A cena con Henry Miller. Barbara Kraft racconta — LUOGHI D’AUTORE

Nel febbraio del 1963 Henry Miller si stabilì a Pacific Palisades, vicino Los Angeles, nella sua casa di 444 Ocampo Drive dove trascorse la sua vecchiaia. Testimone preziosa del suo ultimo periodo di vita fu Barbara Kraft, scrittrice, giornalista del Time, collaboratrice del Washington Post, di People, USA Today e titolare del Barbara Kraft Communications and Public Relations che nel […]

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Come si disegna un personaggio

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Caro lettore e scrittore,

Oggi desidero vedere insieme a te un paio di elementi da cui non possiamo prescindere se vogliamo creare un personaggio che regga all’interno della storia che stai costruendo.

Quando costruisci il profilo di un personaggio devi seguire due dimensioni:

  1. Dimensione temporale: ricordati che più sei in grado di muovere il tuo personaggio tra presente, passato e futuro più la storia si fa interessante. Qualora la tua storia si svolgesse tutta in un momento presente, a prescindere da dove tu decida di collocare quel “presunto” presente, devi essere in grado di creare uno “spazio temporale” dentro cui spingerti talmente tanto in profondità da attrarre l’infinito in un attimo. E qui entra in gioco la seconda dimensione.
  2. Dimensione spaziale: per rendere il tuo personaggio dinamico, interessante e credibile devi essere in grado di creare un setting dentro cui si muove e per setting intendo: una dimensione spaziale esteriore, o in altre parole la descrizione dell’ambiente in cui vive; e una dimensione spaziale interiore, altrimenti detta “mappa delle emozioni“, quel territorio dell’anima dentro cui il tuo personaggio trova le proprie motivazioni ad agire, si fa condizionare dalle paure, va incontro alla felicità, si strugge per il dolore.

L’incrocio delle due dimensioni sopra descritte in breve è in grado di mantenere alto quello che io definisco il tiro nella mente del lettore, cioè quel desiderio di continuare a leggere, parola dopo parola, fino a vedere la parola FINE dell’ultima pagina.

Buona domenica amico mio

Giacomo

Scrivere significa suscitare emozioni senza parlarne esplicitamente

Ciao a tutti,

sento sempre più spesso dire in giro che scrivere significa avere una buona storia da raccontare. Sicuramente senza una storia che possa interessare ad un pubblico più o meno ampio, i nostri sforzi in qualità di scrittori che desiderano aprirsi al mondo lasciando qualcosa ai presenti e ai posteri sarebbero del tutto vani.

Perché parliamoci chiaro: chi va raccontando in giro che scrive solo per appagare un suo desiderio interiore sta mentendo a sé stesso.

Ma avere una buona storia non basta e soprattutto non è garanzia di successo: una buona storia raccontata con uno stile che non è in grado di generare nel lettore delle emozioni tali per cui il lettore stesso sia invogliato a proseguire pagina dopo pagina fino a leggere la parola “FINE”, rimane una bella idea senza alcun pubblico.

In giro, di persone che hanno delle storie con contenuti interessanti ce ne sono parecchie: basta entrare nel vissuto quotidiano di ognuno di noi e drizzando le antenne si possono scorgere decine e decine di storie lì pronte per essere portate alla ribalta del grande pubblico. Il punto è che rendere appetibili per il grande pubblico queste storie non è affare per tutti; ed ecco che entra in gioco il “come” o “how to” come dicono nel mondo anglosassone, queste storie vengono raccontate, cioè la capacità di amalgamare i personaggi con il loro vissuto, le introspezioni degli stessi, le descrizioni, i dialoghi al fine di creare un intreccio che susciti emozioni nel lettore il quale immedesimandosi completamente nella trama e nel vissuto dei personaggi prova le stesse sensazioni che provano loro in una folle corsa che ha un solo obiettivo: arrivare all’ultima pagina.

Scrivere quindi al di là di tutto significa suscitare emozioni e chi lo fa deve essere in grado di generarle nel lettore senza nominarle tra le parole del libro.

Si perché l’emozione è come la sensualità: nel momento in cui se ne parla svanisce il suo effetto.

Quindi se ti approcci alla scrittura consapevole di avere una buona storia, costruisci l’intreccio in modo tale da provare tu stesso, intanto che scrivi la storia, le emozioni che sicuramente il tuo pubblico proverà. Se ti emozioni scrivendo ci sarà un’altissima probabilità là fuori che qualcuno si emozioni leggendo ciò che hai scritto.