Parte conclusiva – Ritorno all’ovile

Di seguito le precedenti puntate: Parte 1 Toccare il fondo Parte 2 – Vita di coppia a quattro Parte 3 – Scegliere di essere diversi Parte 4 Una scelta che vale una vita Parte 5 L’incontro Parte 6 Il duplice malinteso Parte 7 L’indizio Parte 8 L’anima gemella Parte 9 È giunta l’ora Parte 10 Incontri che cambiano la vita È il 25 dicembre 2017: la tavola è ricca di vari tipi di cibarie, tutte abbondantemente ricolme di grassi e calorie. Le persone sedute a tavola sono immerse in una felicità che va al di là della convivialità del momento: oltre a vari parenti e qualche amico che sono soliti unirsi ai festeggiamenti in casa di Franca e Tonino, ci sono anche altre due persone che sono giunte inaspettate in quella casa da molto lontano la sera prima: Anna e Paola. Paola, da quando il fratello Gianni era scomparso, non aveva più festeggiato il Natale in famiglia perché erano troppi i ricordi di loro da piccoli durante il periodo delle festività e tanto il dolore che essi continuavano a provocare se stimolati. Le due amiche erano arrivate a Bologna il giorno prima dal Messico dopo 14 ore di volo e tre di treno. All’aeroporto Malpensa, Anna e Paola si erano guardate negli occhi e come se stessero leggendo un copione di cui conoscevano le battute a memoria avevano recitato all’unisono: “Io senza di te non vado da nessuna parte.” E così avevano deciso di proseguire per Bologna col treno. Quel ritorno a casa di Paola per Natale aveva diversi significati più o meno espliciti: il primo e il più importante di tutti era che Paola voleva presentare ufficialmente in famiglia la sua compagna. I genitori erano da molti anni al corrente del fatto che la figlia era omosessuale e questo non aveva mai creato grandi problemi a quella famiglia che faceva dell’apertura di mente la propria spina dorsale: addirittura era la madre che in diverse occasioni aveva chiesto a Paola informazioni sulla sua vita sentimentale, preoccupata di non avere mai visto a fianco della figlia qualcuno che non si potesse annoverare tra la cerchia di amici. Ma lei non aveva mai sentito il bisogno di coinvolgere i famigliari nella sua vita privata perché nessuna delle persone con cui era stata in passato era degna di nota. Ma Anna era Anna e soprattutto, conoscendo i suoi genitori, Paola sapeva che avrebbe donato loro una felicità immensa alla notizia che quella che un tempo era stata quasi una seconda figlia per loro, ora era diventata la sua compagna ufficiale. Dal canto suo Anna aveva una voglia viscerale di rivedere Franca e Tonino: quando era piccola, li considerava come due genitori aggiunti, anzi, in più di un’occasione aveva sentito più affetto per loro che verso i genitori veri. C’era poi un altro motivo che aveva spinto Paola a voler ritornare all’ovile: voleva mettere i genitori a conoscenza del fatto che Gianni era vivo, sebbene l’esito di quella loro sortita a Zihuatanejo non fosse stato positivo.  Fino a quel momento non aveva voluto coinvolgerli, tenendo segreto il motivo di quel suo girovagare per due continenti, per non generare in loro delle false aspettative in merito ad un evento che aveva più probabilità di insuccesso che di riuscita; non voleva che ripiombassero in quella melmosa forma di apatia che li aveva colpiti dopo che Gianni era scomparso e di lui non si erano più trovate tracce. Il viaggio a Zihuatanejo non era proprio andato come si aspettavano: avevano sperato una volta giunte in Messico, di essere arrivate alla fine di quella sorta di caccia al tesoro davanti a cui le aveva messe Pietro, ma nulla di concreto era emerso da quel girovagare. Erano atterrate all’aeroporto di Ixtapa dopo un volo con scalo a Città del Messico proveniente da Madrid e in taxi si erano recate direttamente all’indirizzo indicato sulla cartolina che aveva consegnato loro il proprietario del Bi-bi Restaurant un paio di giorni prima. Gianni abitava in un condominio moderno sito sul lungomare di Zihuatanejo: all’entrata, il portiere aveva informato le due donne che lui e l’amico grande e grosso che stava con lui da un paio d’anni, era qualche mese che non si vedevano e in quel frangente aveva consegnato loro una cartolina. Anna e Paola si erano sedute sui tre scalini proprio fuori dall’entrata del condominio alquanto sconsolate, ma comunque curiose di capire se quel gioco avrebbe prima o poi avuto una fine. Si erano per un attimo guardate negli occhi e in quello sguardo avevano trovato la reciproca consapevolezza di voler andare fino in fondo perché ne sarebbe valsa comunque la pena. Sul retro della cartolina una citazione: la calligrafia era, ancora una volta, quella di Pietro: ‘Ho attraversato mari, ho lasciato dietro di me città, ho seguito le sorgenti dei fiumi e mi sono immerso nelle foreste. Non ho mai potuto tornare indietro, esattamente come un disco non può girare al contrario. E tutto ciò a cosa mi stava conducendo? A questo preciso istante.’                                                                        Jean-Paul Sartre Sul fronte della cartolina, una foto di Enrico Fermi, il famoso scienziato premio Nobel italiano. Il pranzo di Natale in casa dei genitori di Paola si è appena concluso: Anna per la prima volta dopo tanti anni si sente parte di una famiglia che l’abbraccia fisicamente e emotivamente con attenzioni piccole e grandi che le fanno un gran bene all’anima. Guarda Paola alla sua sinistra: sta ascoltando il padre che racconta ad amici e parenti la stessa storia sentita decine di volte in quelle rimpatriate, quella di lui che una domenica si era fermato in autostrada a fare benzina ed era ripartito dimenticandosi la moglie in autogrill. Anna scorge nello sguardo di Paola una nota di ammirazione per quel genitore che in modo morbido e intellettualmente onesto non ha mai giocato a indossare una maschera coi figli, perché non gli è mai interessato fare la comparsa nel teatro degli imbecilli. Se ripensa alla propria vita, non pensa più di aver commesso degli errori in passato, ma quei momenti che un tempo lei aveva voluto dimenticare perché facevano troppo male, ora li percepisce come semplici tappe di un viaggio che l’ha portata lì, a casa dei genitori di Paola e sente che quella è la miglior cosa che le potesse capitare. Ripensa alla citazione che Pietro ha lasciato sulla cartolina: ‘è vero,’ riflette, ‘tornare indietro non è possibile; bisogna solo avere fiducia nel fatto che per quanto contorto possa essere il viaggio, alla fine ogni cosa andrà per il verso giusto.’ Si sente felice, appagata, realizzata eppure se ci pensa, è la prima volta, nella sua vita da adulta, che non sa cosa le succederà domani, ma poco importa perché tutto ciò che conta è ‘questo preciso istante’ e tutti i singoli ‘precisi istanti’ che verranno. Mette la mano su quella di Paola e la stringe con delicatezza: l’amica si gira e la guarda dritta negli occhi. “Andiamo a farci un giro? Ti va?” “Si, ho voglia di rivedere i luoghi che abbiamo vissuto quando eravamo ragazzi.” Paola si fa prestare la macchina dalla madre e insieme ad Anna cominciano un tour per i luoghi che un tempo erano solite frequentare insieme agli altri due componenti del gruppo di amici: sembrano due pellegrine intente a fermarsi nei luoghi di culto sulla via del cammino di Santiago. Mentre con la macchina passano da un posto all’altro, si divertono a ricordare gli eventi più o meno importanti che hanno vissuto in quei posti: in alcuni momenti ridono come pazze, in altri si commuovono. Anna non ha nostalgia, anzi rivive quei momenti nella memoria con grande serenità d’animo perché è consapevole che ciascuno di quelli ha rappresentato una tappa fondamentale che l’ha condotta lì dov’è ora, in quel preciso istante. Tra un ricordo e l’altro, la macchina giunge in prossimità del liceo che avevano frequentato i 4 amici: Paola sta imboccando la strada che porta sul retro dell’istituto Enrico Fermi. Sono ferme al semaforo pedonale a 200 metri circa dalla scuola, quando Anna, voltando la testa verso destra rimane come folgorata da un’immagine. “Accosta Paola! Accosta!” La voce è carica d’urgenza e di stupore. “Cos’hai visto Anna un fantasma?” Le domanda Paola e mentre parla, gira anche lei la testa verso destra rimanendo di stucco. A una ottantina di metri, nella parte del parco più lontana dalla strada, un uomo seduto su una panchina: ha l’aria serena e rilassata. Anna e Paola scendono dall’auto e con passo deciso e un po’ concitato si dirigono verso l’uomo. Quando le due donne sono a una quarantina di metri, lui si gira, le fissa e sorride. Anna comincia a correre e quando è a un paio di metri da Pietro fa un balzo e gli salta letteralmente al collo. Piange per lo stupore, la felicità, il rammarico per quello che successe tanti anni prima e il desiderio di vivere per sempre vicino a quel pezzo fondamentale della sua vita. Pietro la scosta dolcemente da sé prendendola con entrambe le mani da sotto le ascelle, non certo perché lo infastidisca riabbracciare sua sorella dopo due decenni, piuttosto perché ha bisogno di guardarla negli occhi. Lo sguardo dei due fratelli si incrocia e in un istante ritrovano l’armonia perduta anni prima. Nel frattempo ai due si è aggiunta anche Paola che avvolge Pietro, per quello che riesce, vista la mole, cingendolo con le braccia attorno all’enorme vita. “Che senso ha avuto Pietro farci girovagare per mezzo mondo?” Paola sta stringendo con forza le braccia attorno a Pietro, come se avesse paura di perderlo di nuovo. “Ha avuto il senso di una vita Paola! Se io avessi provato a contattarvi direttamente chiedendovi di incontrarci, la banalità di quel mio gesto vi avrebbe portato a interpretare quel momento con gli occhi carichi di passato e probabilmente senza nessuna aspettativa per il futuro. Io invece volevo ardentemente generare il pathos che solo l’attesa di qualcosa è in grado di stuzzicare: nel viaggio che avete intrapreso seguendo gli indizi, avete dato nuova luce al nostro passato insieme, perché eravate cariche delle aspettative per qualcosa che sarebbe potuto accadere nel futuro: il nostro incontro, senza avere al contempo la matematica certezza che esso si sarebbe verificato. È la magia di quell’incertezza rispetto a ciò che potrebbe accadere, a generare la forza della vita e se ci riflettete per un attimo, la nostra separazione tanti anni fa, al di là dei motivi estemporanei che l’hanno generata, è stata causata da un solo elemento: tutti quattro, per un motivo o per un altro, non riuscivamo più a sognare un futuro insieme.” Pietro smette di parlare: ha finito quel suo lungo sermone e per un attimo Paola sorride al pensiero che per quanto sia cambiato nell’aspetto e anche nei comportamenti di base, in fondo rimane sempre quel Pietro di 20 anni prima: il mentore e la mente pensante del gruppo. Su quel pensiero fugace che avvolge la mente di Paola, si innesta la percezione di un suono: proviene dalla sinistra rispetto a dove si trovano ora i tre amici. Da dietro un muretto che separa il parco da un’area gioco attrezzata per i bambini, i 3 sentono la voce di una bambina: “Papà vieni, torniamo dalla zio Pietro!” Anna e Paola si scostano di poco da Pietro, a sentire quella voce e i contenuti che essa sta veicolando. Si girano entrambe verso il cancelletto che collega l’area giochi al parco e in quel frangente una bambina sbuca da dietro il muretto: avrà si e no 6 anni ed è vestita con abiti sgargianti, dagli abbinamenti di colore azzardati. Dietro la bambina uno spilungone quasi cinquantenne con folti capelli sale e pepe sparati in aria da chili di gel: è intento a guardare le foglie cadute sull’erba, assorto come un tempo tra le sue mille indecisioni: alza lo sguardo e appena incrocia quello di Paola e Anna, si blocca sbalordito. Attimi di attesa congelano i quattro amici di un tempo ognuno sulle loro posizioni. Sembra si stiano studiando per capire quale sarà la prossima mossa e soprattutto chi la farà per primo e in quell’attimo di attesa che pare durare un eternità, la bambina corre dal padre, lo prende per mano e strattonandolo con una forza che sembra non poter appartenere a un corpicino così fragile, lo tira fino a riuscire a prendere, con l’altra sua manina, le dita di Anna. Quel collegamento che si crea tra i due amici di vecchia data attraverso la bambina, racchiude in sé una energia dirompente: è come se il passato e il futuro si stessero fondendo lì, il giorno di Natale dell’anno 2017, 20 anni dopo la loro violenta separazione. Anna si accuccia piegando le ginocchia fino a incrociare lo sguardo della bambina; con fare gentile le scosta con l’indice della mano destra una ciocca di capelli neri come la pece che le è caduto da sotto il berretto di lana col pompon. “Ciao bella bambina” una lacrima striscia lentamente sulla sua guancia sinistra; “come ti chiami?” La voce di Anna è dolce, cerca il più possibile di far percepire alla piccola quanto il suo cuore sia pieno di gioia per quel momento inaspettato. “Mi chiamo Anna” la voce sottile della bambina lascia le due donne impietrite. In quel nome che Gianni e Marisol hanno dato a loro figlia, si racchiude il senso degli ultimi 20 anni di separazione dei quattro amici. “Queste sono Paola e Anna, le tue zie!” La voce di Gianni arriva alle corde della coscienza di Anna generandole dentro una piacevole eco di sentimenti; non ricordava più quanto le piacesse quella voce che fin da ragazzo si appoggiava così tanto sui toni bassi. Si rialza e di colpo Gianni è lì davanti a lei, a poco meno di mezzo metro, come quel pomeriggio di tantissimi anni prima seduti ai tavolini del vicino bar da Iole quando, tra mille emozioni contrastanti e tanta paura di rovinare tutto, si erano scambiati il secondo loro bacio, quello che aveva sancito l’inizio della loro relazione. Si guardano intensamente e in quello sguardo entrambi percepiscono tutte le sofferenze su cui hanno costruito la loro vita. Sono due viaggiatori che dopo aver fatto un pezzo di strada insieme, si sono spinti ai confini di due mondi completamente all’opposto: non hanno bisogno di raccontarsi nulla perché tutto quello che c’è da sapere è racchiuso in quell’attimo carico del loro passato e di tante aspettative per un futuro che è proprio lì in mezzo a loro: la piccola Anna, il più importante progetto di vita a cui un essere umano possa sperare di prendere parte nel proprio cammino. Pietro e Paola si avvicinano ai due amici: tutti quattro si prendono le mani a formare un cerchio, la piccola Anna in mezzo. Quel cerchio fatto di braccia e di corpi è l’atto che suggella di nuovo l’unione dei 4 cavalieri della tavola rotonda. Lì nel mezzo c’è il loro presente e il loro futuro: sentono il desiderio di proteggere Anna  e farla crescere nel migliore dei modi e in quel frangente a tutti quattro contemporaneamente viene un pensiero: ‘nulla nella vita è sprecato e per quante difficoltà una persona debba superare, ne vale sempre e comunque la pena.’ Si abbassano insieme all’altezza del volto della bambina e avvolgendola coi loro sguardi di un amore che non ha confini, si rivolgono a lei: “Sempre insieme, qualunque cosa succeda?” “Sempre insieme” risponde la piccola Anna tra consapevolezza e inconsapevolezza.

