Parte 7 L’indizio

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Parte 1 Toccare il fondo

Parte 2 – Vita di coppia a quattro

Parte 3 – Scegliere di essere diversi

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Parte 5 L’incontro

Parte 6 Il duplice malinteso

Anna e Paola hanno appena parcheggiato sul viale che conduce al lungomare pieno di negozi, la Renault Clio presa a noleggio qualche ora prima all’aeroporto Gando a Gran Canaria. La giornata è soleggiata e la temperatura è gradevole grazie anche all’influsso di una leggera brezza tiepida proveniente dall’Africa. Durante il volo entrambe erano state assenti e assorte e solo a tratti si erano scambiate qualche battuta per cercare di riordinare una serie di pensieri che sembravano provenire da due cervelli che lavoravano all’unisono, quasi le due donne fossero in perfetta sintonia cerebrale e reciprocamente sentissero vibrare nei dettagli quei pensieri che le loro due menti  stavano elaborando ognuna nella quiete del proprio silenzio. L’argomento principale di quella loro conversazione sgranata era quanto successo il pomeriggio precedente: dopo aver lasciato il bar dove si erano incontrate, in Piazza San Babila a Milano, le due donne si erano recate in taxi a casa di Anna. Durante il tragitto si erano messe a discutere di ciò che avrebbero potuto trovare una volta giunte a casa di Anna. “Che cosa ti aspetti di trovare a casa tua Anna che sia ricollegabile alla scomparsa di Gianni?” La domanda di Paola nascondeva una aspettativa quasi morbosa che qualunque cosa avessero trovato a casa dell’amica avrebbe potuto condurle in qualche modo dal fratello scomparso. “Non so se tu sai Paola, che a seguito dell’incendio ha appiccato alla fine del 1996 in azienda da nostro padre, Pietro l’anno successivo venne incriminato e condannato a scontare una pena di 5 anni.” “Si avevo letto qualcosa in merito, ma non me la sono sentita di chiamarti dopo quello che…” Anna aveva interrotto l’amica che stava cercando di giustificare quella sua mancanza per non essersi interessata all’arresto di Pietro. “No fermati Paola; non devi affatto giustificarti. Noi della famiglia abbiamo fatto ben di peggio nei confronti di Pietro: io è come se lo avessi dimenticato e cancellato completamente dalla mia vita. Mio padre addirittura si è spinto molto oltre: ha corrotto un giudice affinché deliberasse in merito all’esclusione di Pietro dall’asse ereditario e gli fosse riconosciuta solo la quota di 1/6 che spetta per legge per la cosiddetta legittima. Quindi come vedi non hai nulla da giustificarti in questa vicenda. Ma il punto in questione in questo frangente non è ciò che era successo a Pietro, bensì quello che successe alcuni anni dopo. Un sabato pomeriggio di qualche anno fa, credo 2 anni fa se non ricordo male, ero in casa stesa sul divano a cercare di riprendermi da una delle mie nottate selvagge, quando la cameriera irrompe nella sala dicendomi che c’è una persona che ha chiesto di me alla porta: io non avevo alcuna voglia di alzarmi a causa di un mal di testa pazzesco e avevo risposto bruscamente che non volevo vedere nessuno. L’uomo tuttavia aveva insistito pesantemente, dicendo tra le altre cose alla cameriera che voleva vedermi per una questione di vitale importanza. A quel punto, svogliata e quasi contrariata da quella insistenza per interposta persona, mi ero alzata alla meno peggio e come se fossi menomata da ambo gli arti, avevo percorso lo spazio che divideva la sala dalla porta di entrata. Non avevo capito immediatamente chi fosse, a distanza, ma man mano che mi avvicinavo, lo avevo riconosciuto dallo sguardo.” Anna si era fermata un secondo come per riordinare i pensieri: in realtà era per riprendere fiato e tenere a freno le emozioni che provava al ricordo di quell’incontro; due lacrime parallele, grosse come i goccioloni di un temporale di mezza estate, stavano scendendo da entrambe le guance. “Era lui Paola, mio fratello, colui che io avevo completamente gettato nel cestino della spazzatura anni prima, dimenticando ciò che aveva rappresentato per me in passato. Erano tanti anni che non lo vedevo ed era molto cambiato: sebbene lo sguardo fosse rimasto lo stesso, potevo scorgere in lui una vena di nostalgia, come se fosse rimasto inchiodato a qualcosa che non esisteva più. Per almeno un minuto siamo rimasti fermi immobili a guardarci negli occhi: io con indosso un pigiama e una vestaglia che costavano più di tutti i pasti che in 5 anni lui aveva consumato in carcere, e lui vestito di stracci della Caritas. Eravamo due facce di una stessa medaglia: la medaglia di due vite perdute, la mia e la sua a prescindere da ciò che l’aspetto esteriore poteva mascherare!” “E poi che è successo Anna?” L’amica era impaziente nella speranza che il racconto di Anna potesse in qualche modo ricondurre a Gianni. “Pietro aveva rotto quel silenzio tra di noi e con tono umile e sincero mi aveva chiesto se potevo prestargli mille euro perché doveva  comperare un biglietto aereo per raggiungere Gianni, sottolineando che era per una questione di vitale importanza. Io all’epoca, ero talmente sballata che mi ero imbestialita a quella richiesta; concentrata com’ero su me stessa non riuscivo ad accettare che mio fratello, dopo tutto quello che aveva combinato alla nostra famiglia, si presentasse in casa mia dopo anni che non si faceva vivo e mi chiedesse dei soldi, sebbene quei soldi servissero per raggiungere Gianni in qualche parte del mondo.” Le due lacrime di poco prima si erano trasformate in un pianto dirompente; Anna aveva avvolto il proprio viso con entrambe le mani e stava scuotendo la testa a destra e a sinistra, disperata. “Ti rendi conto Paola di quanto sono stata gretta e meschina! Ero talmente presa da me e dalla mia vita che non vedevo il dolore che stavo provocando: per ogni cosa che succedeva ero indotta a pensare che la colpa fosse sempre e comunque degli altri e che io non avessi alcuna responsabilità sui fatti!” “Dopo averlo fatto attendere sulla porta di casa come per fargli pesare la distanza esistente tra i nostri due mondi, ero corsa nello studio al piano superiore e avevo prelevato dalla cassaforte mille euro in contanti e scesa di nuovo al piano di sotto gli avevo gettato per terra i soldi, come fosse un accattone che ti vuoi levare dalla coscienza. Lui con umiltà si era chinato, aveva raccolto i soldi e se ne era andato per sempre dalla mia vita.” “E tu Anna non avevi chiesto nulla a Pietro in merito al luogo dov’era diretto?” La voce di Paola era lievemente contrariata alla notizia che Anna un paio di anni prima avrebbe potuto venire a conoscenza del luogo dove Gianni aveva deciso di stabilirsi per sempre ma aveva soprasseduto con totale indifferenza. “No Paola; ti ho detto che all’epoca ero sballata completamente!” “Ma non capisco cosa c’entri la storia che mi stai raccontando con il fatto che ora ci stiamo recando in tutta fretta a casa tua Anna?” “Spero di poter rispondere a questa tua domanda fra poco Paola.” E intanto che Anna rispondeva all’amica, il taxi aveva raggiunto la casa: Paola era scesa subito dietro di lei dall’auto e aveva dovuto accelerare il passo per starle dietro. L’amica sembrava come impazzita dalla necessità di comprendere. In casa, Anna aveva cominciato a rovistare in tutti i cassetti che trovava a portata di mano, svuotandoli completamente del contenuto e buttando tutto in terra, sotto lo sguardo attonito e riverente delle due collaboratrici domestiche e di Paola che se ne stava in disparte per non caricare ansia su ansia. “Dove cazzo l’ho messa!” Ripeteva tra sé. “Cosa stai cercando Anna? Se mi coinvolgi in questa tua ricerca folle, forse ti posso aiutare.” “Sto cercando una cartolina Paola, una cazzo di cartolina!” Nella voce di Anna c’era tutta la disperazione di chi sa che su quella cartolina avrebbe potuto trovare un indizio importante ma ha il dubbio di averla gettata via. “Fermati un attimo Anna, respira ti prego! Se continui a cercare come una matta senza adottare un criterio, non fai altro che aggiungere stress all’agitazione e questo di certo non aiuta nella ricerca. Rifletti un secondo: ritorna con la mente al giorno in cui l’hai ricevuta.” L’incursione verbale di Paola in quella corsa impazzita di Anna, aveva avuto l’effetto di calmarla, almeno momentaneamente; si era lasciata andare sull’ampio divano posto al centro della sala per cercare di riordinare le idee guardando il soffitto. “Mi è stata recapitata due anni fa, qualche settimana dopo che Pietro era venuto a casa: ero appena tornata dal lavoro e come spesso capitava, mi ero seduta in cucina a leggere la posta e tra le varie lettere e bollette da pagare mi ero ritrovata tra le mani la cartolina. In un primo momento non ci avevo dato peso più di tanto e l’avevo lasciata sull’isola posta al centro della cucina. La mattina successiva, mentre ero intenta a fare colazione, avevo buttato l’occhio al soggetto ritratto nella cartolina: era una foto delle dune di Maspalomas a Gran Canaria!” Alla parola ‘Maspalomas’ a Paola si erano illuminati gli occhi: il suo cervello aveva associato quel nome alla vacanza che i quattro amici avevano fatto insieme 25 anni prima. “Ma cosa c’era scritto Anna sul retro della cartolina?” Paola non si era resa conto che quella domanda l’aveva posta a nessuno: infatti Anna era sparita dalla cucina. Dopo qualche istante l’aveva vista sbucare dalla porta con in mano qualcosa. “Eureka! L’ho trovata finalmente: era dentro una scatola di vecchi ricordi dove ero solita mettere biglietti e lettere che Gianni e io ci scrivevamo quando eravamo fidanzati. Non ricordavo proprio di averla messa lì.” “Cosa c’è scritto Anna?” “Tieni…” Ricevuta la cartolina da Anna, Paola l’aveva girata e sul retro aveva letto:

