Uno sguardo che genera lo spazio necessario per diventare uomo

Questa sera ho visto un uomo che osservava suo nipote con la stessa profondità di sguardo con cui tu mi guardavi da piccolo..e mi sono reso conto che più di tutto di te mi manca quello spazio che eri in grado di creare con quei tuoi occhi “azzurro pazienza” il cui sguardo mi consentiva di esplorare il mondo senza paura delle conseguenze al punto di permettermi di diventare l’uomo che sono senza vergogna.

Perché il titolo “L’incertezza” associato ad un thriller psicologico

L’incertezza è il fil rouge della nostra condizione di esseri umani…nonostante tutti cerchiamo di negarla a noi stessi..
Il concetto stesso di vita, così strettamente legato al concetto di morte è l’elemento principe che segna la natura incerta dell’homo sapiens.

E cosa, più del profilo psicologico si un serial killer, è in grado di andare nelle viscere di questo concetto di “incertezza di vivere” che contraddistingue tutti noi?

Quindi incertezza di capire in primis e poi di esprimere la propria natura;
e poi ancora, incertezza di vivere un amore impossibile..
Il tutto trova una soluzione logica nell’ultima parte del libro quando questa incertezza lascia il posto ad una vera sola consapevolezza..quella della necessità della morte…unica vera regina in grado di dare certezza e sicurezza all’assassino che ritroverà nella consapevolezza della propria fine imminente la tranquillità di aver fatto tutto quello che poteva avendo a disposizione un background cognitivo che si poggia su una infanzia molto complessa che in qualche modo non gli ha dato scampo.
E forse è proprio in questo concetto di incertezza di vivere, come elemento base della nostra condizione di esseri umani..che si annida il bello di tutte le cose..anche di quelle che in apparenza e solo in superficie sembrano drammatiche come la vita e gli atti truci di un serial killer.

Il nuovo romanzo d’amore e amicizia di Giacomo Manini gratis su Kobo

Tre indizi, inseriti sul retro di altrettante cartoline, fanno da sfondo e collegamento tra il passato e il presente di una storia di amicizia, amore e tradimento fra quattro persone unite fin dall’infanzia.

È una storia che parla di un viaggio che dura 20 anni, un viaggio interiore e ai confini del mondo, alla ricerca del vero senso della vita; un viaggio attraverso cui i 4 protagonisti troveranno un significato a tutti gli alti e bassi innanzi a cui la vita li ha posti…perché, cita uno dei protagonisti: “ci vuole più coraggio a lasciare che sia come deve essere, che tentare di cambiare inutilmente il corso degli eventi. Bisogna avere coraggio ogni giorno di spingersi un po’ oltre le proprie capacità, sconfiggendo le proprie paure, perché nascosta dietro questo esercizio di stretching dell’anima, si annida la felicità.”

Il terzo libro di Giacomo Manini è ora disponibile gratis in digital download al seguente link:

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Un amore impossibile

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I 100 libri da non perdere

Siamo delle ostriche: chiusi a pugno nel nostro guscio cerchiamo di farci spazio nel mondo mostrando qualcosa di noi che nemmeno noi stessi capiamo fino in fondo.

Fino a quella mattina, Marcel era uno dei miliardi di ostriche che camminano per le strade ogni giorno sicure di avere una meta da raggiungere.

Sposato, due figli, una di 11 anni e il primogenito di 20 iscritto al primo anno di medicina: proprio come il padre e prima di loro il nonno essere medici faceva parte del DNA della famiglia Lavezzi. Mai nemmeno un minuto speso a pensare che da qualche parte ci potesse essere una vita diversa che li stava aspettando, una vita più ricca di contenuti, piena zeppa di difficoltà da costruirci un’esistenza intera, piena di meravigliosi alti e bassi.

Quella mattina Marcel aveva un appuntamento in centro a Milano molto importante: intanto che procedeva sicuro verso la fermata della linea rossa della metro, dentro di sè percepiva quella tranquillità tipica di chi crede che le cose debbano incedere con moto rettilineo, come sempre era stato. La testa piena di mille appaganti pensieri, tutti più o meno rivolti ad un futuro prossimo o lontano in cui si percepiva sempre più ricco e più potente di quanto non fosse già.