FINE

Parte 6 Il duplice malinteso

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Parte 1 Toccare il fondo

Parte 2 – Vita di coppia a quattro

Parte 3 – Scegliere di essere diversi

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Parte 5 L’incontro

Anna è seduta sul sedile posteriore dell’auto in un pomeriggio inoltrato di Maggio, a fianco a lei Paola; Gianni e Pietro occupano i sedili anteriori, Gianni è alla guida.

Hanno lasciato Bologna da circa quaranta minuti e dal momento in cui sono saliti in auto nessuno ha proferito parola; l’aria è pesante e quella spensieratezza che aveva unito i quattro un tempo, ora è solo un debole ricordo. Ognuno è assorto nei propri pensieri, buona parte dei quali riguardano qualcuno degli altri tre; covano sotto la cenere una serie di rancori incrociati che non aspettano altro che una scintilla per esplodere. Sono come quattro mine vaganti pronte a brillare al minimo tremore dell’ambiente circostante.

Anna sta riflettendo e scandagliando le relazioni che ha con gli altri tre componenti del gruppo: non prova nessuna forma di nostalgia per quanto avevano e quanto hanno perso, ma solo una asettica curiosità di capire quale fosse il collante che li ha tenuti così uniti per poco meno di vent’anni. In alcuni momenti ha pure provato a sforzarsi di rimettere insieme i pezzi sparsi della loro storia che sente non appartenerle più, ma appena si è trovata davanti, a turno, uno dei tre amici, quella buona volontà di provare a ricucire qualcosa, si è annegata nel mare dei rancori e  dei sensi di colpa.