La felicità si nasconde nei dettagli

Al posto della firma, una faccina sorridente, tipo emoticon, con l’occhio strizzato. Le due donne si erano guardate perplesse: “Che cavolo significa questa frase?” Si era domandata Paola con occhio bovino. “Riconosci la scrittura Anna?” Paola aveva passato la cartolina all’amica: sembrava una patata bollente che nessuna delle due era in grado di tenere in mano per più di qualche secondo da quanto continuavano a rimpallarsela da una all’altra. “E’ inconfondibilmente la scrittura di Pietro, non ho dubbi.” “Cosa è indicato sul timbro postale?” “12 novembre 2015: circa lo stesso periodo, settimana più, settimana meno, in cui Pietro si era recato qui a casa mia chiedendomi i 1.000 euro.” Intanto che parlava, Anna aveva girato la cartolina sul fronte: erano ritratte le famose dune naturali di sabbia desertica, dalla parte dove svetta imponente e maestoso il faro dell’isola. Paola si era avvicinata alla cartolina che Anna teneva tra le mani e, strizzando gli occhi, si era messa a scrutare centimetro per centimetro, alla ricerca di qualche indizio. Dopo qualche minuto aveva sollevato la testa e si era lasciata andare in un sospiro di rassegnazione. “Non vedo nulla Anna che possa minimamente ricondurre a Gianni.” Lo sguardo di Paola, da euforico e pieno di aspettative di poco prima si era come smorzato di colpo. “Nemmeno io Paola. E poi non capisco perché tutto questo mistero. Se Pietro aveva voglia di farmi sapere dove si trovava, poteva semplicemente scrivermi che era lì e che aveva voglia di vedermi.” “Saresti stata pronta Anna, all’epoca, a ricevere da tuo fratello una frase come quella che hai appena citato? Sii sincera! Dopo tutto quello che mi hai raccontato che gli avevi vomitato addosso quando era venuto a chiederti i soldi?” Anna a quella duplice domanda retorica dell’amica non aveva risposto, ma il suo sguardo si era perso nel vuoto tra un po’ ricordi e un vagone di rammarichi. “Sai quanto Pietro è sempre stato un maestro dell’arte maieutica; ti ricordi quanto era in grado, semplicemente ponendo le domande nel modo giusto e al momento giusto, di tirare fuori le verità nascoste che ognuno di noi, immaturi adolescenti all’epoca, non sapevamo nemmeno di avere dentro.” “E mentre quando eravamo ragazzi, esercitava questa sua passione con le parole, io credo che con questa cartolina lui abbia giocato benevolmente con te: solo quando fossi stata pronta dentro il tuo cuore a ricongiungerti con lui, se mai lo fossi stata, avresti messo l’energia necessaria per risolvere questo piccolo enigma.” Alla chiusura di quel breve monologo di Paola,  come se fosse stata colta da un fulmine a ciel sereno che le aveva squartato il cervello, Anna aveva strappato di mano la cartolina a Paola ed era corsa in fondo all’ampia cucina, nell’angolo dove era posizionata la madia di fine ottocento: aveva aperto un cassetto e a colpo sicuro aveva estratto una piccola lente di ingrandimento che era solita usare quando doveva leggere le clausole di qualche contratto, sempre scritte con caratteri da lillipuziano. “Cazzo Paola, vieni a vedere: ho trovato qualcosa!” La voce di Anna era un misto di eccitazione e incredulità. “Guarda lì:” le aveva detto porgendole la lente. “Non vedo nulla Anna.” “Osserva l’insegna di quel ristorante situato a fianco del faro; che cosa leggi?” Paola aveva strizzato gli occhi per mettere a fuoco quella scritta dai caratteri infinitesimali. “Bi-bi restaurant…” aveva letto con fare incerto e di colpo la voce le era calata di tono e intensità, diventando quasi un soffio d’alito dall’incredulità. “Bi-bi era il soprannome con cui Gianni era solito chiamarti nel periodo in cui eravate fidanzati e questa non può certo essere una coincidenza!” “È quello che penso io amica mia!” Le aveva risposto Anna con esultanza. “La felicità si annida nei dettagli Paola! La felicità si annida nei dettagli cazzo!” Per alcuni minuti sospesi nel nulla, le due amiche erano rimaste fuse in un abbraccio che assomigliava a un groviglio di corpi, tanto era carico di tensione e aspettative e avevano pianto ininterrottamente lacrime di felicità. Appena ripresesi da quel lungo abbraccio, Anna si era subito messa al PC per prenotare il primo volo per Gran Canaria. Ora sono lì, dentro quella utilitaria, in attesa di trovare il coraggio di scendere e andare incontro al loro destino. Nessuna delle due sa come si comporterà alla vista di Gianni e, sperano entrambe, di Pietro: alternano momenti di eccitazione data dal pensiero di ritrovarsi in quel luogo tutti insieme, di nuovo, dopo 25 anni, a fasi di dubbi e timori che le vecchie ferite e i rancori per cui si erano separati tanti anni prima, siano talmente incrostati attorno ai loro schemi mentali, da non permettere più a nessuno dei quattro di trovare la strada per un ricongiungimento. Percorrono il viale che divide la zona in cui hanno parcheggiato dal lungo mare che porta al faro, quasi trattenendo il respiro. Paola ha tentato più volte, ma invano, di prendere la mano di Anna, non tanto perché abbia voglia di fare la fidanzatina, ma per trovare il coraggio di affrontare