Mollare la presa…

Ci teniamo stretti a tanti scorci di vita apparente, facendo finta che essi costituiscano tutto ciò che c’è da sapere della nostra realtà…

…coloro che hanno mollato la presa solo in superficie sembrano aver perso la bussola..in realtà sono i pochi che hanno avuto il coraggio di scoprire il velo e andare al di là del palcoscenico abbandonandosi al nulla…

Quanti amori si salverebbero se solo…

Pensate a quanti amori si salverebbero all’ombra della consapevolezza della morte imminente di uno dei due amanti.

Pensate a quanta vita piena d’amore è rinchiusa nell’attimo in cui ci si guarda negli occhi, se la prospettiva da cui ci si guarda è quella dell’ultimo attimo della nostra vita.

Pensate a quanto amore puro potremmo dare all’altro se solo fossimo in grado di abbandonarci al presente senza troppi piani per il futuro e troppi rimpianti per il passato…

Come scrive il filosofo Francois Jollien, “la frase muta di ogni mattino dovrebbe essere: esistiamo ancora!!

…sembra così semplice a leggerlo tra le poche righe scritte sopra che non può essere vero…

..meglio complicarsi la vita in un mare di “se”, di “ma” e di “forse”…

Esistiamo ancora“..io che scrivo e voi che mi leggete!!

Pensateci un attimo: “esistete ancora!!”

Siete ancora in tempo per prendere in mano il telefono e dire un “TI AMO” che sconvolge come un uragano perché detto partendo dal punto di vista dell’eternità racchiusa in un attimo…come se l’ultima cosa prima di morire fosse quella di pensare a lei o a lui…

Siete ancora in tempo per gridare “SCUSA, HO SBAGLIATO!!!” a pieni polmoni..

..c’è ancora tempo..ma non ce ne approfittiamo…perché potrebbe non essere più vero fra un attimo!!!!

Il dono più grande..prendere coscienza della propria morte per un nuovo inizio

Prendere coscienza della propria morte..interiorizzarla e farla parte del nostro vissuto quotidiano è il più grande dono che possiamo concedere a noi stessi ..si perché l’unica cosa certa che accomuna tutti noi esseri umani è che siamo a scadenza..e il fatto di portare a galla questa banale ovvietà, senza fare finta di nasconderla per paura della stessa (la paura delle paure la definirei) o per esorcizzarla(come se facendo finta di niente la si possa allontanare da noi), ci dona una estrema libertà di decidere che cosa fare del nostro presente senza insabbiarci tra i ricordi del passato o abbandonarci troppo a chimeriche illusioni di una vita eterna oltre la morte.

Scrive Francois Jullien: “dal momento che so che la mia vita si ritrae, mi riprendo, ridefinisco gli impegni, riconsidero gli investimenti, per andare oltre. Il fatto che osi considerare la mia fine, che pensi di pensarci, costituisce di per sé la soglia di un nuovo inizio.”

Allora buon nuovo inizio a tutti!!!

Gioia e felicità

“Abbiamo bisogno sia della felicità sia della gioia: la prima permette di riconciliarsi con il passato e di guardare serenamente al futuro; la seconda connette con forza al presente e consente di apprezzare la grazia che ci è concessa in ogni istante con il dono della vita.” (Christophe André)

Oltre il palcoscenico

Anche quella mattina, come le precedenti 16.425 mattine, il signor tuttodunpezzo si era svegliato con una sola consapevolezza in testa: la convinzione di avere tutto sotto controllo.