Lei stessa, se si guarda dentro non è più quella di qualche mese prima: sono cambiate tante cose e la vicenda con Claudio Zanetti, il consulente con cui aveva avuto quella serata di trasgressione totale, ha definitivamente sancito la fine di ciò che Anna era stata in passato. Nei giorni successivi a quella vicenda, aveva attraversato dei momenti di totale confusione: non si riconosceva più e non aveva ancora capito che piega avrebbe preso la sua vita in futuro. Pian piano che i giorni passavano, quel senso di smarrimento e vuoto interiore, aveva lasciato il posto a un indurimento generale del suo modo di affrontare la vita e trattare gli altri. È diventata molto più impaziente verso le situazioni di indolenza e indecisione delle persone che si trova innanzi, Gianni in primis e quando qualcosa non va come lei desidera, si fa prendere da scatti di rabbia che la trasformano emotivamente e fisicamente. Anche i lineamenti si sono induriti, probabilmente anche a causa di un dimagrimento notevole che l’ha coinvolta negli ultimi mesi. Questo cambio importante nella vita di Anna è dovuto anche all’uso della cocaina: dopo la serata passata con Zanetti infatti, ha iniziato a farne uso con sempre più frequenza e questo contribuisce a far emergere il suo lato aggressivo e poco disponibile. Oramai sente che la strada imboccata è a senso unico: non può più tornare indietro ma solo spingere l’acceleratore a fondo guardando avanti.

Osserva il paesaggio fuori dal finestrino perdere nitidezza di contorni con l’aumentare della velocità dell’auto e ripensa a quella mattina, qualche mese prima, quando si è dovuta recare in ospedale per il raschiamento che avrebbe posto la parola fine su quella gravidanza inaspettata e indesiderata. Per un momento, dopo aver saputo di essere rimasta incinta, aveva pensato di tenere il bambino: in fondo, si era detta tra sé, quante ragazze madri ci sono a questo mondo che crescono i figli senza avere vicino la componente maschile? Ma poi quel pensiero aveva lasciato il posto ai timori di perdere ciò che aveva e ciò che in futuro avrebbe potuto diventare immolandosi completamente alle richieste del padre/padrone. Era più forte di lei: sentiva il desiderio di fare soldi, diventare ricca e potente come e più di quanto non lo fosse il padre e stava capendo che sarebbe stata disposta a tutto pur di non perdere quella occasione. Il denaro e il mondo che stava attorno ad esso erano gli unici aspetti per cui lei era disposta a fare sacrifici e scendere a compromessi; tutto il resto poteva essere cestinato. Questi erano stati i pensieri che l’avevano spinta ad abortire quella mattina, dopo alcuni giorni passati nell’angoscia dell’indecisione.

C’era poi un altro aspetto che prendeva i pensieri di Anna quel pomeriggio dentro l’auto che li stava conducendo a Ravenna al matrimonio di un amico comune: da quella mattina che aveva aperto il proprio cuore al fratello Pietro raccontandogli tutto quello che era successo con Zanetti, lo odiava. Lo odiava in primis perché la reazione che lui aveva avuto al racconto di quella sua serata sfrenata, pensava fosse la causa delle decisioni che lei aveva preso nelle settimane successive. Al fratello gli addossava la responsabilità per essersi fatta prendere completamente dalla droga. Lo colpevolizzava inoltre di averle fatto prendere la decisione di abortire e lo detestava perché di fronte a una sorella che gli aveva aperto il cuore con onestà, lui si era più preoccupato per Gianni e per il gruppo di amici. Anna pensava che sarebbe bastato che Pietro l’avesse stretta in un abbraccio infinito quella mattina, rassicurandola che tutto sarebbe andato bene, per farle riacquistare fiducia in sé stessa e forse tutto quello che era stato, avrebbe ripreso vigore.

Sentiva rancore anche nei confronti degli altri due amici e verso sé stessa: quello che c’era stato tra di loro in passato aveva deformato tutte le sue percezioni in fatto di scelte prese e da prendere. Quell’aborto, ora seduta lì in quella macchina con tre persone a cui era stata legata in modo fraterno e che ora non riconosceva più come tali, era anche e soprattutto la conseguenza di un senso di colpa che la corrodeva dentro in silenzio: da subito aveva considerato quanto successo con Zanetti un atto di tradimento verso gli amici più che verso il fidanzato e quel senso di colpa l’aveva spinta ad abortire per evitare che il gruppo dei quattro si sfaldasse.

Era una vita che ognuno dei componenti dentro a quel gruppo prendevano decisioni più o meno importanti facendosi guidare solo ed esclusivamente dal timore che l’amicizia si sarebbe potuta rompere. E questo aveva condizionato enormemente la la loro vita.

L’unica che in apparenza sembrava non essersi fatta traviare dal preservare il gruppo di amici era Paola che, con quella sua calma proverbiale e quell’equilibrio che sembrava avere radici orientali, non aveva mai rinunciato a se stessa.

Comunque questa forma di vita in comune con gli altri tre, Anna non la sopporta più: ha bisogno di prendere le decisioni pensando solo ed esclusivamente a sé stessa e poco importa se queste hanno degli influssi negativi sul gruppo; in poche parole, ha bisogno di riappropriarsi della propria vita.