qualcosa di cui non riesce minimamente ad immaginarne l’esito. Ma Anna non vuole essere distratta da nulla, nemmeno da un contatto con Paola: ha bisogno di concentrazione e anche solo pensare di tenere la mano all’amica la distrae da quel momento che ha per lei tutta l’aria della solennità. Si fermano a una cinquantina di metri dal ristorante: l’insegna, come indicato sulla cartolina che Paola aveva riposto nel suo zaino quasi fosse una reliquia rara e preziosa, indica ancora: ‘Bi-bi Italian restaurant’. Le due amiche si guardano: ora è Anna a cercare le mani di Paola; le sente umidicce a causa dell’agitazione. “Sempre insieme? Qualunque cosa succeda?” Ha bisogno di essere rassicurata che comunque vadano le cose, loro non si separeranno più. Ha paura di essere risucchiata di nuovo nella vecchia vita e Paola in tal senso è il suo biglietto di sola andata per un futuro diverso. “Sempre insieme! Promesso!” Le risponde l’amica con voce morbida e rassicurante guardandola fissa negli occhi. Le labbra di Anna si avvicinano a quelle di Paola a sfiorarle impercettibilmente. “Ti amo e ti ho sempre amata Paola! Ora lo so, come so che sto respirando, nel modo più semplice e diretto che conosca, e questo  basta a rendermi felice!” Quello slancio improvviso di Anna riempie il cuore di gioia dell’amica che con tono gentile, spostando lo sguardo impercettibilmente verso l’oceano spennellato d’argento dai raggi del sole, risponde: “Lo sapevo che ne sarebbe valsa la pena aspettarti per tutti questi anni.” Riprendono il cammino con gli stessi dubbi e perplessità di prima, ma con una certezza e un sollievo nel cuore: comunque andranno le cose, d’ora in poi gli oneri saranno divisi per due e questo ne allevierà le pene. “Buongiorno: siete aperti?” Anna butta lì quella domanda quasi fosse una dei milioni di turisti che ogni anno si recano in quel luogo per prendere il sole e non certo per cercare due amici perduti da una vita. “Si accomodatevi, siamo sempre aperti da queste parti.” Risponde con accento calabrese leggermente ritmato da una impercettibile cadenza spagnola, un signore sulla cinquantina, basso, tarchiato e pelato, con baffi neri lucenti. Anna e Paola rimangono interdette per un attimo: entrambe pensavano di trovare Gianni a muoversi tra i tavoli di quel ristorante, ma quello davanti a loro tutto è fuorché il fratello di Paola. Paola si munisce di coraggio e intanto che Anna occupa un tavolino  vicino all’entrata, va incontro a quell’uomo e con timidezza domanda: “Conosce per caso un certo Gianni Anselmi?” Vorrebbe fuggire: ha paura di sentirsi rispondere che da quelle parti non hanno mai sentito nessuno con quel nome. “Certo che lo conosco!” Risponde con fare amichevole e spontaneo l’uomo nel modo tipico che gli italiani all’estero hanno quando ritrovano altri connazionali. A quella risposta Anna, che stava ascoltando la conversazione quasi in disparte seduta al tavolo, si alza e si avvicina repentina ai due. “Sono stato il suo cameriere per anni in questo locale prima che  mi vendesse la baracca.” “Come ‘vendesse la baracca’?” “Si, ha venduto per seguire l’amore; sono oramai 6 anni che mi ha ceduto il locale. Negli ultimi periodi, prima di vendere, era più là che qua e poi ha deciso di trasferirsi definitivamente.” “Trasferirsi dove?” “In Messico.” Paola alla parola Messico ha come un sussulto, quasi una scossa elettrica che le infonde energia: si mette a rovistare nello zaino finché non trova la cartolina. “Non lo avevamo notato prima Anna;” si rivolge all’amica indicando il francobollo della cartolina che tiene tra le mani: “Questa cartolina non è stata affrancata da qui, ma dal Messico…” “Questo significa che Pietro e Gianni sono insieme!” Anna conclude la frase che Paola aveva lasciato in sospeso con una vena di euforia. Pensa per un attimo al fatto che anche se non riuscissero a incontrarsi più tutti quattro, la vita avrebbe comunque riequilibrato gli eventi nel modo corretto: lei e Paola insieme senza più nessuna barriera a tenerle lontane e Gianni e Pietro di nuovo a condividere la vita sostenendosi a vicenda come avevano fatto da ragazzi. I pensieri di Anna si dileguano al suono della voce del proprietario del locale: “L’ultima volta che l’ho visto è stato 2 fa, non ricordo di preciso l’anno: forse luglio o agosto del 2015, giù di lì.” L’uomo ha voglia di parlare: forse il ricordo del tempo passato con Gianni lì in quel ristorante gli genera piacere o forse semplicemente perché, in fondo, sente per quelle due donne lo stesso affetto che prova per lui. “Era solo e aveva fretta: mi ha salutato in modo superficiale e poi se n’è andato quasi avesse timore che io gli chiedessi informazioni sulla nuova vita. Non era più lo stesso Gianni che avevo conosciuto io: lo sguardo non era più quello di un tempo; avevo notato una vena di tristezza che lo condizionava.” Intanto che parla si reca in cucina e dopo qualche istante esce con una cartolina tra le mani. “Ecco, tenete;” porge la cartolina alle due donne; “da quello che posso capire, ne avete più bisogno voi di quanto non serva a me.” Anna gira la cartolina sul retro:

