E d’improvviso…

E d’improvviso ti rendi conto di quanto ti manchi..nelle piccole cose, nei gesti, quelli più futili..e in quel vuoto senza limiti..si fa spazio un’emozione, che si trasforma in desiderio, che diventa sogno..

…e allora comprendi che certe vite sono intrecciate, annodate per sempre..che lo vogliano o meno le rispettive volontà..

..per un ultima volta…girarsi..salutare e proseguire…

Amare..amare sempre..fino alla fine..e oltre..là dove solitamente le paure e i timori mi costringono a indietreggiare..a soccombere a dissimulare..

..forzandomi di proseguire…nonostante tutto…

…per lasciarti andare, per darti l’aria che ti serve a coprire e scoprire…

..in un lungo susseguirsi di tentativi ed errori…per giungere a capire..a capirti..sebbene lì probabilmente non ci sarà più spazio per me…

..e in questo ritrarsi, in questo doloroso, doveroso lasciar andare…sentire voglia di inchinarsi a ciò che è… in una resa che non è un’accusa ma un atto estremo di gentile amore..

…perché amore…amare…altro non è che lasciar andare..facendosi da parte, indietreggiando un pò…per guardarti da lì spiccare il volo…all’inizio incerto, ma poi, battito d’ali dopo battito d’ali, vederti andare su, sempre più su…

…e così, per un’ultima volta, girarsi, salutare e proseguire col cuore colmo di gioia e di dolore…

…col cuore colmo di me e di te…

Quanti amori si salverebbero se solo…

Pensate a quanti amori si salverebbero all’ombra della consapevolezza della morte imminente di uno dei due amanti.

Pensate a quanta vita piena d’amore è rinchiusa nell’attimo in cui ci si guarda negli occhi, se la prospettiva da cui ci si guarda è quella dell’ultimo attimo della nostra vita.

Pensate a quanto amore puro potremmo dare all’altro se solo fossimo in grado di abbandonarci al presente senza troppi piani per il futuro e troppi rimpianti per il passato…

Come scrive il filosofo Francois Jollien, “la frase muta di ogni mattino dovrebbe essere: esistiamo ancora!!

…sembra così semplice a leggerlo tra le poche righe scritte sopra che non può essere vero…

..meglio complicarsi la vita in un mare di “se”, di “ma” e di “forse”…

Esistiamo ancora“..io che scrivo e voi che mi leggete!!

Pensateci un attimo: “esistete ancora!!”

Siete ancora in tempo per prendere in mano il telefono e dire un “TI AMO” che sconvolge come un uragano perché detto partendo dal punto di vista dell’eternità racchiusa in un attimo…come se l’ultima cosa prima di morire fosse quella di pensare a lei o a lui…

Siete ancora in tempo per gridare “SCUSA, HO SBAGLIATO!!!” a pieni polmoni..

..c’è ancora tempo..ma non ce ne approfittiamo…perché potrebbe non essere più vero fra un attimo!!!!

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Tre indizi, inseriti sul retro di altrettante cartoline, fanno da sfondo e collegamento tra il passato e il presente di una storia di amicizia, amore e tradimento fra quattro persone unite fin dall’infanzia.

È una storia che parla di un viaggio che dura 20 anni, un viaggio interiore e ai confini del mondo, alla ricerca del vero senso della vita; un viaggio attraverso cui i 4 protagonisti troveranno un significato a tutti gli alti e bassi innanzi a cui la vita li ha posti…perché, cita uno dei protagonisti: “ci vuole più coraggio a lasciare che sia come deve essere, che tentare di cambiare inutilmente il corso degli eventi. Bisogna avere coraggio ogni giorno di spingersi un po’ oltre le proprie capacità, sconfiggendo le proprie paure, perché nascosta dietro questo esercizio di stretching dell’anima, si annida la felicità.”

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Un amore impossibile

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Siamo delle ostriche: chiusi a pugno nel nostro guscio cerchiamo di farci spazio nel mondo mostrando qualcosa di noi che nemmeno noi stessi capiamo fino in fondo.