E poi c’è Gianni: con lui le cose non andavano più come un tempo da mesi e ora, guardandolo lì intento a guidare, con quei suoi modi un po’ goffi e indecisi di affrontare ogni cosa, non comprende più quale sia stato l’elemento principale che l’aveva attratta di lui. L’unica certezza che ha, è che non lo ama più: nelle ultime settimane lui, com’era ovvio che fosse, aveva tentato più volte di fare l’amore, ma lei si era sempre negata. Di quella forma di sesso da fidanzati non le interessava più nulla: quel suo lato aggressivo da dominatrice sentiva appartenerlee percepiva che quella era la sua porta di accesso alla vita di domani. 

Infine Paola: le cose si complicano un po’ quando pensa a lei. In realtà è consapevole che entrambe, lei e l’amica, hanno lasciato in sospeso un argomento dopo quel pomeriggio di qualche anno prima alle Canarie, ma quello è un aspetto della sua vita che lei proprio non sa come affrontare e soprattutto, visto il desiderio che ha di entrare in certi ambienti che profumano di soldi e di potere, svelare la propria omosessualità, potrebbe essere deleterio per il suo futuro. È vero, è un atto di codardia, ma è espresso per raggiungere un obiettivo più importante. Ora, nella sua vita, non c’è spazio per una relazione, oltretutto un amore lesbico che nascerebbe all’insegna delle complicazioni e del dover dare spiegazioni a tutti, in prima battuta a suo padre.

Ha bisogno di semplificarsi la vita: non vuole avere inutili pesi e rotture di scatole. Paola è lì; la percepisce come qualcosa di sospeso nel tempo, quasi l’avesse congelata per tirarla fuori dal congelatore se un domani ne avrà bisogno. Di lei si fida ciecamente e soprattutto la stima e la rispetta per aver taciuto quanto successo tra loro due e non averle mai fatto pressioni di nessun genere, nonostante capisca che per lei non deve essere stato facile e per questo la rispetta e la stima ancora di più. Non vuole assolutamente riconoscere a sé stessa che le vuole bene, perché aprirsi a quel tipo di sentimenti nei suoi confronti, significherebbe aprire una breccia su una voragine dentro cui potrebbe perdersi facilmente.

Si gira a guardare l’amica seduta di fianco a lei; è incredibile quanto sia in grado di essere serena e felice in ogni situazione, anche in un’occasione come quella, nella quale la tensione fra i quattro è talmente densa da potersi tagliare con un coltello.

In realtà Paola è comunque molto rammaricata nell’animo: è brava ad incassare e nel tempo a farsene una ragione, ma la vicenda con Anna le ha fatto passare non poche notti insonni. Non prova rancore verso l’amica: ci è passata anche lei per quel tipo di indecisioni che riguardano la propria natura sessuale e sa che possono rappresentare degli scogli insormontabili, soprattutto quando si ha un padre come quello di Anna e una madre completamente alla mercé di un despota che vuole sempre prevaricare su tutto e tutti. È difficile affrancarsi da quel tipo di situazioni, oltretutto quando lo stesso padre è colui che ti può aprire le porte di un’arena fatta di soldi e potere. All’inizio aveva provato un misto di rabbia e invidia nei confronti di Gianni ma poi, col passare del tempo, il bene fraterno che prova e quella sua aria da eterno bambino, avevano sciolto ogni forma di rancore nei suoi confronti e ora, anzi, soffriva pure a vedere il fratello starci male per quel cambio di comportamenti molto marcato che Anna sta dimostrando nei suoi confronti. Tutto sommato Paola ora sente che la sua vita sta prendendo la piega giusta, sebbene non sia la piega che lei avrebbe desiderato, ma è consapevole che bisogna lasciare andare le cose come devono andare.

Nella parte anteriore dell’auto le cose per i due maschietti sul fronte pensieri negativi e rancori non vanno molto meglio.

Gianni è praticamente uno zombie da quando ha percepito che Anna è uscita dalla sua sfera di influenza. Continua a pensare e ripensare dove e quando ha fatto qualche passo falso che li ha condotti su quel binario morto della loro relazione; non riesce proprio a uscire da quell’impasse di pensieri. Le ha chiesto più volte di dirgli tranquillamente se nella sua vita c’è un’altra persona, ma lei continua a negare e a fargli presente, non senza qualche insulto di mezzo, che il motivo della loro crisi è dovuta ad altro che però non si è mai degnata di specificare. Gianni tra le altre cose non può più nemmeno contare sulla spalla amica e fidata dell’amico Pietro: quando in passato le cose con qualche ragazza per lui non si erano messe bene, Pietro gli era a fianco a dispensare consigli con aria decisa e maestra. Ma è qualche mese che, quando Gianni prova anche solo ad accennare ai problemi che ha con Anna, Pietro si defila completamente dal discorso e in alcune occasioni è pure scappato pur di non affrontare l’argomento. Gianni non capisce quel comportamento dell’amico: è vero che Pietro è fratello di Anna e potrebbe non avere voglia di immischiarsi, ma considerando l’affiatamento che c’era fra di loro un tempo, gli sembra un comportamento comunque molto strano e alquanto eccessivo nei suoi confronti. Tra le altre cose, mentre un tempo il loro rapporto era sempre stato all’insegna della presa in giro e della spensieratezza e loro su quello avevano tessuto le fila di un’amicizia spontanea e spassosa, ora a Gianni sembra di parlare con un bacchettone settantenne da tanto pomposo e viscoso è il modo di colloquiare dell’amico. Non ha più voglia di stare allo scherzo e in alcune occasioni Gianni ha cercato pure una scusa per evitare di doverlo sopportare oltremodo tanto è pesante nei suoi modi di esprimersi.

