il tuono, che urlando lotta e si contorce, con moto lieve, sulla terra e sul mare, lui è il pilota che mi conduce, attratto dall’amore di quei geni che muovono nelle profondità violette del mare; sui ruscelli, le rocce, le colline, sulle pianure e i laghi, dovunque sogni, sotto montagne o fiumi, lo spirito che lui ama permane, mentre mi crogiolo nel riso azzurro del cielo e lui si dissolve in pioggia.

L’aurora sanguinante con occhi di meteora con le sue piume in fiamme distese, balza sul dorso del mio nembo in vela, quando la stella del mattino splende smorta, come sul dente di una vetta montana scossa e agitata da un terremoto, un’aquila scende e si riposa alla luce delle sue ali d’oro. E quando dal mare acceso il tramonto respira i suoi ardori di quiete e d’amore, e il manto rosso della sera cade dal fondo abisso in alto del cielo, io avvolta nelle ali sto nel mio nido aereo, ferma come una colomba che cova.

Quella ragazza sferica grave di bianco fuoco che i mortali chiamano luna, scivola baluginando sul mio vello disteso dai venti di mezzanotte e ovunque il passo dei suoi invisibili piedi – che solo gli angeli sanno udire – abbia sfrangiato il tessuto del mio tetto sottile, appaiono e spiano le stelle sul fondale. E rido nel vederle roteare e fuggire come uno sciame di api d’oro, e allargo lo strappo della tenda fatto dal vento finché i fiumi sereni, i laghi e i mari come lembi di cielo precipitati, sian lastricati di stelle e di luna. Cingo il trono del sole con una fascia incendiata e quello della luna con un filo di perle, e quando il turbine spiega il mio vessillo i vulcani son spenti e le stelle oscillano.

Da un capo all’altro gettata come un ponte, su un mare torrentizio, impermeabile al sole, resto sospesa, in alto, come un tetto, uniche sue colonne le montagne. L’arco trionfale che oltrepasso in marcia con l’uragano, il fuoco, la neve, con le forze dell’aria incatenate al carro, è l’arcobaleno dai colori infiniti, dove la sfera di fuoco intrecciava i suoi colori, e sotto la fresca terra sorrideva.

Sono la figlia dell’acqua e della terra, e la pupilla del cielo, traverso i pori dei mari e delle spiagge, mi trasformo, ma non posso morire. Perché dopo la pioggia, quando immacolata e nitida è la volta del cielo, e i venti e i raggi del sole coi loro convessi bagliori alzano la cupola azzurra dell’aria, io rido silenziosa a questo cenotafio, e come un bambino dal grembo o uno spettro dalla tomba esco dalla caverna della pioggia, e lo distruggo ancora.” (Percy Bysshe Shelley)

Il vento soffia sulle persiane a mezz’asta

C’è un vento stamane che soffia diritto sulle persiane a mezz’asta di casa mia, divenuta prigione da alcune settimane.

Porta con sé la voglia di andare lontano con l’unico intento di lasciarsi trasportare senza pensare a una meta precisa, avendo nel cuore il desiderio di cambiare dal profondo per rinascere diverso…mai più lo stesso!

L’essere umano nasce per rigenerarsi, istante dopo istante e in questo assomiglia tanto al vento; mai uguale a se stesso…sfuggevole, etereo…senza forma.

La nostra specie ahimè va in controtendenza rispetto alla sua più innata natura. Cerca costantemente rifugio, desidera mettere radici e così facendo costringe l’anima dell’universo a morire dentro una maleodorante risacca stagnante.

Lasciamoci condurre di più dalla corrente, spirando lontano al volgere della fine di ogni giorno, per ritornare all’alba di un indomani, diversi, più forti e più maturi… permettiamo alle nostre esistenze di esprimersi partendo dal midollo..per spingersi lontano..

…apro le finestre e a pieni polmoni respiro l’odore di nuovo…siamo giunti alla fine credetemi di questa nostra prigionia mentale..pronti per spiccare il volo sulle ali delle nostre più umane debolezze, alla ricerca di uno scoglio dove vivere dall’alba al tramonto, per poi domani tornare a spirare per ricominciare…lo so, lo sento, è scritto in quella porzione di vento a me dedicata..quella che questa mattina sbatte inesorabile sulle mie persiane a mezz’asta…

Due spunti sull’attuale crisi derivati dal “Mito della Caverna” di Platone

Questa mattina voglio spingermi con Voi ad analizzare un testo che ha rappresentato e rappresenta uno dei capisaldi della filosofia occidentale: sto parlando del cosiddetto “Mito della Caverna” di Platone.

Il mito è un racconto allegorico nel quale la caverna rappresenta il mondo sensibile dentro cui è immerso fino al collo l’essere umano, schiavo e prigioniero dell’ignoranza. Il prigioniero che si libera dalle catene e inizia un percorso verso la luce è da paragonare al filosofo che con gradualità si spinge nel cammino che conduce alla vera conoscenza, prima passando attraverso le sensazioni e le apparenze, poi abbandonandosi allo studio delle proporzioni e della matematica; infine giungendo a conoscere le idee stesse, le idee di BELLO, GIUSTO e BENE (il Sole). Il filosofo poi dovrà fare ritorno tra i vecchi compagni di prigionia (l’uomo comune) per annunciare la Verità e assumersi il dovere di governare la città con rettitudine, prendendosi cura del BENE COMUNE…

Due considerazioni in merito al riassunto di poco sopra e al testo tradotto che trovate sotto:

1) Saremo in grado dopo questa crisi sanitaria, economica di riconoscere che essa, la crisi è anche e soprattutto una crisi ideologica? Riusciremo cioè a capire che ciò per cui abbiamo vissuto finora non sono altro che le ombre del Vero BENE, dell’idea di GIUSTO, del concetto di BELLO?

2) Ci mettiamo di impegno per cambiare radicalmente questa classe politica che non ha fatto altro che pensare al proprio interesse negli ultimi 70 anni di storia Repubblicana?

Noi uniti, come lo siamo ora dalle celle super accessoriate delle nostre case, abbiamo dalla nostra il potere di cambiare le cose e far volgere lo sguardo verso il BELLO e il bene COMUNE della nostra nazione…riformando dalle fondamenta una classe politica che DOVREBBE PENSARE AL NOSTRO BENE in primis e poi al proprio…

Prendiamo questo male come un’opportunità di ricominciare, voltando completamente pagina…

UTOPIA mi dite? Beh forse avete ragione; vi ricordo solo che fino a due settimane fa sarebbe stato oltraggioso anche solo pensare che 60 milioni di italiani sarebbero stati incarcerati nelle loro case, depredati dei loro diritti fondamentali, lasciando ai militari il governo e il presidio delle nostre città…il pensiero è in grado di creare la realtà in cui siamo immersi…

Buona lettura..per chi ha voglia di sognare…

Repubblica, libro VII, 514

«Dopo tutto questo» dissi, «paragona la nostra natura, in rapporto all’educazione e alla mancanza di educazione, a una condizione di questo tipo. Immagina dunque degli uomini in una dimora sotterranea a forma di caverna, con un’entrata spalancata alla luce e larga quanto l’intera caverna; qui stanno fin da bambini, con le gambe e il collo incatenati così da dover restare fermi e da poter guardare solo in avanti, giacché la catena impedisce loro di girare la testa; fa loro luce un fuoco acceso alle loro spalle, in alto e lontano; tra il fuoco e i prigionieri passa in alto una strada, e immagina che lungo di essa sia stato costruito un muretto, simile ai parapetti che i burattinai pongono davanti agli uomini che manovrano le marionette mostrandole, sopra di essi, al pubblico.»

«Vedo» disse.

«Vedi allora che dietro questo muretto degli uomini portano, facendoli sporgere dal muro stesso, oggetti d’ogni genere e statuette di uomini e di altri animali di pietra, di legno, foggiate nei modi più vari; com’è naturale alcuni dei portatori parlano, altri tacciono.»

«Strana immagine descrivi» disse, «e strani prigionieri.»

«Simili a noi» dissi io. «Pensi innanzitutto che essi abbiano visto, di se stessi e dei loro compagni, qualcos’altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte?»

«E come potrebbero» disse, «se sono costretti per tutta la vita a tenere la testa immobile?»

«E lo stesso non accadrà per gli oggetti che vengono fatti sfilare?»

«Sì.»

«Se dunque fossero in grado di discutere fra loro, non pensi che essi chiamerebbero oggetti reali le ombre che vedono?»

«Necessariamente.»

«E se la prigione avesse un’eco dalla parete verso cui sono rivolti, ogni volta che uno dei portatori parlasse, credi penserebbero che a parlare sia qualcos’altro se non l’ombra che passa?»

«Per Zeus, io no di certo» disse.

«Insomma questi prigionieri» dissi io «considererebbero la verità come nient’altro che le ombre degli oggetti artificiali.»

«È del tutto necessario» disse.

