..e ci fu il tempo..

…e ci fu il tempo, con il suo fluire…

…e noi nel mezzo…a lasciar che fosse…

…ebbri di vita come se non dovesse mai finire…

…fotogrammi di un respiro appesi alle tue labbra carnose…voluttuose…

…la vita in un attimo…e tutto il resto fuori..

Tu, là…stupenda…

…nella penombra di una stanza in riva a un mare incerto e poi…

…poi sete e lunghe attese e mani nelle mani…

…lunghi sospiri…

…e noi…che ci cerchiamo ancora…

…come fosse ieri…anzi più di ieri…

…come se non ci fosse più un domani…

…non svegliarmi domattina..

…lasciami tra le braccia spinose della notte..

…nell’attesa che la salsedine che si nasconde tra le pieghe di una leggera brezza marina…

…porti via con se anche l’ultimo istante di questa folle meravigliosa corsa..

Fatti penetrare…Vita!

Lago di Carezza

…fammi andare giù…

…fammi scorgere cosa c’è sul fondo della mia quotidiana lotta…

fatti penetrare….Vita!…

…non ti ritrarre…non può essere che meraviglioso l’amore tra un folle che cerca e non trova e la tua incosciente certezza!…

..sei giovane..sempre giovane! E noi condannati alla morte del corpo, mentre tu lì… ci ammali con movenze slabbrate e appena ci avviciniamo…di colpo ti ritrai…ci attrai e tosto di abbandoni…

Lo sai che t’amo?…t’amo fin da quella prima volta..la nostra prima volta…sì lo so sono un inguaribile sfigato…

avvolgimi con le tue ampie cosce, allora!…

…i tuoi seni ricolmi di respiri fecondi sbattuti sulla faccia rugosa della mia inconsapevolezza, sono come miele al peperoncino che scivola lentamente giù per i declivi escoriati della mia anima inquieta…

…non so se crederti…o provare a portarti a letto…per un ultima fatale volta…

..fermati, ti prego!…solo per questa notte..

…mi coglierai di sorpresa, tra le pieghe delle mie più luride fantasie, in un amplesso a quattro con te, la luna e la Terra…

…tanto domani chi si ricorderà più che siamo stati qui…a cercare di lenire le nostre rispettive ferite con un pò di sesso fugace…

…ubriachi come eravamo di immagini riflesse a cui noi abbiamo sempre erroneamente dato il nome di esistenza!

Mi guardi e sorridi…

Fiore di bosco…mi guardi e sorridi…

…ti apri alla vita ignaro del ‘poi’ …

…ed io mi ti accosto e provo a fermare l’andare e venire di ogni pensier…

…i petali aperti rivolti all’insù…sembri guardarmi con occhietti vispi come di chi tutto già sa….

Tutto finisce da dove era cominciato – ultima puntata

L’auto varca l’entrata principale del cimitero di Columbus e imbocca l’ampio e lungo viale alberato posto innanzi al cancello d’entrata. A destra e sinistra del viale si ergono due maestose collinette dal manto erboso pettinato con cura, sulle quali spiccano tante piccole lapidi color bianco cangiante: a vederle da lontano sembrano due enormi mammelle avvolte in un reggiseno verde a pois bianchi.

Una sensazione avvolgente di tranquillità prende possesso di Khamisi seduto davanti, sul posto del passeggero.

“Fermati qui Christian, ti prego!”

Claretta, seduta dietro, si sporge in avanti infilando la testa tra i due sedili anteriori per scrutare gli occhi di Khamisi e cercare di interpretare i suoi pensieri.

Dopo l’incontro avvenuto sul traguardo a Helsinki di qualche settimana prima, la vita dei 3, di Khamisi, Christian e Claretta aveva assunto dei connotati dai contorni incerti.

Ricostruire qualcosa, ammesso e non concesso che il termine ‘ricostruzione’ fosse quello giusto, non era per nulla facile: le loro tre vite avevano preso strade molto differenti negli ultimi anni, i cui ritmi non combaciavano in nulla.

Inoltre, dopo la confessione di Christian in merito all’omicidio del cugino Michele di tanti anni prima, Khamisi si era chiuso in un silenzio che preoccupava entrambi. Claretta non voleva invadere i suoi spazi e quindi si accontentava di quei silenzi a cui cercava di dare un senso fissandolo negli occhi per minuti, quando poteva, alla ricerca di una risposta che probabilmente nemmeno Khamisi conosceva.

Christian accosta l’auto in una rientranza del viale del cimitero: Khamisi scende dalla vettura e come se fosse appena rientrato in casa dopo una giornata di lavoro stancante, si appoggia all’auto con la mano sinistra e si toglie le scarpe, lanciandole noncurante sul manto erboso poco distante.