Gianni Anselmi

Paseos de la Reforma, 30

Zihuatanejo, Messico

Niente altro che l’indirizzo e una faccina sorridente, tipo emoticon, con l’occhio strizzato. Sul fronte della cartolina, una spiaggia di sabbia bianchissima, alcuni ombrelloni, e in lontananza un pò di hotel, sparsi qua e là. “Mi è stata recapita un paio di anni fa, a fine 2015 circa…” L’uomo lascia in sospeso la frase: ora è assorto nei suoi pensieri che  dopo poco vengono interrotti dalla voce di Anna: “Ma è la calligrafia di Pietro!” Anna abbassa le braccia, la cartolina ben stretta nella mano destra, lo sguardo rivolto impercettibilmente in alto a sinistra: sta riflettendo. “E’ come se ci stesse lasciando degli indizi Paola, con l’intento di spingerci ad andare nei luoghi dove ha vissuto Gianni.” “Ora sono io a non capire Anna;” Paola ha lo sguardo perso nel vuoto. “E’ come se Pietro abbia lasciato delle tracce dietro di sé nella speranza che un giorno ci decidessimo a iniziare questa sorta di caccia al tesoro in giro per il mondo.” “Si ma perché Anna? E anche se fosse, in questo caso quale dovrebbe essere il tesoro che dobbiamo cercare?” “Non lo so Paola, proprio non lo so ma più ci addentriamo in questa storia, più cresce in me il desiderio di andare avanti, di capire cosa ci sta sotto a questa vicenda.” Anna si siede, mette entrambi i gomiti su un tavolino a ridosso della cassa e appoggia il mento su entrambe le mani: è solita farlo fin da bambina quando si fa prendere da un sogno che la porta lontano. In questo caso il sogno riguarda lei e i suoi amici, i quattro cavalieri della tavola rotonda. La voce di Paola la riporta al presente da quel viaggio onirico in una dimensione che sa di vago. “Prendi il PC portatile Anna: cerchiamo il modo più diretto per recarci in questo posto dal nome impronunciabile! Anche io, più mi addentro in questa storia, più sento il bisogno di capire e soprattutto di riabbracciare mio fratello.”

Parte 6 Il duplice malinteso

Se desideri leggere i precedenti episodi li puoi trovare qui di seguito:

Parte 1 Toccare il fondo

Parte 2 – Vita di coppia a quattro

Parte 3 – Scegliere di essere diversi

Parte 4 Una scelta che vale una vita

Parte 5 L’incontro

Anna è seduta sul sedile posteriore dell’auto in un pomeriggio inoltrato di Maggio, a fianco a lei Paola; Gianni e Pietro occupano i sedili anteriori, Gianni è alla guida.

Hanno lasciato Bologna da circa quaranta minuti e dal momento in cui sono saliti in auto nessuno ha proferito parola; l’aria è pesante e quella spensieratezza che aveva unito i quattro un tempo, ora è solo un debole ricordo. Ognuno è assorto nei propri pensieri, buona parte dei quali riguardano qualcuno degli altri tre; covano sotto la cenere una serie di rancori incrociati che non aspettano altro che una scintilla per esplodere. Sono come quattro mine vaganti pronte a brillare al minimo tremore dell’ambiente circostante.

Anna sta riflettendo e scandagliando le relazioni che ha con gli altri tre componenti del gruppo: non prova nessuna forma di nostalgia per quanto avevano e quanto hanno perso, ma solo una asettica curiosità di capire quale fosse il collante che li ha tenuti così uniti per poco meno di vent’anni. In alcuni momenti ha pure provato a sforzarsi di rimettere insieme i pezzi sparsi della loro storia che sente non appartenerle più, ma appena si è trovata davanti, a turno, uno dei tre amici, quella buona volontà di provare a ricucire qualcosa, si è annegata nel mare dei rancori e  dei sensi di colpa.

Lei stessa, se si guarda dentro non è più quella di qualche mese prima: sono cambiate tante cose e la vicenda con Claudio Zanetti, il consulente con cui aveva avuto quella serata di trasgressione totale, ha definitivamente sancito la fine di ciò che Anna era stata in passato. Nei giorni successivi a quella vicenda, aveva attraversato dei momenti di totale confusione: non si riconosceva più e non aveva ancora capito che piega avrebbe preso la sua vita in futuro. Pian piano che i giorni passavano, quel senso di smarrimento e vuoto interiore, aveva lasciato il posto a un indurimento generale del suo modo di affrontare la vita e trattare gli altri. È diventata molto più impaziente verso le situazioni di indolenza e indecisione delle persone che si trova innanzi, Gianni in primis e quando qualcosa non va come lei desidera, si fa prendere da scatti di rabbia che la trasformano emotivamente e fisicamente. Anche i lineamenti si sono induriti, probabilmente anche a causa di un dimagrimento notevole che l’ha coinvolta negli ultimi mesi. Questo cambio importante nella vita di Anna è dovuto anche all’uso della cocaina: dopo la serata passata con Zanetti infatti, ha iniziato a farne uso con sempre più frequenza e questo contribuisce a far emergere il suo lato aggressivo e poco disponibile. Oramai sente che la strada imboccata è a senso unico: non può più tornare indietro ma solo spingere l’acceleratore a fondo guardando avanti.

Osserva il paesaggio fuori dal finestrino perdere nitidezza di contorni con l’aumentare della velocità dell’auto e ripensa a quella mattina, qualche mese prima, quando si è dovuta recare in ospedale per il raschiamento che avrebbe posto la parola fine su quella gravidanza inaspettata e indesiderata. Per un momento, dopo aver saputo di essere rimasta incinta, aveva pensato di tenere il bambino: in fondo, si era detta tra sé, quante ragazze madri ci sono a questo mondo che crescono i figli senza avere vicino la componente maschile? Ma poi quel pensiero aveva lasciato il posto ai timori di perdere ciò che aveva e ciò che in futuro avrebbe potuto diventare immolandosi completamente alle richieste del padre/padrone. Era più forte di lei: sentiva il desiderio di fare soldi, diventare ricca e potente come e più di quanto non lo fosse il padre e stava capendo che sarebbe stata disposta a tutto pur di non perdere quella occasione. Il denaro e il mondo che stava attorno ad esso erano gli unici aspetti per cui lei era disposta a fare sacrifici e scendere a compromessi; tutto il resto poteva essere cestinato. Questi erano stati i pensieri che l’avevano spinta ad abortire quella mattina, dopo alcuni giorni passati nell’angoscia dell’indecisione.

C’era poi un altro aspetto che prendeva i pensieri di Anna quel pomeriggio dentro l’auto che li stava conducendo a Ravenna al matrimonio di un amico comune: da quella mattina che aveva aperto il proprio cuore al fratello Pietro raccontandogli tutto quello che era successo con Zanetti, lo odiava. Lo odiava in primis perché la reazione che lui aveva avuto al racconto di quella sua serata sfrenata, pensava fosse la causa delle decisioni che lei aveva preso nelle settimane successive. Al fratello gli addossava la responsabilità per essersi fatta prendere completamente dalla droga. Lo colpevolizzava inoltre di averle fatto prendere la decisione di abortire e lo detestava perché di fronte a una sorella che gli aveva aperto il cuore con onestà, lui si era più preoccupato per Gianni e per il gruppo di amici. Anna pensava che sarebbe bastato che Pietro l’avesse stretta in un abbraccio infinito quella mattina, rassicurandola che tutto sarebbe andato bene, per farle riacquistare fiducia in sé stessa e forse tutto quello che era stato, avrebbe ripreso vigore.