Poi, d’improvviso, lo smartphone si era messo a vibrare: un numero sconosciuto e Marcel indeciso se rispondere o meno.

‘Sarà uno dei soliti call center rompi coglioni’ si era raccontato nella testa intanto che inconsciamente aveva risposto.

”Pronto!” la voce tra lo scocciato e l’incerto.

”Marcel?”

”Si chi parla?” La voce dell’uomo sull’ultima sillaba era calata di tono e intensità perché da qualche parte il suo subconscio gli aveva mandato segnali sinistri provenienti dal suo passato.

”Lo sai chi parla..non fare finta di non saperlo..”

Una goccia di sudore si era staccata dalla fronte di Marcel ed era scesa sullo zigomo sinistro, lasciando una impronta lucida come bava di lumaca sulla sua pelle.

Quella voce proveniente da un passato che lui aveva dimenticato, di colpo gli aveva fatto crollare tutte le sicurezze, distruggendo il guscio dentro cui aveva costruito ogni certezza. 35 lunghi anni passati, minuto dopo minuto, a costruire sé stesso e le decine di maschere pubbliche con cui il dottor Marcel si presentava alla società: di quelle maschere pubbliche lui andava fiero come si può andare fieri dell’ultima BMW acquistata.

‘Possibile,’ pensava, ‘che il nostro cervello sia in grado di rinnegare a tal punto il passato da coprirlo con una spessa coltre di catrame?’

Eppure era stato così: Marcel aveva completamente e volutamente dimenticato cosa, la persona a cui quella voce apparteneva, avesse rappresentato per lui negli anni dell’adolescenza e della prima maturità.

Il primo pensiero che gli era balenato per la testa era stato quello di di agganciare la telefonata e spammare quel numero, ma una sorta di istinto atavico e innato l’aveva avuta vinta, lasciandolo assolutamente in balia dei ricordi che riaffioravano, quasi fossero pezzi di sughero che riemergevano galleggiando da un passato nebuloso e quei ricordi lo avevano completamente pietrificato tanto da lasciarlo completamente senza parole. In effetti, dietro quel tono morbido della persona che stava dall’altra parte della linea telefonica, si nascondeva per Marcel una vita e dietro quella vita si nascondeva una verità, che per lui era La Verità.

“Cos’è non ti ricordi più chi sono? Oppure anche solo il pensiero di sentirmi è troppo compromettente per il Dottor Lavezzi, stimato cardiochirurgo dell’istituto Humanitas.”

Anche nella provocazione, quella era una voce che profumava talmente di passato remoto che Marcel si era dovuto sedere, sguardo perso nel vuoto, su una delle panchine poco distanti la fermata della metro.

“Ti chiamo perché devo dirti una cosa di tuo figlio!”

“Che cazzo c’entra mio figlio adesso!” sentir pronunciare il nome di suo figlio lo aveva risvegliato di colpo dal torpore dentro cui era piombato.

“Marcel devo vederti; non posso parlartene al telefono. La faccenda è troppo delicata!”

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Lettera di una madre a un figlio

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Estratto dal mio ultimo libro “L’incertezza