Claretta lo osserva allontanarsi di qualche metro dal bordo della macchina mentre è intento a guardarsi i piedi che affondano fino quasi a scomparire avvolti da un soffice manto erboso. Muove le dita all’insù e intanto respira a pieni polmoni: è come se avesse bisogno di un contatto fisico con la natura che lo circonda per ricaricare le batterie e dopo un eterno minuto di riflessione si volta verso l’ex compagna e il figlio e accenna loro un sorriso che profuma di felicità.

Claretta scende dall’auto e così fa anche Christian e entrambi si dirigono verso quell’uomo che a guardarlo lì in mezzo all’erba a piedi scalzi avvolto nella solennità del luogo, ai due sembra la statua di un grande e valoroso eroe del passato.

Gli si buttano entrambi al collo, cingendolo forte con le braccia e, come se Khamisi dovesse una spiegazione a quei due membri della sua famiglia avvinghiati al suo tronco, comincia a parlare:

“Non c’è bisogno di dire nulla, non ce n’è mai stato bisogno: ognuno di noi ha fatto quello che pensava fosse giusto fare in quel momento. Al di là delle colpe e dei torti subiti, quello che importa è che ci siamo ritrovati, dentro e fuori e oggi siamo qua ad abbracciarci con la serenità d’animo che contraddistingue coloro che hanno avuto il coraggio di raccontarsi la verità. Il concetto di colpa non ha alcun significato se ‘amore e perdono’ sono le parole che sostengono e danno forza alla relazione tra le persone.” Si ferma, non sente bisogno di dire altro; di più sarebbe troppo e Claretta e Christian comprendono che il silenzio in quel caso è il miglior modo di concordare con quanto appena detto da Khamisi.

Dopo essere stati abbracciati per un po’, l’uomo si scosta dai due e voltandosi comincia a correre nella direzione che il custode all’entrata del cimitero gli aveva detto di seguire per giungere fino al blocco ‘D’, lapide 23.

C’è una leggera e costante brezza quella mattina, che lo sorregge dandogli forza come è sempre stato durante tutta la sua vita. Khamisi pensa che è meraviglioso correre spinto dalle forze della natura: il manto erboso sotto i piedi a infondergli stabilità, come fosse una quercia secolare con le radici ben salde al terreno; e l’aria tra i capelli, a donargli la consapevolezza che oltre alla stabilità, la sua vita è stata portata avanti all’insegna dell’energia e del movimento, sempre e comunque, senza mai fermarsi.

Con quella meravigliosa consapevolezza tra le viscere, giunge nei pressi della tomba dove è sepolto Oscar Fever, allenatore e padre putativo che lo ha reso uomo. Avvicinandosi alla lapide strizza gli occhi di quel tanto che gli serve per leggere da lontano l’iscrizione affissa a caratteri cubitali sotto le date di nascita e di morte e in quell’istante il sorriso tipico di chi è consapevole di avere chiuso un cerchio importante nella propria vita, gli illumina il viso invadendogli l’anima. Sulla lapide una scritta, che proviene dal suo passato lontano ma che contiene tutto ciò che gli serve per vivere alla grande il presente e il futuro, finché ce ne sarà:

“Qualunque cosa succeda, non fermarti mai”

***FINE***

Ridi…

Qualcuno mi ha chiesto qual è la metafora con cui interpreto la mia vita: ci ho dovuto pensare un pò…le domande importanti richiedono tempo, come ogni cosa importante a sto mondo peraltro…

Poi sono arrivato alla conclusione che per me la vita è una lunga, liberatoria risata..di quelle che ti rigenerano l’anima riempiendo al contempo il cuore di una leggiadra voglia di vivere senza per forza doverci trovare un perché

Le persone che ridono sono come dei ballerini leggiadri che danzano sulle note di una melodia suadente…

…a proposito di “ridere”, vi lascio con questa poesia di Charles Bukowski

Lancia il dado

Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo
Altrimenti, non cominciare mai.

Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo
Ciò potrebbe significare perdere fidanzate,
mogli, parenti, impieghi
e forse la tua mente.

Fallo fino in fondo.

Potrebbe significare non mangiare per 3 o 4 giorni.
Potrebbe significare gelare su una panchina del parco.
Potrebbe significare prigione, potrebbe significare derisione, scherno, isolamento.

L’isolamento è il regalo, le altre sono una prova della tua resistenza, di quanto tu realmente voglia farlo.

E lo farai a dispetto dell’emarginazione e delle peggiori diseguaglianze. E ciò sarà migliore di qualsiasi altra cosa tu possa immaginare.

Se hai intenzione di tentare,
fallo fino in fondo.
Non esiste sensazione altrettanto bella.
Sarai solo con gli Dei.
E le notti arderanno tra le fiamme

Fallo, fallo, fallo.
FALLO!

Fino in fondo,
fino in fondo

Cavalcherai la vita fino alla risata perfetta
È l’unica battaglia giusta che esista. (
Charles Bukowski)