«Osserva ora» io dissi «che cosa rappresenterebbero per costoro lo scioglimento dai loro legami e la guarigione dalla loro follia, se per natura accadesse loro qualcosa di questo genere. Quando uno fosse sciolto e improvvisamente costretto ad alzarsi, a girare il collo, a camminare, ad alzare lo sguardo verso la luce, tutto questo facendo soffrirebbe e a causa del riverbero non potrebbe fissare gli occhi sugli oggetti di cui prima vedeva le ombre; che cosa credi risponderebbe, se qualcuno gli dicesse che prima vedeva semplici illusioni, e che ora, più vicino all’essere e rivolto verso oggetti dotati di maggiore esistenza, vede in modo più corretto, e se inoltre, mostrandogli ognuno degli oggetti che sfilano, gli chiedesse che cosa è, e lo costringesse a rispondere? non credi che sarebbe in difficoltà e riterrebbe che ciò che vedeva prima era più vero di quel che adesso gli si mostra?»

«Molto di più» disse.

«E se ancora lo si obbligasse a rivolgere lo sguardo verso la luce stessa, non proverebbe dolore agli occhi, e non si volgerebbe per fuggire verso ciò che può guardare, non penserebbe che questo è in realtà più chiaro di quanto gli viene mostrato?»

«Proprio così» disse. «E se poi» dissi io «lo si portasse via con la forza, su per la salita aspra e ripida, e non lo si lasciasse prima di averlo trascinato alla luce del sole, non soffrirebbe forse, non protesterebbe per essere così trascinato? ed una volta giunto alla luce, gli occhi abbagliati dal suo splendore, potrebbe vedere una sola delle cose che ora chiamiamo vere?»

«No di certo» disse, «almeno di primo acchito».

«Avrebbe dunque bisogno, penso, di assuefazione, per poter vedere le cose di quassù. Prima potrebbe osservare, più agevolmente, le ombre, poi le immagini riflesse nell’acqua degli uomini e delle altre cose, infine le cose stesse; di qui potrebbe passare all’osservazione dei corpi celesti e del cielo stesso durante la notte, volgendo lo sguardo alla luce degli astri e della luna con maggior facilità che, di giorno, al sole e alla sua luce.»

«E come no?»

«E finalmente, penso, potrebbe fissare non già le parvenze del sole riflesse nell’acqua o in luoghi estranei, bensì il sole stesso nella sua propria sede, e contemplarlo qual è.»

«Necessariamente» disse.

«E allora giungerebbe ormai, intorno al sole, alla conclusione che esso, oltre a provvedere alle stagioni e al corso degli anni, e a regolare ogni cosa nel mondo visibile, è anche in qualche modo la causa di tutto ciò che essi vedevano nella caverna.»

«È chiaro» disse «che a quel punto giungerebbe a queste conclusioni.»

«Ma allora, ricordando la sua precedente dimora e il sapere di laggiù e i suoi compagni di prigionia, non credi che sarebbe felice del proprio mutamento di condizione, e compiangerebbe gli altri?»

«Certo.»

«Quanto poi agli eventuali onori e lodi che i prigionieri si tributavano reciprocamente, quanto ai premi conferiti a chi scorgeva più acutamente le ombre che passavano, e meglio ricordava quali di solito venivano prime, quali ultime e quali contemporaneamente, e su questa base indovinava più efficacemente il futuro passaggio, pensi che egli sarebbe ancora desideroso di ottenerli e invidioso di quelli che ricevono onori e potere fra i prigionieri, o piuttosto, condividendo quel che dice Omero, preferirebbe di molto “esser bifolco, servire un padrone, un diseredato”, e sopportare qualsiasi prova pur di non opinare quelle cose e vivere quella vita?»

«Così» disse «credo anch’io: tutto accetterebbe di soffrire piuttosto che vivere in quel modo.»

«Rifletti ancora su questo» dissi io. «Se costui, ridisceso, si sedesse di nuovo al suo posto, non avrebbe forse gli occhi colmi di oscurità, venendo di colpo dal sole?»

«Certo» disse.

«Ma se dovesse di nuovo discernere quelle ombre e disputarne con quelli che son sempre rimasti in catene, mentre vede male perché i suoi occhi non si sono ancora assuefatti, ciò che richiederebbe un tempo non breve, non si renderebbe forse ridicolo, non si direbbe di lui che, salito quassù, ne è tornato con gli occhi rovinati, e dunque non val la pena neppure di tentare l’ascesa? e chi provasse a scioglierli e a guidarli verso l’alto, appena potessero afferrarlo e ucciderlo, non lo ucciderebbero?»

«Sicuramente» disse.

«Quest’immagine pertanto, caro Glaucone» io dissi, «va applicata tutta intera a quel che dicevamo prima: la regione che ci appare tramite la vista è da paragonare alla dimora dei prigionieri, la luce del fuoco che sta in essa alla potenza del sole; ponendo poi la salita quassù e la contemplazione di quel che vi è quassù come l’ascesa dell’anima verso il luogo del noetico non t’ingannerai sulla mia aspettativa, dal momento che vuoi conoscerla. Dio solo sa se essa può esser vera. Questo è comunque quel che a me appare: all’estremo confine del conoscibile v’è l’idea

del buono e la si vede a stento, ma una volta vistala occorre concludere che essa è davvero sempre la causa di tutto ciò che vi è di retto e di bello, avendo generato nel luogo del visibile la luce e il suo signore, in quello del noetico essendo essa stessa signora e dispensatrice di verità e di pensiero; e che deve averla vista chi intenda agire saggiamente sia nella vita privata sia in quella pubblica.»

«Sono d’accordo anch’io» disse, «almeno come mi è possibile.»

«Su, allora» dissi io: «convieni anche su questo fatto, che non c’è da sorprendersi se chi è giunto fino a tal punto non voglia poi occuparsi delle faccende degli uomini, e la sua anima aspiri sempre a restare lassù: è in effetti del tutto verosimile che sia così, se anche questo sta nel modo descritto dalla nostra immagine.»

«Verosimile, certo» disse.

Da Platone, Repubblica, a cura di M. Vegetti, Milano, Rizzoli, 2006, libro VII, 514a-517d, pp. 841-851.

La letteratura è la dimostrazione che la vita non basta!

“E fu a quell’età… Venne la poesia a cercarmi. Non so, non so da dove uscì, da quale inverno o fiume. Non so come né quando, no, non erano voci, non erano parole, né silenzio, ma da una strada mi chiamava, dai rami della notte, all’improvviso tra gli altri, tra fuochi violenti o mentre rincasavo solo, era lì senza volto e mi toccava. Io non sapevo che cosa dire, la mia bocca non sapeva chiamare per nome, i miei occhi erano ciechi, e qualcosa pulsava nella mia anima, febbre o ali perdute, e mi formai da solo, decifrando quella bruciatura, e scrissi il primo verso vago, vago, senza corpo, pura sciocchezza, pura saggezza di colui che nulla sa, e vidi all’improvviso il cielo sgranato e aperto, pianeti, piantagioni palpitanti, l’ombra trafitta, crivellata da frecce, fuoco e fiori, la notte travolgente, l’universo. E io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato, a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii parte pura dell’abisso, ruotai insieme alle stelle, il mio cuore si distese nel vento.” (PABLO NERUDA)

Cerco la poesia e l’arte sotto svariate forme perché, come ha scritto Antonio Tabucchi, “La letteratura, come tutta l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta..

…Oltretutto, non saprei immaginarmi vita ampia e profonda se non nel solco di una iperbole fatta di parole e immagini che danno alito e spinta ad un mondo interiore che nulla a che fare ha con la ragione costretta a forza in vocaboli e rozze immagini che circolano ovunque…

…ecco perché amo i poeti alla Neruda, perchè non hanno paura di andare contro e spingersi oltre il significato dei singoli vocaboli, per dare voce a quel mondo immaginifico di emozioni e sentimenti che non c’entrano nulla con il costrutto logico-razionale che, ognuno di noi per sé e la società tutta, abbiamo contribuito a creare nella sedimentazione dei minuti sopra i minuti…

…non siamo altro che vuoti pneumatici seduti sull’orlo di un precipizio che si apre a picco su una sensazione di immenso su cui, per paura dell’ignoto, abbiamo appoggiato dei coperchi fatti di superficialità e di effimero…

La poesia, come tutta l’arte, è in tal senso l’unico grande viatico che ci permette di aprire una breccia su un mare che in superficie puzza di assurdo e che, nelle sue più ardenti profondità, racchiude il senso di una vita a cui razionalmente non possiamo dare un significato se non abbozzando alla meno peggio un tentativo di essere che altro non è se non una copia di mille altre copie…

…e quindi non resta che affidarci fiduciosi e impavidi, come scrive il grande poeta, al richiamo atavico di rime e di versi che attirandoci a sé, ci permettono di vivere le profondità sperdute delle nostre singole anime con forza e vigore, sentendo fin dentro al midollo gli alti e i bassi che ne sono alla radice, il tutto senza alcun compromesso, consapevoli che per l’arte non c’è nulla di giusto o sbagliato, l’importante che sia vera, vera come il sangue, le lacrime e il sudore, vera come l’amore, la gioia e la passione!