Bambino mio,
siamo arrivati qui in questo posto tu ed io, come è sempre stato da quando sei nato: tu ed io, sempre vicini! Ci stiamo parlando attraverso questo biglietto non certo per caso ma perché l’energia che a volte si genera tra due persone è tale da essere l’artefice di possibili mondi futuri: questo è uno di quei mondi!
Ti sto scrivendo queste poche righe in uno dei pochi momenti di lucidità che la morfina mi lascia ancora, perché è
nei lunghi periodi di assenza da essa provocati, che sto vivendo la meraviglia di ciò che verrà e che io riesco a
percepire ora solo come repentini e improvvisi lampi di luce che mi danno un grande senso di leggerezza!
La stessa sensazione una donna la prova quando mette al mondo un figlio: in quell’istante, sebbene sia concentrata
sul dolore, è come se si aprisse una porta sull’infinito e da quella porta uscisse la vita. Io questa sensazione ho avuto
la fortuna di viverla due volte: con te e con Maia.
Vai per il mondo, fai le tue esperienze, vivi di luce, di gioia e di urla, ma contornati anche del buio, della tristezza
e del silenzio perché solo così potrai dire di aver veramente vissuto appieno.
Ti affido Maia, stalle dietro: è un a bambina meravigliosa e sebbene abbia solo pochi mesi di vita io ho compreso,
guardandola negli occhi, che sarà una bambina e una donna fragile. Tu dovrai occuparti della sua fragilità,
prendendotene cura.
Con amore
mamma

Scrivere significa destreggiarsi tra i nostri “pensieri lenti e veloci”


Qualche anno fa il premio Nobel Daniel Kahneman, nel suo libro “Pensieri lenti e veloci” che vi consiglio vivamente, ha scritto che tutti noi siamo soggetti all’attività di due veri e propri sistemi di pensiero che hanno caratteristiche molto differenti tra di loro: un sistema 1  e un sistema 2 come li definisce l’autore.

Il sistema 1 è intuitivo, lavora in automatico, con l’autopilota, è molto veloce; è intriso di emozioni e reagisce alle sensazioni che noi proviamo in quanto sistemi aperti all’ambiente. Tutti noi, nella maggior parte delle nostre decisioni più o meno importanti, ci portiamo dietro un vissuto emotivo, dei pregiudizi, dei preconcetti tali per cui quando decidiamo qualcosa, passatemi il termine gergale, lo facciamo “di pancia”, utilizzando proprio il “sistema 1”.

Scrive Kahneman: “il pensiero veloce include sia varianti di pensiero intuitivo, sia le attività mentali interamente automatiche della percezione e della memoria ed è l’artefice segreto di molte nostre scelte e molti nostri giudizi.”

Il sistema 2 invece è molto più lento, è il sistema preposto alla gestione di tutte quelle attività nelle quali dobbiamo sforzarci per trovare la concentrazione giusta al fine di svolgere compiti complessi. E’ un sistema che nella maggior parte dei casi è silente e “a riposo” e si attiva solo quando, sollecitato dal sistema 1, abbiamo la necessità di concentrarci su compiti e situazioni difficili.

Scrive Kahneman: “Le operazioni assai disparate del sistema 2 hanno una caratteristica in comune: richiedono l’attenzione e sono annullate quando questa viene distolta…In tutte queste situazioni bisogna prestare attenzione e si ha un rendimento minore, o nessun rendimento, se non si è pronti o se l’attenzione non è ben indirizzata….Il sistema 2 si attiva appena viene rilevato un evento che viola il modello di mondo cui fa costante riferimento il sistema 1.”

Ma perché, vi domanderete, su un blog di scrittura Giacomo ci riempie la testa con queste nozioni in apparenza molto distanti dal mondo della scrittura?

Perché, caro lettore, la scrittura creativa è prima di tutto una questione di auto-consapevolezza: delle proprie emozioni, di ciò che si prova dentro; consapevolezza anche del modo in cui tutti noi esseri umani funzioniamo…

…e penso che scrivere sia una delle attività nelle quali l’armonia tra il sistema 1, intuitivo e carico di emozioni e il sistema 2 lento e razionale, è l’elemento di cui tutti noi che amiamo la scrittura dobbiamo maggiormente assumere consapevolezza per portare a galla, tra le righe dei nostri racconti, le emozioni dirompenti grazie al lavoro del sistema 1, con l’intento di far provare al lettore lo stesso vissuto emozionale.

Ma per fare ciò nel modo più efficace possibile abbiamo bisogno del “sistema 2” e cioè di tutta la razionalità e la concentrazione necessarie  per rilasciarle nei modi e nei tempi giusti per evitare di renderle troppo banali.

Buona giornata

Giacomo