I pensieri di Pietro, a fianco, sul sedile del passeggero, sembrano viaggiare all’unisono con quelli di Gianni: l’argomento infatti è lo stesso e cioè Anna. Mentre Gianni è completamente in balia dei suoi pensieri perché non riesce a capire quella ritrosia della ragazza, Pietro lo è perché sa fin troppo di quello che ha combinato la sorella ultimamente e questo gli genera un senso di colpa micidiale nei confronti dell’amico fraterno. È talmente combattuto tra tenere la parte alla sorella non svelando quanto lei gli ha detto mesi prima da un lato e, dall’altro, cedere al bene che sente nei confronti dell’amico, raccontandogli ogni cosa, che preferisce quasi non frequentare più Gianni per evitare di stare male ogni volta. E questo aspetto gli sta provocando un dolore all’anima insopportabile perché conosce l’amico e sa che proprio ora avrebbe bisogno di averlo accanto.

Nei confronti di Anna invece prova un odio smisurato: non la considera quasi più sua sorella e ogni volta che lei apre bocca, lui interviene intromettendosi con modi rudi e volgari giusto per il piacere di farla arrabbiare. Ad averlo così infastidito di Anna non è stato ciò che ha fatto, bensì il fatto che lei ha generato tutto quel casino per legare l’asino dove vuole il padrone e il padrone in quel caso è il padre. L’odio che provava e prova per il padre ora lo ha esteso anche alla sorella che a lui sembra sempre più simile, nei modi di fare e pure nelle fattezze, a quel gerarca nazista del genitore.

È vero, come gli ha rinfacciato Anna mesi prima durante quella conversazione, lui ha combinato un gran casino quel giorno di qualche mese prima appiccando l’incendio doloso in azienda dal padre, ma per quel casino sta pagando quello che deve pagare e non si è di certo venduto ai soldi del genitore per comodità. 

I pensieri di Pietro inoltre sono molto confusi per via della probabile condanna che di lì a poco vedrà pendere sulla sua testa: ha parlato ultimamente con il suo avvocato il quale gli ha riferito di prepararsi al peggio, visto anche la reazione inaspettata avuta dal padre a quel suo gesto idiota di qualche mese prima.

“Parcheggia lì Gianni, sul prato, anche se dobbiamo fare due passi a piedi non fa nulla!”

L’auto coi quattro a bordo è giunta al luogo dove si svolgerà il matrimonio.

“Per te non farà nulla! Noi abbiamo i tacchi e camminare sull’erba non è per niente facile!” Anna risponde al fratello con un tono così sgarbato che Paola impercettibilmente le tocca un braccio come per trattenere quella sua irruenza. In quel frangente Anna guarda l’amica con fare truce: sembra che non voglia essere contraddetta da nessuno; è come se avesse un fuoco dentro che arde e la fa scattare per ogni piccola cosa.

“Va bene calmatevi voi due!“ Risponde Gianni facendo il pacificatore, “ora vi accompagno con la macchina fino davanti all’entrata e poi, se non trovo posto, vengo a parcheggiare qui.”

Il matrimonio si tiene nel parco di una delle ville più antiche del territorio ravennate, una residenza con 400 anni di storia alle spalle, completamente immersa nel verde, che affittano per festeggiare matrimoni di lusso.

Gianni ha lasciato i tre amici davanti alla porta di ingresso ed è andato a parcheggiare l’auto poco distante; quando entra all’interno del parco della villa, rimane sorpreso dal fatto che nessuno degli amici si sia fermato ad aspettarlo. Ancora scocciato da quella mancanza di rispetto nei suoi confronti, scorge Pietro poco distante sulla destra dell’entrata, vicino al tavolo degli aperitivi: è intento a parlare con una ragazza. È tipico suo pensa: appena arriva in un luogo che non conosce, deve marchiare il territorio come fosse un cagnolino che fa la pipì sugli alberi tutt’intorno. Ha bisogno di generare più contatti sociali possibili, meglio se con esponenti del sesso femminile.

Gianni si avvicina al tavolo degli aperitivi e si mette proprio dietro la ragazza con cui Pietro si sta intrattenendo e siccome questa, sebbene lui le stia appiccicato al sedere come fosse un francobollo, non vuole capire che se ne deve andare perché ha un’urgente bisogno di parlare con l’amico, le spara in faccia un:

“Senti, ci sono un milione di ragazzi alla festa, molto più carini del mio amico qui, credo tu meriti di meglio!” E con la mano la sposta letteralmente di lato; ha urgente bisogno di parlare con Pietro.

“Non sei stato carino con Sonia.” Lo rimprovera Pietro a voce alta.

“Ma che cazzo me ne frega di quella lì; ora tu mi dici che cazzo hai con me da qualche mese a questa parte!” Gianni è concitato e quello stato d’animo si percepisce nell’urgenza e nella trivialità che mette in ogni parola.

Nel frattempo è pure arrivata Paola.

“Ohh ma sei impazzito? Ti sei mangiato un fungo allucinogeno nel tragitto dal parcheggio a qui?” Pietro vuole cercare di far finta che tutto sia come un tempo e che quelle siano solo fantasie distorte di Gianni, ma un leggero tremore nella sua voce dimostra quanto lui ci stia male per quello che sta tenendo dentro.

“Che succede ragazzi? Qual è il problema adesso? Una volta voi due eravate inseparabili e ora sembra che veniate da due pianeti diversi da quanto uno è estraneo all’altro.” Paola prova a inserirsi nel discorso per fare da paciere.

“Tu Paola devi stare fuori da certe faccende che ci riguardano, hai capito?” Le risponde scorbutico Gianni.

“Ah sì, se la metti così Gianni hai proprio ragione me ne devo stare fuori da certe situazioni!”

La nonchalance di Paola in alcuni frangenti è micidiale per quanto riesce a mantenere la calma in situazioni nella quali altri reagirebbero bruscamente.