Fino a quella mattina, Marcel era uno dei miliardi di ostriche che camminano per le strade ogni giorno sicure di avere una meta da raggiungere.

Sposato, due figli, una di 11 anni e il primogenito di 20 iscritto al primo anno di medicina: proprio come il padre e prima di loro il nonno essere medici faceva parte del DNA della famiglia Lavezzi. Mai nemmeno un minuto speso a pensare che da qualche parte ci potesse essere una vita diversa che li stava aspettando, una vita più ricca di contenuti, piena zeppa di difficoltà da costruirci un’esistenza intera, piena di meravigliosi alti e bassi.

Quella mattina Marcel aveva un appuntamento in centro a Milano molto importante: intanto che procedeva sicuro verso la fermata della linea rossa della metro, dentro di sè percepiva quella tranquillità tipica di chi crede che le cose debbano incedere con moto rettilineo, come sempre era stato. La testa piena di mille appaganti pensieri, tutti più o meno rivolti ad un futuro prossimo o lontano in cui si percepiva sempre più ricco e più potente di quanto non fosse già.

Poi, d’improvviso, lo smartphone si era messo a vibrare: un numero sconosciuto e Marcel indeciso se rispondere o meno.

‘Sarà uno dei soliti call center rompi coglioni’ si era raccontato nella testa intanto che inconsciamente aveva risposto.

”Pronto!” la voce tra lo scocciato e l’incerto.

”Marcel?”

”Si chi parla?” La voce dell’uomo sull’ultima sillaba era calata di tono e intensità perché da qualche parte il suo subconscio gli aveva mandato segnali sinistri provenienti dal suo passato.

”Lo sai chi parla..non fare finta di non saperlo..”

Una goccia di sudore si era staccata dalla fronte di Marcel ed era scesa sullo zigomo sinistro, lasciando una impronta lucida come bava di lumaca sulla sua pelle.

Quella voce proveniente da un passato che lui aveva dimenticato, di colpo gli aveva fatto crollare tutte le sicurezze, distruggendo il guscio dentro cui aveva costruito ogni certezza. 35 lunghi anni passati, minuto dopo minuto, a costruire sé stesso e le decine di maschere pubbliche con cui il dottor Marcel si presentava alla società: di quelle maschere pubbliche lui andava fiero come si può andare fieri dell’ultima BMW acquistata.

‘Possibile,’ pensava, ‘che il nostro cervello sia in grado di rinnegare a tal punto il passato da coprirlo con una spessa coltre di catrame?’

Eppure era stato così: Marcel aveva completamente e volutamente dimenticato cosa, la persona a cui quella voce apparteneva, avesse rappresentato per lui negli anni dell’adolescenza e della prima maturità.

Il primo pensiero che gli era balenato per la testa era stato quello di di agganciare la telefonata e spammare quel numero, ma una sorta di istinto atavico e innato l’aveva avuta vinta, lasciandolo assolutamente in balia dei ricordi che riaffioravano, quasi fossero pezzi di sughero che riemergevano galleggiando da un passato nebuloso e quei ricordi lo avevano completamente pietrificato tanto da lasciarlo completamente senza parole. In effetti, dietro quel tono morbido della persona che stava dall’altra parte della linea telefonica, si nascondeva per Marcel una vita e dietro quella vita si nascondeva una verità, che per lui era La Verità.

“Cos’è non ti ricordi più chi sono? Oppure anche solo il pensiero di sentirmi è troppo compromettente per il Dottor Lavezzi, stimato cardiochirurgo dell’istituto Humanitas.”

Anche nella provocazione, quella era una voce che profumava talmente di passato remoto che Marcel si era dovuto sedere, sguardo perso nel vuoto, su una delle panchine poco distanti la fermata della metro.

“Ti chiamo perché devo dirti una cosa di tuo figlio!”

“Che cazzo c’entra mio figlio adesso!” sentir pronunciare il nome di suo figlio lo aveva risvegliato di colpo dal torpore dentro cui era piombato.

“Marcel devo vederti; non posso parlartene al telefono. La faccenda è troppo delicata!”

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