Volgiamo lo sguardo oltre le nostre paure

Oggi voglio dedicare a chi mi segue e mi legge alcuni versi di Pablo Neruda e lo faccio perché spero non dimenticheremo mai, quando sarà passato questo momento di lutto del corpo e dell’anima, quanto la bellezza della vita stia racchiusa nel significato che ognuno di noi le attribuisce…per alcuni bella, per altri insipida, per taluni tragica, per altri mitica…finché un bel giorno non ti tolgono tutto e allora la stessa, la vita intendo, assume un significato nuovo…e istante dopo istante, il cuore comincia a riprender vigore colmandosi di gioia, di oro e di argento finché anche l’ossigeno profuma di evento.

Alziamo lo sguardo verso un cielo profondo, innalzando con esso spirito e ardore per quello che un tempo non aveva più odore..l’odore di pioggia, di vento e di sole avevano perso la loro prole.

Affrettiamoci, dai, che comincia il gran ballo! Guardiamo all’insù che è tutto più bello, con cuore pulsante non proviamo rancore per ciò che è stato e per ciò che sarà, perché quello che conta ce lo abbiamo già: è il momento presente, così ricco di magia, da rendere eterna la vita tua e anche la mia!

Buona lettura…soffermatevi su ogni parola, concedendole l’importanza che merita…

Ode a un cinema di paese

“Amore mio, andiamo al cinema del paesino. La notte trasparente gira come un molino muto, elaborando stelle. Tu ed io entriamo nel cinema del paese, pieno di bambini e profumo di mele. Le vecchie pellicole, sono sogni già consumati. Lo schermo ha ormai colore di pietra o piogge. La bella prigioniera del villano ha occhi di laguna e voce di cigno, corrono i più vertiginosi cavalli della terra. I cowboys bucano con i loro spari la luna pericolosa dell’Arizona. Con l’anima trepidante attraversiamo questi cicloni di violenza, la formidabile lotta degli spadaccini sulla torre, sicuri come vespe, la valanga piumata degli indiani che si aprono a ventaglio nella prateria. Molti dei bambini del paese si sono addormentati, affaticati dalla giornata in bottega, stanchi di fregare nelle cucine. Noi no, amore mio. Non perdiamoci nemmeno questo sogno: finché saremo vivi faremo nostra tutta la vita vera ma anche i sogni: tutti i sogni sogneremo.” (Pablo Neruda)

Abbiamo perso anche questo tramonto

“Piena di te è la curva del silenzio” (Pablo Neruda)

Ho voglia di iniziare così questa mattina, con un pezzo di un grande della parola rimata e della poesia.

“Silenzio”: un termine tra i più bistrattati e incompresi nella nostra cultura, intrisa com’è di significato solo laddove esiste materia e suoi derivati; abituata a considerare il vuoto come mancanza di qualcosa..sempre alla ricerca di un “nulla” da riempire con qualcosa da fare e da dire…per la maggior parte di noi il silenzio è insapore, il silenzio è inodore, il silenzio è senza forma…

Il sapore del silenzio comincia a prendere forma in noi solo quando le sue grida si fanno sentire dal profondo e risalgono in superficie alla velocità della luce rimbalzando sulle pareti scosse della nostra anima ingrigita a causa della mancanza di qualcuno..e allora esso comincia a bussare alla nostra porta, noi dentro casa nudi, indifesi, impreparati perché incapaci di affrontarne le ampiezze e le profondità..

..e allora, nascosto nel buio di una inerzia beffarda, lancio nel vuoto queste mie parole…

…Per amore ho volutamente imboccato il sentiero più lungo e impervio del silenzio, lasciando andare per timore di qualcosa che non ho saputo gestire perchè più grande di me, perché fuori dalla mia comprensione, abbandonandomi a ciò che è stato per rispetto di te, perché ogni parola sarebbe stata di troppo…consapevole che…

…..“Abbiamo perso anche questo tramonto. Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano mentre la notte azzurra cadeva sul mondo. Ho visto dalla mia finestra la festa del ponente sui monti lontani. A volte, come una moneta mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.” (Pablo Neruda)

L’amore è quel soffio che cresce nello spazio tra le dita e le narici..

Nella contrapposizione dei termini “vicino” e “lontano”, usati ovviamente nella loro accezione metaforica, si annida una delle illusioni più dolorose per l’essere umano.

Frasi tipo “stammi vicino..”, “ti sento vicino..” si riferiscono di solito a un tipo di vicinanza emotivo/sentimentale che non ha nulla a che vedere con la presenza fisica o meno dell’altra persona nella nostra vita…si può essere molto distanti pur essendo nella stessa stanza o molto vicini vivendo a miliardi di kilometri di distanza..

Lo stesso vale nel significato opposto per “sei lontano/distante..” o “ti sento distante…”

…fin qui tutto nella norma, nel breve periodo almeno!

I problemi cominciano a sorgere quando scendiamo sul terreno dell’immaginazione e della immedesimazione di noi stessi nella narrazione auto-generata dalle nostre menti e di ciò che noi chiamiamo vita. Dicevo poco sopra che nella contrapposizione tra i due termini si annida a mio avviso tutta la natura illusoria di ciò che siamo e del senso che diamo al concetto di “esistere”.

Provo in tal senso a impostare un ragionamento coi due neuroni stanchi che mi sono rimasti: è nota a tutti la proverbiale capacità del cervello di immaginare mondi, creare storie, condendole con una tal ridda di particolari e dettagli da poterci quasi vivere dentro una vita all’insegna dell’illusione. Pensate allo straordinario potere che ha il tessuto narrativo inserito in un romanzo; la lettura di un romanzo è anche e soprattutto immaginazione e con essa immedesimazione emotiva. Le aree del cervello che si attivano quando si vivono fatti e vicende in prima persona, sono esattamente le stesse di quando questi fatti e vicende sono semplicemente immaginati. Il nostro cervello è uno straordinario organo narrante, un incredibile pennello che dipinge sullo schermo delle nostre coscienze un flusso continuo di immagini più o meno forti a cui noi, nella sequenza infinita di scene una in fila all’altra, diamo il significato di VITA, la nostra vita.

Lo stesso vale se scendiamo sul terreno impervio dell’amore; non c’è niente come l’amore in grado di far partire il nostro cervello per la tangente dell’immaginazione, facendoci vivere e rivivere a occhi aperti migliaia e migliaia di fotogrammi e filmati di noi con l’altra persona che contribuiscono a far crescere quel senso di appagamento totale che solo l’amore è in grado di generare. Grazie all’immaginazione siamo in grado di riempire i buchi del vissuto rendendo appagante, totalizzante direi il sentimento che ne sta alla base. In tal senso poco importa se ciò che abbiamo provato sia da attribuire a eventi realmente accaduti o completamente immaginati. Quando si è innamorati si vive costantemente immersi in un senso di “completezza”, si prova la sensazione di bastare a se stessi, sempre e comunque. Infatti si parla molto spesso di “storia d’amore”, proprio per dare risalto e importanza al concetto di narrazione ..un meraviglioso susseguirsi di fotogrammi che, come un rigoglioso fiume dalle acque tiepide, ci conduce lentamente alla foce delle nostre più carnali essenze facendoci entrare dolcemente nelle acque di un mare calmo e tranquillo dentro cui sguazziamo, galleggiando come tante cipolle in un brodo primordiale.

Ahimè é nel rapporto tra termini quali “vicino” e “lontano” e la capacità immaginifica del nostro cervello, che alla lunga purtroppo si genera quel tipo di disincanto che porta alla lontananza sentimentale. Se non viene alimentata, l’immaginazione tende a scaricarsi come la batteria di un vecchio Nokia 3310.. e tutto il narrato emotivo si riduce ad una serie di meccaniche frasi, di mugugni direi, che perdono col tempo di fascino e ardore.

Ogni tanto bisogna permettere al nostro cervello di rigenerarsi e per farlo è necessario incontrarsi e viversi di persona pena il black out emotivo. Non si può cioè lasciare sempre e tutto sul piano intellettuale, ma bisogna avere il coraggio di prendere e uscire e andare incontro all’altro fisicamente. Non mi riferisco al coraggio di uscire adesso ovviamente ai tempi del coronavirus; quella è stupidità, non coraggio. Sto parlando di tempi normali! Se non ci si incontra mai, se cioè si vive in una condizione di continua lontananza fisica, alla lunga, pur in una situazione di estrema vicinanza emotiva, si perdono quelle armonie che garantiscono continuità alla azione narrante delle nostre menti. Il nostro cervello cioè perde di smalto e quella meravigliosa precisione di dettagli e accuratezza su cui agli inizi si era costruita l’immagine della vicinanza metaforica va a farsi fottere letteralmente.

E’ importante toccarsi, vedersi, stringersi, perdersi l’uno nelle braccia dell’altra…con tutta la fisicità che contraddistingue il nostro corpo!

E così come non credo ci sia nulla di più piacevole di quando ci si accinge a leggere un libro e, percependo la ruvidezza della carta sotto i nostri polpastrelli, permettiamo al profumo dei caratteri stampati di prendere vita inebriando le nostre narici, altrettanto vale per l’amore..