Sentiva rancore anche nei confronti degli altri due amici e verso sé stessa: quello che c’era stato tra di loro in passato aveva deformato tutte le sue percezioni in fatto di scelte prese e da prendere. Quell’aborto, ora seduta lì in quella macchina con tre persone a cui era stata legata in modo fraterno e che ora non riconosceva più come tali, era anche e soprattutto la conseguenza di un senso di colpa che la corrodeva dentro in silenzio: da subito aveva considerato quanto successo con Zanetti un atto di tradimento verso gli amici più che verso il fidanzato e quel senso di colpa l’aveva spinta ad abortire per evitare che il gruppo dei quattro si sfaldasse.

Era una vita che ognuno dei componenti dentro a quel gruppo prendevano decisioni più o meno importanti facendosi guidare solo ed esclusivamente dal timore che l’amicizia si sarebbe potuta rompere. E questo aveva condizionato enormemente la la loro vita.

L’unica che in apparenza sembrava non essersi fatta traviare dal preservare il gruppo di amici era Paola che, con quella sua calma proverbiale e quell’equilibrio che sembrava avere radici orientali, non aveva mai rinunciato a se stessa.

Comunque questa forma di vita in comune con gli altri tre, Anna non la sopporta più: ha bisogno di prendere le decisioni pensando solo ed esclusivamente a sé stessa e poco importa se queste hanno degli influssi negativi sul gruppo; in poche parole, ha bisogno di riappropriarsi della propria vita.

E poi c’è Gianni: con lui le cose non andavano più come un tempo da mesi e ora, guardandolo lì intento a guidare, con quei suoi modi un po’ goffi e indecisi di affrontare ogni cosa, non comprende più quale sia stato l’elemento principale che l’aveva attratta di lui. L’unica certezza che ha, è che non lo ama più: nelle ultime settimane lui, com’era ovvio che fosse, aveva tentato più volte di fare l’amore, ma lei si era sempre negata. Di quella forma di sesso da fidanzati non le interessava più nulla: quel suo lato aggressivo da dominatrice sentiva appartenerlee percepiva che quella era la sua porta di accesso alla vita di domani. 

Infine Paola: le cose si complicano un po’ quando pensa a lei. In realtà è consapevole che entrambe, lei e l’amica, hanno lasciato in sospeso un argomento dopo quel pomeriggio di qualche anno prima alle Canarie, ma quello è un aspetto della sua vita che lei proprio non sa come affrontare e soprattutto, visto il desiderio che ha di entrare in certi ambienti che profumano di soldi e di potere, svelare la propria omosessualità, potrebbe essere deleterio per il suo futuro. È vero, è un atto di codardia, ma è espresso per raggiungere un obiettivo più importante. Ora, nella sua vita, non c’è spazio per una relazione, oltretutto un amore lesbico che nascerebbe all’insegna delle complicazioni e del dover dare spiegazioni a tutti, in prima battuta a suo padre.

Ha bisogno di semplificarsi la vita: non vuole avere inutili pesi e rotture di scatole. Paola è lì; la percepisce come qualcosa di sospeso nel tempo, quasi l’avesse congelata per tirarla fuori dal congelatore se un domani ne avrà bisogno. Di lei si fida ciecamente e soprattutto la stima e la rispetta per aver taciuto quanto successo tra loro due e non averle mai fatto pressioni di nessun genere, nonostante capisca che per lei non deve essere stato facile e per questo la rispetta e la stima ancora di più. Non vuole assolutamente riconoscere a sé stessa che le vuole bene, perché aprirsi a quel tipo di sentimenti nei suoi confronti, significherebbe aprire una breccia su una voragine dentro cui potrebbe perdersi facilmente.

Si gira a guardare l’amica seduta di fianco a lei; è incredibile quanto sia in grado di essere serena e felice in ogni situazione, anche in un’occasione come quella, nella quale la tensione fra i quattro è talmente densa da potersi tagliare con un coltello.

In realtà Paola è comunque molto rammaricata nell’animo: è brava ad incassare e nel tempo a farsene una ragione, ma la vicenda con Anna le ha fatto passare non poche notti insonni. Non prova rancore verso l’amica: ci è passata anche lei per quel tipo di indecisioni che riguardano la propria natura sessuale e sa che possono rappresentare degli scogli insormontabili, soprattutto quando si ha un padre come quello di Anna e una madre completamente alla mercé di un despota che vuole sempre prevaricare su tutto e tutti. È difficile affrancarsi da quel tipo di situazioni, oltretutto quando lo stesso padre è colui che ti può aprire le porte di un’arena fatta di soldi e potere. All’inizio aveva provato un misto di rabbia e invidia nei confronti di Gianni ma poi, col passare del tempo, il bene fraterno che prova e quella sua aria da eterno bambino, avevano sciolto ogni forma di rancore nei suoi confronti e ora, anzi, soffriva pure a vedere il fratello starci male per quel cambio di comportamenti molto marcato che Anna sta dimostrando nei suoi confronti. Tutto sommato Paola ora sente che la sua vita sta prendendo la piega giusta, sebbene non sia la piega che lei avrebbe desiderato, ma è consapevole che bisogna lasciare andare le cose come devono andare.

Nella parte anteriore dell’auto le cose per i due maschietti sul fronte pensieri negativi e rancori non vanno molto meglio.

Gianni è praticamente uno zombie da quando ha percepito che Anna è uscita dalla sua sfera di influenza. Continua a pensare e ripensare dove e quando ha fatto qualche passo falso che li ha condotti su quel binario morto della loro relazione; non riesce proprio a uscire da quell’impasse di pensieri. Le ha chiesto più volte di dirgli tranquillamente se nella sua vita c’è un’altra persona, ma lei continua a negare e a fargli presente, non senza qualche insulto di mezzo, che il motivo della loro crisi è dovuta ad altro che però non si è mai degnata di specificare. Gianni tra le altre cose non può più nemmeno contare sulla spalla amica e fidata dell’amico Pietro: quando in passato le cose con qualche ragazza per lui non si erano messe bene, Pietro gli era a fianco a dispensare consigli con aria decisa e maestra. Ma è qualche mese che, quando Gianni prova anche solo ad accennare ai problemi che ha con Anna, Pietro si defila completamente dal discorso e in alcune occasioni è pure scappato pur di non affrontare l’argomento. Gianni non capisce quel comportamento dell’amico: è vero che Pietro è fratello di Anna e potrebbe non avere voglia di immischiarsi, ma considerando l’affiatamento che c’era fra di loro un tempo, gli sembra un comportamento comunque molto strano e alquanto eccessivo nei suoi confronti. Tra le altre cose, mentre un tempo il loro rapporto era sempre stato all’insegna della presa in giro e della spensieratezza e loro su quello avevano tessuto le fila di un’amicizia spontanea e spassosa, ora a Gianni sembra di parlare con un bacchettone settantenne da tanto pomposo e viscoso è il modo di colloquiare dell’amico. Non ha più voglia di stare allo scherzo e in alcune occasioni Gianni ha cercato pure una scusa per evitare di doverlo sopportare oltremodo tanto è pesante nei suoi modi di esprimersi.