I due vedono Paola allontanarsi con passo leggero e Gianni torna alla carica con ancora più energia in corpo di prima:

“Pietro non prendermi per il culo: ti conosco da troppo tempo per non percepire che c’è qualcosa che non va con me!”

Gianni sta mettendo l’amico all’angolo; questa volta ha deciso di andare fino in fondo a costo di rimetterci l’amicizia, ma deve capire che cosa sta succedendo a loro quattro e a Pietro in particolare.

“Non te la devi prendere con me Gianni, prenditela con la tua ragazza va bene?” Pietro sta alzando la voce, lui che ha sempre fatto della arte retorica recitata con fare gentile la spina dorsale del suo modo di essere, ora sta perdendo le staffe.

“Che cosa c’entra ora Anna? Stai parlando a vanvera tu, ora?”

“Niente affatto Gianni, non sto parlando a vanvera, ma non ho nemmeno voglia di parlare con te di una cosa che riguarda voi due, tu e Anna! Non mi puoi costringere a parlare se non voglio farlo.”

Questa inaspettata risposta di Pietro, con tono grave e alquanto alterato, fa innervosire ancora di più Gianni:

“Che cazzo significa che non vuoi raccontarmi cos’è successo? Noi ci siamo sempre raccontati tutto Pietro, tutto!”

Gianni è concitato e in parte disperato perché lentamente sente la sua vita andare in frantumi: prima la fidanzata e amica da una vita; ora anche il suo amico fraterno.

“Che cosa ti ho fatto dimmi, per meritarmi la tua freddezza, soprattutto in un momento così complesso della mia vita?”

Quelle parole attivano le emozioni di Pietro al punto che, non sapendo più come uscire da quella situazione insopportabile, scappa più veloce che può da quella morsa verbale dentro la quale lo aveva stretto Gianni, lasciando l’amico immobile, lì in mezzo a decine di persone di cui conoscerà il 10%, con un bicchiere di prosecco in mano e la mandibola inferiore crollata come fosse un bracco che ha appena visto una allodola nel prato adiacente.

Dopo qualche istante di totale annebbiamento mentale, si riprende, appoggia il bicchiere ancora pieno sul tavolo e si mette alla ricerca frenetica di Anna: interroga tutti quelli che incontra e che conoscono entrambi, per sapere se l’hanno vista. Sembra un toro dentro l’arena, da tanto il suo incedere è concitato e furibondo; gli occhi sono fuori dalle orbite e sta assumendo un andatura rude e sgraziata tanto gli grava sul petto la necessità di sapere cosa sia successo alla fidanzata. Si alternano nella sua testa un milione di pensieri, tutti di natura negativa, che contribuiscono a far montare in lui un misto di ansia, paura e rabbia esplosivi.

Gli invitati che incontra lo guardano quasi fosse pazzo e probabilmente in quel frangente una vena di follia momentanea si è insinuata fra i suoi pensieri sani: non sta più rispondendo di sé, sente i battiti del cuore accelerare per ogni persona che incontra che non sa dirgli dove si trovi Anna.

Si sta recando verso la villa per cercare tracce di lei all’interno, quando si sente tirare per la giacca da dietro: si gira in modo così concitato che Paola pensa le voglia sferrare un pugno sul viso.

“Fermati fratello, fermati! Ti prego!”

Paola pensa che tutta quella folle corsa di Gianni, sia dovuta al fatto che Pietro, messo a conoscenza dalla sorella Anna in merito a quanto successo tra loro due quel pomeriggio nella stanza alle Canarie, gli abbia raccontato ogni cosa pervaso dai sensi di colpa.

“Fermati, ti prego! Posso spiegarti ogni cosa Gianni!”

Oramai il malinteso ha preso forza e da lì non si può più tornare indietro.

“Spiegarmi cosa Paola, spiegarmi cosa ? Cazzo!”

Gianni è sempre più agitato al pensiero che anche Paola sappia tutto e l’unico pirla a non essere al corrente di una cosa che lo riguarda è  proprio lui.

“E’ nato tutto per caso quel pomeriggio di cinque anni fa quando ci recammo alle Canarie.”

Gianni è in totale stato di confusione e le parole della sorella non stanno contribuendo certo a fare chiarezza.

“Vieni al dunque Paola!” Urla: la gente lì attorno lo osserva con fare incuriosito.

“Quello che è successo non è stato un semplice incontro di sesso, ma dietro c’era e c’è un sentimento profondo.”

Gli occhi di Gianni si sgranano: sta cominciando a capire qualcosa di quella storia intricata ma è talmente incredulo da essere quasi inebetito.

“Ma sentimento di cosa verso chi Paola? Cosa cazzo mi stai raccontando?”

In quel frangente Paola capisce che sono entrambi vittima di un malinteso e che Pietro non aveva raccontato nulla in merito alla storia che avevano avuto lei e Anna anni prima, ma oramai è troppo tardi, da lì si può solo avanzare.

“Gianni, io e Anna 5 anni fa abbiamo fatto sesso in quella quadrupla alle Canarie, intanto che tu e Pietro eravate in spiaggia!”

Paola ha vomitato quelle poche parole di getto, come se la velocità con cui le ha espresse facesse diminuire agli occhi di Gianni la gravità di quella confessione. Il fratello è immobile, a pochi passi da Paola, braccia penzolanti lungo il corpo: sembra un palloncino che si sta sgonfiando, man mano che la consapevolezza prende il controllo delle sue emozioni. Si lascia cadere in ginocchio sotto gli sguardi sempre più incuriositi dei presenti, alcuni dei quali si avvicinano per sincerarsi che stia bene. Paola gli si avvicina e piangendo gli prende la testa fra le braccia; lui non contraccambia l’abbraccio, le braccia ferme immobili lungo i fianchi quasi a fare da seconda pelle al corpo inginocchiato.