..credo che l’amore sia un soffio che cresce nello spazio che c’è tra le dita e le narici e per questo sia da ricercarsi in tutta quella serie di piccoli gesti fisici quotidiani che danno significato all’istante, pena l’evolversi di un devastante vuoto dilaniante a cui nel tempo attribuiamo il significato di “lontananza” sentimentale…

Ecco perché “lontano” e “vicino” sono due termini illusori…perché se ci si fa troppo distrarre dalle sensazioni di “vicinanza emotiva” iniziali…si finisce per perire di “lontananza fisica” sulla lunga distanza!

Quando potremo di nuovo amarci liberamente Signori, amiamoci tra le dita! Accorciamo le distanze, rischiamo per andarle incontro come se non ci dovesse più essere un domani..

Il Coronavirus e la ranocchia di Chomsky

In questi giorni di straordinaria follia assistiamo alla escalation delle restrizioni a danno delle libertà personali..non passa giorno che non si senta qualche politico, governatore etc… gridare a pieni polmoni alla ricerca delle streghe del ventunesimo secolo…il famigerato popolo degli “asintomatici”. E allora vai, con dichiarazioni di voler fare tamponi a tappeto, chiudere ancora di più le case..murarle…cementarle come tanti loculi lasciando le persone dentro a morire di incertezza.

Badate bene che io sono d’accordo con le ordinanze restrittive che impongono il chiudersi dietro la porta di casa e di non uscire se non in casi di estrema necessità…è tutto corretto! Sono profondamente convinto che per sconfiggere questo male invisibile dobbiamo stare in casa; ma non è questo il punto di questo mio breve articolo.

Vorrei portarvi invece su un piano diverso, più cerebrale direi e precisamente quello dell’innalzamento incrementale (poco alla volta) delle restrizioni alle nostre libertà personali…e su questa base vorrei raccontarvi, penso lo conosciate in tanti, il “Principio della rana bollita” di Noam Chomsky. Vediamolo innanzitutto nella sua traduzione più o meno letterale:

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Mi pare che la devastante e dilagante mania di protagonismo che impera in questi ultimi anni tra politici, governatori, giornalisti senza scrupoli e, in modo più o meno diffuso, tra tutti noi, pecore del rutilante mondo social, stia esprimendo tutto il peggio di sé con l’avvento del virus. In giro, a parte i flash mob, i crowd funding etc.etc..tutte iniziative meravigliose per carità..c’è un sacco di gente che, al grido di “bruciamo l’untore” sta in realtà pian piano liberando un desiderio fortissimo e dilagante di trovare un capro espiatorio contro cui scagliarsi. ”Datemi un simbolo di questa malattia contro cui io mi possa avventare!” Gridano a gran voce. Immaginatevi se si fosse scoperto che il coronavirus veniva dall’Africa; subito ci saremmo aggrappati alla superficiale associazione di idee tra il virus e le decine di migliaia di persone disperate che su un gommone della speranza attraversano il mediterraneo. Pensate a cosa si sarebbe scatenato nel mondo politico e sociale…pensate a che razza di caccia alle streghe nei confronti di persone provenienti dal sud del mondo si sarebbe aperta…e invece no, non siamo ancora riusciti a trovare qualcuno contro cui dirigere le nostre ire represse e più profonde..avevamo provato coi cinesi all’inizio ma poi abbiamo dovuto fare marcia indietro perché nel giro di un paio di giorni eravamo diventati noi i “cinesi d’Europa” e allora no, così non andava bene..ma lo troveranno credetemi il fantomatico capro espiatorio è solo questione di tempo..è sempre stato così nella storia che racconta i momenti bui dell’umana razza..nei momenti di enorme difficoltà le colpe non si cercano al proprio interno ma le si proietta all’esterno..

Ma torniamo a noi e scusate se ho divagato..la mania di protagonismo diventa materia devastante e molto pericolosa quando, in momenti come questi di crisi mondiale, il governo delle nostre vite corporali ma anche e soprattutto cerebrali viene lasciato nelle mani di gente che ha nel proprio DNA la voglia di emergere, di primeggiare, di sentirsi figo. E qui ritorno al parallelismo con il principio della povera ranocchia bollita…

Attenti perché, mattina dopo mattina, i vari signori della politica, ora che gli abbiamo permesso di venire a controllare dove stiamo andando e perché, potrebbero farci fare la fine della rana bollita…e non vorrei mai che una mattina ci svegliassimo e le barriere innalzate oggi contro le libertà del nostro corpo in movimento, venissero domani estese anche alla libertà di pensiero e di espressione…perchè allora forse, in base al principio di Chomsky, sarebbe troppo tardi saltare fuori dalla pentola e da lì il passo a portarci alla dittatura sarebbe breve.

Ecco..non vi nascondo che a me tutta sta polizia che ad ogni angolo, rotonda, strada..potenzialmente ti può fermare per verificare dove stai andando e soprattutto perché (e badate bene che stanno facendo il loro sacrosanto lavoro e li rispetto)..tutti questi signori con il manganello nascosto dietro la giacca e la cravatta, tutti sti finti gridi al principio dell’unità nazionale..un pò mi spaventano..e sapete perchè mi spaventano? Perchè non c’è niente di più finto di qualcosa che per dimostrare la propria verità, la propria (finta e strumentale) natura deve gridare la stessa al mondo…la verità non ha bisogno di farsi sentire, la verità è silenziosa…

..e allora vi confesso un desiderio che sento nel profondo: mi piacerebbe che tutti noi..pur nel sacrosanto rispetto dell’ordinanza, giustissima, di stare dietro le tende di casa nostra per salvare le vite nostre, dei nostri cari e di tutti i nostri concittadini, nei nostri cuori continuassimo a pensare con la nostra testa e a riflettere se ciò che ci stanno obbligando a fare, o meglio, a non fare, alzando l’asticella mattina dopo mattina dei divieti di movimento, rientri nella “normale amministrazione” di un momentaneo (si spera) stato di crisi nazionale e non sia invece, cosa ben più grave, da ricondurre alla voglia di primeggiare e di emergere per un proprio tornaconto personale di qualcuno che dietro al flagello si sta attrezzando per portare avanti un piano ben più ampio e diverso…e mi fermo qui…

..e concludo rifacendomi a una critica che mi è stata rivolta in modo superficiale da una persona che consideravo molto cara: questa persona in soldoni mi ha detto che io metto in discussione sempre tutto e tutti…me stesso e la mia vita in primis come a rimarcare che l’omologazione per principio sia la via giusta da percorrere.

Non ho saputo rispondere per giorni..perché ho preso seriamente ciò che questa persona mi ha detto..poi alla fine non ho risposto più perché credo che in alcune circostanze il silenzio sia sacrosanto…ma oggi, alla luce di quanto sta succedendo nel mondo mi sento di gridare:

“FINCHE’ CI SARÀ’ ARIA NEI MIEI POLMONI..FINCHE’ I MIEI OCCHI POTRANNO VEDERE..FINO ALL’ULTIMO GIORNO INSOMMA IO MI PRENDERÒ’ L’IMPEGNO DI METTERE IN DISCUSSIONE TUTTO E TUTTI A PARTIRE DA ME PERCHÉ’ QUESTO E’ CIÒ’ CHE HANNO FATTO I NOSTRI AVI RINUNCIANDO ALLA PROPRIA VITA PER PERMETTERCI DI VIVERE IN UN MONDO LIBERO!

…fosse questo l’ultimo respiro prima di morire…bollito dentro a una pentola di acqua troppo calda….

FACCIAMO UN FAVORE AI NOSTRI CERVELLI

Facciamoci tutti un favore o almeno proviamoci in questo momento di pausa forzata: anche solo per pochi minuti al giorno proviamo a mettere in pausa il nostro cervello, a fermare quel costante, inesorabile flusso di pensieri, preoccupazioni, rabbia, timori, paure, ansie, aspettative disilluse, ricordi, rimpianti, rancori, giudizi, pregiudizi….and so on…Proviamo cioè a sederci e “stare” semplicemente nell’attimo…senza bisogno di dover dare a quell’attimo un significato particolare…con l’unico intento di esistere tra un respiro e il successivo…

Lo so, non è facile, soprattutto per chi come noi è stato abituato fin dall’infanzia a riempire i vuoti e i silenzi con qualcosa da “fare” o da “ascoltare”…per chi come tanti è stato cresciuto con l’idea che un cervello immobile e fermo sullo stato presente delle cose, sia un cervello finito…ma penso che uno spiraglio di luce in fondo al tunnel ci sia…in tal senso, credo che il primo passo per fermare il flusso incessante dei nostri pensieri sia quello di interrompere in modo brutale la catena di Sant’Antonio dell’idiozia di tutti i messaggi, video, foto, hashtag, vocali..and so on…che quotidianamente arrivano sui nostri smartphone di ultima generazione e che noi, prontamente come tante pecore in mezzo al gregge, coi nostri meravigliosi pollicioni opponibili inoltriamo, senza minimamente riflettere se siano fuffa o cose importanti, contribuendo così a far crescere la marea incessante e preoccupante delle stronzate mediatiche…

…credo esista un virus che è altrettanto o forse addirittura più pericoloso alla lunga di quello che sta invadendo i corpi di tanti malcapitati, in questo momento difficile per la nostra specie…mi riferisco al virus della sovrainformazione, quel morbo drammatico che spinge ogni essere umano a dire la sua in merito ad ogni argomento contribuendo ad alimentare la marea delle stronzate che circolano e che invadono inesorabilmente i nostri cervelli facendoci reagire di conseguenza…figuratevi come nel paese dei “siamo tutti CT della nazionale durante i mondiali di calcio” abbia preso piede questo virus della pecora e come si stia diffondendo in questo momento di riposo e di “nonsochecazzofaretuttoilgiornorinchiusotralequattromuradicasa”

…e allora penso che se vogliamo tutti fare un favore a noi stessi, dobbiamo interrompere questa catena mediatica e ogni volta che qualcuno cerca di ammorbarci con notizie fuffa non verificate solo per il gusto di condividere…fate come me che da qualche giorno a chi mi gira fuffa rispondo con un

#HAIROTTOILCAZZO

Probabilmente perderete un presunto amico, ma avrete, da un lato, contribuito a salvare il mondo dall’idiozia dilagante e, dall’altro, avrete fatto un favore al vostro cervello sovraeccitato…

Scorgo una luce tra le tenebre..