I pensieri di Pietro, a fianco, sul sedile del passeggero, sembrano viaggiare all’unisono con quelli di Gianni: l’argomento infatti è lo stesso e cioè Anna. Mentre Gianni è completamente in balia dei suoi pensieri perché non riesce a capire quella ritrosia della ragazza, Pietro lo è perché sa fin troppo di quello che ha combinato la sorella ultimamente e questo gli genera un senso di colpa micidiale nei confronti dell’amico fraterno. È talmente combattuto tra tenere la parte alla sorella non svelando quanto lei gli ha detto mesi prima da un lato e, dall’altro, cedere al bene che sente nei confronti dell’amico, raccontandogli ogni cosa, che preferisce quasi non frequentare più Gianni per evitare di stare male ogni volta. E questo aspetto gli sta provocando un dolore all’anima insopportabile perché conosce l’amico e sa che proprio ora avrebbe bisogno di averlo accanto.

Nei confronti di Anna invece prova un odio smisurato: non la considera quasi più sua sorella e ogni volta che lei apre bocca, lui interviene intromettendosi con modi rudi e volgari giusto per il piacere di farla arrabbiare. Ad averlo così infastidito di Anna non è stato ciò che ha fatto, bensì il fatto che lei ha generato tutto quel casino per legare l’asino dove vuole il padrone e il padrone in quel caso è il padre. L’odio che provava e prova per il padre ora lo ha esteso anche alla sorella che a lui sembra sempre più simile, nei modi di fare e pure nelle fattezze, a quel gerarca nazista del genitore.

È vero, come gli ha rinfacciato Anna mesi prima durante quella conversazione, lui ha combinato un gran casino quel giorno di qualche mese prima appiccando l’incendio doloso in azienda dal padre, ma per quel casino sta pagando quello che deve pagare e non si è di certo venduto ai soldi del genitore per comodità. 

I pensieri di Pietro inoltre sono molto confusi per via della probabile condanna che di lì a poco vedrà pendere sulla sua testa: ha parlato ultimamente con il suo avvocato il quale gli ha riferito di prepararsi al peggio, visto anche la reazione inaspettata avuta dal padre a quel suo gesto idiota di qualche mese prima.

“Parcheggia lì Gianni, sul prato, anche se dobbiamo fare due passi a piedi non fa nulla!”

L’auto coi quattro a bordo è giunta al luogo dove si svolgerà il matrimonio.

“Per te non farà nulla! Noi abbiamo i tacchi e camminare sull’erba non è per niente facile!” Anna risponde al fratello con un tono così sgarbato che Paola impercettibilmente le tocca un braccio come per trattenere quella sua irruenza. In quel frangente Anna guarda l’amica con fare truce: sembra che non voglia essere contraddetta da nessuno; è come se avesse un fuoco dentro che arde e la fa scattare per ogni piccola cosa.

“Va bene calmatevi voi due!“ Risponde Gianni facendo il pacificatore, “ora vi accompagno con la macchina fino davanti all’entrata e poi, se non trovo posto, vengo a parcheggiare qui.”

Il matrimonio si tiene nel parco di una delle ville più antiche del territorio ravennate, una residenza con 400 anni di storia alle spalle, completamente immersa nel verde, che affittano per festeggiare matrimoni di lusso.

Gianni ha lasciato i tre amici davanti alla porta di ingresso ed è andato a parcheggiare l’auto poco distante; quando entra all’interno del parco della villa, rimane sorpreso dal fatto che nessuno degli amici si sia fermato ad aspettarlo. Ancora scocciato da quella mancanza di rispetto nei suoi confronti, scorge Pietro poco distante sulla destra dell’entrata, vicino al tavolo degli aperitivi: è intento a parlare con una ragazza. È tipico suo pensa: appena arriva in un luogo che non conosce, deve marchiare il territorio come fosse un cagnolino che fa la pipì sugli alberi tutt’intorno. Ha bisogno di generare più contatti sociali possibili, meglio se con esponenti del sesso femminile.

Gianni si avvicina al tavolo degli aperitivi e si mette proprio dietro la ragazza con cui Pietro si sta intrattenendo e siccome questa, sebbene lui le stia appiccicato al sedere come fosse un francobollo, non vuole capire che se ne deve andare perché ha un’urgente bisogno di parlare con l’amico, le spara in faccia un:

“Senti, ci sono un milione di ragazzi alla festa, molto più carini del mio amico qui, credo tu meriti di meglio!” E con la mano la sposta letteralmente di lato; ha urgente bisogno di parlare con Pietro.

“Non sei stato carino con Sonia.” Lo rimprovera Pietro a voce alta.

“Ma che cazzo me ne frega di quella lì; ora tu mi dici che cazzo hai con me da qualche mese a questa parte!” Gianni è concitato e quello stato d’animo si percepisce nell’urgenza e nella trivialità che mette in ogni parola.

Nel frattempo è pure arrivata Paola.

“Ohh ma sei impazzito? Ti sei mangiato un fungo allucinogeno nel tragitto dal parcheggio a qui?” Pietro vuole cercare di far finta che tutto sia come un tempo e che quelle siano solo fantasie distorte di Gianni, ma un leggero tremore nella sua voce dimostra quanto lui ci stia male per quello che sta tenendo dentro.

“Che succede ragazzi? Qual è il problema adesso? Una volta voi due eravate inseparabili e ora sembra che veniate da due pianeti diversi da quanto uno è estraneo all’altro.” Paola prova a inserirsi nel discorso per fare da paciere.

“Tu Paola devi stare fuori da certe faccende che ci riguardano, hai capito?” Le risponde scorbutico Gianni.

“Ah sì, se la metti così Gianni hai proprio ragione me ne devo stare fuori da certe situazioni!”

La nonchalance di Paola in alcuni frangenti è micidiale per quanto riesce a mantenere la calma in situazioni nella quali altri reagirebbero bruscamente.

I due vedono Paola allontanarsi con passo leggero e Gianni torna alla carica con ancora più energia in corpo di prima:

“Pietro non prendermi per il culo: ti conosco da troppo tempo per non percepire che c’è qualcosa che non va con me!”

Gianni sta mettendo l’amico all’angolo; questa volta ha deciso di andare fino in fondo a costo di rimetterci l’amicizia, ma deve capire che cosa sta succedendo a loro quattro e a Pietro in particolare.

