L’incontro…(racconto a puntate)

Edi Barzizza era seduto al bancone del bar faccia rivolta al bicchiere di whisky, sguardo perso nel vuoto. ‘In certe occasioni,’ stava riflettendo, ‘la bottiglia di whisky sembra veramente l’unica entità a questo mondo in grado di capirmi; risponde sempre nel modo giusto alle domande che io le pongo.’

Da anni oramai era entrato nel gorgo senza fine del ‘è sempre colpa degli altri‘ e in funzione di questo schema mentale stantio e fuorviante, interpretava negativamente ogni contatto più o meno importante con gli esseri umani. Questo modo di interpretare la vita lo aveva isolato completamente da tutto e tutti e l’unico con cui intratteneva rapporti a parte il bicchiere di whisky, per quanto fugaci e superficiali, era Egidio, il barista basso, tarchiato e pelato del bar Luce, l’unico che cercava di capirlo e di ascoltarlo, un po’ perché in fondo si era affezionato a quell’uomo e un po’ perché ogni sera Edi gli lasciava sul bancone del bar 50 euro in cambio di una smodata quantità di alcool di scadente qualità.

Alle spalle di Edi, una manciata sparuta di pensionati si sfidava a sovrapporre una serie di voci egocentriche in un chiassoso monologo a 4 che aveva come unico, concitato argomento, le imminenti elezioni politiche che si sarebbero svolte di lì a qualche settimana. Sebbene Edi fosse seduto a poco meno di due metri da dove si teneva quella inutile disputa verbale, percepiva le varie voci dei protagonisti lontane al punto da sembrare provenire da una stanza attigua distrattamente insonorizzata. Non riusciva proprio a comprendere perché per ogni argomento più o meno impegnativo, gli esseri umani dovessero esprimere la propria opinione, come se ci fosse qualche legge che vietasse di recarsi in un bar e bere in religioso silenzio: ‘dovrebbero mettere una tassa sulle stronzate’ aveva pensato fra sé mentre un accenno di sorriso gli allungava impercettibilmente le labbra; ‘allora si che l’Italia risolverebbe tutti i problemi del debito pubblico!’

Si era scolato un altro bicchiere di whisky da discount, la cui etichetta scimmiottava in modo cialtrone e slabbrato la marca di un famoso whisky scozzese; tutto andava bene pur di mettere ancora più distanza tra sé e quelle voci provenienti dal palcoscenico di un mondo di cui lui non si sentiva più parte da almeno un lustro, precisamente da quella sera in cui la sua vita aveva repentinamente deciso di sterzare, facendolo andare a sbattere contro il ciglio alberato di una cruda realtà a cui lui non era preparato.

Su quel pensiero aveva alzato lo sguardo di quel tanto che bastava per intravedere la sua immagine riflessa sulla parete a specchio posta di fronte al bancone, sulle mensole della quale erano posizionate in modo ordinato e preciso le bottiglie di alcolici di vario tipo e gradazione e in quel frangente aveva notato una figura riflessa nello specchio che si stagliava all’altezza del suo orecchio destro: era un uomo vestito di nero e sebbene fosse seduto in fondo all’ampio salone, e Edi da lì non riuscisse a vederne le sembianze nel dettaglio, comunque riusciva a percepire gli occhi di quella persona direttamente piantati dentro i  suoi e questo, sebbene i suoi sensi fossero annichiliti dalla quantità di alcool che anche quella sera si era scolato, gli aveva trasferito un senso di disagio che si era fatto gioco delle sue viscere.

Non aveva il coraggio di voltarsi: era sicuro che non avrebbe retto quello sguardo un minuto di più;m e per questo aveva abbassato la testa e guardando il bicchiere appoggiato lì vicino si era abbandonato definitivamente al liquido giallognolo di bassa fattura, sperando che l’ennesimo bicchiere fosse quello definitivo per quella sera.

Era talmente avvolto dai fumi dell’alcool, da non essersi reso conto che l’uomo con cui poco prima aveva per un istante incrociato lo sguardo si era avvicinato ed ora gli era proprio dietro le spalle: era talmente vicino che poteva percepire il suo respiro regolare che sapeva di caffè misto a tabacco di ottima qualità.

“Fra qualche istante ti alzerai e pianterai il coltello da cucina che vedi al di là del bancone appoggiato vicino allo shaker, nella gola del pensionato seduto di spalle, quello con la felpa verde a righe orizzontali.”

La voce dell’uomo era calma e sicura e si appoggiava sui toni bassi e questo gli aveva trasferito una sensazione di solletico al basso ventre che per un istante gli era piaciuta, nonostante i contenuti di ciò che gli aveva riferito fossero alquanto sinistri.

Edi aveva quindi cercato di voltarsi per vedere nei dettagli il volto dell’uomo e replicare senza esitazione a quelle assurde parole, ma lo stesso glielo aveva impedito appoggiando una mano sulla sua spalla destra e con fare minaccioso:

“Ti conviene non voltarti se non vuoi che la tua spalla si sbricioli all’istante.”

Di colpo le nebbie dei fumi dell’alcool che fino a poco prima avevano stordito i sensi di Edi erano evaporati e una goccia di sudore aveva solcato la sua tempia sinistra…

…to be continued…..

Pubblicato da

giacomomanini

Sono uno scrittore indipendente che scrive perché ama farlo: la scrittura, come la pittura, sono le mie due grandi passioni da quando sono adolescente, sebbene non mi sia mai cimentato, pubblicando nulla fino a “ieri”. Poi una notte, svegliatomi di soprassalto, mi sono sentito chiamare sottovoce dalla musa dell’ispirazione e da quel momento, in meno di due mesi ho scritto tre romanzi, uno edito e gli altri due che verranno pubblicati nei prossimi mesi. Scrivo perché amo farlo e da oggi in poi chi avrà voglia, potrà seguirmi leggendo i miei romanzi che parlano di emozioni e sentimenti, di quegli alti e bassi della vita con cui tutti noi dobbiamo fare i conti quotidianamente. Le paure, le gioie, le frustrazioni, sono ciò che danno vita al mio mondo interiore, lo stesso mondo interiore che io, con grande umiltà, desidero condividere con chi vorrà seguirmi avventurandosi con me tra gli abissi e le cime dei paesaggi interiori che mi diverto a creare nelle pagine dei miei libri.

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