Stiamo vivendo momenti bui, segregati in casa da un nemico invisibile che ci costringe, a causa di un susseguirsi melmoso di ore che si arrovellano l’una dentro l’altra, a riflettere sulla nostra condizione, su ciò che siamo, su ciò che eravamo e, punto dolente vista l’incertezza, su ciò che saremo.

Si perché abituati come eravamo a correre come tanti piccoli topini ciechi dentro una scatola, per far fronte a impegni più o meno imposti, avevamo perso il contatto con le nostre note più profonde e ora, di colpo, ci troviamo a guardare giù ed è buio..molto buio…e questo ci spaventa perché abbiamo la percezione, nonostante le tenebre, che l’altezza sia da brivido e sappiamo che sotto i nostri piedi si apre una voragine senza fine.. sono profondità buie e inarrivabili per gente come noi che pensava al viaggio come a qualcosa in cui è il corpo a muoversi mentre il cervello rimane fisso sulle proprie posizioni.

Di colpo ci rendiamo conto che tutto ciò che pensavamo di noi, l’idea di un “io” fissa, immutabile, stagnante direi, non ha nessun valore e le nostre certezze crollano. Tutte le nostre consapevolezze, i nostri riti, i movimenti, gli atteggiamenti i comportamenti e le conseguenti nevrosi..tutti i pregiudizi e preconcetti…non valgono un cazzo…

Non mi riferisco alle certezze materiali; quelle vanno e vengono come un temporale estivo. Parlo invece delle nostre sicurezze mentali, di tutta quella serie di appigli e falsi miti che ci eravamo costruiti per gridare a noi stessi e al mondo “io sono”…

…E poi ti capita d’improvviso di svegliarti nel cuore della notte e di pensare a quante volte hai detto “non posso farlo”, ostaggio di quel tuo io fasullo..a quante volte avresti voluto guardare negli occhi chi ti sta di fronte e dire: “sei meravigliosa..” senza paura delle conseguenze, con la semplicità e l’innocenza disarmanti di un bambino..a quante volte hai lasciato perdere perche quella non era una occasione che si addiceva a uno come te…a quante volte avresti voluto correre sotto casa sua e gridare “TI AMO” ma non l’hai fatto per paura del giudizio della gente..a quante volte avresti voluto lanciare un grido disperato di aiuto all’universo ma sei rimasto muto perché non eri dentro una chiesa…e credevi che farlo in mezzo a un prato qualunque non avrebbe avuto lo stesso valore…

Lasciare andare…lasciare che sia..significa semplicemente accettare e andare avanti..sempre e comunque..per poi ripartire cambiati, diversi e più forti di prima..significa piegarsi senza cedere, abbandonare senza spezzarsi…

Penso che tra le tante pene che sta portando alla popolazione umana questo nostro nemico invisibile, un aspetto positivo ci sia: ci sta invitando a riflettere sulla meccanicità della nostra vita, sul fardello che giorno dopo giorno, inconsapevolmente, abbiamo caricato sulle nostre spalle, imbrattando i nostri cuori con una serie di idioti “io devo”. Riflettere sul passato, rivolgendoci a un “ieri” che sembra lontanissimo ma in realtà è fatto di un cumulo di poche ore, significa abbandonarsi al lusso di potersi concedere un’altra possibilità, quella di decidere chi vogliamo diventare lasciando andare.

…inspira…espira…

…inspira…espira…

…inspira…espira…

…inspira…espira…

…È tutta lì la vita..racchiusa nell’attimo che si dischiude tra un respiro e l’altro..

Nei momenti difficili un libro può essere un buon amico

Approfitta di questo momento di necessaria reclusione per leggere il mio ultimo libro.

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Il secondo grande atteso thriller di Giacomo Manini

Thriller di Giacomo Manini
Il Pentacolo di REBIS

Il nuovo, atteso thriller di Giacomo Manini dal titolo “La setta della Bilancia”, fra poche settimane sarà online; manca poco al ritorno del brivido e della suspence nascosta tra le righe di un racconto dai contorni terrificanti. Tornano le indagini della detective Maria Corsini, dopo la risoluzione del caso Panebianco nel libro “L’incertezza”; la detective sarà impegnata nella risoluzione di un complicato caso che vi terrà col fiato sospeso dal primo all’ultimo capitolo.

Luce/tenebre; sole/luna, uomo/donna; compasso/squadra. In questo nuovo thriller, Giacomo Manini ti porta all’interno del mondo dell’assassino, un mondo che si alimenta e trova la propria energia nell’alternarsi del contraddittorio, ammantandosi di mistero grazie al simbolismo ermetico in cui si forgia. Il REBIS diventa perciò il simbolo dell’entrata in un mondo che il killer ritiene perfetto e che viene messo in contrapposizione con il mondo degli esseri umani, marcio e corrotto.

Se sei amante di simbologia e adori i misteri che riguardano l’antico Egitto, questo nuovo thriller di Giacomo Manini è il libro che fa per te. Troverai in esso tutta una serie di curiosità e nozioni certificate inerenti la cultura e la religione del’antico Egitto, che potranno soddisfare la tua sete di conoscenza.

Nell’attesa dell’uscita del nuovo thriller dal titolo “La setta della Bilancia”, ti consiglio di leggere il mio primo libro giallo dal titolo “L’incertezza”, un romanzo psicologico nel quale verrai trasportato direttamente all’interno della mente dell’assassino e percepirai ciò che provava lui quando uccideva le proprie vittime. Una storia che si sviluppa su un arco temporale di trent’anni e prende corpo in varie città del Nord Italia, che riguarda le vicende di una famiglia dilaniata da un mistero terrificante.

Non ti resta dunque che acquistarlo online cliccando di seguito. Non te ne pentirai!

 

Sogno o realtà? Nuovo Libro

Sogno o realtà? E se ciò che consideriamo reale, la nostra quotidianità Per intenderci, non fosse altro che un sogno e il mondo dei sogni fosse la nostra realtà? Che cosa cambierebbe, dite voi? Scopritelo leggendo il nuovo libro di Giacomo Manini, Immergendovi nelle vicende della vita di Sandro Buonaiuti, il personaggio principale di questa storia in apparenza banale ma dal finale a sorpresa.

Il nuovo libro di Giacomo Manini parla proprio di questo, precisamente di quello che l’autore definisce un “sogno sbagliato”. Si Perché capita a volte Di rimanere vittime di certi tipi di sogni che ci portano completamente fuori dalla realtà al punto da confondere la vita vera col sogno stesso.

Se avete voglia di leggerlo, cliccando sotto potete accedere alla relativa sezione per il download digitale o, se amate il profumo della carta stampata come me, potete ordinare la copia cartacea.

Il quarto libro di Giacomo Manini è online su Amazon

Il quarto atteso romanzo di Giacomo Manini  è online su Amazon.it in versione epub e cartacea.

In questo romanzo ti imbarcherai in un viaggio con il protagonista tra sogno e realtà; un sogno sbagliato dentro cui il personaggio principale si è perso per più di 10 anni. Poi, improvviso, il riscatto, la rinascita inaspettata proprio quando la vita sembrava essere giunta al suo punto di non ritorno. Riscatto attraverso un amore che nasce come ultimo meraviglioso atto di una evoluzione sentimentale che è figlia di una perdita e si evolve attraverso emozioni forti quali la rabbia, l’odio e la passione. Anche chi, come Sandro Buonaiuti rimane vittima di un sogno sbagliato, può trovare dentro di sé le risorse giuste per nascere, nuovamente perché “la qualità dei nostri sogni è fonte di crescita o imbruttimento!”

Questo nuovo romanzo consacra Giacomo Manini tra i principali autori che descrivono i moti dell’animo umano nel panorama italiano.

Qualunque cosa succeda..non fermarti mai

Certe vite a volte sono vissute per riscattare un torto subito; così è per Khamisi, maratoneta Keniano, che dovrà percorrere a piedi un’intera esistenza per trovare un senso al vivere.

