Le descrizioni..la pittura e il viaggio…

Cari amici,

le descrizioni che sostengono la storia dei personaggi principali di un racconto, dovrebbero essere considerate alla stregua di un paesaggio sullo sfondo che fa da contorno all’istantanea che ritrae  un momento di vita dei protagonisti di un bel quadro: dovrebbero essere delle semplici spennellate dai toni sfocati e quasi sfuggenti.

Fatta questa premessa, voglio darvi qualche consiglio per rendere il modo di scrivere più fluido e dinamico quando dovete/volete descrivere un contesto nel quale sono calati i personaggi della vostra storia o le emozioni che gli stessi stanno provando in merito ad una determinata situazione che gli capita nell’evolversi dell’intreccio: cercate di inserire ciò che avete pensato di descrivere tra un dialogo e l’altro, quasi foste dei pittori che danno qualche pennellata furtiva e distratta qua e là per riempire il contorno che fa da corollario al personaggio principale.

Usate la parola in questo caso come fosse una traccia di colore dimesso, lasciando al lettore il compito di riempire i vuoti che volutamente avete lasciato, con la propria immaginazione; solo così il lettore stesso farà propria la storia, riempiendola di un significato che assume i connotati e le tonalità del proprio vissuto.

Ricordatevi che i protagonisti della vostra storia non siete voi in qualità di scrittori, bensì i personaggi che avete creato i quali, nella testa del vostro lettore, devono prendere vita con modalità e tonalità differenti in funzione dei diversi schemi mentali con cui ognuno di noi interpreta il mondo e la propria vita; ed ecco allora che l’esercizio delle scrittura diventa uno degli esercizi di stile più belli che esistano, perché scrivere in questo caso significa illuminare di immenso i milioni di differenti mondi possibili che sono presenti nella testa dei vostri lettori.

Dovreste quindi evitare quei lunghi orpelli sintattico/grammaticali del tutto avulsi dal contesto,  fatti solo di pesanti e fuorvianti giri di parole che altro senso non hanno se non quello di far vedere (a chi poi non ho mai capito?) quanto siamo bravi a districarci tra i mille andirivieni della lingua italiana.

La scrittura per me è fatta apposta per mettere le ali alle menti dei vostri lettori, permettendo loro di partire per un viaggio meraviglioso dentro sé stessi che non ha nulla da invidiare ai viaggi veri e propri che facciamo con i nostri trolley più o meno pesanti dai quali si ritorna diversi rispetto a come si era prima di partire.

E come nel viaggio, ciò che ci rimane dentro non è per filo e per segno ogni singolo particolare del paesaggio che nel nostro percorrere ha riempito il contesto, bensì le sensazioni e le emozioni provate nei diversi momenti dello stesso, così nella lettura, ciò che ci rimane dentro non sono le chilometriche descrizioni minuziose e dettagliate, ma le emozioni che il ‘non detto’ che si annida in un racconto ben congegnato ha scatenato in noi.

 

Scrivere significa suscitare emozioni senza parlarne esplicitamente

Ciao a tutti,

sento sempre più spesso dire in giro che scrivere significa avere una buona storia da raccontare. Sicuramente senza una storia che possa interessare ad un pubblico più o meno ampio, i nostri sforzi in qualità di scrittori che desiderano aprirsi al mondo lasciando qualcosa ai presenti e ai posteri sarebbero del tutto vani.

Perché parliamoci chiaro: chi va raccontando in giro che scrive solo per appagare un suo desiderio interiore sta mentendo a sé stesso.

Ma avere una buona storia non basta e soprattutto non è garanzia di successo: una buona storia raccontata con uno stile che non è in grado di generare nel lettore delle emozioni tali per cui il lettore stesso sia invogliato a proseguire pagina dopo pagina fino a leggere la parola “FINE”, rimane una bella idea senza alcun pubblico.

In giro, di persone che hanno delle storie con contenuti interessanti ce ne sono parecchie: basta entrare nel vissuto quotidiano di ognuno di noi e drizzando le antenne si possono scorgere decine e decine di storie lì pronte per essere portate alla ribalta del grande pubblico. Il punto è che rendere appetibili per il grande pubblico queste storie non è affare per tutti; ed ecco che entra in gioco il “come” o “how to” come dicono nel mondo anglosassone, queste storie vengono raccontate, cioè la capacità di amalgamare i personaggi con il loro vissuto, le introspezioni degli stessi, le descrizioni, i dialoghi al fine di creare un intreccio che susciti emozioni nel lettore il quale immedesimandosi completamente nella trama e nel vissuto dei personaggi prova le stesse sensazioni che provano loro in una folle corsa che ha un solo obiettivo: arrivare all’ultima pagina.

Scrivere quindi al di là di tutto significa suscitare emozioni e chi lo fa deve essere in grado di generarle nel lettore senza nominarle tra le parole del libro.

Si perché l’emozione è come la sensualità: nel momento in cui se ne parla svanisce il suo effetto.

Quindi se ti approcci alla scrittura consapevole di avere una buona storia, costruisci l’intreccio in modo tale da provare tu stesso, intanto che scrivi la storia, le emozioni che sicuramente il tuo pubblico proverà. Se ti emozioni scrivendo ci sarà un’altissima probabilità là fuori che qualcuno si emozioni leggendo ciò che hai scritto.