L’amore è quel soffio che cresce nello spazio tra le dita e le narici..

Nella contrapposizione dei termini “vicino” e “lontano”, usati ovviamente nella loro accezione metaforica, si annida una delle illusioni più dolorose per l’essere umano.

Frasi tipo “stammi vicino..”, “ti sento vicino..” si riferiscono di solito a un tipo di vicinanza emotivo/sentimentale che non ha nulla a che vedere con la presenza fisica o meno dell’altra persona nella nostra vita…si può essere molto distanti pur essendo nella stessa stanza o molto vicini vivendo a miliardi di kilometri di distanza..

Lo stesso vale nel significato opposto per “sei lontano/distante..” o “ti sento distante…”

…fin qui tutto nella norma, nel breve periodo almeno!

I problemi cominciano a sorgere quando scendiamo sul terreno dell’immaginazione e della immedesimazione di noi stessi nella narrazione auto-generata dalle nostre menti e di ciò che noi chiamiamo vita. Dicevo poco sopra che nella contrapposizione tra i due termini si annida a mio avviso tutta la natura illusoria di ciò che siamo e del senso che diamo al concetto di “esistere”.

Provo in tal senso a impostare un ragionamento coi due neuroni stanchi che mi sono rimasti: è nota a tutti la proverbiale capacità del cervello di immaginare mondi, creare storie, condendole con una tal ridda di particolari e dettagli da poterci quasi vivere dentro una vita all’insegna dell’illusione. Pensate allo straordinario potere che ha il tessuto narrativo inserito in un romanzo; la lettura di un romanzo è anche e soprattutto immaginazione e con essa immedesimazione emotiva. Le aree del cervello che si attivano quando si vivono fatti e vicende in prima persona, sono esattamente le stesse di quando questi fatti e vicende sono semplicemente immaginati. Il nostro cervello è uno straordinario organo narrante, un incredibile pennello che dipinge sullo schermo delle nostre coscienze un flusso continuo di immagini più o meno forti a cui noi, nella sequenza infinita di scene una in fila all’altra, diamo il significato di VITA, la nostra vita.

Lo stesso vale se scendiamo sul terreno impervio dell’amore; non c’è niente come l’amore in grado di far partire il nostro cervello per la tangente dell’immaginazione, facendoci vivere e rivivere a occhi aperti migliaia e migliaia di fotogrammi e filmati di noi con l’altra persona che contribuiscono a far crescere quel senso di appagamento totale che solo l’amore è in grado di generare. Grazie all’immaginazione siamo in grado di riempire i buchi del vissuto rendendo appagante, totalizzante direi il sentimento che ne sta alla base. In tal senso poco importa se ciò che abbiamo provato sia da attribuire a eventi realmente accaduti o completamente immaginati. Quando si è innamorati si vive costantemente immersi in un senso di “completezza”, si prova la sensazione di bastare a se stessi, sempre e comunque. Infatti si parla molto spesso di “storia d’amore”, proprio per dare risalto e importanza al concetto di narrazione ..un meraviglioso susseguirsi di fotogrammi che, come un rigoglioso fiume dalle acque tiepide, ci conduce lentamente alla foce delle nostre più carnali essenze facendoci entrare dolcemente nelle acque di un mare calmo e tranquillo dentro cui sguazziamo, galleggiando come tante cipolle in un brodo primordiale.

Ahimè é nel rapporto tra termini quali “vicino” e “lontano” e la capacità immaginifica del nostro cervello, che alla lunga purtroppo si genera quel tipo di disincanto che porta alla lontananza sentimentale. Se non viene alimentata, l’immaginazione tende a scaricarsi come la batteria di un vecchio Nokia 3310.. e tutto il narrato emotivo si riduce ad una serie di meccaniche frasi, di mugugni direi, che perdono col tempo di fascino e ardore.

Ogni tanto bisogna permettere al nostro cervello di rigenerarsi e per farlo è necessario incontrarsi e viversi di persona pena il black out emotivo. Non si può cioè lasciare sempre e tutto sul piano intellettuale, ma bisogna avere il coraggio di prendere e uscire e andare incontro all’altro fisicamente. Non mi riferisco al coraggio di uscire adesso ovviamente ai tempi del coronavirus; quella è stupidità, non coraggio. Sto parlando di tempi normali! Se non ci si incontra mai, se cioè si vive in una condizione di continua lontananza fisica, alla lunga, pur in una situazione di estrema vicinanza emotiva, si perdono quelle armonie che garantiscono continuità alla azione narrante delle nostre menti. Il nostro cervello cioè perde di smalto e quella meravigliosa precisione di dettagli e accuratezza su cui agli inizi si era costruita l’immagine della vicinanza metaforica va a farsi fottere letteralmente.

E’ importante toccarsi, vedersi, stringersi, perdersi l’uno nelle braccia dell’altra…con tutta la fisicità che contraddistingue il nostro corpo!

E così come non credo ci sia nulla di più piacevole di quando ci si accinge a leggere un libro e, percependo la ruvidezza della carta sotto i nostri polpastrelli, permettiamo al profumo dei caratteri stampati di prendere vita inebriando le nostre narici, altrettanto vale per l’amore..

..credo che l’amore sia un soffio che cresce nello spazio che c’è tra le dita e le narici e per questo sia da ricercarsi in tutta quella serie di piccoli gesti fisici quotidiani che danno significato all’istante, pena l’evolversi di un devastante vuoto dilaniante a cui nel tempo attribuiamo il significato di “lontananza” sentimentale…

Ecco perché “lontano” e “vicino” sono due termini illusori…perché se ci si fa troppo distrarre dalle sensazioni di “vicinanza emotiva” iniziali…si finisce per perire di “lontananza fisica” sulla lunga distanza!

Quando potremo di nuovo amarci liberamente Signori, amiamoci tra le dita! Accorciamo le distanze, rischiamo per andarle incontro come se non ci dovesse più essere un domani..

Pubblicato da

giacomomanini

Sono uno scrittore indipendente che scrive perché ama farlo: la scrittura, come la pittura, sono le mie due grandi passioni da quando sono adolescente, sebbene non mi sia mai cimentato, pubblicando nulla fino a “ieri”. Poi una notte, svegliatomi di soprassalto, mi sono sentito chiamare sottovoce dalla musa dell’ispirazione e da quel momento, in meno di due mesi ho scritto tre romanzi, uno edito e gli altri due che verranno pubblicati nei prossimi mesi. Scrivo perché amo farlo e da oggi in poi chi avrà voglia, potrà seguirmi leggendo i miei romanzi che parlano di emozioni e sentimenti, di quegli alti e bassi della vita con cui tutti noi dobbiamo fare i conti quotidianamente. Le paure, le gioie, le frustrazioni, sono ciò che danno vita al mio mondo interiore, lo stesso mondo interiore che io, con grande umiltà, desidero condividere con chi vorrà seguirmi avventurandosi con me tra gli abissi e le cime dei paesaggi interiori che mi diverto a creare nelle pagine dei miei libri.

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