“Non te la devi prendere con me Gianni, prenditela con la tua ragazza va bene?” Pietro sta alzando la voce, lui che ha sempre fatto della arte retorica recitata con fare gentile la spina dorsale del suo modo di essere, ora sta perdendo le staffe.

“Che cosa c’entra ora Anna? Stai parlando a vanvera tu, ora?”

“Niente affatto Gianni, non sto parlando a vanvera, ma non ho nemmeno voglia di parlare con te di una cosa che riguarda voi due, tu e Anna! Non mi puoi costringere a parlare se non voglio farlo.”

Questa inaspettata risposta di Pietro, con tono grave e alquanto alterato, fa innervosire ancora di più Gianni:

“Che cazzo significa che non vuoi raccontarmi cos’è successo? Noi ci siamo sempre raccontati tutto Pietro, tutto!”

Gianni è concitato e in parte disperato perché lentamente sente la sua vita andare in frantumi: prima la fidanzata e amica da una vita; ora anche il suo amico fraterno.

“Che cosa ti ho fatto dimmi, per meritarmi la tua freddezza, soprattutto in un momento così complesso della mia vita?”

Quelle parole attivano le emozioni di Pietro al punto che, non sapendo più come uscire da quella situazione insopportabile, scappa più veloce che può da quella morsa verbale dentro la quale lo aveva stretto Gianni, lasciando l’amico immobile, lì in mezzo a decine di persone di cui conoscerà il 10%, con un bicchiere di prosecco in mano e la mandibola inferiore crollata come fosse un bracco che ha appena visto una allodola nel prato adiacente.

Dopo qualche istante di totale annebbiamento mentale, si riprende, appoggia il bicchiere ancora pieno sul tavolo e si mette alla ricerca frenetica di Anna: interroga tutti quelli che incontra e che conoscono entrambi, per sapere se l’hanno vista. Sembra un toro dentro l’arena, da tanto il suo incedere è concitato e furibondo; gli occhi sono fuori dalle orbite e sta assumendo un andatura rude e sgraziata tanto gli grava sul petto la necessità di sapere cosa sia successo alla fidanzata. Si alternano nella sua testa un milione di pensieri, tutti di natura negativa, che contribuiscono a far montare in lui un misto di ansia, paura e rabbia esplosivi.

Gli invitati che incontra lo guardano quasi fosse pazzo e probabilmente in quel frangente una vena di follia momentanea si è insinuata fra i suoi pensieri sani: non sta più rispondendo di sé, sente i battiti del cuore accelerare per ogni persona che incontra che non sa dirgli dove si trovi Anna.

Si sta recando verso la villa per cercare tracce di lei all’interno, quando si sente tirare per la giacca da dietro: si gira in modo così concitato che Paola pensa le voglia sferrare un pugno sul viso.

“Fermati fratello, fermati! Ti prego!”

Paola pensa che tutta quella folle corsa di Gianni, sia dovuta al fatto che Pietro, messo a conoscenza dalla sorella Anna in merito a quanto successo tra loro due quel pomeriggio nella stanza alle Canarie, gli abbia raccontato ogni cosa pervaso dai sensi di colpa.

“Fermati, ti prego! Posso spiegarti ogni cosa Gianni!”

Oramai il malinteso ha preso forza e da lì non si può più tornare indietro.

“Spiegarmi cosa Paola, spiegarmi cosa ? Cazzo!”

Gianni è sempre più agitato al pensiero che anche Paola sappia tutto e l’unico pirla a non essere al corrente di una cosa che lo riguarda è  proprio lui.

“E’ nato tutto per caso quel pomeriggio di cinque anni fa quando ci recammo alle Canarie.”

Gianni è in totale stato di confusione e le parole della sorella non stanno contribuendo certo a fare chiarezza.

“Vieni al dunque Paola!” Urla: la gente lì attorno lo osserva con fare incuriosito.

“Quello che è successo non è stato un semplice incontro di sesso, ma dietro c’era e c’è un sentimento profondo.”

Gli occhi di Gianni si sgranano: sta cominciando a capire qualcosa di quella storia intricata ma è talmente incredulo da essere quasi inebetito.

“Ma sentimento di cosa verso chi Paola? Cosa cazzo mi stai raccontando?”

In quel frangente Paola capisce che sono entrambi vittima di un malinteso e che Pietro non aveva raccontato nulla in merito alla storia che avevano avuto lei e Anna anni prima, ma oramai è troppo tardi, da lì si può solo avanzare.

“Gianni, io e Anna 5 anni fa abbiamo fatto sesso in quella quadrupla alle Canarie, intanto che tu e Pietro eravate in spiaggia!”

Paola ha vomitato quelle poche parole di getto, come se la velocità con cui le ha espresse facesse diminuire agli occhi di Gianni la gravità di quella confessione. Il fratello è immobile, a pochi passi da Paola, braccia penzolanti lungo il corpo: sembra un palloncino che si sta sgonfiando, man mano che la consapevolezza prende il controllo delle sue emozioni. Si lascia cadere in ginocchio sotto gli sguardi sempre più incuriositi dei presenti, alcuni dei quali si avvicinano per sincerarsi che stia bene. Paola gli si avvicina e piangendo gli prende la testa fra le braccia; lui non contraccambia l’abbraccio, le braccia ferme immobili lungo i fianchi quasi a fare da seconda pelle al corpo inginocchiato.

“Scusami tanto fratello mio, scusami tanto per quello che ho combinato!”

Lacrime amare scendono copiose rigandole il viso e inumidendo i capelli di Gianni che sembra ad ogni istante che passa sempre meno presente.

“Gianni parlami, dimmi qualcosa ti prego!”

Anche Paola adesso sta alzando la voce: è disperata, come se di colpo si rendesse conto del male che ha provocato a quel fratello con cui ha sempre condiviso ogni cosa, come se fossero dello stesso sesso. Fin da bambina, sebbene fosse due anni più piccola di Gianni, aveva sentito dentro un desiderio spontaneo di proteggerlo e di amarlo quasi fosse delicato e fragile come ceramica e ora era lì avvolta nel suo dolore per essere stata la causa della distruzione di tre rapporti contemporaneamente: quello tra loro due, quello tra  lui e Anna e infine la causa della distruzione dell’amicizia di tutti quattro.

“Da te non me lo sarei mai aspettato, non me lo sarei mai aspettato!” Le parla con un filo di voce: tutta l’energia che si sentiva in corpo fino a pochi minuti prima è evaporata. Le orecchie gli fischiano, tutto sembra girare vorticosamente intorno al suo corpo; a sprazzi gli sembra pure di non ricordare nemmeno dove si trovi. Scosta la sorella da sé con le ultime forze che gli sono rimaste in corpo.

“Mi fai schifo! Ma non per quello che sei veramente, ma per come ti comporti, tu con quell’aria da finto maestro zen, sei la peggiore di tutti noi, la peggiore!”