Su Amazon il terzo acclamato libro di Giacomo Manini

https://www.amazon.it/dp/B079WCKJ5V/ref=cm_sw_r_cp_awdb_c_7vn2DbB6CMRBW

When we were young

L'uomo appoggiò le mani sulla tastiera..dopo anni di inattività era come se le sue dita si fossero ricongiunte alla sua anima...accarezzava il bordo dei tasti con cura e premura e il viso di lei gli ritornò alla mente squarciando la sua stabilità fatta di apparente equilibrio in due pezzi...una lacrima scese a solcargli il viso seguendo le tracce delle rughe che le tante battaglie avevano lasciato sul suo volto..occhi fissi sulla mezza bottiglia di Tullamore Dew appoggiata sul piano, l'altra metà giù a confondergli i pensieri, a riaccendere pezzi di ricordi raminghi che lo trascinavano sul bordo di una voragine che creava vertigini..
...erano lui e lei stesi sul pavimento di una stanza di hotel a fare l'amore...fuori le luci della baia creavano increspature tremolanti sulla superficie dell'acqua confondendo lo sguardo a perdita d'occhio..era il solito sogno dove una intera esistenza era compresa in un attimo, compressa come solo in sogno può accadere..una vita in un secondo...l'ultimo affaccio su brandelli di felicità che si schiantavano contro un orizzonte incerto.
...e poi di nuovo lui, solo nell'ampia stanza che dava su Piazza Maggiore, a pigiare come un pazzo sui tasti del vecchio Steinway & Sons...brividi a percorrergli la schiena e la voce, quella voce d'angelo che toccava note che solo un'anima che ha vissuto il dolore della perdita può sentire, come una notte d'inverno siberiano che raggela territori a profondità difficili da percepire altrimenti...e poi..poi immaginava di averla lì seduta al suo fianco...a accarezzargli le mani mentre era intento a comporre una canzone..e di colpo la sua anima uscì da quell'attimo di follia meravigliosa e le sue dita si misero a creare..e in lui crebbe forte un pensiero: "Ti rincontrerò alla fine dei miei sogni.."
...la canzone faceva pressapoco così..

Everybody loves the things you do
From the way you talk
To the way you move
Everybody here is watching you
‘Cause you feel like home
You’re like a dream come true
But if by chance you’re here alone
Can I have a moment
Before I go?
‘Cause I’ve been by myself all night long
Hoping you’re someone I used to know

You look like a movie
You sound like a song
My God, this reminds me
Of when we were young
Let me photograph you in this light
In case it is the last time
That we might be exactly like we were
Before we realized
We were sad of getting old
It made us restless
It was just like a movie
It was just like a song

(When We Were Young Brano di Adele)

Per poco coraggio di gridare ti voglio!

Parole sprecate senza sostanza,

servono solo a crear sofferenza.

Il cervello è qualcosa di rara bellezza,

non basta dir tanto per averne certezza!

Se il dire a gran voce è solo apparenza,

l’azione che segue è una grande scemenza.

Eppure credevo di averti capita,

ma poi d’improvviso io ti ho perduta.

Un giorno sei su, l’altro sei giù…

..con te la vita è un gran tira e molla,

mi hai lasciato solo in mezzo alla folla.

Poi te ne esci con accuse pesanti,

sol per il gusto di sbatter sui denti,

che tu hai ragione ed io torto,

lasciandomi a terra col fiato corto.

Ma qui non importa chi vince o chi perde,

perché alla fine arriviamo tutti

portandoci dietro gli amari frutti,

di una vita perduta per via dell’orgoglio,

per poco coraggio di gridare “ti voglio!”

Da quassù a mezza via ..respirando a pieni polmoni…

Se ti appoggi alla parete verticale, ai piedi di quel monolite di roccia e ghiaccio in mezzo ad una valle di rotture di coglioni e alzi sicura lo sguardo, proprio dove comincia la cengia che conduce il cammino oltre l’ignoto, sull’angolo sud est della montagna, noterai muoversi una piccola macchia colorata…

…sono io..sto salendo, sicuro, senza più alcuna paura del vuoto e delle tenebre…le paure sono soglie poste lì dalla vita apposta per essere superate…non appigli per giustificare un cammino fatto di rinunce e mezzi sogni..

…un movimento dopo l’altro, battito dopo battito…tra qualche dolore e tanti indolenzimenti, raggiungo quel limite oltre il quale non c’è più sguardo a rassicurare le tue incertezze..perché per ogni sguardo insicuro che gettavi nel giardino di casa mia, c’era il mio attendere invano dietro le finestre che qualcosa cambiasse…e mentre tu mi criticavi per le erbacce che crescevano tra le piante da frutto…non ti rendevi conto che quel disordine che ti ostinavi a cercare in me in realtà ce lo avevi tu fin dentro il midollo…

..le chiamano proiezioni mentali..io preferisco chiamarle incoerenze…quelle piccole falle mentali che rendono mediocri le persone…

…così fanno i mediocri…comprendono più o meno inconsciamente cosa non funziona nella loro vita e per codardia, si attaccano all’esistenza del prossimo gettandola nel fango, solo per il gusto di vivere un minuto di finto appagamento…e poi fanno su un sacco di casino creato a regola d’arte, intorbidiscono le acque..solo per il gusto di rimescolare le carte al fine di uscirne con la fedina penale dell’anima pulita…contenti loro!

..i mediocri sono quelli che “il bello e la felicità sono sempre e comunque altrove rispetto al qui e ora della loro vita..”

…purtroppo o per fortuna, la vita non è quella che dichiariamo che avremmo voluto vivere..non è una proiezione mentale verso qualcosa che non accadrà mai..

..la vita è là fuori..proprio là dove cominciano il pericolo e la fatica..là dove ci sono le nostre paure..

…sono a mezza via..molto affaticato ma sento scorrere dentro di me l’adrenalina che mi fa sentire vivo…e respiro, respiro a pieni polmoni e guardo giù…che meraviglia la valle da quassù, spennellata di rosa dalle prime luci dell’alba…

….e poi un pensiero: è tutto così semplice..lo è sempre stato..bastava solo rimboccarsi le maniche e lottare per ciò che si desidera..giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro..felici del sangue che ci scorre ancora dentro le vene, noncuranti di quello che avremmo dovuto sputare per realizzare i nostri sogni…

..ma dimenticavo…la mediocrità non contempla queste cose..anzi le classifica come “cazzate”…e sai che c’è? C’è che io adoro vivere in mezzo a quelle che tu chiami “cazzate”…da quassù…a mezza via…respirando a pieni polmoni …

..tu continua pure a nasconderti dietro le tue piccole certezze…lamentandoti di tanto in tanto che la tua vita così non va ma non facendo nulla per cambiarla..e nel frattempo..i secondi… TIC – TAC – TIC – TAC…passano inesorabili sfuggendoci di mano…

Un posticino meraviglioso tra le pareti del suo cuore..

In un angolo nascosto tra le pareti del suo cuore, un tempo esisteva un posticino che lui aveva costruito apposta per lei..c’erano prati e boschi e fiori profumati che coprivano come fossero una pelle che protegge i muscoli e le ossa, una serie dì saliscendi e dolci declivi che si perdevano a vista d’occhio senza soluzione di continuità. C’era un che di magia e incanto ad accompagnare l’occhio e la mente fin laggiù dove, adagiati sull’erba finemente rasata, si potevano scorgere due morbidi cuscini.. li aveva appoggiati lui, proprio al centro di un’oasi di pace e tranquillità con l’unico, ambizioso intento di adagiarsi un giorno ad ascoltare insieme a lei i loro reciproci respiri muoversi all’unisono.

La vita, a quel tempo pensava, è una danza meravigliosa…e l’affinità la si trova laddove i piedi di lui si muovono armoniosamente tra quelli di lei..in un continuo girare e girare e girare…

Quel luogo non esiste più..al suo posto una colata di cemento a chiudere una falla che potrebbe essergli letale..

…difficile, pensa, non è chiudere fuori il mondo per difendersi..bensì permettere di nuovo che la danza ricominci…perché senza danza, armonia e affinità non esiste vita..ma solo un insieme arido e vuoto di parole, gesti, risa senza senso…

Su un muro di una vecchia casa diroccata..

Su un muro di una vecchia casa diroccata, lasciata ai margini di una vita diritta e retta, ai margini di Dio e di ogni idiota volere comune, ho letto una frase che recitava pressappoco così; ” vorrei che per una volta fosse il sogno a seguire me..”…

Questa è la solita vecchia storia nella quale c’è un lui e una lei…di un lui che corre dietro a lei che non sa bene cosa vuole dalla vita, sebbene dichiari di amarlo come non ha mai amato.. e alla fine di questa lunga, tortuosa, snervante e afosa strada piena zeppa di curve che vanno e ritornano per rimanere sempre nello stesso punto, i due si perdono per sempre..si perdono perché le strade hanno un senso se conducono da un punto ad un altro..perché senza un inizio e una fine non sono altro che degli stronzissimi e insignificanti pezzi di asfalto senza un perché..e io, stronzissimo più di esse dichiaro che voglio fare come recita la scritta su quel muro..per una volta voglio sedermi e come nei film attendere che sia il sogno a seguire me e non viceversa..perché mi sono rotto i coglioni di correre e rincorrere..mi sono rotto di essere una insignificante striscia di asfalto…

E allora..col bicchiere mezzo pieno perché la metà che se n’è andata è già nello stomaco..brindo all’attesa, ai vecchi muri scrostati, a chi ha deciso di stare ai margini di tutta questa lordura che ci circonda sovrastandoci e devastandoci..