Come al solito, una volta alzatosi, era entrato in un vortice fatto di un susseguirsi frenetico di attimi, gesti e comportamenti ripetuti, meccanici e identici a quelli delle 16.425 mattine precedenti: scendi dal letto, infila le ciabatte, prendi la tuta da casa appesa all’attaccapanni, infila la tuta, vai in bagno, alza la tavoletta, fai la pipì, tira l’acqua, lava le mani, di corsa in cucina, prendi la caffettiera dal pensile in alto a destra, riempila d’acqua, mettici la polvere di caffè, chiudila, mettila sul fuoco, nell’attesa che il caffè salga controlla la 24 ore, verifica che il contenuto soddisfi tutto ciò che serve per la fitta rete di appuntamenti della mattina, senti il fischio della caffettiera che annuncia che il caffè è pronto, versalo nella tazzina, prendi i biscotti dal pensile di sinistra, apri la confezione, intingine due per volta nella tazza in totale 4 perché danno il giusto apporto di calorie e zucchero, metti la tazza nel lavandino, spegni la luce della cucina, vai in bagno, accendi la luce della specchiera, prendi lo spazzolino, mettici il dentifricio, inserisci lo spazzolino nella bocca muovendolo con gesti morbidi in senso verticale…in quel mentre il signor tuttodunpezzo, preso come al solito dal suo costante andirivieni di pensieri rivolti all’attimo successivo, aveva sollevato la testa e di colpo era rabbrividito: la faccia riflessa nello specchio non era la sua faccia! Quell’immagine che si trovava di fronte era quella di un uomo sui 65 anni, con le rughe a fare da contorno a un paio di occhi che laggiù nel profondo nascondevano, neppure tanto bene, una serie di cicatrici le cui radici galleggiavano in modo incerto e impacciato dentro un magma di dubbi, sensi di colpa, incertezze, timori e ansie.

Si era dovuto appoggiare al mobile alle sue spalle per evitare di cadere sotto il peso insopportabile della vista di quel volto scavato e bolso che di colpo aveva riportato la sua mente al presente: sentiva le gocce di sudore scendere dal collo giù fino al coccige a solcargli la schiena con piccoli rivoli di liquido salmastro; le mani chiuse a pugno, strette come se stessero tenendo ben saldi i pesi e le difficoltà di una vita che tuttodunpezzo aveva fatto finta non esistessero, coprendoli con comportamenti posticci e meccanici; il respiro affannato. Teneva la testa leggermente rivolta verso il pavimento per evitare di osservare, ancora una volta, quell’immagine di sé stesso che non riconosceva.

D’un tratto una serie di quesiti fugaci gli avevano squarciato la mente: e se il vero sé fosse proprio quel volto che si era ritrovato innanzi pochi istanti prima e che lui aveva completamente smesso di guardare con gli occhi dell’anima e della consapevolezza nelle precedenti 16.425 mattine? Possibile che si fosse al punto rintanato nell’inconsapevolezza, da smettere di vivere il presente? Qual era stato il momento in cui lui aveva abbandonato il solco dentro cui aveva vissuto per un pò, perdendosi nel nulla della propria mente razionale?

…e poi una lacrima a rigargli il volto attempato: due occhi neri, profondi, da perdercisi dentro; dietro quegli occhi un treno; lei che sale, senza voltarsi, lasciando lui sulla banchina avvolto tra mille dubbi, perplessità e un dolore lacerante al petto…aveva 20 anni, energia da vendere e tanta voglia di costruire qualcosa con lei…

..a quella lacrima di prima ne stanno seguendo altre e altre ancora in un flusso continuo che lava via tutte le scorie che si sono sedimentate negli ultimi 45 anni della sua vita…

..si è accasciato al suolo, rannicchiandosi attorno alle sue ginocchia, come faceva quando era piccolo e suo padre lo sgridava e lui si andava a rintanare in cantina, là vicino al bancone di lavoro di legno tarlato…

…ci hanno trasformato in tante slot machine…ma non dimentichiamoci che dentro ognuno di noi c’è un mondo fatto di colori forti, sanguigni, i colori delle nostre emozioni…basta solo avere il coraggio di abbandonarsi alla forza dirompente con cui esse cercano di scuoterci per riportandoci al presente concentrandoci su ciò che proviamo istante dopo istante con la consapevolezza che qualunque cosa succeda alla fine tutto andrà per il verso giusto e se qualcosa sarà andato storto significa che quella non è la fine…

..quindi signor tuttodunpezzo ora rialzati e dai un nuovo corso al tua esistenza..si è sempre in tempo..perché non è finita finché non è finita..