Si rialza e con passo incerto da zombie si dirige all’interno della villa in cerca dei bagni lasciando Paola lì in mezzo agli sguardi incuriositi dei presenti. Ha bisogno di sciacquarsi la faccia con l’acqua fredda. Non è nemmeno più tanto sicuro di voler incontrare Anna; non saprebbe come affrontarla e cosa dirle. Ha solo voglia di bagnarsi la faccia e fuggire via da quel palazzo che gli mette l’ansia, tanto è rimasto fermo all’epoca in cui lo hanno costruito. Per un attimo si sente come gli affreschi settecenteschi sui muri di quella villa imponente: anche lui e gli altri tre sono rimasti indietro a 18 anni prima quando si conobbero in quel villaggio turistico in Sardegna. Per certi versi è come se la loro storia non li abbia fatti evolvere verso la maturità. È come se fossero tutti rimasti al loro stato di bambini per una raggelante paura di cambiare: qualunque forma di cambiamento, anche il più infinitesimale, avrebbe potuto compromettere la loro amicizia e su quella minaccia che si erano auto imposti, tutti quattro avevano costruito una vita fatta di insane dipendenze reciproche.

Entra nel bagno e corre ai lavandini: gli sembra di soffocare e spera che la sensazione di fresco dell’acqua gli dia un po’ di sollievo. Si toglie la giacca e la appende al soffione asciugamani e si arrotola strette le maniche della camicia: con gesti ampi e voluttuosi comincia a gettarsi manate d’acqua sulla faccia, bagnandosi al contempo anche i pantaloni e la camicia.

“Mi spiace non avertelo detto prima Gianni, ma sono stato combattuto! Non dimenticarti che lei è sempre e comunque mia sorella ed io ero in mezzo tra due tipi di amore diversi: l’amore fraterno e il bene che io voglio a te amico mio.”

Gianni sente la voce di Pietro che gli arriva alle orecchie da dietro le spalle; probabilmente era talmente concitato entrando nella toilette, da non essersi reso conto che l’amico era lì.

“Certi tipi di relazioni quali quelle che noi inconsapevolmente abbiamo creato con la nostra amicizia alla lunga possono risultare malsane Gianni e infatti siamo arrivati al dunque: quello che abbiamo sempre cercato di scongiurare, la separazione del nostro gruppo di amici forte e coeso, si sta avverando oggi, nel luogo sbagliato e con modalità inaspettate. Ma credimi, venire a sapere dalla bocca della propria sorella, che fra le altre cose è la fidanzata del tuo migliore amico, che ha avuto un’avventura extraconiugale con uno sconosciuto più grande di lei di 20 anni, sotto l’effetto della cocaina e per di più a causa di quella storia di sesso lurido e marcio lei è rimasta incinta, non è una notizia semplice da affrontare per chi come me si è trovato in mezzo.”

Pietro fa una pausa e in quel frangente vede Gianni voltarsi: sembra una statua di gesso, immobile, è bagnato come fosse appena uscito in camicia e pantaloni da una vasca di acqua fredda, e dallo sguardo capisce di averlo perso per sempre.

Per Gianni è veramente troppo: in un pomeriggio, a distanza di nemmeno mezz’ora è venuto a conoscenza che Anna se l’è fatta con sua sorella anni prima e che ha avuto una storia di sesso e droga con uno di cui è rimasta pure incinta qualche settimana prima. Senza dire nulla all’amico, esce per sempre dalla sua vita sancendo definitivamente la fine di quell’alleanza malsana con quelle tre persone a cui aveva affidato la propria vita e a cui tanti anni prima avevano dato il nome di ‘quattro cavalieri della tavola rotonda.’

 

 

 

Sei gradi di separazione…

Si chiamava Frigyes Karinthy, di origine ungherese; correva l’anno 1929. Tra i più autorevoli scrittori del ventesimo secolo, è colui che ha dato vita, nel suo breve racconto dal titolo Catene, all’idea secondo cui ogni persona è collegata a chiunque altra sulla faccia della terra da una serie di legami, relazioni e collegamenti attraverso un numero di gradi di separazione massimo pari a 5.

In soldoni…siamo tutti parenti secondo Frigyes Karinthy…

Vorrei partire da qui quest’oggi: la chiamerei la “Teoria dei Congiunti”…Siete spaventati vero che mi metta a fare polemica in merito all’ultimo DPCM? E invece no…

Vorrei invece insieme a voi riflettere su un fatto, una banalità se volete ma, di meravigliose banalità è fatta la nostra quotidianità…

Penso che le idee, i concetti, le teorie, giuste o sbagliate che siano, servano in primis a farci riflettere; in particolare, quella che ho chiamato la “Teoria dei Congiunti” deve farci ritornare là dove ci siamo fermati..un paio di mesi fa..per fare un viaggio lungo una eternità, proiettando la mente alle nostre origini come specie.

Sì perché vedete, non è solo l’economia ad essersi fermata, ma ci siamo fermati anche noi, come nazione, come popolo..le genti di tutto il mondo….in un secondo è sembrato che tutto fosse finito, perduto, abbandonato..per sempre…

…e quando ci si ferma e si sta bloccati per un periodo di tempo abbastanza lungo da necessitare di aggrapparsi a matasse di pensieri raminghi e melmosi, d’improvviso una mattina la nostra mente prende il controllo sulle nostre vite in apparenza vuote per volare libera su concetti quali “inizio” e “fine”….

…sono sicuro che tutti, in questo periodo che non è ancora finito, chi più chi meno anche solo una volta, di sfuggita, in modo superficiale fin che volete, ci siamo fermati a riflettere in merito alla nostra provenienza, se non altro per cercare di mettere ordine tra una serie di fotogrammi sbiaditi e cercare di dare un senso alle nostre esistenze su cui ci illudiamo troppo spesso di avere il controllo…per dare un significato rinnovato al nostro viaggio, alla parte di vita che ancora ci attende innanzi..breve o lunga che sia!

Siamo tutti parenti…nasciamo tutti da una stessa pianta…un albero che, per quante infinite diramazioni possa avere, prende linfa, vitalità e sostentamento da un’unica serie di radici comuni..

..le nostre radici..i nostri antenati…noi stessi deriviamo TUTTI da lì…una meravigliosa origine comune…

…e a prescindere da chi domattina andremo a trovare, che sia un congiunto nel senso in cui lo intendiamo oggi, o qualcuno che avevamo bisogno e desiderio di rivedere e riabbracciare al di là del sangue che scorre nelle vene…o fosse anche semplicemente qualcuno il cui sguardo incrociate di sfuggita per strada…beh nel cuore abbiate la consapevolezza che chiunque esso sia..è un vostro fratello o una vostra sorella..PUNTO…

…perché alla fine da lì proveniamo e lì dobbiamo ritornare…in una sorta di abbraccio catartico con la nostra meravigliosa Madre Terra…

…Buona congiunzione a tutti…

…e mi raccomando sul modulo di autocertificazione non provate a inserire come motivazione la “Teoria dei congiunti”…essa è solo frutto della mente di un folle…la mia…e, come sapete, i folli di tutte le epoche devono stare sui roghi oppure rinchiusi per essere dimenticati…