La vita è semplice!

Questo è un elogio alla vita semplice e a chi ad essa si immola; al tempo stesso però, vuole essere una messa al bando delle complicazioni fatte e create a regola d’arte da chi si attacca come una zecca ai maroni della vita del prossimo ammorbandolo con complicazioni e preoccupazioni inutili con l’unica, inaccettabile motivazione di succhiare linfa vitale dalle vene del malcapitato per cercare di vivere una vita di apparente allegria.

La vita è semplice…!! E tu che la complichi inutilmente sei da caricare su un pedalò, una volta al largo sei da accompagnare gentilmente giù tra le acque agitate di un amaro e maleodorante oceano di inganni e manipolazioni per un dolce e soave bagnetto e nel frattempo fuggire..lasciandoti là in balia delle onde e di te stesso…

Tu, piccolo insignificante rompi coglioni, invece di guardare la terra ferma da quella posizione, dirigiti verso l’isola che non c’è del tuo essere complicato e sofisticato a comando..che noi qui abbiamo altro a cui pensare..

…e tra un sorriso e l’altro, una volta al giorno, ci volgeremo verso il sole che si abbandona all’orizzonte e dopo aver preso un lungo, memorabile respiro..ti lanceremo un eterno, liberatorio ed al tempo stesso evocativo “Vai a cagare!! Tu insieme a tutte la cazzate che hai sparato in questi anni…”

Amen

I muretti e le anime..

Penso che sia capitato a tutti nella vita di lasciare per strada una persona a cui tenevamo tantissimo, per i motivi più diversi.

E credo che se vi guardate dentro e scavate a fondo fin giù negli inferi dell’anima, ci troverete un irrefrenabile desiderio di incontrare quella persona un giorno o l’altro, seduta su un muretto ad attendervi…così per caso…

…e sarà come se non fosse passato nemmeno un minuto da quando vi siete persi..

..perché certe anime si annusano e si riconoscono dall’odore…non è un fatto razionale..è semplicemente che deve andare così..perché quelle anime erano legate l’una all’altra ancora prima di conoscersi..

E allora vi verrà una gran voglia di togliervi le scarpe e appoggiare la pianta dei piedi sulla sabbia tiepida lasciandovi ogni cosa dietro e insieme passeggiare verso l’orizzonte mano nella mano…per l’eternità.

Un meraviglioso salto nell’ignoto…

Un meraviglioso salto nell’ignoto..ecco ciò che siamo….quando riusciamo a disperdere tutte le nebbie dettate dal pensiero..

..quel meraviglioso salto nell’ignoto che ci fa ridere come scemi senza un motivo..

…che ci fa amare come bambini davanti alla bellezza allo stato puro…

…che ci fa dimenticare di ogni rancore, ogni rabbia, ogni avversità…come se al mondo non ci fosse alcun dolore…

…come se in questa vita non ci fosse né un domani a farci vacillare davanti all’ansia, né un ieri a farci provare e riprovare le emozioni legate a un attimo che sappiamo non tornerà mai più..

…ecco in quell’istante meraviglioso che sta tra un futuro incerto e un passato remoto, sta tutta la nostra meravigliosa essenza…

…e noi in bilico..a vacillare come piccoli fuscelli al vento…disperati perché non riusciamo a trovare un “perché?”..perché a tutta questa lordura che ci circonda..perché le cose devono andare come stanno andando..perché

..perché…

..perché..

..perché..

La peste, la rogna dell’umana razza!

Viveva piantato con le lacrime addosso, all’ombra di un pino, lamentoso, a più non posso.

Ad ogni donzella che si appropinquava, la solita storia lui raccontava..

…quella di un fusto di belle speranze, idee geniali e tante baldanze…

…il verbo preferito il condizionale…”se io potessi sai che gran finale..!”

Ma appena il gran pino presso cui era ubicato, le fronde muoveva per il vento agitato,

Il capo chinava con gran tremore e al volere comune si allineava…

Di fusti codardi di questa fattura ne è piena la vita..oh che bruttura!!

Di salto in salto, di fiore in fiore, tante stronzate si divertono a dire…

..se per ogni parola gettata al vento, il mondo avesse un soldo d’argento..

..tutti i problemi delle poveri genti, risolti sarebbero senza più patimenti…

E allora ricordati di ben percepire, che se chi hai di fronte è bravo a parlare,

fuggire tu devi con gran vigore…

…che fusti del genere son la disgrazia, la peste, la rogna dell’umana razza!!

E d’improvviso…

E d’improvviso ti rendi conto di quanto ti manchi..nelle piccole cose, nei gesti, quelli più futili..e in quel vuoto senza limiti..si fa spazio un’emozione, che si trasforma in desiderio, che diventa sogno..

…e allora comprendi che certe vite sono intrecciate, annodate per sempre..che lo vogliano o meno le rispettive volontà..

Nelle città di mare…

Nelle città di mare, anche se rivolgi lo sguardo verso terra il cielo profuma di salsedine.

Una brezza gentile ti accarezza le spalle e ti sostiene donandoti forza e ristoro; è la stessa brezza che ha sostenuto i grandi navigatori di un tempo ..

..è grazie ad essa che comprendi che alla fine tutto andrà bene, o che forse sta già andando bene così com’è…sempre e comunque..

..nelle città di mare, volgendo lo sguardo oltre l’orizzonte..capisci che non è mai stata una questione di te contro tutti gli altri..

…capisci che c’è una sola ed unica verità: siamo tutti legati da un unico meraviglioso destino…che va oltre ciò che possiamo percepire…

…perché la fine non è altro che una curva oltre la quale si apre l’infinito

..e allora viva l’attimo…

E se le nostre vite non fossero altro che un continuo, imperituro bivio?

Se, cioè, ad ogni istante esse si aprissero all’universo delle illimitate possibilità e infinite copie del nostro “io” di cui noi non abbiamo coscienza, stessero vivendo in infiniti universi paralleli?

Non avremmo forse noi trovato quel pezzo di idiota immortalità che andiamo rincorrendo quotidianamente nel deludente tentativo di aggrapparci come tante piccole scimmie imbecilli ad ogni secondo che passa imperterrito con la sua irriverente incorruttibilità?

Il problema a quanto sopra tuttavia è il non essere coscienti all’esperienza…

e allora….allora viva l’attimo…!!!…e tutte le sfumature che in esso si annidano…se, con tutta l’energia che abbiamo in corpo…gli concediamo l’onore di essere l’unico vero motore, l’unica vera guida delle nostre essenze…

…ridere…

…piangere…

…amare…

…odiare…

…urlare…

…ritornare…

…ripartire…

…deludere…

…esserci…esserci sempre…

..per un ultima volta…girarsi..salutare e proseguire…

Amare..amare sempre..fino alla fine..e oltre..là dove solitamente le paure e i timori mi costringono a indietreggiare..a soccombere a dissimulare..

..forzandomi di proseguire…nonostante tutto…

…per lasciarti andare, per darti l’aria che ti serve a coprire e scoprire…

..in un lungo susseguirsi di tentativi ed errori…per giungere a capire..a capirti..sebbene lì probabilmente non ci sarà più spazio per me…

..e in questo ritrarsi, in questo doloroso, doveroso lasciar andare…sentire voglia di inchinarsi a ciò che è… in una resa che non è un’accusa ma un atto estremo di gentile amore..

…perché amore…amare…altro non è che lasciar andare..facendosi da parte, indietreggiando un pò…per guardarti da lì spiccare il volo…all’inizio incerto, ma poi, battito d’ali dopo battito d’ali, vederti andare su, sempre più su…

…e così, per un’ultima volta, girarsi, salutare e proseguire col cuore colmo di gioia e di dolore…

…col cuore colmo di me e di te…

Basterebbe un tuo abbraccio..

Basterebbe un tuo abbraccio, a spazzare via la tristezza che si accumula negli angoli più nascosti di me in certe giornate..

…quando sembra di non avere altri appigli al di là di un conforto codardo che si annida nell’illusione di potercela fare..sempre e comunque..da soli..

Poi, d’improvviso, alzando gli occhi appena oltre la cortina di fumo di cui mi sono avvolto con le cazzate che mi vado raccontando di tanto in tanto…cadere e cadere e cadere e ancora, cadere…oltre l’infinito e di più ..ancora più giù, là dove i confini tra me e te si dissolvono e nulla più si fa solco perché nulla più ha a che fare coi concetti di tempo e di spazio..

