L’Idiot Savant!

Stavo camminando lungo una strada asfaltata alla perfezione da mani esperte, quando mi imbattei in un uomo di mezza età: era seduto sul ciglio della strada, con la testa tra le mani, come di chi si dispera per aver perso o non aver mai trovato ciò che cerca.

Perché ti disperi?’ Gli chiesi timido

Perché per ogni evento in cui mi imbatto cerco sempre di trovare un perché…’ rispose l’uomo dopo aver ricomposto se stesso dalla disperazione di poco prima e aver assunto uno sguardo sicuro..

E poi continuò, con fare arrogante e baldanzoso: ‘Sai, sono un essere umano: mi faccio domande a cui associo risposte certe ed economiche! Efficacia ed efficienza sono i miei due fari nella nebbia!’

Efficacia ed efficienza!..’ ci tenne a ribadire…

Fu a quel punto che sentii un bisogno irrefrenabile di volgermi e incamminarmi verso il vicino bosco con un unico scopo in testa: allontanarmi da quel tracotante e ridicolo

Idiot Savant!

La più colossale tra le balle cosmiche

Dominare il caos dei secondi che si susseguono ai secondi…volendoci trovare un senso…

Quale pia illusione!

Occupiamo il nostro posto…che poi tanto ‘nostro’ non è…

…eppure ci guardiamo allo specchio con la pretesa di definire un perimetro attorno all’immagine riflessa, a cui vogliamo attribuire un significato…

…e in base a questo modo di vedere noi stessi, generiamo barriere, confini, prigioni…dividiamo i brutti dai belli, i buoni dai cattivi…

…in modo del tutto arbitrario e casuale…

…E così ci battiamo, come tante capre sorde e cieche, per dare un senso a una storia, “la nostra storia”…

…oh mio Dio…ma chi è costui!…

…’Ma è tutto qui?’…si domanda qualcuno…

…”No è anche meno!”…mi verrebbe da rispondere.

Perché in fondo noi siamo la più colossale tra le balle cosmiche! L’invenzione delle invenzioni:

…L’essere umano…

…clap clap clap…

Che meraviglia se cominciassimo tutti a prenderci un po’ meno sul serio!

Indossa il colore giallo…

Guardo il fiore là fuori sul balcone piegarsi senza resistere ad un leggero alito di vento…

Punta Grò Sirmione

…indossa il colore giallo con totale indifferenza…

…è così e basta…si limita semplicemente ad essere senza domandarsi troppi perché…

…e io qui dentro che lo guardo e ancora non capisco…

…pieno zeppo, come sono, di avvilenti sovrastrutture mentali da cui probabilmente non mi libererò mai…

…sono ciò che penso di essere, o forse ciò che altri pensano che io sia?

Un giorno qualcuno capirà

Un giorno qualcuno capirà…

…e capendo smetterà di voler capire…

…perché capire equivale a limitare…

…siamo limitati perché continuiamo imperterriti a voler controllare col pensiero ogni cosa che accade davanti ai nostri occhi…

…copie di mille copie di mille copie…

…Rivoli che si scaricano a valle portati dalla forza di gravità…

…sfociamo in un mare di cui non abbiamo percezione alcuna…

…eppure siamo fatti della stessa acqua!

…risposte preconfezionate…risultato di accumuli di anni che si accatastano sopra gli anni…

…e noi ci ostiniamo a riempire le rughe sulla pelle…noncuranti dei solchi profondi che ci dilaniano l’anima…

…senza nessuna consapevolezza…

…siamo razza da quantità…la qualità non sappiamo nemmeno dove stia di casa…

…il percorso è in discesa e noi ce lo costruiamo in salita…

…ma tutto ciò che c’è da sapere si svolge sotto gli occhi della nostra mente…

…proprio qui e ora…

Chi sei?

“Chi sei?”

…La voce dell’anziano seduto sul masso a strapiombo sull’ ignoto arrivava all’uomo di mezza età come lama tagliente…

Sono un dottore, un medico signore!

Ti ho chiesto: chi sei?

L’anziano insisteva, imperterrito; nulla era in grado di scalfire quella sua voce allegorica…intrisa di una sapienza che profumava di antico…guardava fisso davanti a se, come fosse un attore che legge un ‘gobbo’ immaginario affisso sulla linea dell’orizzonte.

La tenacia di quella strana figura seduta sul masso a strapiombo sull’ignoto, cominciava a far breccia tra gli ingranaggi del cuore arrugginito dell’uomo di mezza età…

Ora cominciava a ricordare: c’era stato un tempo in cui entrava ed usciva da mondi reali e immaginati con naturalezza…

…un tempo in cui considerava la paura come energia che spinge avanti e non come fardello che blocca il passo…

…poi lentamente era scivolato verso il grigiore del ruolo e quest’ultimo aveva invaso corpo, mente e cuore facendoli inesorabilmente perire…il tutto quasi a sua insaputa…

Ti ho chiesto: chi sei?

Così com’è…

Raggiunta la vetta…sfiniti i polmoni…appagate le mie più intime necessità dell’anima…

…ho lasciato i pensieri vagare tra spazi infiniti e lì ho finalmente capito…

…che nulla c’è da capire…

…ma tutto è solo da vivere…così com’è…

…finché ce n’è…