“Scusami tanto fratello mio, scusami tanto per quello che ho combinato!”

Lacrime amare scendono copiose rigandole il viso e inumidendo i capelli di Gianni che sembra ad ogni istante che passa sempre meno presente.

“Gianni parlami, dimmi qualcosa ti prego!”

Anche Paola adesso sta alzando la voce: è disperata, come se di colpo si rendesse conto del male che ha provocato a quel fratello con cui ha sempre condiviso ogni cosa, come se fossero dello stesso sesso. Fin da bambina, sebbene fosse due anni più piccola di Gianni, aveva sentito dentro un desiderio spontaneo di proteggerlo e di amarlo quasi fosse delicato e fragile come ceramica e ora era lì avvolta nel suo dolore per essere stata la causa della distruzione di tre rapporti contemporaneamente: quello tra loro due, quello tra  lui e Anna e infine la causa della distruzione dell’amicizia di tutti quattro.

“Da te non me lo sarei mai aspettato, non me lo sarei mai aspettato!” Le parla con un filo di voce: tutta l’energia che si sentiva in corpo fino a pochi minuti prima è evaporata. Le orecchie gli fischiano, tutto sembra girare vorticosamente intorno al suo corpo; a sprazzi gli sembra pure di non ricordare nemmeno dove si trovi. Scosta la sorella da sé con le ultime forze che gli sono rimaste in corpo.

“Mi fai schifo! Ma non per quello che sei veramente, ma per come ti comporti, tu con quell’aria da finto maestro zen, sei la peggiore di tutti noi, la peggiore!”

Si rialza e con passo incerto da zombie si dirige all’interno della villa in cerca dei bagni lasciando Paola lì in mezzo agli sguardi incuriositi dei presenti. Ha bisogno di sciacquarsi la faccia con l’acqua fredda. Non è nemmeno più tanto sicuro di voler incontrare Anna; non saprebbe come affrontarla e cosa dirle. Ha solo voglia di bagnarsi la faccia e fuggire via da quel palazzo che gli mette l’ansia, tanto è rimasto fermo all’epoca in cui lo hanno costruito. Per un attimo si sente come gli affreschi settecenteschi sui muri di quella villa imponente: anche lui e gli altri tre sono rimasti indietro a 18 anni prima quando si conobbero in quel villaggio turistico in Sardegna. Per certi versi è come se la loro storia non li abbia fatti evolvere verso la maturità. È come se fossero tutti rimasti al loro stato di bambini per una raggelante paura di cambiare: qualunque forma di cambiamento, anche il più infinitesimale, avrebbe potuto compromettere la loro amicizia e su quella minaccia che si erano auto imposti, tutti quattro avevano costruito una vita fatta di insane dipendenze reciproche.

Entra nel bagno e corre ai lavandini: gli sembra di soffocare e spera che la sensazione di fresco dell’acqua gli dia un po’ di sollievo. Si toglie la giacca e la appende al soffione asciugamani e si arrotola strette le maniche della camicia: con gesti ampi e voluttuosi comincia a gettarsi manate d’acqua sulla faccia, bagnandosi al contempo anche i pantaloni e la camicia.

“Mi spiace non avertelo detto prima Gianni, ma sono stato combattuto! Non dimenticarti che lei è sempre e comunque mia sorella ed io ero in mezzo tra due tipi di amore diversi: l’amore fraterno e il bene che io voglio a te amico mio.”

Gianni sente la voce di Pietro che gli arriva alle orecchie da dietro le spalle; probabilmente era talmente concitato entrando nella toilette, da non essersi reso conto che l’amico era lì.

“Certi tipi di relazioni quali quelle che noi inconsapevolmente abbiamo creato con la nostra amicizia alla lunga possono risultare malsane Gianni e infatti siamo arrivati al dunque: quello che abbiamo sempre cercato di scongiurare, la separazione del nostro gruppo di amici forte e coeso, si sta avverando oggi, nel luogo sbagliato e con modalità inaspettate. Ma credimi, venire a sapere dalla bocca della propria sorella, che fra le altre cose è la fidanzata del tuo migliore amico, che ha avuto un’avventura extraconiugale con uno sconosciuto più grande di lei di 20 anni, sotto l’effetto della cocaina e per di più a causa di quella storia di sesso lurido e marcio lei è rimasta incinta, non è una notizia semplice da affrontare per chi come me si è trovato in mezzo.”

Pietro fa una pausa e in quel frangente vede Gianni voltarsi: sembra una statua di gesso, immobile, è bagnato come fosse appena uscito in camicia e pantaloni da una vasca di acqua fredda, e dallo sguardo capisce di averlo perso per sempre.

Per Gianni è veramente troppo: in un pomeriggio, a distanza di nemmeno mezz’ora è venuto a conoscenza che Anna se l’è fatta con sua sorella anni prima e che ha avuto una storia di sesso e droga con uno di cui è rimasta pure incinta qualche settimana prima. Senza dire nulla all’amico, esce per sempre dalla sua vita sancendo definitivamente la fine di quell’alleanza malsana con quelle tre persone a cui aveva affidato la propria vita e a cui tanti anni prima avevano dato il nome di ‘quattro cavalieri della tavola rotonda.’

 

 

 

Nello spazio tra l’agonia e la fine…

Non si arriva mai alla fine, finendo e basta…

Il punto è che si arriva sempre e solo in prossimità della fine e poi si agonizza…

Ecco…in quello spazio tra l’agonia e la fine…ci sta la sofferenza…

…ma se guardi solo un po’ più là…alla distanza di un respiro…ti sta aspettando la vita…