..e finalmente quel mondo di sogni che avrei tanto voluto divenisse realtà prende il sopravvento spazzando via ogni dolore e, come d’incanto, ogni “voglio” diventa poesia e, subito dopo, c’è vita…

..vita..vita al mare..su un aereo, giù dietro a ponti e autostrade e ferrovie..in mezzo al nulla e al tutto..di giorno, di sera, ogni minuto e oltre fino alla più piccola, infinitesimale particella..all’infinito e a ritroso fino a capire che quel noi era scritto là in quell’angolo di periferia dell’esistenza da cui tutto ha avuto inizio e a cui tutto prima o poi ritorna…fottendosene apertamente di tutte le follie con cui la lurida, imbecille razionalità umana si permette di imbrattare il mondo…

Siamo tutt’uno e non esiste la Croce!

Dietro quegli occhi ci vide le stelle,

Portavano al mondo liete novelle!

Tanto bastò per perdere il passo,

Sempre affrettato e affannato, a più non posso!

In un nano secondo comprese verace,

Che siamo tutt’uno e non esiste la Croce!

La volle incontrare laggiù in fondo al mare,

Nel regno del Sogno dove non esistono ore,

Ma solo dipinti, colori e magie:

Io ti dono le tue e tu donami le mie!

Solo una è la nostra promessa: facciamo del Bene,

E non andiamo a Messa!

Volgiamo lo sguardo alle povere genti,

E offriamo noi stessi mai più esitanti!

Il mondo è una palla quasi in tempesta,

Fermiamoci un attimo, organizziamo una festa!

Tutto è più semplice e terra terra,

La complicazione sostiene la guerra!

Noi siamo quelli che gridano “Pace”,

In un sol coro, sotto un’unica Luce!

Amiamoci sempre, gridando a gran voce

“Siamo tutt’uno e non esiste la Croce!”

Nella mente del serial killer…

Un viaggio all’interno della complessa psicologia del serial killer, un andirivieni di colpi di scena e ripensamenti.

Ogni vita è un percorso; quella dell’assassino porta dalle tenebre alla luce, per ritornare alle tenebre nei momenti di follia omicida. Come risultato: i sensi di colpa lasciano il posto a una piacevole sensazione. L’assassino ha finalmente trovato la propria natura, la propria “normalità”, pur all’interno di una mente deviata.

L’incertezza il thriller psicologico di Giacomo Manini, ti porta per mano in un viaggio ai confini dell’umana follia, laddove i concetti di “normalità” e “devianza” si fanno nebulosi.

Parti con me per questo viaggio; la tua vita non sarà più come prima

Oramai è troppo tardi..non abbiamo più fiato!

Nei giorni di festa, ogni gesto si spreca,

carne alla griglia, una scampagnata!

Muoviamoci in coro a testa rivolta,

che è meglio seguire che dare la svolta.

Ci hanno fregato, son stati maestri,

con belle parole e pomposi pretesti!

Accorrete copiosi la giostra riparte,

ancora un giro e poi chi lo sa, forse la morte!

Bendateci gli occhi, fermate il brusio,

questa è la fiera dell’orrido oblio!

Son tutti in colonna, neri, arrabbiati,

Qualcun si domanda: “Dov’è che ci siamo perduti?”

La testa ci scoppia, non abbiamo più appigli,

Siam alla fiera dei lunghi sbadigli!

Là in fondo si ode come un flebil ronzio,

Il richiamo d’amore del nostro vero Io.

Ci sprona, ci ammalia, ci tende un agguato,

Ma oramai è troppo tardi, non abbiamo più fiato!

E allora su via che si riparte,

A testa bassa fino alla morte!

Cos’è l’arte…?

Voglio augurare Buona Pasqua a tutti coloro che, come me, amano l’espressione artistica in ogni sua forma, citando una frase estratta dal libro “Story….” di Robert Mckee:

“Arte significa separare un pezzettino dal resto dell’universo e tenerlo in mano in modo tale che sembri essere la cosa più importante e affascinante del momento. “Piccolo”, in questo caso, significa conoscibile.”

Dunque Buona Pasqua a tutti, di cuore!

Fanculo!!! …io scelgo la vita al continuo perire..

Nell’acqua si specchia e si vede invecchiare,

gli ha chiesto del tempo per poter più capire..

..ma qui non si tratta di andar nel profondo,

per aver confidenza con le cose di mondo…

La vera questione è oramai cosa trita,

manca la voglia di fare fatica!

Perché solo chi ama con cuore ed ingegno,

percepisce delizia pur nel grande impegno!

Siam quel che siamo, non possiam farci niente,

ma nel tira e molla mi sento un gran deficiente!

I coglioni mi girano come un mulinello;

è meglio se penso al bel ritornello!

La vita è una giostra di gran tira e molla,

vince soltanto chi sta tra la folla!

Un’ora mi ami, quell’altra non sai…

..e allora fanculo, tornatene dai tuoi..

Fanculo al tuo andare e al tuo divenire,

io scelgo la vita al continuo perire!

Ho visto un uomo..

Ho visto un uomo,

guardava un bambino.

Con l’occhio ammirava e la testa vagava.

Sognava di mondi e di terre lontane,

di pace, d’amore e di luoghi senza ore.

Si è perso nel giorno che si accumula al giorno,

sommerso di fango, senza mai più ritorno!

Eppure là in basso, sepolta e tradita,

lui sente gridare la sua anima muta.

Deluso e ammaliato da improvvide promesse,

si è lasciato perire dentro inutili certezze!

Ma questo è il momento di riprendersi la vita,

la sente nel cuore e più in là, fra le dita!

Al di là delle nubi sta la via maestra,

si annida gioiosa, morbosa, rapita,

in quel piccolo ometto lui l’ha ritrovata!

Ma una lacrima sorda, lo riporta all’ovile,

qui non è il caso di farsi rapire!

Il ritmo incessante dell’eterno ubbidire,

lo conduce nel limbo di un inverno perire!

È durata un secondo la sua ribellione,

ma dentro quell’attimo ci ha trovato passione.

E alla fine ha capito e ora lo sa:

la vita non è fatta di bla bla bla!

Ma di sguardi profondi, oltre l’apparire,

là dove l’ometto gli ha insegnato l’amore!

Tra il SEMPRE e il MAI…

Tra il SEMPRE e il MAI c’era spazio assai.

Ma per il quieto vivere del giorno,

tu mi hai levato di torno.

Mattone dopo mattone si costruisce un’unione,

provando a capire per poi costruire.

È stato più semplice lasciarmi andare,

andando a braccetto col comun volere.

Ma chi dichiara amore, coraggio e passione,

tanta virtù deve possedere.

Pena la fine di ogni rispetto,

riempiendo la vita di inutili “Ho detto! Ho detto!”

Avevamo tutto e alla fine niente,

e io lì come un deficiente,

contando le ore, i giorni, gli anni

dentro un abisso fatto di affanni.

Ora siam qui a dirci “Sarebbe stato..

se solo più tempo avessimo avuto!”

Ma la questione diversa è assai,

lottare bisognava tra il SEMPRE e il MAI!

Amare è lottare

Amare si può solo all’ombra del coraggio,

tutto il resto puzza di oltraggio!

Codardi del mondo, potenti della terra

voi pensate al denaro e alla vil guerra.

Che per l’amore fedele, fiero e sincero,

serve forza, fiducia e passione del Vero.

Amanti e poeti del globo rissoso,

urlate di pancia col cuor generoso.

Buttatelo avanti senza mai indietreggiare,

che in vita si crepa di paura e timore.

Le genti han bisogno di Spe per qualcosa,

che di pane e formaggio, in tavola, ce n’è a iosa.

Su allora accorrete, gridanti e gioiosi,

Amor e Coraggio oggi si fan sposi!

Non serve alcun dono di materia e cartone,

ma una sana fiducia e tanta partecipazione .

Un amore perduto…

Avea negli occhi un sentore sfumato

di un amore lontano, atterrito, svanito.

In ogni suo sguardo affacciato sul mondo

c’erano tracce di dolore fecondo.

Pareva un nonnulla a gettar l’occhio in superficie,

ma sotto la buccia..una voragine vorace

che in ogni occasione, mondana o interiore,

creava sol guai nel profondo del cuore.

Da essa sgorgavano ricordi mai spenti

di notti d’estate e di abbracci bollenti.

Nel pensiero affannoso era lì al suo fianco,

Che meraviglia! Un tempo lei era stata il suo vanto!

Percepiva i suoi gemiti e i suoi baci financo!

E la mano gentile lentamente scendea

e in ruvide carezze si prodigava,

finché nel culmine di un posticcio piacere

ripiombava nel sonno di un eterno mai dire.

L’amor trattenuto

Viveva nell’ombra, tra le pieghe del cuore,

Pensava: che bello! Qui è tutto un gran ardire!

Di istanti fugaci eran fatte le ore,

Amante del bello, del vivo, del vero,

All’oscuro di tutto l’amor sapea tenere.

Finché un bel giorno, svegliatosi avvezzo,

Dell’istante di vita ebbe ribrezzo,

E di quel che fu un tempo l’amor spensierato,

Rimase soltanto una nuvola di fiato.